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martedì 18 settembre 2012

succede dalle nostre parti ( settembre 2012 )

VILLA MASSONI salvarla dal degrado con un voto

VILLA MASSONI è una delle ville storiche di MASSA situata in zona ROCCA è stata inspiegabilmente abbandonata a se stessa;  ora tramite un semplice voto potrai farla entarare in una   speciale graduatoria e se alla fine delle votazioni risulterà tra le prime 3 classificate la villa finalmente e meno male sarà restaurata e tornerà al suo splendore

per far salire in classifica la nostra VILLA MASSONI vai al sito http://www.iluoghidelcuore.it/segnala
e vota  ( per la nostra amata villa naturalmente e per chi sennò ? )

per saperne di più

http://www.ilsitodimassacarrara.it/content/265-un-voto-salvare-villa-massoni
ci permettiamo di segnalare che nell' articolo sopra il link è sbagliato quello giusto è il seguente
http://www.iluoghidelcuore.it/segnala già segnalato poche righe sopra


... io ricordo la villa massoni quando era ancora aperta al pubblico e l'Estate vi si svolgevano varie feste , era sempre piena di gente , non capisco come mai sia stata abbandonata a se stessa probabilmente ci sara una ragione ma mi sfugge , non capisco come si possa lasciare decadere un qualcosa di valore con una noncuranza tale ........
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http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2012/09/17/news/un-voto-per-salvare-villa-massoni-1.5713967
http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Massoni
http://www.massacarrara-live.it/villamassonimassa.php?PHPSESSID=7cd7072354940d78e38eaae90244ced0
http://geoweb.comune.massa.ms.it/node/85

domenica 18 marzo 2012


La leggenda di San Pellegrino ( Il diavolo ed il Monte Forato )

San Pellegrino viveva sull'Appennino, di fronte alle Apuane. Non aveva casa, perché dormiva nel tronco cavo di un albero. Non lavorava. perché aveva bisogno soltanto d'acqua e si nutriva di poche erbe e qualche radice. Tutto il giorno pregava e faceva penitenza.

Il diavolo, infastidito dalla sua presenza, s'inferociva ogni volta che cantava laudi, oppure quando snocciolava il rosario e soprattutto quando costruiva delle enormi croci di faggio che poi andava ad innolzare qua e là per la montagna. Il Diavolo voleva scacciare Pellegrino da quelle terre. Dapprima cercò d'impaurirlo mutandosi in un drago spaventos, con viscide squame e narici infuocate.

Il santo neppure si mosse alla vista di quell'orribile creatura. Poi cercò di tentarlo trasformandosi in un'affascinante fanciulla, dai biondi capelli e dal seno procace. Il Santo neppure si mosse alla vista di quella meravigliosa creatura. Il Diavolo perse allora la pazienza e decise di presentarsi di persona con tutto il suo terribile aspetto.

Appena di fronte a Pellegrino gli rifilò un gran ceffone che lo fece rigirare per tre volte, prima di tramortirlo a terra. Il Signore degli Inferi rise tracotante dalla soddisfazione di aver impartito una sonora lezione al povero eremita. Finalmente - pensò il Maligno - avrebbe smesso di piantar croci e biascicare orazioni. Pellegrino si alzò dopo un po' con fatica e, benché minuto e inerme, ricambiò subito il ceffone con tutta la forza che aveva in animo e corpo.

Fu tanta la potenza impressa che il Diavolo volò sopra la Valle del Serchio e sbatté la testa contro le Panie. Neppure le montagne ce la fecero a trattenerlo. L'orribile essere finì la corsa in mare, tra Viareggio e la Versilia. Nel punto esatto attraversato dal Diavolo, c'è una montagna delle Alpi Apuane che porta una grande apertura alla sua sonnità. Lo schiaffo di San Pelllegrino ha dato origine al Monte Forato.

per info più esaustive:
http://www.summagallicana.it/lessico/p/Pellegrino%20delle%20Alpi%20-%20Santo.htm
http://www.sanpellegrino.org/leggenda.htm

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Il Monte Forato (mt 1223 s.l.m.) si trova sulle Alpi Apuane ed ha una particolarità: e' costituito da due vette unite da un arco di roccia calcarea, attraverso il quale si gode di una magnifica vista sulla Versilia.



http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Forato

alcune volte viene montata sul posto un' altalena dove i temerari possono salire onde provare emozioni indescrivibili ( c'e anche chi si caga addosso talvolta ancor prima di salire ) sotto un video di una coraggiosa che ha fatto l' incredibile esperienza filmandola e postandolo poi su youtube



TOSCANA UNA TERRA PIENA DI SORPRESE !!! e di tutti i tipi

La Quercia delle Streghe 

La Quercia delle streghe è un albero di dimensioni quasi irreali che si trova nella frazione di San Martino in Colle e che è oggetto di due importanti leggende.
La prima leggenda  narra che questo maestoso albero fosse stato il punto di ritrovo per le streghe che erano solite fare i loro riti e danzare sopra di esso. La sua forma schiacciata, con i rami sviluppati quasi orizzontalmente, sarebbe dovuta alla ripetuta  presenza delle streghe sulla chioma. E' questo il motivo per il quale viene chiamata "quercia delle streghe".
La seconda leggenda collega la quercia alla favola di Pinocchio: questa sarebbe proprio la pianta sotto la quale Pinocchio avrebbe sepolto i denari durante il cammino per il Paese dei Balocchi, incoraggiato dal Gatto e la Volpe. Secondo Collodi, probabilmente, il Paese dei Balocchi sarebbe stata una rappresentazione del Settembre Lucchese (mese in cui la zona è oggetto di fiere, incontri e iniziative). Se così fosse la Quercia delle streghe" si troverebbe proprio lungo la strada che collega il paese di Collodi a Lucca.


giovedì 8 marzo 2012

MONUMENTI E STATUE D' ITALIA  ( di tutto un po e oltre )

Fontana del Nettuno, Grottesco di Palazzo Ducale . CITTA : MASSA,  luogo : presso palazzo ducale Cybo Malaspina ( interno )

al' interno del palazzo ducale di MASSA proprio in opposto al' entrata si trova la fontana del Nettuno facente parte del GROTTESCO un' " insieme "  d'arte ideato dall' architetto Alessandro Bergamini tra  1695-1701 su affidamento della duchessa Teresa Pamphili Cybo, moglie del Duca di Massa Carlo II.

più precisamente Il Grottesco si trova al centro del lato orientale di Palazzo Ducale, opposto all’ingresso principale di cui costituisce un sontuoso fondale prospettico.

La Statua, che raffigura Nettuno, fu realizzata da Baccio Bandinelli su commissione della famiglia Doria. Tuttavia, i committenti non vollero pagare l'opera che l'artista non aveva portato a termine e il Nettuno rimase così alla città. L'opera fu poi posta al di sopra di una fontana di marmo in pieno Cinquecento. L'operazione è da ascrivere al progetto urbanistico di Alberico I.
L’ambiente, a piano terra e suddiviso in tre navate a tre campate ciascuna sorrette da due colonne, è caratterizzato da una ricca decorazione in finte concrezioni calcaree che dal soffitto si prolungano sino alle pareti e ai capitelli delle colonne. Elemento di spicco è la fontana del Nettuno, al centro del lato orientale e fondale di tutta la scenografia dell’ambiente, lavorata in prezioso marmo apuano bianco. Dalla vasca, semicircolare, si innalza una gigantesca statua di un Nettuno con tridente in mano, cavalcante il tradizionale nicchio a conchiglia chiusa trainato da tre grandi delfini, il tutto arricchito da una pioggia di zampilli di acqua Di chiaro gusto barocco, il Grottesco introduce in un mondo fantastico popolato di satiri, sirene bicaudate che, unito alle numerose allegorie pittoriche presenti nelle volte e nelle pareti, trasporta il visitatore di oggi a quella stessa meditazione culturale che dovevano percepire la famiglia ducale e il circolo di artisti e studiosi che intorno alla corte gravitavano. Il Grottesco era infatti una sorta di filtro tra l’esterno del palazzo e i due ambienti laterali, occupati in origine dalla Biblioteca Ducale.

 l' effetto scenografico dell' opera è notevole . l' opera vera e propria inizia ben prima della fontana tutto l' ampio spazio della stanza difatti è " sommerso "  da stucchi, stemmi  e statue




link, fonti etc
http://www.italiadiscovery.it/news/toscana/massa_carrara/massa/palazzo_ducale/1529.php
http://portale.provincia.ms.it/page.asp?IDCategoria=2119&IDSezione=9604
http://portale.provincia.ms.it/wai/page.asp?IDCategoria=2119&IDSezione=9604&IDOggetto=&Tipo=
http://www.tuscany-charming.it/it/localita/massa.asp
http://geoweb.comune.massa.ms.it/node/130


lunedì 11 aprile 2011

i luoghi degli spot ----------------------- i luoghi degli spot ------------------- i luoghi degli spot -----------------------

avete visto uno spot e vi chiedete dov'è stato girato ecco la rubrica che ve lo svela.

rubrica a cura di I.O.
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in molti, se non tutti, avrete visto sicuramente lo spot che stà andando in onda, in tv o altrove, ultimamente dove Leonardo da Vinci sta dipingendo la Monna Lisa e il suo assistente scopre il plagio su internet..... forse vi sarete chiesti " o dove sarà quel bel posto lì così ? " eccone la risposta .....

Il paese che si vede all'inizio si chiama Civita di Bagnoregio, è ad appena 15 minuti di strada da Orvieto ed è stata proclamata patrimonio dell'Unesco.

Unita al resto del mondo soltanto da un lungo e stretto ponte,Civita di Bagnoregio, nel Lazio in provincia di Viterbo,e' chiamata la "Citta' che muore" a causa del lento sgretolarsi delle pareti di tufo su cui e' arroccata.Abitata da poche famiglie,da lassu'si gode un panorama che lascia a bocca aperta



breve descrizione

Il meraviglioso borgo di Civita di Bagnoregio, la cosidetta Civita che muore è un piccolissimo centro dove il tempo sembra essersi fermato e dove si può giungere soltanto a piedi, percorrendo un ponte in cemento armato realizzato a vantaggio dei pochi cittadini rimasti e dei turisti che la visitano da tutto il mondo.

E' situata a circa 1 Km da Bagnoregio,da dove bisogna passare per arrivare al borgo,ed è visitabile sempre e gratuitamente.

Il parcheggio si trova a poche centinaia di metri dal borgo,dove si accede solo a piedi.

All'interno del borgo sono funzionanti Bar,Bed and Breakfast, trattorie e ristoranti,tutti a buon prezzo.

La celebre Civita di Bagnoregio sorge sui prodotti vulcanici e appare quasi come un'isola di tufo rosso nel mare delle bianche argille dei calanchi.

Dall'analisi degli antichi Archivi sono stati ricostruiti i diversi momenti storici in cui si sono verificati eventi di crollo assai distruttivi, che hanno determinato la progressiva riduzione dell'altura su cui sorge Civita di bagnoregio: Da 1450 al distruttivo terremoto del 1738.

Il suggestivo borgo medievale, noto in tutto il mondo come "la città che muore" per il progressivo crollo delle pareti perimetrali ed il conseguente abbandono da parte della popolazione nel corso degli ultimi secoli, è raggiungibile attraverso un lungo ponte e l'atmosfera che si respira al suo interno è veramente surreale ed indimenticabile.

Dalla Rupe orientale di Civita di Bagnoregio si può ammirare lo stupendo spettacolo dei "Ponticelli": enormi muraglioni naturali in argilla, ultima traccia di un processo erosivo iniziato migliaia di anni fa e non ancora cessato.

E' questa l'ultima soluzione adottata per accedere al caratteristico paese: dal 1854 ad oggi il punto in cui passa la strada si è progressivamente abbassato di circa 25 metri.

Uno studio condotto sulla velocità di arretramento dei bordi dei calanchi ha rilevato un'erosione media di circa 7 centimetri/anno.
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Maggiori info su wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Civita_di_Bagnoregio
http://www.civitadibagnoregio.it/
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questo uno degli spot

martedì 11 maggio 2010

TOSCANA : CASTELLI E VILLE DEI MISTERI ( e non )

IL CASTELLO DI LARI ( PISA )

m. 135 s.l.m., ab.8092. Toscana, provincia di Pisa

Il Castello di Lari si trova sull'intersezione di tre crinali delle colline pisane superiori sorge l'abitato di Lari, piccolo borgo abitato fin da epoca etrusca (del materiale fittile del IV-III a.c. è conservato nell'antiquarium del castello). Al centro del paese si erge la massiccia sagoma del castello, già documentato nell'alto Medio Evo, anche se la struttura attuale è della prima metà del '600.
Grazie alla sua posizione dominante su tutto il valdarno (dalle sue mura la vista spazia libera dai monti pisani alla costa livornese, a nord ed ovest, rispettivamente, fino alle balze di Volterra, a sud) è stato un importante presidio militare della Repubblica Pisana fino a che questa non venne conquistata da Firenze, nell'ottobre del 1406. I fiorentini riconfermarono al castello una funzione di controllo facendolo sede di Vicariato. Hanno abitato il castello Vicari facenti parte delle più importanti famiglie fiorentine (Medici, Pitti, Peruzzi, Degl'Albizzi,...) e un Vicario è rimasto a Lari fino al 1848, anno in cui fu abolita questa figura.
Durante questo periodo, da Lari si amministrava una larga estensione di territorio, fino ad un terzo dell'attuale provincia di Pisa alla fine del '500. Un Vicariato e` rimasto a Lari fino a che questa istituzione non e` stata abolita, nel 1848. E' stato quindi sede per più di un secolo di Prefettura. Solo negli ultimi dieci anni l'edificio ha avuto una meritata rivalutazione storico-culturale grazie alla collaborazione tra il Comune di Lari e l'Associazione Culturale "Il Castello".
All'interno si possono ammirare le Sale affrescate del Vicario, il salone dei tormenti (recentemente restaurato), l'aula dell' Udienza, i sotterranei e le carceri. Il cortile è ornato con gli stemmi di 94 Vicari, alcuni realizzati da Giovanni della Robbia.
Il castello è difeso da una cinta muraria esterna, con tre porte di accesso: Porta Fiorentina, Pisana e Volterrana. Quest'ultima era la via principale di accesso al borgo ed era provvista di ponte levatoio, eliminato poi nel 1798. Da segnalare poi la chiesa prepositura, intitolata a S. Leonardo e S. Maria Assunta, risalente al sec. XV, con tele del Melani e due statue marmoree attribuite a Andrea Pisano, oltre che le logge del mercato, il cui impianto originale è della fine del '500, mentre l'aspetto attuale è della metà dell'ottocento, quando un terremoto ne danneggiò profondamente la struttura.
Lari è comunque un borgo da visitare senza fretta, a piedi, per scoprire passo passo le mille meraviglie che nasconde nelle vie che dal borgo si dipanano nella campagna circostante. "Venni a Lari e dalla sua rocca mostrai paese vasto, la parte più bella della Toscana", come ebbe a dire il Granduca di Toscana Leopoldo II quando visitò questo piccolo paese.



le parti visitabili

Le parti visitabili del castello:l’atrio: è costituito da uno spiazzo rettangolare nel quale si trovano la cappella della Vergine e la cisterna dell’acqua e dal quale si possono ammirare le pareti esterne del castello di Lari sulle quali si trovano numerosi stemmi realizzati dai Della Robbia.la cappella castellare consacrata alla Vergine: è una piccola cappella che si trova nell’atrio centrale. Al lato esterno sinistro si trovano 5 celle che, in passato, venivano utilizzate affinchè i condannati potessero rivolgere le loro preghiere rivolgendosi verso l’altare della Madonna.la cisterna dell’acqua: sempre nell’atrio si trova un pozzo che aveva il compito di convogliare tutta l’acqua raccolta dalle grondaie del castello.il tribunale: è una grande sala nella quale venivano eseguite le sentenza riguardanti i condannati tenuti nelle carceri del castello. Fino al 1970 nella sala del tribunale si trovava la gabbia degli imputati.il salone dei tormenti: in passato era adibito a stanza di tortura per i condannati. Le pareti del salone sono in parte ricoperte da dipinti raffiguranti stemmi nobiliari (tra cui quello della famiglia Pitti e degli Strozzi) e dal dipinto della Madonna davanti alla quale i condannati dovevano chiedere perdono. Nel 1786 Piero Leopoldo di Toscana abolì la pena di morte e il salone dei tormenti fu quindi adibito ad altra funzione, quella di ingresso del castello.la cancelleria: in questa sala il cancelliere, nobile fiorentino, amministrava il territorio e raccoglieva le sentenze. L’ultimo ad aver posseduto questo titolo fu Annibale Badalassi.le segrete del castello: vi si accede attraverso un tunnel in fondo al quale si scorge un piccolo spazio nel quale venivano condotti i prigionieri i quali erano costretti a restarvi per una durata di 2 settimane.sala dell’inquisizione: in questa sala i criminali venivano processati dinnanzi a un giudice. Nei casi in cui l’interrogato non confessasse, questo veniva sottoposto a tortura.la sala delle armi: una vasta zona al primo piano del castello, un tempo adibito a celle per i carcerati, è oggi allestita con decine e decine di armi utilizzate nel corso dei secoli.le carceri: dismesse negli anni venti del secolo scorso, le carceri erano divide in due sezioni, civile e criminale. Nella sezione civile venivano rinchiusi coloro che avevano commesso un reato che andava contro le leggi dello stato. Nella sezione criminale, invece, erano rinchiusi gli assassimi e i ladri. Questi ultimi, ammassati in celle comuni, non avevano la possibilità di uscire fino allo scadere del termine della loro pena. Per i bisogni corporali essi potevano utilizzare dei secchi chiamati buglioli, riposti in un piccolo scomparto all’interno delle celle. Una curisità interessante è quella che riguarda le porte delle celle. Queste, infatti, non sono mai state sostituite: sono dunque dei reperti originali. A dimostrazione di ciò, su ciascuna porta si possono trovare frasi o messaggi scritti lasciati dai prigionieri.
Per informazioni più dettagliate è possibile consultare il sito internet del castello: www.castellodilari.it

Le visite guidate, nei giorni festivi, al Castello dei Vicari sono curate dall'Associazione Culturale "Il Castello" con orario: 15-18 (ottobre-aprile) 15.30-19.00 (maggio-settembre)

Per informazioni, Tel. 333 4185411 email: visite@castellodilari.it

Manifestazioni principali: ultima domenica di maggio, prima di giugno Sagra delle Ciliege, durante i mesi di luglio e agosto "In castello sotto le stelle" (spettacoli di arte varia), Settembre Larigiano (eventi folcloristici), 26 Dicembre "Presepe Vivente".
Come arrivare: Lari e` un borgo situato circa 30 km a sud-est di Pisa. Provenendo dalla superstrada Firenze-Pisa-Livorno si esce a Pontedera-Ponsacco. Da qui basta seguire le indicazioni. La stazione ferroviaria piu` vicina e` quella di Pontedera, collegata a Lari da autobus con cadenza pressoche` oraria.

cosa c'è di misterioso

tutto nasce da dei fatti successi anni fa fatti che trovate narrati subito a seguire :
Giovanni Princi, meglio conosciuto come il "Rosso della Paola", morì il 16 dicembre 1922 nel Carcere del Castello dei Vicari di Lari. Il giovane bracciante agricolo di quarantuno anni era figlio di Luigi Princi e Paola Giannessi. Ancora scapolo, fu tradito dalla sua avversione al regime fascista. Varie sono le azioni, mai particolarmente violente, da lui condotte contro i fascisti di cui la tradizione orale larigiana ha ancora memoria. Fu proprio una di queste a farlo arrestare e condurre nel carcere di Lari dove sarà sottoposto ad interrogatorio. Era il 15 dicembre 1922 quando il Princi oltraggiò un gerarca del regime fascista. Che cosa sia avvenuto quella notte tra il 15 ed il 16 dicembre del 1922 è ancora avvolto da fitto mistero.
Di certo c’è che il mattino seguente il "Rosso" fu portato cadavere alla propria abitazione. Secondo la versione ufficiale dell’autorità fascista il Princi si era impiccato all’inferriata della propria cella, la numero cinque; quindi si trattava di suicidio. Sebbene tale versione non fosse molto credibile, i familiari preferirono non indagare, dato il clima dell’epoca. Ma già in paese, nei consueti ritrovi tra una partita a carte ed un bicchiere di vino, le voci e le diverse versioni si inseguivano l’un l’altra. L’avanzare del regime fascista, la guerra ed il trascorrere del tempo portarono a dimenticare questa tragica storia. Chiuso il carcere nel 1962, l’ex guardiano Annibale Badalassi e famiglia continuarono ad abitare la struttura e affermavano che ogni anno la notte del 15 dicembre, sul castello gravava l’anima inquieta del "Rosso". Forte vento, sibili, sbattiti di porte e rumori di catene rendevano l’atmosfera davvero inquietante e terrificante. Tant’è che la moglie dell’ex-guardiano terrorizzata, quella sera proibiva al marito di andare al bar affinchè restasse in casa con lei. Molte sono le testimonianze di coloro che affermano di essere testimoni di fatti inspiegabili. R. B., inquilino del Castello sino al 1990, afferma di aver visto una notte mentre rientrava a casa un gatto nero, subito dopo udì un sibilo sinistro e vide un’ombra, alta quando un uomo, dileguarsi velocemente nell’oscurità. Un’operaia comunale, pochi anni fa, mentre si trovava nel castello per fare delle pulizie, vie in prossimità della sala del Tribunale, un uomo che, avvolto da una strana nebbia, attraversava velocemente le pareti. Tuttora S.N. persona capace di sentire determinate presenze e frequentatrice del Castello per motivi di lavoro, afferma di aver avvertito più volte la presenza del "Rosso" nel Castello ed in particolare in prossimità della cisterna. Tale persona è stata in grado di "parlare" con Giovanni (il "Rosso") e quindi di sapere con una certa sicurezza cosa avvenne quella lontana notte del 1922. Secondo questa testimonianza, il Princi, dopo essere stato tradotto nel carcere, fu sottoposto ad un duro interrogatorio, nel quale date le percosse, trovò la morte. Quindi si trattò di omicidio e non di suicidio. Per rivendicare l’ingiusta sorte, l’anima inquieta del "Rosso" si fa sentire nelle prigioni del castello, da determinate persone, la notte tra il 15 ed il 16 dicembre.
Tratto dal "Registro degli atti di morte dell’anno 1922" conservato presso l’ufficio dello Stato Civile del Comune di Lari (Parte I, n.90 pag 24)
"L’anno millenovecentoventidue addì 16 di Dicembre a ore 11 e minuti 30 avanti a me Avv. Renato Melani segretario delegato con atto del Sindaco in data 22 giugno millenovecentoventidue debitamente approvato ufficiale dello stato civine del comune di Lari, sono comparsi Badalassi Annibale di anni quarantadue impiegato domiciliato in Lari e Garzetti Pietro di anni trentanove donzello domiciliato in Lari i quali mi hanno dichiarato a ore 7 e minuti 30 di oggi nella casa posta in Lari al numero… è morto Giovanni Princi di anni quarantuno bracciante e residente in Lari nato in Lari da fu Luigi e Giannessi Paola atta a casa e domiciliata in Lari, celibe. (..)A quest’atto sono stati presenti quali testimoni Romoli Francesco di anni ventitre, agente agrario e Cammilli Vittorio di anni trentadue, falegname entrambi residenti in questo comune. Letto il presente atto a tutti gli intervenuti lo hanno questi meco firmato".
Badalassi Riccardo Romoli Francesco Cammilli Vittorio Garzetti Pietro Meloni Renat
Non tutti sono disposti ad ammettere di essere stati testimoni di strane cose. Niente è mai stato scritto sulla misteriosa morte di Giovanni Princi, nessuno ha avuto il coraggio di approfondire le indagini. Oggi possiamo solo limitarci a riportare le testimonianze tramandate oralmente e a convivere con questa presenza incapace di nuocere a chi che sia, ma solo desiderosa che la sua ingiusta morte non venga dimenticata.
Pubblicazione realizzata dall’Associazione Culturale "Il Castello" e tratta daL SITO " Dal tramonto all’alba" http://www.daltramontoallalba.it/luoghi/castellodilari.htm

scritto da http://www.castellodilari.it/Associazione Culturale "Il Castello"Per informazioni, Tel. 333 4185411 email: visite@castellodilari.it
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descrizione 2

Il Castello di Lari

Protetto da maestose mura, adibito a carcere fino alla seconda guerra mondiale, dal 1991 è restituito al patrimonio artistico italiano


Il Castello di Lari risulta facilmente individuabile per l’inconfondibile planimetria circolare con doppio giro di mura, al centro delle quali si erge tutt’oggi, su un maestoso basamento scarpato, quanto rimane dell’antico edificio. Non si conosce quando il primo nucleo castellano sia stato costruito sebbene non sia difficile farlo risalire all’alto Medioevo, trovandosi Lari su una delle direttrici scoperte e sfruttate dai duchi longobardi nelle loro azioni di penetrazione in Toscana e verso il Meridione d’Italia. Si accede alla rocca mediante una rampa di 95 scalini; a metà di essa si trova una cisterna costruita nel 1448 e sovrastata dallo stemma dei Pitti e degli Scali, vicari di Lari. La struttura attualmente visibile risale alla prima metà del Seicento. Nel piazzale della fortificazione, dotata di altissime mura fortemente scarpate costruite in mattoni, spicca il Palazzo Pretorio con la facciata ancora ricoperta dei numerosi stemmi dei vari podestà succedutisi in Lari. Il cortile è dotato anche di una cappella. Il complesso fu adibito a carcere fino alla Seconda Guerra Mondiale, durante la quale subì gravi danneggiamenti a causa dei bombardamenti sia tedeschi che alleati. Nel 1991 è iniziata la rivalorizzazione storica dell’edificio che è stato reso visitabile grazie ai volontari dell’Associazione Culturale "Il Castello" sostenuti dall’Amministrazione Comunale. Dopo pochi anni sono iniziati i primi restauri per restituirlo all’antica bellezza. Di frequente la rocca ospita nelle sue sale mostre di vario genere, dalla pittura alla poesia e perfino esposizioni di reperti bellici.
Il Castello è visitabile tutto l’anno, con orari diversi in base ai diversi periodi dell’anno: estivo 15.30 19.00 (solo festivi); invernale 15.00-18.00 (solo festivi) Le visite sono guidate, in italiano. Il biglietto di ingresso è di € 3,00.

Il Castello di Lari (Lari - Pisa)
Ringraziamo il sito http://www.castellodilari.it/ per averci fornito questo articolo

martedì 20 aprile 2010

MASSA - " LA TORRE FIAT"

REWIND - MASSA - " LA TORRE FIAT"


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 GENTE DI MASSA ( i gli'e sempre el solito chi parle ) 

 

La Colonia Marina Edoardo Agnelli (ex Torre Balilla, oggi detta anche Torre Marina) è un grattacielo di Marina di Massa, situato tra via Fortino di San Francesco 1 e via delle Pinete. Collocato nella pineta apuana, il complesso della colonia era destinato al soggiorno estivo dei figli dei dipendenti FIAT, utilizzo che mantiene tuttora e che ha consentito una perfetta conservazione degli edifici. STORIA La Torre Balilla, principale fabbricato del complesso della colonia marina "Edoardo Agnelli", fu costruita su progetto dell'ingegner Vittorio Bonadè Bottino nel 1933 per volontà del senatore Agnelli. All'epoca della costruzione il fabbricato della torre era posto davanti al viale al mare, attualmente scomparso, su cui si apriva l'ingresso principale. Il corpo scale di sicurezza esterno alla torre stessa venne aggiunto nel dopoguerra. Realizzata nell'ambito del massiccio fenomeno propagandistico delle colonie di villegiatura che catalizzò la cultura architettonica degli anni Trenta, la Torre di Massa, costruita subito dopo l'albergo Duca d'Aosta di Sestrière (1932) opera dello stesso progettista, ne riprese l'analoga forma cilindrica che nel campo delle colonie inaugura la tipologia detta appunto a torre, di cui rimane l'esempio più significativo (cfr. Labò 1941). Lo stesso tema tipologico-formale, prediletto da Bonadè Bottino e dallo stesso utilizzato, secondo Polano, "con una certa indifferenza al contesto" (Polano 1991, p. 366), venne riproposto successivamente anche per la colonia montana FIAT a Salice d'Ulzio. DESCRIZIONE Il complesso della colonia sorge all'interno di un appezzamento di 54.000 mq. con accesso diretto dalla spiaggia e compreso tra il lungomare di Ponente, la via Fortino di San Francesco e il viale delle Pinete. Si compone di tre residenze - "la Torre", "la Pineta", "la Terrazza" -, di due palazzine per il personale, di una costruzione adibita a teatro e dell'abitazione per il custode. In mezzo alla pineta si trovano inoltre la piscina e diversi annessi per un totale di mc. 41.000 di volume edificato. Su tutti gli edifici, in ottimo stato di conservazione e ancora utilizzati come soggiorno estivo, emerge la grande torre elevata su diciassette piani con un'altezza di 52 metri che, diventata ormai elemento imprescindibile del paesaggio, caratterizza il litorale apuo-versiliese. ESTERNO La Torre è concepita come "un'unica, interminabile camerata" con sviluppo elicoidale, larga 8 e lunga 420 metri, atta ad ospitare circa 800 bambini. La lunga rampa elicoidale, in origine priva di tramezzature, si svolge intorno ad un pozzo centrale con copertura ad ombrello, originariamente con soletta in vetro-cemento per aumentare la luminosità dell'interno, ed appare oggi divisa in camerate a sei letti intervallate dai servizi igienici e da camere singole per le sorveglianti. Il nastro-corridoio di disimpegno, separato dalle camerate da un muro a metà altezza, è pavimentato in piastrelle di grès, le camere in linoleum; la ringhiera di chiusura verso il pozzo interno è in metallo verniciato in verde, al pari degli infissi esterni delle finestre da cui le camere prendono luce e ventilazione. Ai lati della torre, parallelamente alla linea di costa, sono disposti due ali della lunghezza di 30 m, a pianta rettangolare con testate semicircolari, che ospitano gli uffici e i servizi e che, elevati su soli due piani, svolgono la funzione di basamento della torre stessa. Quest'ultima è circondata dalle scalinate di accesso in travertino ed è servita al suo interno, oltre che dalla rampa continua, da un ascensore e da due scalinate a pianta semicircolare collocati in due corpi esterni posti all'intersezione fra la torre e i bracci laterali ed elevati fino all'altezza del terzo piano. Fra questi due corpi è stata costruita nel dopoguerra l'incongrua scala di sicurezza, chiusa da una testata semicircolare. I differenti volumi in cui si articola l'edificio sono definiti all'esterno dalla perfetta evidenza della struttura in pilastri circolari in cemento armato. Nei tamponamenti si aprono le finestre rettangolari i cui infissi in legno verde risaltano sul bianco candido dell'intonaco; le coperture sono a terrazza. Sul retro, dove in origine era l'ingresso principale dal viale a mare, la scalinata semicircolare perimetrale è stata ridotta, ma rimangono ancora le due palme che già nelle foto d'epoca la inquadravano. INTERNO L'interno della torre ospita al piano terreno rialzato e al primo piano i servizi comuni, mentre dal secondo piano inizia la "spira" delle camerate. Gli ambienti conservano in massima parte le finiture e i materiali originali e molta cura è posta nell'uso dei colori, prevalentemente bianco, azzurro e verde, per evocare l'atmosfera marina. Il refettorio, al pian terreno, comunica con i servizi cucina posti nell'ala est e con i servizi igienici, l'infermeria e la direzione nell'ala opposta. Lo spazio circolare è occupato da una seconda fila di colonne su cui poggiano le travi ad ombrello del soffitto, determinando un deambulatorio; la pavimentazione è in marmo alla palladiana con un grande mosaico centrale di colori contrastanti raffigurante la rosa dei venti. La struttura si ripete identica al primo piano dove la sala, mossa dal rialzamento di un settore del deambulatorio, è usata per la ricreazione e la conversazione; la pavimentazione originale è stata sostituita da mattonelle in ceramica verde e grigia disposte a scacchiera, soluzione che si ritrova anche in altri ambienti sia dell'edificio principale che delle altre palazzine. Dal secondo piano si diparte la lunga elica delle camerate il cui pozzo interno, di altezza impressionante, è pavimentato ancora una volta in marmo alla palladiana con inserto centrale circolare di colore contrastante. La costruzione di Marina di Massa venne salutata all'epoca assai favorevolmente per le soluzioni tecniche ed estetiche e per la "cura e genialità" dell'impostazione planimetrica, pur rimarcando alcuni inconvenienti pratici causati dallo sviluppo elicoidale dell'interno (ad esempio i lettini delle camerate con piedi di differente altezza). Il recente filone di studi sulle architetture del Ventennio e sulle colonie in particolare ne dà ancora una valutazione positiva per l'originalità della scelta formale, ispirata iconograficamente ad un aeromobile (cfr. Cutini, Pierini 1993, pp. 103 - 107), soluzione che assolveva anche alla moderna funzione di immagine pubblicitaria per l'industria torinese (cfr. Cresti 1986, p. 89). Quella che, in apparenza, sembra una torre cilindrica formata da più piani sovrapposti è in realtà una costruzione molto più complessa. Essa nasconde al suo interno una spirale che si intuisce seguendo la linea delle finestre. Ognuna di esse più elevata della precedente. 
 Colonia FIAT Marina di Massa La Torre Balilla è opera dell'ing. Vittorio Bonadè Bottino che operò per conto della FIAT . Essa doveva ospitare i figli dei dipendenti della fabbrica torinese, infatti, la prima intitolazione dell'edificio fu Colonia Marina Edoardo Agnelli. Qui si notano la piscina e il grande cortile per le manifestazioni all'aperto. http://it.wikipedia.org/wiki/Colonia_marina_Edoardo_Agnelli

lunedì 19 aprile 2010

luoghi da riscoprire

una gita a Pian della Fioba : l' orto botanico Pietro Pellegrini (1867-1957).




breve descrizione

Istituito il 22 luglio 1966, l’Orto Botanico delle Alpi Apuane è dedicato al medico e botanico massese Pietro Pellegrini (1867-1957). Esso è situato a Pian della Fioba, si trova lungo la strada panoramica che collega Massa con la Garfagnana
Pietro Pellegrini
L’Orto, di proprietà del Comune di Massa, come stabilito in una apposita convenzione, è gestito in collaborazione tra il Comune stesso e le tre Università della Toscana; è previsto un comitato tecnico-scientifico, al quale afferiscono sei docenti universitari, ed un comitato di gestione, al quale partecipano diversi rappresentanti di Enti locali.

l' orto botanico P. P. si trova quasi sulla cima del monte di Antona, sul tragitto da percorrere, una strada altamente panoramica piena di tornanti, incontrerete alcuni paesi abitati da molto tempo, SAN CARLO PO' , Pariana . Altagnana, Antona, eppoi alla fine vi troverete a Pian della Fioba qui la natura regna incontrastata e quasi incontaminata , qui per viverci bisogna essere pronti alla fatica ,pronti a camminare , a parcheggiare il mezzo di locomozione un po' piu' in la' dei soliti pochi metri a cui siamo ormai abituati , qui ci vogliono buoni muscoli e polmoni ,una volta arrivati pero' , di contralto abbiamo la natura in tutto il suo splendore , proveremo la gioia di vivere attorniata da essa, di respirarne i profumi di gioirne , potremo vedere con buona probabilita' animali selvaggi , marmotte, scoiattoli, barbagianni, uccelli rapaci, volpi, do altre creeature che i piu ha visto solo in qualche foto . troveremo anche il sapore dell' acqua senza fluoro etc etc .
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L'ORTO BOTANICO
Istituito nel 1966 per la salvaguardia e la valorizzazione della flora delle Alpi Apuane, è dedicato al medico e botanico Pietro Pellegrini, nato a Carrara nel 1867, che dedicò gran parte della sua vita allo studio della flora apuana.
L'Orto Botanico, di proprietà del Comune di Massa, viene gestito in collaborazione con le Università della Toscana.
All'interno dell'Orto è possibile osservare molte specie della flora apuana; la zona in cui si trova l'Orto botanico infatti ospita spontaneamente numerose specie endemiche e relitte che hanno suscitato l'interesse dei botanici fin dall'inizio del secolo scorso.

COME RAGGIUNGERLO
Situato a Pian della Fioba, all'altitudine di circa 900 m, l'Orto Botanico "P.Pellegrini" si raggiunge da Massa con la strada panoramica Massa-San Carlo Terme-Antona-Arni (Km 18), oppure, sempre da Massa, attraverso la "via dei marmi", che costeggia inizialmente il fiume Frigido, per poi iniziare una ripida salita, deviando a destra, in direzione Altagnana.
Da Castelnuovo Garfagnana si giunge a Pian della Fioba attraversando Isola Santa ed Arni (Km. 21).

LE VISITE
L'Orto è in genere aperto durante il periodo estivo (maggio - settembre mattino 9 - 12, pomeriggio 15 - 19. ). Le visite si svolgono sotto la guida di giovani laureati e laureandi in Scienze Naturali e Biologiche delle tre Università toscane.
Data la ristrettezza e la pendenza dei sentieri è consigliabile la visita in gruppi non troppo numerosi (max 20 persone), e si consiglia abbigliamento e calzature da montagna.

nel periodo invernale visite a richiesta rivolgendosi al Comune di Massa, tel 0585-490349
Prezzo:gratuito
Accesso handicap:Parziale, esiste un percorso facilitato per disabili
info e prenotazioni:
tel. + 39 0585 240063 (APT di Massa Carrara)
te. +39 0585 490349 (Comune di Massa)
email: ortobotanico@parcapuane.it
internet: www.parcapuane.it/ob/
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ulteriori info

La superficie è di circa 3 ettari e le specie ospitate sono in gran parte spontanee. E' collocato su un dente roccioso, costitutito da due diversi tipi di roccia: scisti porfirici (Permiano-Paleozoico), di natura prevalentemente silicea, e "grezzoni", rocce composte da dolomia (Triassico-Mesozoico), un carbonato di Calcio e Magnesio.
Nella realizzazione dell'Orto gli interventi sulla vegetazione preesistente sono stati minimi. Il più rilevante fra questi consiste in una coltura sperimentale di piante d'alto fusto, per lo più conifere, messe a dimora con l'istituzione dell'Orto stesso.
La zona più bassa ospita numerose piante acidofile, che sulle Apuane compaiono frequentemente nei boschi di castagno, come il cisto ( Cistus salvifolius ), l'erica arborea (Erica Arborea ), ed altre.
All'interno dell'Orto è stato allestito un laghetto con lo scopo di ospitare alcune specie.

All'interno (1966) è stato costruito un rifugio laboratorio destinato ad accogliere gli studiosi; di fronte ad esso un impluvio è destinato a costituire un piccolo stagno per ospitare piante acquatiche.
Le visite si svolgono sotto la guida di giovani laureati e laureandi in Scienze Naturali e Biologiche delle tre Università toscane; l'escursione naturalistica si snoda lungo un sentiero di valore didattico e paesaggistico.


link utili

http://www.horti.unimore.it/cd/Apuane/Apuanehome.html
dal web ( ho perso il lionk )
La strada che conduce a quota 1000 non è molto agevole, ma i tanti rimaneggiamenti di questi ultimi anni è accessibile come accessibile può essere una qualsiasi strada di montagna.Ma chi ha la forza e la volontà di mettersi in auto e di percorrere questi 20 chilometri potrà essere ripagato in inverno trovandovi molto probabilmente la neve, in estate godendo il fresco verde del Pian della Fioba.Ma sopratutto può godere del panorama delle Apuane.Per chi non avesse in simpatia queste salite in quota su quattro ruote, e che fosse comunque munito di buon fiato e di buone gambe, resta la possibilità di salire al Pian della Fioba attraverso uno dei tanti itinerari che in questi ultimi anni, grazie all'intervento di vari enti, sono stati recuperati al godimento della gente.Lungo questi vecchi itinerari non sarà difficile, fra l'altro, incontrare pregevoli opere dell'uomo, come le "maestà" semplici edicole votive con l'immagine della madonna, in bassorilievi di marmo.Qualunque via seguiate a quota 900 vi troverete alla Tecchia, una zona in cui il verde intenso è di casa.Un ultimo sforzo ed eccovi a Pian della Fioba, al rifugio Cai e all'orto botanico, meta della nostra escursione.E' proprio di quest'ultimo, infatti che vogliamo parlare.Questo piccolo lembo di terra che ha preso il nome di un botanico massese Pietro Pellegrini, autore fra l'altro di alcuni pregevoli studi sulla flora delle Apuane, permette di ammirare piante caratteristiche delle nostre montagne e non solo, tutte raccolte in un'unica area.E' stato creato nel 1956 da alcuni appasionati delle Alpi Apuane che hanno immediatamente iniziato a raccogliervi la flora Apuana, arrichendola anno dopo anno di altra provieniente da altre zone, ma sempre di montagna e classificandole come si conviene al un orto botanico che meriti questo nome.Se siete interessati alla visita ricordatevi l'orario di apertura e di chiusura

mercoledì 14 aprile 2010

Signa - città della paglia e non solo ( e l'Istituto croff presso villa Castelletti )

Signa - città della paglia e non solo

( all' interno un post/memorabilia riguardo quello che una volta era  l' istituto Croff per bambini orfani  voluto dai conti  Angelina e Aldo Croff  )

La Storia di Signa, Città della Paglia
Estratto da "Signa Itinerario Storico Artistico"

Testi del Gruppo Archeologico Signese


Si può collegare la storia geologica del territorio di Signa, con quella del bacino lacustre di Firenze: una conca pianeggiante, racchiusa da un anello continuo di colline, formatosi in epoca plioquartenaria, attraversata dal fiume Arno che vi s’immetteva e ne usciva attraverso due stretti passaggi: ad est la stretta fenditura dell'Incisa e ad ovest la gola della Gonfolina. Quale sia stato il livello delle acque raggiunto dal lago ed il suo svuotamento attraverso la Gonfolina è del tutto sconosciuto. Sull'argomento tante ipotesi sono state formulate: da vicende naturali avvenute in età preistorica a quelle create dalla mano dell'uomo, con picconi e scalpelli, come dice il Villani.

Venendo alla parte veramente storica sappiamo come proprio attraverso il fiume Arno arrivarono dapprima gli Etruschi, insediatisi nella vicina Artimino, ed in seguito i Romani. Infatti reperti di queste due civiltà sono stati ritrovati durante le escavazioni di materiali per l'edilizia dai Renai di Signa.

La nascita di Signa ed il suo nome sono da collocarsi in epoca assai antica. Alcuni storici ritengono che il nome sia di origine etrusca, considerando che la località si trova al centro di insediamenti etruschi, come quelli di Artimino e di Sesto. Si ipotizzano, quindi, nomi come Aisinal, Esii, Esinius; altri si rifanno a derivazioni latine come Exinea o "Signando colonias", riferendosi a Lucio Cornelio Silla che assegnò le colonie ai suoi legionari proprio in questi luoghi.

La "Lex Julia", emanata da Giulio Cesare nel 59 a.C., assegnava ai legionari dopo le imprese belliche un appezzamento di terreno incolto da bonificare.

La "centuriazione" della piana fiorentina si stendeva da Ripoli a Signa, ed è proprio a questo che si deve il ritrovamento nella zona dei Renai dei reperti romani, quali monete di varie epoche, punte di lancia, spade, un grande frammento di bronzo di una statua e, in altri luoghi, un dischetto con incisioni etrusche, un coperchio di urna cineraria etrusca, un frammento di lapide sepolcrale con caratteri romani, a conferma della presenza delle due civiltà.
Il primo documento in cui si parla di Signa risale al 964, riguardante la donazione della Pieve di Signa al Capitolo fiorentino da parte di Rambaldo, vescovo di Firenze. Nel 978 la contessa Willa fa dono della chiesa posta nel Castello di Signa, unitamente ai suoi possedimenti, alla Badia fiorentina.

La costituzione, avanti il "mille" del piviere di Signa, uno dei più grandi del contado, attesta l'importanza di questo luogo.

Si sa per certo che Signa, "terra" del contado fiorentino, già nel 1252 aveva un'amministrazione pubblica autonoma, che eleggeva dodici consiglieri, come ci informa un documento notarile, redatto sotto "il portico della chiesa di Santa Maria in Castello".

Il ponte sull'Arno costituiva l'elemento peculiare di questa comunità, servendo da punto nodale per itinerari e viaggi che collegavano varie e importanti aree. La tradizione vuole che la prima costruzione del ponte, che risale al 1120, sia dovuta all'iniziativa di Sant'Alluccio. Questo ponte aveva determinante importanza, essendo l'unico, per molto tempo, tra Firenze e Pisa.

Il congiungimento delle due sponde fu anche una conquista economica per Signa: lo scambio delle merci con l'interno e quello legato al nascente porto fluviale, che univa la marinara Pisa con l'entroterra, dette vita a un centro commerciale di grande importanza tantoché, già nel 1149, Signa era sede di mercato, come si rileva da un contratto di "beni fondiari" stipulato in quell'anno "in mercato Signe kalendis octobris".

Nell'anno 1326, come racconta Giovanni Villani nella sua Cronica, Castruccio con tutta la sua oste "venne a Lecore nel contado fiorentino e pose il suo campo sui colli di Signa, e più a dispetto dei fiorentini fece battere moneta picciola in Signa, con l'impronta dello 'mperadore Otto, e chiamarsi castruccini." Il 28 febbraio 1327 "raccolta sua gente fece ardere Signa e tagliare il ponte sopra l'Amo, e abbandonò la terra". Insieme al castello della Repubblica fiorentina, nell'anno 1327, venne ricostruito il ponte dopo le distruzioni operate da Castruccio Castracani che, seppur con qualche modifica, ha retto il traffico fino al 12 agosto 1944, quando le mine delle truppe tedesche in ritirata non lo distrussero definitivamente.

Il ponte è stato adottato da sempre come stemma della comunità di Signa, e un ponte (come riferisce il Manni) era impresso su una campana della chiesa di Santa Maria in Castello, fusa nell'anno 1266. Un altro stemma. scolpito nel 1393, si trova sull'architrave dell'antica porta maggiore della Pieve di San Giovanni Battista, e rappresenta un ponte a sette archi con una torre merlata sopra la quale campeggia il giglio fiorentino. Un altro ancora fu dipinto da Pietro da Gambassi, nell'anno 1437, sull'antica cassa che contenne il corpo della Beata Giovanna. Ancora il Manni, nel suo libro dei sigilli antichi, riporta quello relativo al comune di Signa, anch'esso con sette archi e la torre col giglio in un campo di fiordalisi.
Al 1397 risale un importante evento, l'assedio al castello di Signa da parte delle milizie del Duca di Milano, Giangaleazzo Visconti. L'assedio durò due giorni, il 24 e il 25 di marzo, e Signa seppe resistervi vittoriosamente. Questo evento bellico è stato descritto in maniera particolareggiata alla Rubrica XLVII dello Statuto di Signa riguardante il periodo dal 1399 al 1528. Il documento è conservato nell'Archivio di Stato di Firenze, trascritto e pubblicato dal Gruppo Archeologico Signese
nel XIV secolo l'attività del porto fluviale era notevolmente intensa, come è attestato da numerosa corrispondenza e lettere di vettura "dal porto a Signa" e destinate ai "fondachi" del mercante pratese Francesco di Marco Datini. Attività, quella del porto, che è continuata fino alla costruzione della ferrovia Firenze - Livorno "Leopolda"
Dal punto di vista commerciale Signa ha visto due importanti iniziative che, più di altre, hanno lasciato una profonda impronta sul tessuto economico e sociale del territorio.

Negli anni che seguirono il 1714, il bolognese Domenico Michelacci, con successo, sperimentò, nelle piagge della "Bianca", un nuovo modo di coltivare e lavorare la paglia da intreccio. Nacquero allora i famosi cappelli detti "di paglia di Firenze", apprezzati in tutto il mondo per la finezza della lavorazione.

L'altra attività che caratterizzò la vita del paese risale al periodo compreso tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX. Fu allora che la "Manifattura di Signa", sorta per iniziativa della famiglia Bondi, cominciò a riprodurre in terracotta le opere dei grandi maestri: statue, busti, medaglie, bassorilievi, eccetera che, grazie ad uno speciale tipo di patinatura, mai più riprodotta, potevano reggere il confronto con gli illustri originali.
FONTE (dove troverete il resto della storia e molto di piu )

_http://www.comune.signa.fi.it/categorie/La-citta/la-storia-e-l-arte/copy_of_index_html
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varie ed eventuali
Garibaldi a Signa. Fra mito e storia di Ceccuti Cosimo - Fossi Giampier

Dettagli del Libro:
Autori: Ceccuti Cosimo Fossi Giampiero
Editore: Masso delle Fate
Genere: storia d'europa
Argomento: garibaldi, giuseppe
Collana: Signa nel ventesimo secolo
Pagine: 64
ISBN: 8860391113
ISBN-13: 9788860391117

Descrizione:

Castelletti, 24 maggio 1867. "La nazione Italiana ha quasi ottenuto la sua unificazione, ma perché essa possa sedersi a fianco delle colte nazioni d'Europa manca molto. Io ormai conosco questa mia terra, ed i mille capaci di grandi cose, voi li troverete sempre in ogni provincia ma i milioni che costituiscono la maggioranza della Nazione, per colpa dei Governi passati e presenti, hanno bisogno d'esser rigenerati, migliorati nel fisico e nel morale. Ospite oggi dell'istituto Castelletti, vicino a Signa ed a poche miglia da Firenze, io sono testimonio oculare di quanto può patriottismo di un uomo per farei il bene del suo simile. In quest'istituto agrario filantropico, fondato dal benemerito Cavalcanti, deputato al Parlamento, diretto da lui, diretto con ingenti spese sue proprie, ho veduto il modesto figlio del contadino, nutrito, educato, accanto a quello del milionario, trattati colla stessa amorevolezza, istruiti anche alle virili discipline che portano l'uomo vicino al perfezionamento a cui lo destinò la Provvidenza, col lavoro, e l'istruzione". (G. Garibaldi) _______________________________________________________________________________________
memorabilia ------------  memorabilia ------------   memorabilia ------------   memorabilia ------------ 

istituto Croff per bambini orfani  - Signa ( Firenze )  voluto dai conti  Angelina e Aldo Croff 
post a cura di A.P. 

perche s'è parlato di Signa? ........... per questo :

http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Castellettiletti

ma non per quello che è oggi ma quello che era negli anni sessanta/settanta quando era un orfanotrofio, stranamente non c'e' traccia di questo periodo nel sito odierno della villa che da luogo di beneficienza s'e' trasformato in un impresa commerciale, ma i molti ospiti della villa in quell' epoca non possono scordare
ANGELINA E ALDO CROFF e tutte le persone che vivevano, lavoravano etc in quel piccolo mondo a sè che era Castelletti in quel periodo.

e cosi' come dimenticare la sig, Brazzini , maestra d'asilo piu comunemente chiamata Anna, o la sig. Luciani maestra elementare e direttrice, la sig Loris maestra elementare, la Tosca e l' Elisa le cuoche, la sig. Rosanna , Carolina, BRunero il giardiniere factotum e tutte le altre persone che li' lavoravano ? , come dimenticare i compagni di classe o anche tutti gli altri con cui giornalmente avevi a che fare , eppoi le partite a pallone, i giochi del tempo e quelli inventati, le vacanze a Lavagna o ai monti al confine tra la Toscana e L' Emilia, come dimenticare gli anni dell' infanzia li' trascorsi almeno in parte ?, come dimenticarli se, malgrado la tragedia a monte, ogni bimbo li' ospitato in quel periodo, almeno credo, non puo' che averne un ricordo sereno, bello, soave, quasi incredibile , forse mitologico?

..... non si puo' e quindi un grazie veramente di cuore a tutte le persone di Castelletti ante 80 per quello che avete fatto , per l' aiuto che avete dato a tutti quei bambini la cui sorte aveva duramente segnato la vita, sicuramente Castelletti oggi sara' un bel posto , sicuramente avra' nuova vita , nuove persone che l' animeranno e anche bene, ma per quei bambini oggi uomini fatti Castelletti rimarra' quello di un tempo, un mondo a se', irripetibile.

nel web non si trovano tracce di questa loro opera, si trovano riferimenti vari di loro donazioni ad istututi , fondazioni o altro ( il piu' citato è questo http://www.croff.it/ ) e non a questa fase che se non maggiore è perlomeno paritaria alle altre come valore e dignità

con la loro dipartita un ciclo si è chiuso per sempre , si sa' il tempo cancella tutto , fatti, parole, intenzioni e opere, a meno che non siano eccezionali, pian piano si dimenticano o vengono surclassati da altro ma non puo' cancellare i ricordi, i sentimenti intimi di quelli che restano e hanno vissuto quei periodi.

http://www.bollettinodarte.beniculturali.it/opencms/multimedia/BollettinoArteIt/documents/1259836472699_comunicato_carracci_de_chirico_novembre__09.pdf

p.s.

a distanza di tempo uno dei siti di villa Castelletti è stato aggiornato. ho notato con piacere che è stata aggiunta qualche riga riguardante i coniugi CRoff di questo sono contento e se magari ( chissà? ) nel mio piccolo ho contribuito a che ciò avvenisse ne sono fiero , ancora una volta m' inchino dinnanzi a 2 persone che, senza clamore han fatto molto di Piu di tanti che straparlano ai 4 venti promettendo chissà ché senza poi , magari, attuare ,se non in minima parte o per niente, quanto professato

http://www.bastardworkshop.com/castelletti/la-location/

ancora un Grazie di cuore

per chi è interessato a scambiare qualche ricordo o semplicemente leggere o vedere foto o altro del tempo ....
http://www.facebook.com/group.php?gid=113659241999940

http://www.facebook.com/profile.php?id=100001689041179
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villa Castelletti negli anni 70 quando era un istituto per orfani voluto dai conti Angelina e Aldo Croff chiamati dai loro " bambini " mamma Angelina e papa Aldo



villa Castelletti oggi




il ritratto di Aldo Croff nella Quadreria dell'Ospedale Maggiore di Milano eseguito dal pittore  Mario Donizetti


http://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/3n050-00191/

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aggiornamenti vari

La Fondazione Guelpa ospita i nipoti di Croff

IVREA.  Sala Cupola affollata per la presentazione del volume “La Collezione Croff”. Importante, dopo il saluto del sindaco Grijuela, presidente della Fondazione Guelpa che ha commissionato l’opera, l’intervento del vicepresidente Ettore Morezzi che ha sottolineato come tutte le iniziative realizzate in questi anni dalla Fondazione siano state finanziate attingendo ai soli interessi del patrimonio finanziario Guelpa. «Al termine del mandato del sindaco Grijuela - ha spiegato Morezzi - siamo lieti di consegnare intatto a chi ci succederà il capitale trasmesso in eredità al Comune dalla signora Lucia Guelpa, nel maggio 2003».
 La presentazione è stata impreziosita dalla presenza di Aldo e Wally Martinengo, nipoti di Abdone Croff, l’industriale che negli anni Quaranta compose la Collezione oggi gestita dalla Fondazione eporediese. «E’ come se Lucia Guelpa, col suo lascito, avesse confermato quell’attenzione alla beneficenza che è tradizione della nostra famiglia, muovendosi nella direzione che avrebbe certamente imboccato anche lo zio Abdone se non fosse scomparso con moglie e figlio nell’incidente automobilistico occorsogli nel 1946» ha commentato Aldo Martinengo, figlio della sorella di Abdone.
 Quindi ha ricordato anche i meriti dell’altro zio, il conte Aldo Croff (fratello minore di Abdone), cui si devono l’Istituto Croff di Signa per bambini orfani e bisognosi e la creazione del Padiglione “Angelina e Aldo Croff” presso il Policlinico di Milano (UO di Nefrologia), ancora oggi in piena attività e ulteriormente ampliato negli anni Ottanta, grazie a un ultimo, generoso lascito.
fr.fa.

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domenica 23 agosto 2009

SERAVEZZA : PALAZZO MEDICEO

Palazzo Mediceo di Seravezza - Museo del Lavoro e delle Tradizioni Popolari della Versilia Storica
Il Palazzo Mediceo di Seravezza è un luogo che richiama molti temi legati alla tecnica. Voluto da Cosimo I de' Medici, fu costruito fra il 1560 e il 1564 da Bartolomeo Ammannati o, come si è sostenuto di recente per la somiglianza di alcuni elementi architettonici con la Villa di Artimino, dal giovane Bernardo Buontalenti. Il palazzo fu edificato in una zona particolarmente importante per l'estrazione dei minerali e per l'escavazione dei marmi dal Monte Altissimo. Il sovrano aveva così la possibilità di seguire da vicino l'attività estrattiva, che egli stesso aveva rilanciato. Ospitò più volte i granduchi, che amavano passarvi il periodo estivo. Pietro Leopoldo di Lorena destinò una parte dei locali per i magazzini e gli uffici amministrativi di una ferriera, ancora visibile al lato del palazzo, costruita intorno al 1786 lungo il torrente Ruosina. Nel 1835, chiusa la ferriera, la villa ritornò ad essere luogo di soggiorno della famiglia granducale. Dopo l'Unità d'Italia passò allo Stato che nel 1864 la donò al comune di Seravezza. Oggi, dopo esser stato utilizzato prima come penitenziario e poi come sede del Municipio, il palazzo ospita vari enti culturali, fra i quali, al secondo piano, il Museo del Lavoro e delle Tradizioni Popolari della Versilia Storica.

Il Museo, aperto al pubblico dal 1996, fu istituito dall'Amministrazione Comunale di Seravezza nel 1980 per ripercorrere ed illustrare le attività produttive della zona e la loro evoluzione storica. L'industria del marmo, risorsa particolarmente importante grazie alle cave del Monte Altissimo, è documentata attraverso una serie di utensili, macchine e modelli di macchine che illustrano le tecniche di escavazione, di trasporto e di lavorazione praticate nella zona. Grazie all'esposizione di alcuni strumenti utilizzati nelle ferriere e nelle officine artigiane sono, inoltre, illustrate le altre due attività importanti della Versilia medicea, l'estrazione mineraria, di origine molto antica, e la lavorazione del ferro. Sono presenti, infine, oggetti legati alle attività domestiche, come la tessitura, e vari attrezzi agricoli sia della montagna sia della pianura. La raccolta è accompagnata da un ricco apparato fotografico e da schede che illustrano la funzione dei vari oggetti esposti. Gli attrezzi da lavoro sono databili dalla fine del Settecento alla metà del Novecento.


http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_mediceo_di_Seravezza