giovedì 30 luglio 2026

è tempo di ridere ? - Luglio 2026

 soluzione fai da te

Una coppia di livornesi:

- Cara, come hai fatto a mandare via le mosche dalla cucina?

- DE, HO CAATO IN SALOTTO!

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domande essenziali

Ma due pulcini gemelli sono ovozigoti?

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- chi non rutta e scurreggia è un omo morto?

- Come cavolo hanno fatto i Maya a prevedere la nostra fine, se non sono

riusciti a prevedere la loro?

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considerazioni

oh!, Quando ti nasce un figlio .. e non sai mai chi ti metti in casa.

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confidenze

- o sono talmente sfortunato che, se anche andassi a Lourdes, troverei

chiuso!

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pretese

Il giudice alla signora: "Mi dica, perché vuole divorziare da

suo marito?". "Eh, signor giudice, mi tratta come un cane!". "La

maltratta, la percuote?". "No, pretende che io sia fedele".

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donatori di …...


1. All' USL ci sono due file di persone, una dietro lo sportello per

la donazione del sangue, e una dietro quello della Banca del Seme. La

coda del primo sportello e' formata da persone di diverso sesso razza

e religione, l'altra e' composta completamente da persone adulte,

tutte dello stesso sesso, fatta eccezione per una donna. La sua

presenza all'interno di quella coda crea non poca curiosita' nelle

persone che vogliono donare il proprio seme. Comincia a crearsi un

certo brusio, c'e' chi dice che puo' aver sbagliato coda, che puo'

essere un travestito, che puo' essere li' per accompagnare il

marito. Alla fine si fa avanti un temerario che le dice : "Signora,

non vorrei sembrarle scortese, ma si e' accorta che sta seguendo la

fila per la donazione del seme?". La donna si volta e con faccia

saccente, per non dire quasi presuntuosa, annuendo con la testa, e

cercando di nascondere con le mani la bocca rigonfia: "Mmmmm".

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ascolta " Lamento " il nuovo brano di A.P. e I.A.




 Testo Originale di Angelo Pellegrini

e quando è caldo perché è caldo,

e quando è freddo perché è freddo,

e quando piove perché piove,

e quando non piove perché non piove,

e quando tira vento perché tira vento

[ritornello]

lamento,

è tutto un lamento,

lamento ,

è tutto un lamento,

c'è un lamento per ogni occasione

c'è un lamento sempre pronto,


lamento per il tempo,

lamento per il governo,

lamenti per il lavoro,

lamento per la disoccupazione,

lamento per la pensione,

lamento per le tasse , 

lamento per le bollette,


[ritornello]

lamento,

è tutto un lamento,

lamento ,

è tutto un lamento,

c'è un lamento per ogni occasione

c'è un lamento sempre pronto,


lamento per le file,

per la squadra di calcio,

per lo sport in generale,

per la politica estera,

per la politica interna, per il ticket


[ pre ritornello]

sulle medicine, per i ritardi dell'usl,

per i costi di tutto,

per lo stipendio,

lamento per .....,,

per tutto , per ogni cosa c'è il suo bel lamento

. mi lamento ,

ti lamenti,

ci lamentiamo

sempre o quasiiiiiii!!!!


[ritornello]

lamento,

è tutto un lamento,

lamento ,

è tutto un lamento,

lamento,

è tutto un lamento,

lamento ,

è tutto un lamento,

c'è un lamento per ogni occasione

c'è un lamento sempre pronto,


e quando c'è da muoversi per far cambiare le cose non lo facciamo lamentandoci che tanto non servirebbe a niente ,

lamentandoci che tanto alla fine non è possibile cambiare quel che è quello che ci fa lamentare,

[ritornello]

lamento,

è tutto un lamento,

lamento ,

è tutto un lamento,

c'è un lamento per ogni occasione

c'è un lamento sempre pronto,

un lamento ci sarà sempreeeeeeeeeeee!

book fotografico - Luglio 2026 variant version

 rubrica a cura di I.O.


le immagini che troverete qui sono prese dal web scelte a caso tra le molte messe a disposizione di tutti da fonti tra le più disparate
alcune sono accompagnate da piccoli commenti altre no; potete guardarle e via o guardarle meglio e trarne conclusioni e pensieri vari in ogni caso noi non siamo responsabili di niente quindi non ci scocciate! .....
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prossimamente in edicola (Settembre 2026 )








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LAPRESA DI CULO ----------
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Fallo te!


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 ad ogni azione corrisponde una reazione uguale o superiore al azione di partenza

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fine delle illusioni



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credici



domenica 26 luglio 2026

una poesia ogni quanto mi pare - Giovanni Pascoli - la mia sera

 



Il giorno fu pieno di lampi;

ma ora verranno le stelle,

le tacite stelle. Nei campi

c’è un breve gre gre di ranelle.

Le tremule foglie dei pioppi

trascorre una gioia leggiera.

Nel giorno, che lampi! che scoppi!

Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle

nel cielo sì tenero e vivo.

Là, presso le allegre ranelle,

singhiozza monotono un rivo.

Di tutto quel cupo tumulto,

di tutta quell’aspra bufera,

non resta che un dolce singulto

nell’umida sera.

È, quella infinita tempesta,

finita in un rivo canoro.

Dei fulmini fragili restano

cirri di porpora e d’oro.

O stanco dolore, riposa!

La nube nel giorno più nera

fu quella che vedo più rosa

nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!

che gridi nell’aria serena!

La fame del povero giorno

prolunga la garrula cena.

La parte, sì piccola, i nidi

nel giorno non l’ebbero intera.

Nè io... e che voli, che gridi,

mia limpida sera!

Don... Don... E mi dicono, Dormi!

mi cantano, Dormi! sussurrano,

Dormi! bisbigliano, Dormi!

là, voci di tenebra azzurra...

Mi sembrano canti di culla,

che fanno ch’io torni com’era...

sentivo mia madre... poi nulla...

sul far della sera.

 — Giovanni Pascoli




un po' di Paolo( VILLAGGIO!!) youtube magazine Luglio 2026

 Paolo Villaggio 












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piante velenose - L' ACONITO

L'Aconitum napellus (L., 1753), comunemente noto come aconito napello, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, originaria dell'Europa centrale e occidentale, anche se le varie sottospecie presentano areali differenti.

 È una delle piante più tossiche della flora italiana diffusa nelle zone montagnose delle Alpi.

Etimologia

Il nome del genere ("Aconitum") deriva dal greco akòniton (= pianta velenosa). 

La pianta infatti risulta conosciuta per la sua alta tossicità fin dai tempi dell'antichità omerica. 

Con questo nome probabilmente veniva indicata una pianta velenosa endemica il cui habitat frequente era tra le rocce ripide di alcune zone della Grecia. 

Due sono le radici linguistiche che vengono attribuite al nome: (1) akòne (= pietra) in riferimento al suo habitat; (2) koné (= uccidere), facendo ovviamente riferimento alla sua tossicità. 

Questo nome veniva anche usato come simbolo negativo (maleficio o di vendetta) nella mitologia dei popoli mediterranei.

Il nome del genere sembra derivare anche dall'uso che se ne faceva in guerra: dardi e giavellotti con punte avvelenate.

Plinio ci dice invece che il nome deriva da "Aconae", una località legata alla discesa di Ercole agli inferi (probabilmente vicino a Eraclea).

Nel Libro VII delle Metamorfosi, Ovidio racconta della nascita di questa pianta dalla saliva del mitologico cane Cerbero. Dopo essere stato trascinato all'aperto da Ercole, Cerbero, dimenandosi, lasciò cadere la sua bava che si coagulò poi in un'erba velenosa, resistente anche ai terreni rocciosi. 

Ovidio dice fosse chiamata "aconito" dai contadini, ad indicarne una tradizione agreste antecedente al periodo di stesura dell'opera stessa.

La pronuncia di questo nome dovrebbe essere (sulle orme di quella latina) /akoˈnito/, ma si trova spesso adoperata la pronuncia "alla greca" /aˈkɔnito/ (confronta, per esempio, D'Annunzio, Undulna (vv.125-128): «Azzurre son l'ombre sul mare/come sparti fiori d'acònito./Il lor tremolio fa tremare/l'Infinito al mio sguardo attonito»).

La pericolosità della pianta era ben presente agli antichi se ancora Plinio la cita come "arsenico vegetale". Si racconta anche che nell'isola di Ceo, gli anziani ormai inutili venivano soppressi con tale veleno. 

Nel Medioevo l'aconito venne chiamato con diversi nomi: 

Cappuccio di monaco o Elmo di Giove o Elmo blu, sempre in riferimento alla sommità del fiore. 

Nel Cinquecento era conosciuto per la sua presunta efficacia contro la puntura di scorpione (Herbal or General History of Plants - Londra 1597).



Il nome della specie (napellus) deriva dal latino per rapa in riferimento alla particolare forma del rizoma.

Il nome comune Strozzalupo deriva dal fatto che alcuni popoli antichi la usavano per avvelenare i lupi e le volpi.

Il binomio scientifico attualmente accettato (Aconitum napellus) è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum" del 1753.

Descrizione

Le parti della pianta con descrizioni

La seguente descrizione va riferita alla specie Aconitum napellus s.l. (per i caratteri peculiari delle sottospecie italiane vedi il paragrafo "Sistematica").

Sono piante erbacee, perenni la cui altezza può arrivare da 50 fino a 200 cm. La forma biologica è definita come geofita rizomatosa (G rhiz), ossia sono piante che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei come rizomi, un fusto sotterraneo dal quale, ogni anno, si dipartono radici e fusti aerei. La pianta nella parte alta è glandulosa.

continua qui ->https://it.wikipedia.org/wiki/Aconitum_napellus

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L' ACONITO — la pianta più velenosa d'Italia 💜☠️

Terzo capitolo sulle piante velenose che hai intorno. Dopo il tasso e l'oleandro, quella che le batte tutte: l'aconito napello (Aconitum napellus). Fiori blu-violetti a forma di elmetto, bellissimi, sui prati di montagna e in certe aiuole di giardino.

È la pianta più velenosa della flora italiana. E la sua aconitina è considerata il secondo veleno vegetale più attivo del mondo.

☠️ TUTTA LA PIANTA È VELENOSA

Foglie, fiori, fusto, radici, tuberi: tutto, e soprattutto da fresco. Ma la radice è circa dieci volte più attiva delle foglie — ed è proprio la radice il punto in cui si concentra il pericolo.

Gli alcaloidi — aconitina, mesaconitina, ipaconitina e altri — colpiscono il cuore e il sistema nervoso.

⚠️ BASTA POCHISSIMOl'

La dose letale per l'uomo è di 3-6 milligrammi di aconitina: corrispondono a circa 3-4 grammi di tubero fresco. Un boccone. Alcune fonti indicano dosi ancora più basse. Non esiste una "piccola quantità sicura".

I sintomi arrivano subito: formicolio al viso, bruciore alla bocca, vomito, diarrea, sudorazione, abbassamento della temperatura corporea, paralisi degli arti, cuore prima lento e poi irregolare. Alla dose tossica: nausea e vomito in pochi minuti, poi paralisi respiratoria e cardiaca.

🖐️ IL PERICOLO CHE QUASI NESSUNO CONOSCE: LE MANI NUDE

L'aconitina si assorbe attraverso la pelle e le piccole ferite. Giardinieri ed escursionisti che maneggiano la pianta a mani nude a lungo possono sviluppare sintomi sistemici — non una semplice irritazione: sintomi veri.

Se la togli dal giardino o la sradichi, guanti. Sempre.

🌿 IL RISCHIO VERO: SCAMBIARLA PER ALTRO

Qui sta la differenza con l'oleandro. L'oleandro ha un sapore pessimo e nessuno lo mangia per sbaglio. L'aconito invece finisce nei guai chi raccoglie: le sue radici sono state confuse con radici commestibili, e le foglie giovani, prima della fioritura, con altre erbe.

Regola d'oro della raccolta: se non hai la certezza assoluta dell'identificazione, non si raccoglie. Non "assaggi per capire". Con l'aconito l'assaggio è la dose.

🐄 UNA CURIOSITÀ CHE RIBALTA TUTTO

Il bestiame quasi non si avvelena mai: gli animali evitano l'aconito con cura. Ma sembra che le api che ne bottinano i fiori producano miele tossico.

❌ NON È UN RIMEDIO

L'aconito è troppo pericoloso per essere usato in terapia. Le vecchie indicazioni della medicina popolare non hanno mai avuto un'efficacia dimostrata. Nessun infuso, nessuna tintura, nessun impacco fai-da-te: è esattamente così che si muore.

✅ COME CONVIVERCI IN SICUREZZA

— Se ce l'hai in giardino: guanti per qualsiasi manipolazione, e lavati le mani dopo

— Insegna ai bambini a non toccare i fiori a elmetto

— In montagna: guardalo, fotografalo, non toccarlo

— Mai raccogliere radici o erbe senza identificazione certa

— Non esiste un antidoto specifico: la prevenzione è la vera difesa

📞 IN CASO DI SOSPETTA INGESTIONE O CONTATTO PROLUNGATO

Chiama subito il 112 (o 118) e fatti mettere in contatto con un Centro Antiveleni, attivi 24 ore su 24. Conserva un campione della pianta. Gli elenchi aggiornati dei CAV sono sul sito del Ministero della Salute.

Il fiore più elegante del prato alpino è anche il più letale.

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https://www.parconazionale-stelvio.it/it/il-parco-nazionale/flora-e-fauna/flora/piante-medicinali-nel-parco-nazionale/aconitum-napellus.html
















giovedì 23 luglio 2026

La macchina per fare i compiti

 



La macchina per fare i compiti

Un giorno bussò alla nostra porta uno strano tipo: un ometto buffo, vi dico, alto poco più di due fiammiferi. Aveva in spalla una borsa più grande di lui.

– Ho qui delle macchine da vendere – disse.

– Fate vedere – disse il babbo.

– Ecco, questa è una macchina per fare i compiti. Si schiaccia il bottoncino rosso per fare i problemi, il bottoncino giallo per svolgere i temi, il bottoncino verde per imparare la geografia: la macchina fa tutto da sola in un minuto.

– Compramela, babbo! – dissi io.

– Va bene, quanto volete?

– Non voglio denari – disse l'omino.

– Ma non lavorerete mica per pigliar caldo!

– No, ma in cambio della macchina voglio il cervello del vostro bambino.

– Ma siete matto! – esclamò il babbo.

– State a sentire, signore, – disse l'omino, sorridendo – se i compiti glieli fa la macchina, a che cosa gli serve il cervello?

– Comprami la macchina, babbo! – implorai – Che cosa ne faccio del cervello?

Il babbo mi guardò un poco e poi disse:

– Va bene, prendete il suo cervello.

L'omino mi prese il cervello e se lo mise in una borsetta. Com'ero leggero, senza cervello! Tanto leggero che mi misi a volare per la stanza, e se il babbo non mi avesse afferrato in tempo sarei volato giù dalla finestra.

– Bisognerà tenerlo in gabbia – disse l'ometto.

– Ma perché? – domandò il babbo.

– Non ha più cervello, ecco perché. Se lo lasciate andare in giro, volerà nei boschi come un uccellino, e in pochi giorni morirà di fame!

Il babbo mi rinchiuse in una gabbia, come un canarino. La gabbia era piccola, stretta, non mi potevo muovere. Le stecche mi stringevano tanto che... alla fine mi svegliai spaventato. Meno male che era stato solo un sogno!

Vi assicuro che mi sono subito messo a fare i compiti.

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è tempo di ridere ? - Luglio 2026