venerdì 26 giugno 2026

EMULSIONI e MIXER

 PERCHE' NELLE EMULSIONI E' UTILE UTILIZZARE IL MIXER PER 120 SECONDI ?


Questo post è la replica esatta di un post fatto da ABCAKE su facebbok ed è talmente esaustivo vhe credo che sia il post definitivo riguardo questo argomento

tutti i crediti + varie ed eventuali vanno ascritti ABCAKE ,

https://www.facebook.com/groups/960654247717910/


⚠️L’emulsione non è una semplice mescolata

Quando in pasticceria parliamo di ganache, namelaka, cremosi, ganache montate, creme stabilizzate o preparazioni a base di cioccolato, panna, latte, frutta, liquori e grassi, non stiamo parlando di una semplice miscela. Stiamo parlando di sistemi emulsionati, cioè strutture in cui elementi che naturalmente tenderebbero a separarsi vengono forzati a convivere in modo stabile.

In una ganache, per esempio, troviamo una fase grassa composta da burro di cacao, grassi del latte, eventuali paste grasse o creme spalmabili, e una fase acquosa composta da panna, latte, puree, succhi, infusi o liquori. Queste due fasi non si legano spontaneamente in modo perfetto: devono essere disperse, frammentate, distribuite e stabilizzate attraverso un lavoro meccanico corretto.

Per questo motivo, dire “mescolare bene” non basta. Una crema moderna professionale non deve solo apparire liscia: deve essere realmente emulsionata nella sua struttura interna.


⭐️Cosa fa realmente il mixer a immersione

Il mixer a immersione non serve semplicemente a eliminare grumi o rendere la crema più liscia. La sua funzione tecnica principale è generare taglio meccanico, cioè una forza di frizionamento capace di ridurre la dimensione delle gocce grasse disperse nella fase acquosa.

Durante l’emulsione, il grasso non deve restare in masse grandi e irregolari. Deve essere frammentato in particelle più piccole e distribuito in modo uniforme. Più le gocce grasse sono fini e regolari, più la crema risulta stabile, lucida, vellutata e piacevole al palato.

Il mixer crea quindi tre effetti fondamentali: riduce la dimensione delle gocce grasse, distribuisce in modo più uniforme la fase dispersa e favorisce l’interazione tra acqua, grassi, zuccheri, proteine, particelle del cacao ed eventuali stabilizzanti.


🍰Perché la spatola non basta

La spatola è utile nella prima fase, soprattutto quando si versa il liquido caldo sul cioccolato e si inizia a creare il nucleo elastico dell’emulsione. Tuttavia, la spatola lavora con un’energia meccanica limitata. Può raccogliere, accompagnare e uniformare la massa, ma non sviluppa una forza di taglio sufficiente a raffinare davvero la dispersione.

Una crema può sembrare emulsionata anche quando non lo è completamente. Può apparire liscia in superficie, ma contenere ancora una distribuzione interna irregolare. Questo può tradursi, dopo il riposo, in una texture più pesante, meno brillante, più untuosa, meno stabile in montata o più soggetta a separazione.

Il mixer a immersione serve proprio a superare questa fase apparente: non lavora solo sull’aspetto visivo della crema, ma sulla sua microstruttura.


⭐️Perché almeno 120 secondi

Nelle emulsioni dense di pasticceria moderna consiglio l’uso del mixer a immersione per almeno 120 secondi. Questo tempo non va considerato un numero casuale, ma un protocollo operativo utile per permettere alla massa di attraversare diverse fasi: dispersione iniziale, riduzione progressiva delle gocce grasse, omogeneizzazione e stabilizzazione della struttura.

Nei primi secondi la crema cambia aspetto rapidamente: diventa più liscia, più lucida e apparentemente uniforme. Questo però non significa che l’emulsione sia già al massimo della sua qualità. Dopo 30 o 40 secondi spesso abbiamo solo una pre-emulsione visivamente accettabile. Dopo 60 secondi la struttura è migliore, ma non sempre completamente stabilizzata. Tra 90 e 120 secondi, nella maggior parte delle creme moderne ben bilanciate, la massa raggiunge una qualità superiore: appare più elastica, più lucida, più vellutata e più stabile.

Il punto fondamentale è questo: l’occhio vede la superficie, ma non misura la qualità interna dell’emulsione. Una crema può sembrare pronta prima dei 120 secondi, ma non aver ancora ricevuto abbastanza energia meccanica per ottenere una dispersione fine e uniforme.


⚠️Cosa succede durante il frizionamento meccanico

Quando la lama del mixer lavora nella crema, genera movimento, taglio, turbolenza locale e ricircolo. La massa viene trascinata verso la testa del mixer, attraversa la zona di rotazione e viene redistribuita. Questo ciclo continuo permette alle gocce grasse di frammentarsi e agli elementi stabilizzanti di distribuirsi meglio.

Ogni volta che una goccia grassa viene divisa in gocce più piccole, aumenta la superficie totale da stabilizzare. A quel punto entrano in gioco proteine del latte, fosfolipidi, particelle del cacao, zuccheri, fibre, gelatina, pectina o altri stabilizzanti. Questi elementi non reagiscono come in una reazione chimica classica, ma interagiscono fisicamente e colloidalmente: si distribuiscono, si orientano e contribuiscono a rendere più stabile la struttura.

In parole semplici, il mixer crea le condizioni perché gli ingredienti possano lavorare meglio. Non basta avere gli ingredienti corretti: bisogna metterli nella condizione fisica di organizzarsi correttamente.


⚠️Il rischio dell’aria incorporata

Usare il mixer a immersione per 120 secondi non significa frullare in modo aggressivo e disordinato. Il mixer deve rimanere sempre ben immerso nella massa, evitando di sollevare la campana in superficie. Inserito in caraffa con inclinazione a 45 gradi

L’obiettivo è creare taglio meccanico, non incorporare aria. L’aria può generare bolle, ossidazione, texture irregolare, minore brillantezza e instabilità. Per questo è importante usare un contenitore stretto e alto, mantenere la testa del mixer immersa e lavorare con movimento controllato.

Il tempo da solo non basta: servono tempo, temperatura corretta e tecnica di utilizzo.


⭐️Temperatura e viscosità

Il mixer lavora in modo efficace solo se la massa si trova nella giusta finestra tecnica. Se il cioccolato è troppo freddo, può cristallizzare troppo presto e rendere difficile l’emulsione. Se il liquido è troppo caldo, può rendere la crema eccessivamente fluida o stressare alcuni ingredienti. Se la massa è troppo densa, il mixer fatica a creare un ricircolo omogeneo; se è troppo liquida, aumenta il rischio di incorporare aria.

Per questo, nelle ganache e nelle namelaka, il metodo corretto prevede spesso di versare il liquido caldo sul cioccolato fuso in più tempi, iniziare l’emulsione con spatola e completare con mixer a immersione per almeno 120 secondi.


❤️Perché non basta dire “finché è liscia”

Dire “mixare finché è liscia” è poco preciso, perché la lucentezza visiva non garantisce sempre una corretta stabilità interna. Una crema può sembrare liscia ma avere ancora gocce grasse non perfettamente disperse. Può sembrare pronta ma separarsi dopo il riposo, soprattutto se contiene frutta, alcol, cioccolato bianco, paste oleose, creme spalmabili o alte percentuali di panna.

Il tempo minimo di 120 secondi serve a trasformare un’indicazione soggettiva in un protocollo più ripetibile. In laboratorio, la ripetibilità è fondamentale. Se ogni volta si lavora “a occhio”, il risultato cambia. Se invece si applica un tempo minimo controllato, con la stessa tecnica e la stessa temperatura, la qualità della crema diventa più costante.


🎁Quando i 120 secondi sono particolarmente utili

Il mixer per almeno 120 secondi è particolarmente consigliato nelle ganache montate, nelle namelaka, nei cremosi al cioccolato, nelle creme con puree di frutta, nelle creme con liquori, nelle masse con paste oleose, nelle preparazioni con cioccolato bianco o al latte, nelle creme destinate al congelamento e nelle basi che dovranno essere montate dopo il riposo.

In tutte queste preparazioni la stabilità non dipende solo dalla ricetta, ma anche dalla qualità dell’emulsione iniziale. Una ricetta corretta può fallire se viene emulsionata male. Al contrario, una tecnica di emulsione precisa può migliorare moltissimo la resa finale di una crema.


⚠️Quando non bisogna esagerare

Il tempo di 120 secondi è un riferimento tecnico molto utile, ma non deve essere interpretato come un invito a frullare senza controllo. In masse molto piccole, molto fluide o molto delicate può essere necessario adattare il tempo. In masse molto dense o molto grandi, invece, possono servire più passaggi controllati.

Mixare troppo a lungo, soprattutto con tecnica scorretta, può provocare surriscaldamento, incorporazione d’aria e perdita di finezza. Il corretto utilizzo del mixer richiede sempre osservazione: temperatura, lucentezza, fluidità, consistenza e comportamento della massa sotto la lama.


Citazioni, bibliografia e approfondimenti

Håkansson, A. (2019) – Emulsion Formation by Homogenization: Current Understanding and Future Perspectives, Annual Review of Food Science and Technology.

Approfondisce il ruolo dell’omogeneizzazione nella formazione di emulsioni alimentari più fini, stabili e controllate.

L’Estimé, M., Schindler, M., Shahidzadeh, N., Bonn, D. (2023/2024) – Droplet Size Distribution in Emulsions, Langmuir.

Analizza come il taglio meccanico e la distribuzione delle gocce influenzino stabilità e reologia delle emulsioni.

Gazolu-Rusanova, D., Lesov, I., Tcholakova, S., Denkov, N., Ahtchi, B. (2019/2020) – Food grade nanoemulsions preparation by rotor-stator homogenization, Food Hydrocolloids.

Evidenzia il ruolo dei sistemi rotor-stator nella creazione di emulsioni alimentari più fini e stabili.

Lapčíková, B. et al. (2024) – Chocolate Ganaches: Formulation, Processing and Current Trends, Foods.

Descrive la ganache come emulsione complessa, influenzata da grassi, acqua, proteine, cacao, zuccheri e metodo di lavorazione.

Scholz, P. et al. (2015) – Nanoemulsions produced by rotor-stator high speed stirring.

Approfondisce l’effetto della miscelazione ad alta velocità sulla riduzione delle gocce e sulla stabilità delle emulsioni.

Nota tecnica: il tempo di 120 secondi con mixer a immersione viene indicato come protocollo operativo professionale per creme dense di pasticceria moderna, non come valore universale assoluto. Serve a garantire una migliore dispersione, una texture più fine e una maggiore stabilità dell’emulsione.

link post originale su Facebook post emulsioni e mixer/

*******************************************************************************************

nel caso abcake trovasse improprio, vietato etc, e desiderasse la cancellazione del post in parte o per intero basta che lo comunichi anche solo scrivendolo nel apposito spazio del post stesso  il post vertrà cancellato 

******************************************************************************************

nel gruppo facebbook troverete numerosi altri post particolarmente interessanti, spesso sono postate ricette complete , pdf completi o parziali.

inoltre ABCAKE fa masterclass, eventi , corsi specializzati a chi è interessato 







il gruppo è stato creato ed è  di proprietà di Manuela Pulcinogoloso Contino di cui sotto vedete una foto


proprietaria anche di un blog sempre inerente l'arte della PASTICCERIA

https://pulcinogoloso.blogspot.com/

di un sito web dove troverete tra le altre cose i vari corsi che offrono ( a pagamento s'intende )

https://www.abcake.it/

ma chi è Manuela Contino?,   sotto una breve biografia

appassionata di pasticceria sin dalla tenera età, dopo gli studi in neuropsicologia, apre questo blog nel novembre 2012. Da allora, 

il Pulcinogoloso ha fatto della sua passione la sua professione: dopo lo studio presso un’accademia di pasticceria, lo svolgimento di un lungo stage presso la pasticceria “Diana” a Pordenone e dopo aver frequentato numerosi corsi di specializzazione, svolge con passione l’attivita di show cooker e food blogger. 

A Manuela piacciono le sfide e gli abbinamenti curiosi e ingredienti difficili, proponendo le sue creazioni in moltissime strutture del triveneto, oltre che nel blog e nell’omonima pagina Facebook. A detta di chi li prova i suoi dolci sono più buoni che belli, dedicando attenzione maniacale alla tecnica ma anche alla decorazione. 

Chiamata LA SIGNORA DELLE MERINGHE ha fatto di questi dolcetti il suo cavallo di battaglia, ma innovative ed eleganti sono anche le sue Chiffon cake e le famose cheesecake attraverso cui traspare la delicatezza, l’eleganza e la poesia che Manuela vive e vuole comunicare in ogni creazione.

https://www.instagram.com/pulcinogoloso/

https://www.abcake.it/p/chi-siamo-6801.html


probabilmente sul web troverete molto altro di questa vulcanica donna che ha verso la pasticceria una profonda passione e una maestria non indifferente 

divertitevi a cercarli e se siete appassionati di pasticceria seguitela,

 scoprirete nuove possibilità ,  modi e mondi inerenti la pasticceria che probabilmente non sapevate neanche esistessero,  avrete nuove conoscenze e probabilmente resterà in contatto fisso tra i vostri preferiti

martedì 23 giugno 2026

Pink Floyd 1971 Brescia - il concerto - eccezionale testimonianza audio e video

 



Il leggendario concerto dei Pink Floyd a Brescia del 1971 è giunto fino a noi in un documento sonoro dalla nitidezza straordinaria, da molti considerato la migliore testimonianza audio catturata dal vivo durante l'intero decennio degli anni Settanta. La cattura magnetica di quella serata si deve al magistrale lavoro di Renzo Storti, il cui nastro è rimasto inedito per decenni. Questo tesoro acustico è stato infine svelato al pubblico a Padova il 6 novembre del 2021, presentato ufficialmente in occasione dell'evento "Echi di Meddle da Brescia a Pompei" organizzato dai Pink Brothers. La versione definitiva che possiamo ascoltare oggi è il frutto di un meticoloso restauro sonoro a cura di JFE, il quale ha realizzato un accurato lavoro di missaggio incrociando tutte le fonti d'archivio note e integrando i passaggi mancanti, mantenendo comunque l'impareggiabile registrazione di Storti come fulcro portante dell'intera opera.


https://mat2020.blogspot.com/2017/06/pink-floyd-in-italia-nel-giugno-del.html

tracce

00:00:00 Introduction

00:02:21 Atom Heart Mother

00:19:05 Careful With That Axe, Eugene

00:33:31 Fat Old Sun

00:48:07 Embryo

00:59:23 The Return Of The Son Of Nothing

01:23:43 Set The Controls For The Heart Of The Sun

01:37:15 Cymbaline

01:48:51 A Saucerful Of Secrets

02:09:15 Blues


solo audio

video ( spezzoni con audio non  sincronizzato )

lunedì 22 giugno 2026

MELONI/TRUMP PENULTIMA PUNTATA ?











https://youtube.com/shorts/lVa3j-jtrD8?si=sptpQK0IHJi9ms9D

https://www.ilpost.it/2026/06/19/trump-meloni-pena-foto-g7/?utm_source=ilpost&utm_medium=leggi_anche&utm_campaign=leggi_anche

https://www.ilpost.it/flashes/trascrizione-telefonata-trump-meloni-foto-g7-aria-che-tira/

https://www.ilpost.it/flashes/video-meloni-trump-inventato-tutto-g7/

https://x.com/grande_flagello/status/2067904962638541012?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2067904962638541012%7Ctwgr%5E9e5e6d5a6d715f24931761c070d886839568dc91%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2Fflashes%2Ftrascrizione-telefonata-trump-meloni-foto-g7-aria-che-tira%2F

**********************************************************************************************






a quanto va la tua linea dati ? -giugno 2026

 Come eseguire il test di velocità della connessione a Internet

Il test misura la velocità della connessione a Internet, che include anche la velocità di download e di caricamento.

(Importante: questa funzionalità non è disponibile in alcuni paesi e aree geografiche.)

il metodo più facile per eseguire il test di velocita upload/download della linea dati e di andare sul motore di ricerca di Google e scrivere " test velocità line fibra ti verrà messo a disposizione uno strumento ché in maniera automatica eseguirà le misurazioni richieste e ti darà anche info varie e suggerimenti, ma andiamo a vedere come fare il tuto:

testare la velocità di download e di caricamento su Internet:

Vai su Google.com.

Cerca test della velocità di Internet.

Tocca o fai clic su Esegui test della velocità.


in pochi secondi avrai il risultato chiesto


Per eseguire il test, verrà stabilita una connessione a Measurement Lab (M-Lab), con cui verrà condiviso il tuo indirizzo IP che sarà elaborato in conformità alle rispettive norme sulla privacy. M-Lab esegue il test e rende pubblici tutti i risultati per promuovere la ricerca su internet. Le informazioni pubblicate includono l'indirizzo IP e i risultati del test, ma non i dati relativi agli utenti di internet.

Google collabora con Measurement Lab (M-Lab) per eseguire questo test.

ecco fatto contento/a?

Michael Guillén azzarda a dire dove si troverebbe fisicamente nientepopodimenoche "DIO!"

 


Un ex fisico di Harvard ha attirato l’attenzione dei media sostenendo che Dio potrebbe avere una collocazione fisica all’interno dell’universo. 

L’ipotesi, avanzata dal dottor Michael Guillén, non ha alcun fondamento scientifico ed è dichiaratamente speculativa: non si tratta di scienza, né tantomeno di una teoria accettata dalla comunità scientifica. 

Guillén combina alcuni passaggi della Bibbia cristiana con un concetto noto della cosmologia moderna, l’orizzonte cosmico, per costruire la sua argomentazione.

Secondo Guillén, Dio si troverebbe a circa 439 miliardi di trilioni di chilometri (273 miliardi di trilioni di miglia) dalla Terra, una distanza talmente immensa da rendere impossibile qualsiasi interazione con la divinità. 

L’idea nasce da una particolare interpretazione dei limiti osservativi dell’universo.

Possiamo osservare solo la luce che ha avuto il tempo di raggiungere il nostro punto di osservazione. 

Questo pone un limite naturale alla porzione di universo visibile, nota come universo osservabile: tutto ciò che si trova oltre è, almeno per ora, invisibile perché la luce non ha ancora avuto il tempo di arrivare fino a noi.

Se l’universo fosse statico, cioè non si espandesse, l’unico ostacolo all’osservazione degli oggetti più distanti sarebbe proprio il tempo di viaggio della luce. 

In un universo statico, col passare del tempo, riceveremmo luce da regioni sempre più lontane e il nostro orizzonte di Hubble continuerebbe a crescere, fino a rendere osservabile l’intero cosmo.

Tuttavia, non viviamo in un universo statico, ma in uno in espansione. Questa espansione ha conseguenze cruciali sulla nostra capacità di osservare il cosmo: invece di permetterci di vedere sempre più oggetti, fa sì che una parte crescente dell’universo rimanga per sempre fuori dalla nostra portata.

Come stabilito dalla legge di Hubble, le galassie più distanti si allontanano da noi a velocità maggiori rispetto a quelle più vicine, a causa dell’espansione dello spazio stesso. 

“Ma è qui che la cosa si fa davvero interessante”, ha scritto Guillén in un articolo per Fox News.

"Teoricamente, una galassia che si trova a 273 miliardi di trilioni (273.000.000.000.000.000.000.000) di miglia dalla Terra si muoverebbe a 186.000 miglia al secondo, che è la velocità della luce. Quella distanza, lassù nello spazio, è chiamata Orizzonte Cosmico"

La luce proveniente da oltre questo orizzonte cosmico non potrà mai raggiungerci, perché lo spazio intermedio si espande più velocemente della luce stessa. 

Guillén collega questo concetto a un’interpretazione teologica, ricordando che la Bibbia descrive il paradiso come un luogo inaccessibile agli esseri umani finché sono in vita e abitato da entità immortali e immateriali.

"Le nostre migliori osservazioni astronomiche – e le teorie di Einstein sulla relatività speciale e generale – indicano che il tempo si ferma all’Orizzonte Cosmico. 

A quella distanza speciale, lassù, nello spazio profondo, profondo, profondo, non c’è passato, presente o futuro. C’è solo atemporalità" – scrive Guillén. "A differenza del tempo, tuttavia, lo spazio esiste all’Orizzonte Cosmico e oltre. Il che significa che l’universo nascosto oltre l’Orizzonte Cosmico è abitabile, sebbene solo da luce ed entità simili alla luce"

Nonostante il tono suggestivo e poetico, questa interpretazione non è condivisa dagli scienziati. Nei modelli cosmologici attuali non esiste alcuna evidenza che il tempo si “congeli” all’orizzonte cosmico; si tratta, anzi, di un’idea considerata priva di fondamento fisico.

Per chiarire il punto, basta un’analogia. Immaginiamo di trovarci sulla Terra e di osservare una regione lontanissima dell’universo. La luce proveniente da quella regione impiegherebbe miliardi di anni per raggiungerci e arriverebbe fortemente spostata verso il rosso. 

A causa dell’espansione dello spazio, gli eventi apparirebbero rallentati dal nostro punto di vista, ma ciò non significa che stiano realmente accadendo più lentamente.

Questo effetto è puramente osservativo. Se ci trovassimo noi stessi all’orizzonte cosmico della Terra e guardassimo indietro, il nostro pianeta sembrerebbe rallentato o quasi immobile.

Gli orizzonti cosmici, infatti, non sono luoghi fisici, ma dipendono dall’osservatore. Ogni punto dell’universo ha il proprio orizzonte cosmico. Anche la Terra rappresenta l’orizzonte cosmico di qualche regione lontana dell’universo, e questo non ci rende certo divinità agli occhi di eventuali osservatori alieni.

In conclusione, sebbene le affermazioni teologiche di Guillén vadano oltre l’ambito della divulgazione scientifica, il problema principale risiede nell’uso scorretto della cosmologia. 

L’orizzonte cosmico viene trattato come un luogo reale, anziché come un limite osservativo. A parte l’idea che Dio sia “molto lontano dalla Terra” — affermazione difficile da contestare — non emerge alcuna ragione scientifica per cui una divinità dovrebbe trovarsi proprio lì.

***************************************************************************************

Michael Guillén è un fisico, matematico e astronomo (laureato alla Cornell University) ed ex professore della Harvard University. È noto per aver pubblicato il libro "Believing is Seeing" (Credere è vedere), in cui racconta il suo percorso personale da scienziato scettico a sostenitore dell'armonia tra scienza e fede. 

Nel suo lavoro, Guillén non sostiene di aver "trovato Dio" come prova matematica o fisica tangibile, ma argomenta che le discipline scientifiche moderne (dalla fisica quantistica alla cosmologia) non confutano il divino. Al contrario, secondo la sua prospettiva, la complessità dell'universo e i suoi limiti intrinseci — come i confini inaccessibili dello spaziotempo — indicano la necessità di una dimensione di fede

https://es.wikipedia.org/wiki/Michael_Guill%C3%A9n

dio-ha-un-indirizzo-ex-fisico-di-harvard-sostiene-di-averlo-trovato-ma-e-irraggiungibile/1001887245/

**********************************************************************************************

l'angolo ridens ***

tutto questo mi ricorda una vecchia barzelletta .....

Ci sono quattro matti al manicomio seduti su quattro sedie, uno improvvisamente si alza e dice: 

"ao', qua comando io perché io sono Giulio Cesare, comando tutto l'esercito romano", 

improvvisamente il secondo si alza e dice: 

"no, qui comando io perché sono Napoleone Bonaparte, comando tutto l'esercito francese",

 allora il terzo si alza e dice: 

"no, qui comando io perché sono Mosè e Dio mi ha dato le tavole dei 10 comandamenti", 

allora il quarto matto si alza si gira verso il terzo e gli dice: "che t'ho dato io?".

scienziatie unità di misura che li ricordano

 ⚡ Quante volte ogni giorno pronunciamo parole come volt, ampere, ohm, watt, joule o hertz senza fermarci a pensare da dove provengano?

Quando diciamo che una presa di casa è alimentata a 230 volt, che un motore assorbe 10 ampere, che un resistore vale 1 kΩ, che un elettrodomestico assorbe 1500 watt, che l’energia si misura in joule o che la rete elettrica italiana funziona a 50 hertz, stiamo utilizzando unità di misura che portano il nome di grandi scienziati.

Dietro ciascuna di queste unità non c’è soltanto un simbolo, ma una persona che, con i suoi studi e le sue scoperte, ha contribuito in modo determinante alla nascita dell’elettrotecnica e della fisica moderna. Conoscerli significa capire meglio anche il significato delle grandezze elettriche che utilizziamo ogni giorno.

⚡ Alessandro Volta – Volt (V)

https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Volta

Fisico italiano, inventò la prima pila elettrica, il primo generatore capace di fornire corrente continua in modo stabile. La sua invenzione rivoluzionò la scienza e rese possibili gli esperimenti che portarono allo sviluppo dell’elettrotecnica moderna. In suo onore l’unità di misura della tensione elettrica si chiama volt (V).


⚡ André-Marie Ampère – Ampere (A)


https://it.wikipedia.org/wiki/Andr%C3%A9-Marie_Amp%C3%A8re

Fisico e matematico francese, fu tra i fondatori dell’elettrodinamica. Dimostrò il legame tra corrente elettrica e campo magnetico studiando le forze che si esercitano tra conduttori percorsi da corrente. Per questo motivo l’unità di misura della corrente elettrica porta il suo nome: ampere (A).

⚡ Georg Simon Ohm – Ohm (Ω)


https://it.wikipedia.org/wiki/Georg_Ohm

Fisico tedesco, formulò la celebre Legge di Ohm, che descrive la relazione tra tensione, corrente e resistenza. Grazie ai suoi studi è possibile progettare qualsiasi circuito elettrico ed elettronico. L’unità di misura della resistenza elettrica è l’ohm (Ω).

⚡ James Watt – Watt (W)


https://it.wikipedia.org/wiki/James_Watt

Ingegnere scozzese, perfezionò la macchina a vapore aumentando enormemente il suo rendimento e contribuendo alla Rivoluzione Industriale. In suo onore la potenza si misura in watt (W), grandezza fondamentale per motori, lampade ed elettrodomestici.

⚡ James Prescott Joule – Joule (J)


https://it.wikipedia.org/wiki/James_Prescott_Joule

Fisico inglese, dimostrò sperimentalmente che il calore può essere prodotto dall’energia elettrica e contribuì in modo decisivo alla formulazione del principio di conservazione dell’energia. Oggi l’unità di misura dell’energia e del lavoro è il joule (J).

⚡ Heinrich Hertz – Hertz (Hz)


https://it.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Rudolf_Hertz

Fisico tedesco, dimostrò sperimentalmente l’esistenza delle onde elettromagnetiche, aprendo la strada alle moderne telecomunicazioni. L’unità di misura della frequenza è l’hertz (Hz) e indica il numero di cicli al secondo. Per questo motivo la rete elettrica italiana funziona a 50 Hz.

sabato 20 giugno 2026

E fattele 2 risate !.... Giugno 2024

 conquiste ?


Mi fermo al semaforo rosso. Una bionda bellissima si ferma accanto a me! La guardo, lei mi guarda e abbassa un po’ il finestrino... abbasso un po’ il finestrino anch’io... continua a guardarmi e abbassa ancora di più il finestrino... abbasso un po’ il finestrino e le sorrido... lei mi sorride e mi dice: **«Hai scorreggiato anche tu???

**************************************

Lezioni di vita.


Alla facoltà di Medicina, il professore si rivolge a uno degli studenti e gli chiede:

— «Quanti reni abbiamo?»

— «Quattro!», risponde lo studente.

— «Quattro?», replica il professore, con arroganza, (uno di quelli che provano piacere a umiliare gli errori degli studenti).

— «Porti un fascio di fieno, perché abbiamo un asino in aula», ordina il professore al suo assistente.

— «E per me un cappuccino!», ribatte lo studente all’assistente del professore.

Il professore si infuria ed espelle lo studente dall’aula.

Mentre usciva dall’aula, lo studente ebbe ancora l’audacia di correggere il professore furioso:

«Lei mi ha chiesto quanti reni “abbiamo”. “Abbiamo” quattro: due miei e due suoi. “Abbiamo” è una forma plurale. Le auguro buon appetito e che si goda il fieno.»

chiosa

Quando un professore dice agli alunni "non vi piacerebbe sapere quello che so"? Molti risposero magari ma uno disse "certo ma di più mi piacerebbe sapere quello che lei NON SA"

**************************************

VAMPIRI!!!!!!!

È quasi l’alba. I primi vampiri sono già rientrati nel castello con aria delusa e lo sguardo affamato di chi non trova sangue da diversi giorni.

Si sente un frullio d’ali ed un nuovo membro della diabolica confraternita entra dalla finestra, le sue labbra ed i suoi canini aguzzi rivelano tracce di residui ematici e tutti gli domandano da dove provengano:

“vedete quel cascinale giù nella valle? Ci vivevano due contadini, anziani ma abbastanza saporiti: me li sono pappati.”

Mentre tutti deglutiscono l’acquolina, si presenta un nuovo vampiro, decisamente sporco di sangue, che orgogliosamente spiega: “Vedete quel convento giù nella valle? Ci vivevano nove monache e le ho lasciate tutte esanimi: bianche come il latte, non hanno più una goccia in corpo.”

Le vanterie sono interrotte da un nuovo arrivo, completamente coperto di sangue. Golosamente interrogato dai compagni sempre più famelici spiega: “Vedete quel campanile in fondo alla valle?

Beh, io non l’ho visto!”









continua ......

EMULSIONI e MIXER