domenica 21 marzo 2010

MAGAZINE N . enonrompereicoglionieleggi ( sottotitolo""scusa>!)

IL POPOLO DELL' ACQUA SCENDE IN PIAZZA

contro la privatizzazione dell' acqua il poppolo scende in piazza per dimostrare in maniera tangibile il suo dissenso assoluto alle mosse che i vari governi Italiani , e da anni, stanno tentando di fare dando la gestione dell' acqua in mano ai privati .

NON SI CAPISCE COME MAI PER UNA MATERIA COSI' IMPORTANTE E DI PRESA CERTA SUL POPOLO I PARTITI NON SI SCHIERINO IN MANIERA CHIARA E NETTA , PERCHE' COLORO A CUI IL POPOLO ITALIANO HA DATO MANDATO DI GESTIRE LO STATO ITALIANO tirino avanti una linea loro personale che va contro al PArere maggioritario di chi gli ha dato fiducia,
( sembra quasi che questi signori ( i politici ) una volta eletti si pensino di essere onnipotenti e di poter fare quello che a loro piu piace e non quello che è bene per l' Italia e gli Italiani. )

CERTO CHI HA PROPOSTO QUASTA LEGGE SPIEGA CHE NON CAMBIERA' NULLA CHE TUTTO RIMARRA COME PRIMA , E FORSE è ANCHE IN BUONAFEDE, ma in un paese come l 'Italia dove gli scandali a tutti i livelli sono all' ordine del giorno chi ci crede piu
, eppoi provate a chiedere a chi ha gia l' acqua pubblica gestita dai privati cosa ne pensano

dalle mie parti da quando c'e' la gestione nuova c'e' stato solo un proliferare di costi verso l' alto mentre il servizio è rimasto al massimo il solito , d' altronde cosa possono fare in privati ?, possono cambiare qualche tubo ma l' acqua non si fabbtrica o c'e' o non c'e' quindi non si capisce dove sarebbe la convenienza di privatizzare l' acqua per il popolo Italiano , la convenienza per i privati, se davvero non volessero lucrarci non la sapremo dire ma comunque qualche sospetto l' abbiamo

CERCANDO E RICERCANDO SUL WEB , IL DATABASE DI TUTTE LE NOTIZIE VECCHIE E NUOVE , GLI UNICI CHE HANNO FATTO E DETTO QUALCOSA a parte i vari comitati e forum nati apposta sono DI PIETRO E GRILLO e gli altri ? come mai non si schiarano ? attaccano Berlusconi e il suo governo su ogni sillaba e qua ? niente ?, si erano distratti o son gia' d'accordo cosi' ?


il 6 agosto, mentre gli italiani erano in vacanza, e nel silenzio assordante dei media un emendamento presentato al senato ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua. il voto è stato bipartisan. il PD si conferma il miglior alleato di questo governo mafioso. in questo documento si evince quali siano le reali intenzioni sulla privatizzazione dell'acqua. gli interventi di salvatore carsetti, segretario del forum italiano movimenti per l'acqua e soprattutto del segretario nazionale sul contratto mondiale per l'acqua rosario lembo sono quanto mai eloquenti e dipingono un fosco scenario sulla popolazione italiano se questo patto criminale, così come lo definisce padre alex zanotelli, venisse definitivamente approvato. in questo giorni si deciderà il futuro del bene di tutti noi.



In piazza sono scesi i movimenti del Forum acqua pubblica


Padre Alex Zanotelli: «La mercificazione della creatura più sacra che abbiamo: sorella acqua».
Oscurata praticamente dai media, sopraffatta dalla grancassa sulla prova di piazza del popolo berlusconiano, la manifestazione nazionale contro la privatizzazione dell'acqua è stata comunque un successo. In 200.000 per gli organizzatori, sicuramente in tantissimi i cittadini che da ogni parte d'Italia sono giunti a Roma per protestare contro il decreto Ronchi, che di fatto stabilisce un progressivo disimpegno pubblico dalla gestione della rete idrica. Il corteo partito da Piazza della Repubblica è sfilato per il centro della città per terminare a Piazza Navona dopo un lunghissimo tragitto.

In piazza sono scesi i movimenti che fanno riferimento al Forum sull'acqua, i moltissimi comitati dei piccoli Comuni sorti un pò dovunque nella penisola, le associazioni ambientaliste, Attac, la Cgil, e in fondo al corteo i partiti della sinistra. Ad aprire il corteo lo striscione “Ripubblicizzare l'acqua, difendere i beni comuni” con dietro numerosi gonfaloni e sindaci italiani. Ma a colpire è stata la presenza di famiglie che si sono sobbarcate a volte un lungo viaggio. Atmosfera allegra ma determinata ad andare avanti nella lotta, supportata da tutte quelle realtà che negli ultimi anni hanno dato battaglia su diversi temi, dal no all'aeroporto militare di Dal Molin nel Veneto fino ai comitati No ponte siciliani.

Nella manifestazione diversi gli spunti di riflessione e critica, basti pensare ai cittadini di Nocera Umbra che difendono il Rio Ferga dallo sfruttamento delle acque operate dall'acqua minerale Rocchetta. Oppure chi a Sarno ha vissuto la drammatica esperienza delle frane devastanti del 1998 e che vede nella chiusura e privatizzazione delle sorgenti a monte il pericolo di una nuova catastrofe.

Coscienza ambientale e critica economica dunque, ma su tutto il sentimento, come dice il sindaco di Rocchetta Nervina in provincia di Imperia, di «essere espropiati del territorio». Chi si batte contro la privatizzazione comunque ha già conseguito qualche successo come nel caso di Torino dove è stata votata una delibera che impegna il Comune a non cedere quote ai privati. Un esempio che però non è lo stesso di Roma dove il Consiglio comunale porta avanti la cessione delle proprie quote ad Acea con un forte interessamento della famiglia di costruttori-editori dei Caltagirone.

Ora, come è stato annunciato dal palco finale, i comitati raccoglieranno le firme pee un referendum composto da tre quesiti attraverso i quali si chiederà ai cittadini italiani l'abrogazione di tutte quelle norme che vanno in direzione della privatizzazione. Una battaglia ancora lunga contro quella, che il padre comboniano Alex Zanotelli, ha definito «la mercificazione della creatura più sacra che abbiamo: sorella acqua»
http://www.agenziami.it

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ACQUA: IN DUECENTOMILA PER IL ''NO ALLA PRIVATIZZAZIONE''

Duecentomila i manifestanti che hanno sfilato per le vie di Roma per dire ''no alla privatizzazione dell'acqua pubblica''. Questo il numero dei partecipanti al corteo fornito dagli organizzatori, il Forum italiano dei movimenti per l'acqua. Il corteo, assolutamente pacifico, e' giunto in piazza Argentina e si e' concluso nella vicina piazza Navona con una serie di interventi dal palco. Tante, quasi 150, le sigle che hanno aderito a questa manifestazione nazionale, tra queste la Cgil, l'Arci, Legambiente, i Cobas. Ma anche realta' del mondo cattolico come la Focsiv, Pax Christi, le Acli. Il lungo serpentone, che e' partito da piazza della Repubblica, e' stato aperto da un grande striscione con su scritto ''Ripubblicizzare l'acqua. Difendere i beni comuni'' sorretto da varie personalita', tra cui il missionario comboniano padre Alez Zanotelli. Subito dietro i gonfaloni dei sindaci con i primi cittadini con tanto di fascia tricolore. Dietro i comitati territoriali per l'acqua. La multicolore presenza ha visto, tra l'altro, l'adesione di alcune sigle politiche come Sinistra Ecologia e Liberta', la Federazione della Sinistra, i Verdi e l'Idv. Presenti anche gli esponenti del ''Popolo viola''. Tra i manifestanti anche il leader del Prc, Paolo Ferrero, il leader dei Cobas, Piero Bernocchi ed il verde Angelo Bonelli. Tanti gli slogan e gli striscioni per chiedere che l'acqua resti ''un bene pubblico accessibile a tutti''. Non sono mancati neanche gli slogan critici verso il governo. Uno tra questi recitava: ''Silvio non fare il furbino. Senza la ricerca avresti il parrucchino''.

BERNOCCHI (COBAS): SU QUESTI TEMI POSSIBILE DIALOGO.

''E' una buona manifestazione anche perche' l'80% degli italiani e' d'accordo che l'acqua resti pubblica''. Commenta cosi' il leader dei Cobas, Piero Bernocchi, la manifestazione contro la privatizzazione dell'acqua che si e' tenuta a Roma, a pochi chilometri da quella del Pdl. Un corteo che, secondo gli organizzatori, ha portato in piazza almeno 200.000 persone. Secondo Bernocchi sono tre i motivi per chiedere al governo di non procedere con il decreto Ronchi: ''innanzitutto perche' - ha detto - l'acqua e' un bene comune transnazionale, poi perche' investe problemi ambientali molto piu' ampi come quelli legati al cambiamento del clima e perche', infine, i nostri referendum impediranno ogni privatizzazione''. Secondo Bernocchi con oggi ''si puo' saldare una alleanza tra forze e schieramenti diversi tutti uniti per tutelare un bene comune. Anche a destra, so per certo - ha concluso il leader dei Cobas - c'e' chi non e' affatto d'accordo con un processo di privatizzazione''.

MARELLI (FOCSIV): NON E' MERCE COME ALTRE.

''L'acqua non puo' essere considerata una merce alla stregua delle altre e, quindi, non puo' essere privatizzata''. Spiega cosi' Sergio Marelli, il segretario generale della Focsiv, la realta' che riunisce le ong cattoliche, alla manifestazione che si e' tenuta per le vie di Roma contro la privatizzazione dell'acqua. ''Non si poteva non essere qui - ha spiegato Marelli - per testimoniare la nostra esperienza sui danni che la privatizzazione dell'acqua sta gia' portando nel sud del mondo dove oltre 2 miliardi di persone non hanno piu' accesso a questo bene primario. In Italia - ha concluso - e' la stessa cosa e ci opporremo anche con la via referendaria per impedire questo scempio''.

MUSACCHIO (SEL): ANCHE PD STA USCENDO DA SBORNIA PRIVATIZZAZIONE.

''Una manifestazione con una presenza forte della societa' civile e per ribadire l'importanza di governare i beni comuni''. Cosi' Roberto Musacchio della segreteria di Sinistra Ecologia e Liberta', spiega la presenza del partito alla manifestazione di Roma per la privatizzazione dell'acqua.

Musacchio ha anche commentato la non adesione ufficiale del Pd con toni moderati. ''Non vi e' dubbio - ha infatti detto - che il Pd ha abbracciato una cultura della privatizzazione avendone una sorta di ubriacatura. Ma anche questo, mi pare, sta cambiando ed un po' d'acqua fara' certamente bene''. Secondo l'esponente di Sel proprio su temi come l'acqua pubblica si potra' trovare un ''largo consenso trasversale negli schieramenti anche sul territorio. La privatizzazione selvaggia dell'acqua, d'altronde - ha concluso - e' addirittura in controtendenza rispetto alle politiche europee''.

http://www.asca.it/




Art. 15 dl 135/09: l’ultima tappa della privatizzazione definitiva dei beni comuni, acqua compresa!
Fino al 10 settembre 2009 la gestione del servizio idrico integrato in Italia era normata dal famigerato art. 23 bis della Legge 133/2008 che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società mediante il ricorso a gara, facendo largo forzatamente all’ingresso di privati. Approfondimenti sul vecchio testo dell’art. 23 bis
Il 10 Settembre 2009 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge e il 19 Novembre la Camera dei Deputati lo ha convertito in Legge. L’art. 15 di tale decreto - che ha modificato il precedente art. 23 bis - muove passi ancor più decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo:
l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%;
la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011 o la cessione del 40% del pacchetto azionario.

http://www.acquabenecomune.org/index.phP


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Acqua, la rete colabrodo e la privatizzazione fantasma
Sprechi e giungla di tariffe. Ma nelle società domina il pubblico
Il 30% non arriva ai rubinetti, per un valore di quasi 2,5 miliardi: in Germania meno del 7%

Acqua, la rete colabrodo e la privatizzazione fantasma

Sprechi e giungla di tariffe. Ma nelle società domina il pubblico

ROMA — Niente accomuna oggi trasversalmente la sinistra e la destra come l’acqua. Se il «religiosissimo » (autodefinizione) governatore della Puglia Nichi Vendola azzarda un paragone blasfemo, dicendo che «privatizzare l’acqua è una bestemmia in chiesa», una liberista come Emma Bonino non esita a liquidare così la faccenda: «Mancano le condizioni ». Mentre la Lega, che per lealtà ha dovuto ingoiare il boccone amaro, votando la legge che potrebbe trasferire in mani private la gestione delle risorse idriche, comincia a intuire quanto rischia di rivelarsi indigesto. E anche molti amministratori locali del Pdl storcono il naso.

Il paradosso è che niente, come l’acqua, divide gli italiani. Basta dare un’occhiata al Blue Book del centro di ricerca Proacqua per rendersi conto di come l’unità «idrica» del Paese non si sia mai realizzata. A Milano si pagano tariffe pari a un quarto di quelle di Terni, che sono appena più alte rispetto alle bollette di Latina. O di Agrigento, dove l’acqua è un bene raro e prezioso. Per non parlare degli sprechi. Ogni anno, secondo un documento della Confartigianato, il 30,1% dell’acqua immessa in rete non arriva ai rubinetti: per fare un paragone europeo, in Germania le perdite non arrivano al 7%. Come se buttassimo dalla finestra 2 miliardi e 464 milioni, somma che basterebbe a compensare l’abolizione dell’Ici per la prima casa. Chi è responsabile? Reti colabrodo, investimenti carenti, una gestione spesso sconsiderata. I colpevoli sono diversi, e tutti in qualche modo imparentati con l’azionista pubblico. Problemi così grandi che la buona volontà, senza i soldi, serve a poco. In tre anni l’Acquedotto pugliese, il più grande d’Europa con i suoi 20 mila chilometri di rete, è riuscito a recuperare 40 milioni di metri cubi di perdite. Le quali sarebbero così scese al 35% dal 37,7%. Bene. Anzi, benissimo. Ma se ai tubi rotti e agli allacci abusivi si sommano le perdite amministrative, calate comunque dal 12,8% all’ 11,8%, l’emorragia economica dell’azienda sfiora ancora il 47%.

Tutto questo rende difficilmente comprensibile, al di là delle pur rispettabili opinioni ideologiche, la sollevazione bipartisan contro la privatizzazione del servizio, con la motivazione che ciò esproprierebbe i cittadini di un bene pubblico vitale a vantaggio di imprese che hanno il solo obiettivo del profitto. Privatizzazione che peraltro in Italia, a dispetto di quello che si immagina, è ancora una illustre sconosciuta. Prendiamo il caso di Agrigento, dove si pagano le tariffe fra le più alte d’Italia, con una media di oltre 400 euro l’anno a famiglia per un servizio, come ha dimostrato il bel servizio trasmesso da Presa diretta di Riccardo Iacona, di qualità inaccettabile. Ebbene, da tre anni la gestione è appaltata a una società «privata», la Girgenti acque, che opera in perdita. Ma di «privato » ha il nome e gli azionisti di minoranza. Perché il 56,5% è controllato dalla Acoset spa, società dei Comuni catanesi, e dalla Voltano spa, a sua volta di proprietà dei Comuni agrigentini. Che della Girgenti acque hanno anche la gestione: presidente e amministratore delegato sono infatti i manager delle due società comunali, Vincenzo Di Giacomo e Giuseppe Giuffrida.

In Acqualatina, società che gestisce le risorse idriche nell’area pontina, la gestione è invece nelle mani del socio privato. È la francese Veolia, che con il 49% delle azioni esprime l’amministratore delegato Jean Michel Romano e deve convivere con una situazione molto curiosa, per un azionista privato: gestire un’azienda di cui è presidente un senatore, Claudio Fazzone del Pdl. Nel 2008 Acqualatina ha perso 4,4 milioni e ha dovuto varare un piano di lacrime e sangue. Nonostante tariffe astronomiche.

Dimostrazione che nemmeno i privati, in un sistema come il nostro, hanno la bacchetta magica. Ecco perché prima di tutto sarebbe il caso di risolvere il problema della regolamentazione del FarWest dell’acqua, affidando a un’autorità indipendente il compito di stabilire tariffe eque e imporre la decenza del servizio. Se anche qui si vuole aprire il capitolo dei privati, è uno strumento fondamentale per mettere al sicuro da ogni rischio l’uso di un bene vitale. C’è per il gas e l’elettricità. Perché non per l’acqua? O si vuole ripetere l’errore già compiuto in occasione di altre privatizzazioni?
http://www.corriere.it
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Tratto dal blog: Imbrocchiamola!
Per approfondire, puoi leggere la "Piccola guida al consumo critico dell'acqua" di Luca Martinelli (64 pp., 3 euro)

Visita il sito http://www.acquabenecomune.orgg/

I commi clandestini che ci cambiano la vita L'acquedotto è la nostra storia
Il Senato ha dato una spallata all'acqua pubblica. Con l'approvazione dell'articolo 15 del decreto legge numero 135 la via della privatizzazione è spianata. Nelle prossime settimane il testo passerà alla Camera, poi arrivaranno i decreti attuativi, promessi dal governo entro il 31 dicembre 2009: allora l'acqua sarà davvero una merce.
Il voto di Palazzo Madama, nel pomeriggio di mercoledì 4 novembre, ha portato a un'inedita attenzione dei grandi media al tema delle mercificazione delle risorse idriche. Tra i commi dell'articolo 15, che inserisce la privatizzazione dei servizi pubblici locali nell'ambito di un provvedimento “recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, è facile perdersi.
Proviamo, perciò, a ricostruire i principali cambiamenti rispetto alla legislazione attuale.
L'articolo 15, intanto, rende obbligatorio il ricorso alla gare per la concessione della gestione dei servizi pubblici locali (oltre all'acqua, ci sono anche rifiuti e trasporto pubblico locale). L’unica alternativa possibile è l’affidamento a società per azioni “miste” tra pubblico e privato, ma la legge impone un tetto massimo del 30% alla partecipazione degli enti locali al capitale societario.
Un altro comma dell'articolo 15, spezza le gambe a tutte le gestioni in house (ovvero gli affidamenti diretti a società per azioni a totale controllo pubblico), 58 ad oggi in Italia. Dovranno cessare per decreto alla data del 31 dicembre 2011.
Fin qui il testo di legge, che incontra il sostegno di maggioranza e opposizione. Poche le voci fuori dal coro, come quella del senatore del Pd Luigi Zanda, che nel suo intervento in aula ha motivato così la sua contrarietà al provvedimento: “Ritengo grave un principio generale come quello che questa disposizione introduce nel nostro ordinamento, ossia la liberalizzazione e sostanziale privatizzazione della gestione dell'acqua in assenza di un sistema di garanzia indipendente e adeguato. Presidente, il nostro Paese ha subito gravi conseguenze per privatizzazioni e liberalizzazioni fatte in modo affrettato e gestite in modo quanto meno discutibile. Paghiamo ancora la privatizzazione delle autostrade con aumenti di tariffe assolutamente sproporzionati e assenza totale di investimenti”.
Parole e tesi espresse in modo molto chiaro, come chiari sono quelli del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, convinti che la gestione del servizio idrico integrato non possa essere privatizzata sono anche. “Contro l'articolo 15”, il Forum ha promosso una mobilitazione nazionale e territoriale, il cui slogan è “Salviamo l’acqua dal mercato”: “Consideriamo questa approvazione illegittima ed incostituzionale -hanno spiegato in un comunicato stampa-, in quanto si espropriano i cittadini di un bene comune e 'diritto umano universale'”. E per questo hanno rilanciato una settimana di iniziative (l’elenco è sul sito www.acquabenecomune.org) che coinvolgerà oltre mille comitati locali e culminerà in un presidio davanti al Parlamento, previsto per giovedì 12 novembre.
L'analisi dell'articolo 15 e delle sue possibili conseguenze è, abbiamo visto, assai complesso. Chi sentisse il bisogno di orientarsi non può farlo di certo leggendo i giornali. Quelli mainstream fanno a gara per “mistificare” l'approvata mercificazione dell'acqua. Così, la Repubblica del 5 novembre dedica una pagina intera alla “Guerra dell'acqua in Parlamento”, arrivando a parlare di “compromesso al Senato: gestione privata, proprietà pubblica”. Paolo Rumiz sfida l'intelligenza media del cittadino italiano, che sa -o dovrebbe sapere- che l'acqua delle falde, delle sorgenti, dei fiumi e dei pozzi (quella che poi beviamo) è un bene demaniale, e perciò inalienabile. Il “sofferto” emendamento del senatore Filippo Bubbico (Pd), che secondo il giornalista de la Repubblica dovrebbe difendere l'acqua pubblica, è stato votato da maggioranza e opposizione perché è una bufala, che non dice nulle di nuovo né frena in alcun modo il processo di privatizzazione. La disinformazione la fa da padrone anche sulle colonne de Il Sole-24 Ore: “Un attuale monopolista pubblico -scrive Giorgio Santilli-, che ha avuto l'affidamento senza gara e senza nessun confronto su costi e qualità dei servizi, potrà partecipare alla gara per il servizio futuro”. Quella descritta da Santilli è l'unica “concessione” fatta dal legislatore alle spa in house: i soggetti attualmente affidatari possono tuttavia partecipare alla prima gara di affidamento del servizio sul territorio in cui attualmente operano. Quando parla di gestori che hanno ricevuto l'affidamento senza gara, il giornalista de Il Sole dovrebbe però ricordarsi (e ricordare ai lettori) che il riferimento ai soggetti che hanno avuto l'affidamento del servizio senza gara è valido, in larga parte, per le ex municipalizzate oggi spa quotate in Borsa. Tanto che la legge dispone, nello specifico, la salvaguardia degli affidamenti diretti per le società quotate in Borsa al 1° ottobre 2003. Si chiamino Acea, o Hera, sono i soggetti industriali che (insieme ad altri come Iride, A2a, Enia, Acegas, etc.) nei prossimi anni saranno protagonisti dello shopping degli acquedotti italiani. E gestiranno gli acquedotti meglio del pubblico? Se un criterio fondamentale è quello delle perdite di rete, l'acqua immessa nell'acquedotto e non fatturata, come sembra indicare Franco Debenedetti in un articolo del 5 novembre sul Corriere della Sera -“Acqua, bene pubblico ma servizio (se possibile) privato”-, la risposta è no. Debenedetti cita l'Acquedotto pugliese, “il più grande d'Europa, una spa di proprietà pubblica, [che] perderebbe il 30% dell'acqua”, ma non deve aver sfogliato l'ultimo rapporto Civicum Mediobanca sulle società controllate dai maggiori Comuni italiani. Se è vero che l'Acquedotto pugliese guida la classifica delle perdite, in classifica è seguita da Acea (con il 35,4% delle perdite): l'ex municipalizza romana oggi gestisce il servizio idrico in diverse città toscane, ma non si preoccupa di ridurre le perdite della rete idrica nella capitale (anzi, se si misura la dispersione media per chilometro di rete gestita, il dato è superiore a quello del lunghissimo Acquedotto pugliese)”. E il valore più basso? È quello di Mm: le perdite di rete per la spa pubblica del Comune di Milano sono ferme al 10,3%, livelli eccellenti su scala europea.

http://www.altreconomia.it/
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ALTRE INFO E APPROFONDIMENTI
http://www.disinformazione.it/acqua.htm
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luoghi da vacanze e in cui vanno quelli mandati al diavolo

Scopri tutte le mete del mondo dove il diavolo è di casa: dall''Isola del diavolo' alla 'sua' piscina, ti aspetta un viaggio diabolico al limite del sovrannaturale.
1. Devil's Island (Isola del diavolo) - Guyana Francese

A circa undici chilometri dalla costa della Guyana Francese si trova l’ex colonia penale conosciuta come Devil’s Island, a cui si sono ispirati numerosi film, canzoni e libri. Tra questi, il più conosciuto è l’autobiografia di Henri Charrière da cui è stato tratto il celebre film con Steve McQueen " Papillon"



2. Ponte del diavolo - Borgo a Mozzano, Lucca

Costruito nel medioevo, il ponte della Maddalena di Borgo a Mozzano è da sempre conosciuto come ‘Ponte del diavolo un’antica leggenda vuole infatti che sia stato il diavolo a rendere possibile la sua costruzione




3. Djavolija Varos (Città del diavolo) - Serbia

La Città del diavolo, a ventisette chilometri da Kursumlija, nel sud della Serbia, deve il suo nome a monumenti naturali dall’apparenza ‘diabolica’: oltre duecento torri, scavate naturalmente nella roccia da secoli di erosione, alte dai due ai quindici metri.




4. Devil's Tower (Torre del diavolo) – Wyoming

La Torre del Diavolo, nota ai più grazie aL FILM Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg, si trova nel Wyoming, circondato dall’omonimo parco, tra le Black Hills(colline nere), considerate sacre dagli indiani Sioux .





5. Devil's Pool (La piscina del Diavolo) - Cascate Victoria, Zambia

La piscina più pericolosa del mondo si trova in ZAMBIA in cima alle cascate Victoria. Una 'laghetto' naturale che si trova proprio sul bordo delle cascate. I temerari che osano tuffarsi nella piscina del diavolo,possono affacciarsi su uno strapiombo di cento metri.


fonte - yahoo
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L' INTER CONTINUA A PAREGGIARE E LA FIORENTINA A MERAVIGLIARE
I RISULTATI DI SERIE A
Roma UDINESE 4-2
PALERMO INTER = 1-1
FIORENTINA GENOVA = 3-0

La Fiorentina fa suo l’anticipo delle 18 della 29.ma giornata del campionato di serie A battendo al

‘Franchi’ di Firenze il Genoa per 3-0


IL TABELLINO Fiorentina - Genoa 3-0 (1-0).
Fiorentina (4-4-1-1): Frey 6, Comotto 6.5, Natali 6.5, Kroldrup 6.5, Pasqual 6.5, Montolivo 7, Zanetti 6

(1' st Donadel 6), Gobbi 6, Santana 7 (19' st De Silvestri 6) Jovetic 7.5, Gilardino 6.5 (35' st Babacar

7). (35 Avramov, 28 Bolatti, 39 Keirrison, 22 Ljajic). All.: Prandelli 7.5
Genoa (4-3-3): Amelia 6, Papastathopoulos 4, Bocchetti 5.5, Moretti 5, Criscito 5, Mesto 5.5 (13' st Suazo 6), Zapater 5.5, Milanetto 5 (10' st Juric 5), Palacio 5, Sculli 5, Palladino 6 (30' st Tomovic sv). (73 Scarpi, 5 Kharja, 13 Fatic, 27 Lazarevic). All.: Gasperini 5.
Arbitro: Russo di Nola 5.
Reti: nel pt 5' Santana; nel st 29' Gilardino (rig.), 40' Babacar.
Angoli: 5-2 per la Fiorentina.
Ammoniti: Criscito, Santana, Papastathopoulos, Juric, Pasqual, per gioco falloso. Recupero: 0', 0'.
Spettatori: 25.543, incasso 547.255,50 euro (paganti 5194, incasso 104.107, abbonati 20.349, quota 443.148,50).




CLASSIFICA SQUADRE PUNTI
Inter 60
Milan 58
Roma 56
Palermo 47
Juventus 45
Sampdoria 44
Genoa 42
Napoli 41
Fiorentina 41
Cagliari 39
Bari 38
Parma 37
Chievo 35
Bologna 35
Catania 31
Udinese 31
Lazio 26
Livorno 24
Atalanta 22
Siena 22
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CINEMA

Scontro tra Titani: ecco Medusa ed il mostruoso Kraken!


SEMBRA BEN MERITARE NO'?
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NASA: trovata vita complessa sotto 183 metri di ghiaccio

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LA SCOPERTA POTREBBE SPALANCARE PROSPETTIVE AFFASCINANTI SULLA VITA NEL NOSTRO SISTEMA SOLARE
di Mattia Paolinelli

Novembre 2009, una trivella della NASA ha realizzato un foro profondo 600 piedi (circa 183 metri) in uno

strato di ghiaccio dell’Antartide occidentale, fino a raggiungere una zona d’acqua non ghiacciata

sottostante il ghiacciaio. Nel foro viene calato un cavo cui è collegata una telecamera capace di

orientare il proprio obbiettivo in ogni direzione. Raggiunti e superati i 600 piedi di profondità la

telecamera rivolge il proprio sguardo verso l’alto, in direzione del foro grazie al quale ha potuto

raggiungere quel luogo inaccessibile.

Mentre la sua luce squarcia un buio altrimenti perenne, all’interno dell’inquadratura compare qualcosa

di sorprendente e d’inaspettato: una piccola creatura rosa-arancio, simile ad un gamberetto e lunga tre

pollici (un Lysianasside, ovvero un anfipode), inizia a nuotare intorno al cavo inquadrato dalla

telecamera. La luce della stessa fa risaltare i colori accesi del piccolo animale in contrasto col buio

e il ghiaccio tutt’intorno. Ma non è l’unica sorpresa, perché poco dopo compare anche quella che sembra

essere una piccola medusa. Bisogna chiarire che l’acqua sottostante il ghiacciaio non è quella del mare.

Non più, almeno. Il mare aperto dista infatti 12,5 miglia rispetto al luogo della trivellazione. Una

zona d’acqua “chiusa” e perennemente senza luce dove gli scienziati si aspettavano di trovare solo micro

organismi semplici, dato che le condizioni estreme in teoria non permettevano nemmeno d’ipotizzare la

presenza di vita complessa.



Ma la teoria è una cosa e ben altro è la pratica che adesso apre le porte a considerazioni tutte nuove

anche sulle possibilità di trovare la vita, quella vera, in ambienti altrettanto inospitali ma molto,

molto lontani dalla nostra Terra come Europa, uno dei satelliti di Giove che presenta caratteristiche e

sfide per la vita molto simili a quelle dei mari ghiacciati del nostro pianeta.

FONTE ETC- http://nautilusmagazine.blogspot.com/2010/03/nasa-trovata-vita-complessa-sotto-
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ENEA ITALIA : TROVATE FORME DI VITA IN LUOGHI INSOSPETTABILI
a cura di menelao l.m..

incredibili forme di vita trovate in luoghi ritenuti finora invivibili

oggi guardando sotto il letto in cerca di un calzino mi accorgevo che forme di vita vegetali e non che erano cresciute proprio li' ,malgrado l' ambiente inospitale esseri viventi avevano colonizzato la zona creando in miniambiente con un suo clima ed una sua vita indipendente , e allora ecco spuntare piantine di castagno probabilmente avente origine da rimasugli di castagne finite li' quest' autunno, ecco in tutto il suo splendore un formicaio che domina sopra le bucce di pistacchi ormai ridotti in polvere, piu' in la vicino ad una lattina vuota qualche piantina d' insalata sta mettendo i primi germogli , nella parte piu' distante poi è nata una pianta di pomodori e nella scarpa che credevo perduta una lucertola ha costruito il suo rifugio e giace tranquilla il lungo letargo invernale, minaccioso nell' angolo piu' buio un ragno della specie Pholcus phalangioides ( anche detti ragni gambalunga o benedetti etc ) ha fatto tutto un traliccio ingarbugliato e irregolare con la ragnatela da lui prodotta , alcune mosche e zanzare giacciono ormai morte aggrovigliate ad essa .
è incredibile quanti oggetti si siano deposti in quel poco spazio e quanta vita in esso ci sia , prossimamente una relazione piu precisa riguardante le forme di vita ed oggetti presenti nel loco.
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A Milano la manifestazione contro tutte le mafie
In piazza con l'associazione "Libera" di don Ciotti circa 500 familiari di vittime della criminalità organizzata: “Non lasciamo soli magistrati e polizia”. don luigi ciotti libera mafia antimafia 20-03-2010 tg24 cronaca

Il corteo antimafia organizzato da Libera a Milano, in occasione della 15esimaa Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, è partito dai Bastioni di Porta Venezia, sotto una leggera pioggia. Ad aprire la manifestazione i parenti delle vittime delle mafie (circa 500, provenienti da tutta Italia e anche da altri Paesi), seguiti dai gonfaloni dei Comuni, delle Province e delle Regioni. “Non lasciamo soli magistrati e polizia”, ha detto don Luigi Ciotti di Libera.



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