lunedì 22 giugno 2026

MELONI/TRUMP PENULTIMA PUNTATA ?











https://youtube.com/shorts/lVa3j-jtrD8?si=sptpQK0IHJi9ms9D

https://www.ilpost.it/2026/06/19/trump-meloni-pena-foto-g7/?utm_source=ilpost&utm_medium=leggi_anche&utm_campaign=leggi_anche

https://www.ilpost.it/flashes/trascrizione-telefonata-trump-meloni-foto-g7-aria-che-tira/

https://www.ilpost.it/flashes/video-meloni-trump-inventato-tutto-g7/

https://x.com/grande_flagello/status/2067904962638541012?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2067904962638541012%7Ctwgr%5E9e5e6d5a6d715f24931761c070d886839568dc91%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2Fflashes%2Ftrascrizione-telefonata-trump-meloni-foto-g7-aria-che-tira%2F

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a quanto va la tua linea dati ? -giugno 2026

 Come eseguire il test di velocità della connessione a Internet

Il test misura la velocità della connessione a Internet, che include anche la velocità di download e di caricamento.

(Importante: questa funzionalità non è disponibile in alcuni paesi e aree geografiche.)

il metodo più facile per eseguire il test di velocita upload/download della linea dati e di andare sul motore di ricerca di Google e scrivere " test velocità line fibra ti verrà messo a disposizione uno strumento ché in maniera automatica eseguirà le misurazioni richieste e ti darà anche info varie e suggerimenti, ma andiamo a vedere come fare il tuto:

testare la velocità di download e di caricamento su Internet:

Vai su Google.com.

Cerca test della velocità di Internet.

Tocca o fai clic su Esegui test della velocità.


in pochi secondi avrai il risultato chiesto


Per eseguire il test, verrà stabilita una connessione a Measurement Lab (M-Lab), con cui verrà condiviso il tuo indirizzo IP che sarà elaborato in conformità alle rispettive norme sulla privacy. M-Lab esegue il test e rende pubblici tutti i risultati per promuovere la ricerca su internet. Le informazioni pubblicate includono l'indirizzo IP e i risultati del test, ma non i dati relativi agli utenti di internet.

Google collabora con Measurement Lab (M-Lab) per eseguire questo test.

ecco fatto contento/a?

Michael Guillén azzarda a dire dove si troverebbe fisicamente nientepopodimenoche "DIO!"

 


Un ex fisico di Harvard ha attirato l’attenzione dei media sostenendo che Dio potrebbe avere una collocazione fisica all’interno dell’universo. 

L’ipotesi, avanzata dal dottor Michael Guillén, non ha alcun fondamento scientifico ed è dichiaratamente speculativa: non si tratta di scienza, né tantomeno di una teoria accettata dalla comunità scientifica. 

Guillén combina alcuni passaggi della Bibbia cristiana con un concetto noto della cosmologia moderna, l’orizzonte cosmico, per costruire la sua argomentazione.

Secondo Guillén, Dio si troverebbe a circa 439 miliardi di trilioni di chilometri (273 miliardi di trilioni di miglia) dalla Terra, una distanza talmente immensa da rendere impossibile qualsiasi interazione con la divinità. 

L’idea nasce da una particolare interpretazione dei limiti osservativi dell’universo.

Possiamo osservare solo la luce che ha avuto il tempo di raggiungere il nostro punto di osservazione. 

Questo pone un limite naturale alla porzione di universo visibile, nota come universo osservabile: tutto ciò che si trova oltre è, almeno per ora, invisibile perché la luce non ha ancora avuto il tempo di arrivare fino a noi.

Se l’universo fosse statico, cioè non si espandesse, l’unico ostacolo all’osservazione degli oggetti più distanti sarebbe proprio il tempo di viaggio della luce. 

In un universo statico, col passare del tempo, riceveremmo luce da regioni sempre più lontane e il nostro orizzonte di Hubble continuerebbe a crescere, fino a rendere osservabile l’intero cosmo.

Tuttavia, non viviamo in un universo statico, ma in uno in espansione. Questa espansione ha conseguenze cruciali sulla nostra capacità di osservare il cosmo: invece di permetterci di vedere sempre più oggetti, fa sì che una parte crescente dell’universo rimanga per sempre fuori dalla nostra portata.

Come stabilito dalla legge di Hubble, le galassie più distanti si allontanano da noi a velocità maggiori rispetto a quelle più vicine, a causa dell’espansione dello spazio stesso. 

“Ma è qui che la cosa si fa davvero interessante”, ha scritto Guillén in un articolo per Fox News.

"Teoricamente, una galassia che si trova a 273 miliardi di trilioni (273.000.000.000.000.000.000.000) di miglia dalla Terra si muoverebbe a 186.000 miglia al secondo, che è la velocità della luce. Quella distanza, lassù nello spazio, è chiamata Orizzonte Cosmico"

La luce proveniente da oltre questo orizzonte cosmico non potrà mai raggiungerci, perché lo spazio intermedio si espande più velocemente della luce stessa. 

Guillén collega questo concetto a un’interpretazione teologica, ricordando che la Bibbia descrive il paradiso come un luogo inaccessibile agli esseri umani finché sono in vita e abitato da entità immortali e immateriali.

"Le nostre migliori osservazioni astronomiche – e le teorie di Einstein sulla relatività speciale e generale – indicano che il tempo si ferma all’Orizzonte Cosmico. 

A quella distanza speciale, lassù, nello spazio profondo, profondo, profondo, non c’è passato, presente o futuro. C’è solo atemporalità" – scrive Guillén. "A differenza del tempo, tuttavia, lo spazio esiste all’Orizzonte Cosmico e oltre. Il che significa che l’universo nascosto oltre l’Orizzonte Cosmico è abitabile, sebbene solo da luce ed entità simili alla luce"

Nonostante il tono suggestivo e poetico, questa interpretazione non è condivisa dagli scienziati. Nei modelli cosmologici attuali non esiste alcuna evidenza che il tempo si “congeli” all’orizzonte cosmico; si tratta, anzi, di un’idea considerata priva di fondamento fisico.

Per chiarire il punto, basta un’analogia. Immaginiamo di trovarci sulla Terra e di osservare una regione lontanissima dell’universo. La luce proveniente da quella regione impiegherebbe miliardi di anni per raggiungerci e arriverebbe fortemente spostata verso il rosso. 

A causa dell’espansione dello spazio, gli eventi apparirebbero rallentati dal nostro punto di vista, ma ciò non significa che stiano realmente accadendo più lentamente.

Questo effetto è puramente osservativo. Se ci trovassimo noi stessi all’orizzonte cosmico della Terra e guardassimo indietro, il nostro pianeta sembrerebbe rallentato o quasi immobile.

Gli orizzonti cosmici, infatti, non sono luoghi fisici, ma dipendono dall’osservatore. Ogni punto dell’universo ha il proprio orizzonte cosmico. Anche la Terra rappresenta l’orizzonte cosmico di qualche regione lontana dell’universo, e questo non ci rende certo divinità agli occhi di eventuali osservatori alieni.

In conclusione, sebbene le affermazioni teologiche di Guillén vadano oltre l’ambito della divulgazione scientifica, il problema principale risiede nell’uso scorretto della cosmologia. 

L’orizzonte cosmico viene trattato come un luogo reale, anziché come un limite osservativo. A parte l’idea che Dio sia “molto lontano dalla Terra” — affermazione difficile da contestare — non emerge alcuna ragione scientifica per cui una divinità dovrebbe trovarsi proprio lì.

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Michael Guillén è un fisico, matematico e astronomo (laureato alla Cornell University) ed ex professore della Harvard University. È noto per aver pubblicato il libro "Believing is Seeing" (Credere è vedere), in cui racconta il suo percorso personale da scienziato scettico a sostenitore dell'armonia tra scienza e fede. 

Nel suo lavoro, Guillén non sostiene di aver "trovato Dio" come prova matematica o fisica tangibile, ma argomenta che le discipline scientifiche moderne (dalla fisica quantistica alla cosmologia) non confutano il divino. Al contrario, secondo la sua prospettiva, la complessità dell'universo e i suoi limiti intrinseci — come i confini inaccessibili dello spaziotempo — indicano la necessità di una dimensione di fede

https://es.wikipedia.org/wiki/Michael_Guill%C3%A9n

dio-ha-un-indirizzo-ex-fisico-di-harvard-sostiene-di-averlo-trovato-ma-e-irraggiungibile/1001887245/

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l'angolo ridens ***

tutto questo mi ricorda una vecchia barzelletta .....

Ci sono quattro matti al manicomio seduti su quattro sedie, uno improvvisamente si alza e dice: 

"ao', qua comando io perché io sono Giulio Cesare, comando tutto l'esercito romano", 

improvvisamente il secondo si alza e dice: 

"no, qui comando io perché sono Napoleone Bonaparte, comando tutto l'esercito francese",

 allora il terzo si alza e dice: 

"no, qui comando io perché sono Mosè e Dio mi ha dato le tavole dei 10 comandamenti", 

allora il quarto matto si alza si gira verso il terzo e gli dice: "che t'ho dato io?".

scienziatie unità di misura che li ricordano

 ⚡ Quante volte ogni giorno pronunciamo parole come volt, ampere, ohm, watt, joule o hertz senza fermarci a pensare da dove provengano?

Quando diciamo che una presa di casa è alimentata a 230 volt, che un motore assorbe 10 ampere, che un resistore vale 1 kΩ, che un elettrodomestico assorbe 1500 watt, che l’energia si misura in joule o che la rete elettrica italiana funziona a 50 hertz, stiamo utilizzando unità di misura che portano il nome di grandi scienziati.

Dietro ciascuna di queste unità non c’è soltanto un simbolo, ma una persona che, con i suoi studi e le sue scoperte, ha contribuito in modo determinante alla nascita dell’elettrotecnica e della fisica moderna. Conoscerli significa capire meglio anche il significato delle grandezze elettriche che utilizziamo ogni giorno.

⚡ Alessandro Volta – Volt (V)

https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Volta

Fisico italiano, inventò la prima pila elettrica, il primo generatore capace di fornire corrente continua in modo stabile. La sua invenzione rivoluzionò la scienza e rese possibili gli esperimenti che portarono allo sviluppo dell’elettrotecnica moderna. In suo onore l’unità di misura della tensione elettrica si chiama volt (V).


⚡ André-Marie Ampère – Ampere (A)


https://it.wikipedia.org/wiki/Andr%C3%A9-Marie_Amp%C3%A8re

Fisico e matematico francese, fu tra i fondatori dell’elettrodinamica. Dimostrò il legame tra corrente elettrica e campo magnetico studiando le forze che si esercitano tra conduttori percorsi da corrente. Per questo motivo l’unità di misura della corrente elettrica porta il suo nome: ampere (A).

⚡ Georg Simon Ohm – Ohm (Ω)


https://it.wikipedia.org/wiki/Georg_Ohm

Fisico tedesco, formulò la celebre Legge di Ohm, che descrive la relazione tra tensione, corrente e resistenza. Grazie ai suoi studi è possibile progettare qualsiasi circuito elettrico ed elettronico. L’unità di misura della resistenza elettrica è l’ohm (Ω).

⚡ James Watt – Watt (W)


https://it.wikipedia.org/wiki/James_Watt

Ingegnere scozzese, perfezionò la macchina a vapore aumentando enormemente il suo rendimento e contribuendo alla Rivoluzione Industriale. In suo onore la potenza si misura in watt (W), grandezza fondamentale per motori, lampade ed elettrodomestici.

⚡ James Prescott Joule – Joule (J)


https://it.wikipedia.org/wiki/James_Prescott_Joule

Fisico inglese, dimostrò sperimentalmente che il calore può essere prodotto dall’energia elettrica e contribuì in modo decisivo alla formulazione del principio di conservazione dell’energia. Oggi l’unità di misura dell’energia e del lavoro è il joule (J).

⚡ Heinrich Hertz – Hertz (Hz)


https://it.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Rudolf_Hertz

Fisico tedesco, dimostrò sperimentalmente l’esistenza delle onde elettromagnetiche, aprendo la strada alle moderne telecomunicazioni. L’unità di misura della frequenza è l’hertz (Hz) e indica il numero di cicli al secondo. Per questo motivo la rete elettrica italiana funziona a 50 Hz.

sabato 20 giugno 2026

E fattele 2 risate !.... Giugno 2024

 conquiste ?


Mi fermo al semaforo rosso. Una bionda bellissima si ferma accanto a me! La guardo, lei mi guarda e abbassa un po’ il finestrino... abbasso un po’ il finestrino anch’io... continua a guardarmi e abbassa ancora di più il finestrino... abbasso un po’ il finestrino e le sorrido... lei mi sorride e mi dice: **«Hai scorreggiato anche tu???

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Lezioni di vita.


Alla facoltà di Medicina, il professore si rivolge a uno degli studenti e gli chiede:

— «Quanti reni abbiamo?»

— «Quattro!», risponde lo studente.

— «Quattro?», replica il professore, con arroganza, (uno di quelli che provano piacere a umiliare gli errori degli studenti).

— «Porti un fascio di fieno, perché abbiamo un asino in aula», ordina il professore al suo assistente.

— «E per me un cappuccino!», ribatte lo studente all’assistente del professore.

Il professore si infuria ed espelle lo studente dall’aula.

Mentre usciva dall’aula, lo studente ebbe ancora l’audacia di correggere il professore furioso:

«Lei mi ha chiesto quanti reni “abbiamo”. “Abbiamo” quattro: due miei e due suoi. “Abbiamo” è una forma plurale. Le auguro buon appetito e che si goda il fieno.»

chiosa

Quando un professore dice agli alunni "non vi piacerebbe sapere quello che so"? Molti risposero magari ma uno disse "certo ma di più mi piacerebbe sapere quello che lei NON SA"

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VAMPIRI!!!!!!!

È quasi l’alba. I primi vampiri sono già rientrati nel castello con aria delusa e lo sguardo affamato di chi non trova sangue da diversi giorni.

Si sente un frullio d’ali ed un nuovo membro della diabolica confraternita entra dalla finestra, le sue labbra ed i suoi canini aguzzi rivelano tracce di residui ematici e tutti gli domandano da dove provengano:

“vedete quel cascinale giù nella valle? Ci vivevano due contadini, anziani ma abbastanza saporiti: me li sono pappati.”

Mentre tutti deglutiscono l’acquolina, si presenta un nuovo vampiro, decisamente sporco di sangue, che orgogliosamente spiega: “Vedete quel convento giù nella valle? Ci vivevano nove monache e le ho lasciate tutte esanimi: bianche come il latte, non hanno più una goccia in corpo.”

Le vanterie sono interrotte da un nuovo arrivo, completamente coperto di sangue. Golosamente interrogato dai compagni sempre più famelici spiega: “Vedete quel campanile in fondo alla valle?

Beh, io non l’ho visto!”









continua ......

venerdì 19 giugno 2026

Book fotografico - Giugno 2026

 fallo te !


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o quanti cacciaviti ci vuole ?

 🔧 Tipi di cacciaviti: piccoli strumenti, grande precisione

Ogni vite ha la sua forma, e ogni forma richiede il cacciavite giusto per lavorare in modo efficace e senza danneggiare il materiale. Conoscere le differenze aiuta a ottenere risultati più puliti e professionali.

🟊 Torx: garantisce una presa stabile e riduce lo slittamento

➖ Piatto: semplice e classico, ideale per utilizzi di base

✚ Phillips: molto diffuso, perfetto per lavori quotidiani

✳️ Pozidriv (PZ2): maggiore precisione e resistenza rispetto al Phillips

⬡ Esagonale: utilizzato per fissaggi robusti e tecnici

Scegliere il cacciavite corretto non è solo una questione di comodità, ma di precisione, sicurezza e qualità del lavoro finale ✨ 


chi ha inventato il cacciavite ?

Il cacciavite non ha un singolo inventore. L'evoluzione è divisa in due fasi principali:

Vite a taglio: i primi cacciaviti apparvero in Europa nel XV secolo per i fabbri, evolvendosi poi con l'avvento dell'industrializzazione e dei torni meccanici.

Vite a croce: il modello moderno fu brevettato negli anni '30 dallo statunitense Henry F. Phillips

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Lo sapevi che il cacciavite è stato inventato nel 15° secolo? ⚒️ I primi modelli erano usati per stringere le viti delle armature medievali. 

MELONI/TRUMP PENULTIMA PUNTATA ?