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giovedì 2 febbraio 2023

Clizia il mito

 


L’origine del mito di Clizia si rinviene nelle “Metamorfosi” di Ovidio, in cui viene raccontata la storia della ninfa greca Clizia, perdutamente innamorata e ricambiata dal dio del Sole, Apollo.

Tuttavia il dio si innamoró della mortale Leucotoe e, assunte le sembianze della madre della ragazza, si introdusse nella sua stanza e la sedusse.

Clizia, offesa e gelosa, si vendicó rivelando al padre di lei, il Re Orcamo, l’accaduto e questi, in preda all’ira, fece seppellire viva la figlia.

Apollo disperato tentò di far resuscitare Leucotie, ma il Destino si oppose. Il dio allora cosparse la sua tomba di un nettare profumato, da cui nacque la pianta dell l’incenso.

Apollo, perduta l’amata Leucòtoe, ripudió Clizia, la quale inizió a deperire, rifiutando di nutrirsi e bevendo solamente la brina e le sue lacrime.

La ninfa trascorse il resto dei suoi giorni seduta a terra, immobile, ad osservare il dio che conduceva il carro del Sole in cielo, seguendolo con lo sguardo.

Tutto ció duró fino a quando Apollo, impietosito, la trasformò in un fiore, in grado di cambiare inclinazione durante il giorno secondo lo spostamento del sole: il girasole appunto.

Del resto il nome Clizia deriva dal greco e significa proprio “colei che si inclina”, ovvero “colei che si inclina, si muta e ha la dedizione verso qualcosa”.

Da Ovidio il mito di Clizia, simbolo dell’amore fedele e infelice, passa a Eugenio Montale, che con lo pseudonimo di Clizia chiamò una delle donne protagoniste della sua produzione poetica e della sua vita, Irma Brandeis.

https://it.wikipedia.org/wiki/Clizia_(ninfa)




mercoledì 16 novembre 2022

miti - Pigmalione

Il termine Pigmalione indica una persona che scopre e valorizza le doti naturali e il talento di qualcuno e, facendogli da maestro, contribuisce al suo successo.

Un tempo però Pigmalione era il nome di un re di Cipro che era anche un abile scultore. Secondo un racconto mitologico, egli, sempre intento alla sua arte, non si era mai innamorato di nessuna donna.

Afrodite, allora, la dea dell’amore, meditò una vendetta: fece in modo che Pigmalione s’innamorasse pazzamente di una statua, che rappresentava una donna bellissima, di cui lui stesso era l’autore.

Da quel giorno lo sventurato passava il tempo a contemplare la sua opera e a sussurarle parole d’amore, fino a che, sempre più ardente di passione, supplicò Afrodite di concedergli una moglie simile a quella statua.

La dea commossa dalle preghiere di lui, le infuse il fuoco della vita e Pigmalione sposò la splendida donna che un tempo era stata opera sua.

Dalla loro unione nacque Pafo. Questa successe sul trono paterno e dette i natali a Cinira, che fondò nell’isola di Cipro, la città di Pafo (dal nome della madre), sede del famoso tempio eretto in onore di Afrodite.

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il mito versione estesa


Pigmalione, re di Cipro, era famoso per la sua abilità di scultore. Egli era così devoto a quest'arte a tal punto, da rinunciare al matrimonio, anche perché secondo lui, nessuna donna poteva eguagliare in bellezza le forme femminili che egli stesso era capace di modellare. C'era in particolare una statua d'avorio alla quale egli aveva lavorato così a lungo e così appassionatamente da eleggerla ad ideale amoroso.

Pigmalione era disposto a dare tutto ciò che possedeva per vedere la statua animarsi, la ritoccava ogni giorno per renderla sempre più perfetta, e la notte gli giaceva accanto, con la speranza di vederla mutare in carne ed ossa. Galatea era il nome che egli aveva dato alla statua, l'ornava di preziosi tessuti e di gioielli, ma nonostante questo l'immagine rimaneva immagine.

Arrivò intanto il periodo nel quale si celebravano riti in onore di Afrodite, dea protettrice dell'isola. Pigmalione allora si recò al tempio della dea, portandole ricche offerte ed innalzando una preghiera appassionata. Nella preghiera domandava alla dea dell'amore di concedergli per sposa colei che egli stesso aveva forgiato con le sue stesse mani. La dea sentendosi invocata, fece innalzare le fiamme dell'altare fino al cielo per tre volte, facendo cosi capire il suo assenso alla richiesta.

Pigmalione, allora, si precipitò a casa, speranzoso di abbracciare la sua Galatea, quando arrivò vide mutare la sua superficie d'avorio, il suo petto sollevarsi, i suoi occhi chiudersi. Egli quindi afferrò la sua mano e sentendola diventare calda e soffice riuscì a sentire il polso palpitare.

Pigmalione e Galatea si sposarono ed ella diede alla luce Pafo e, secondo alcuni anche Metarme. Pafo, successore di Pigmalione, fu il padre di Cinira, che fondò a Cipro la città di Pafo e vi costruì il famoso tempio di Afrodite.

Secondo alcuni studiosi il nome che Pigmalione diede alla sua statua non fu Galatea ma Eburnea, che significa fatta d'avorio.

https://it.wikipedia.org/wiki/Pigmalione 

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Effetto Pigmalione

Pygmalion and Galatea Autore: Pecheux, Laurent

L'effetto Pigmalione, noto anche come effetto Rosenthal, deriva dagli studi classici sulla "profezia che si autorealizza" il cui assunto di base può essere così sintetizzato: se gli insegnanti credono che un bambino sia meno dotato, lo tratteranno, anche inconsciamente, in modo diverso dagli altri; il bambino interiorizzerà il giudizio e si comporterà di conseguenza; si instaura così un circolo vizioso per cui il bambino tenderà a divenire nel tempo proprio come l'insegnante lo aveva immaginato.

Va specificato che questo comportamento può essere attribuito al fatto che il bambino, in maniera inconscia, creda che il giudizio negativo del proprio insegnante svaluterà i suoi eventuali risultati; quindi appartenendo ad un contesto sociale dove viene valutato in base al suo rendimento, il fatto che ad un uguale risultato per lui corrisponda una valutazione differente, lo può portare a giudicare il suo lavoro dispersivo. Inoltre il fatto che l'insegnante stesso dia più credito ad un alunno in particolare facilita il lavoro di quello specifico alunno, in quanto giustifica verso le altre persone (sia compagni che genitori) il suo impegno allo studio. Una discriminazione da parte dell'insegnante, quindi, potrebbe potenzialmente diffondersi a tutte le persone che ne sono a conoscenza.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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LINK UTILI *** FONTI ****LINK UTILI *** FONTI ****LINK UTILI *** FONTI ****

https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Pigmalione

http://www.salernopsicologia.it/wp1/944/

https://www.skuola.net/psicologia/mito-pigmalione-effetto-pigmalione.html

https://portalebambini.it/storie-miti-pigmalione/

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MATERIALE VIDEO *** MATERIALE VIDEO *** MATERIALE VIDEO ***













mercoledì 27 luglio 2022

mitologia - Deucalione e Pirra

 Deucalione e Pirra

Il mondo ha conosciuto cinque Età diverse: quella dell'Oro, in cui gli uomini erano felici, non conoscevano dolore, fatica e malattie, avevano accesso al cibo senza sforzo alcuno e morivano nel dolce sonno. Quella dell'Argento, in cui gli uomini cominciarono a smettere di sacrificare agli dei e diventavano sempre più corrotti e blasfemi; poi subentrò l'Età del Bronzo, dove gli uomini erano corrotti e violenti e si facevano continuamente la guerra l'un con l'altro. Dopo questa era, sarebbe arrivata l'Età degli Eroi, epoca in cui gli dei si univano ai mortali e ne nascevano uomini potentissimi come Eracle o Achille. Infine, sarebbe giunta l'Età del Ferro, quella in cui viviamo tutt'ora e in cui possiamo solo aspirare alle antiche gesta dell'età degli eroi.

Durante l'Età del Bronzo, gli uomini erano accecati dalla superbia: non veneravano più gli dei e pensavano solo a farsi guerre sanguinose. Zeus decise così di intervenire per porre fine alla loro insulsa esistenza:  mandò una grande pioggia che avrebbe colpito il mondo per nove giorni e nove notti, accompagnata da maremoti aggressivi che avrebbero distrutto tutto.

Tra quegli uomini corrotti vi erano tuttavia due sposi, i quali continuavano a venerare gli dei e ad essere giusti: Deucalione e Pirra.

Il primo era il figlio di Prometeo, il Titano che aveva restituito il fuoco agli uomini, mentre la seconda era la figlia di Epimeteo e della prima donna, Pandora.

Zeus mandò Ermes, il quale comunicò loro le intenzioni del Padre degli dei di distruggere l'intera umanità con un imponente diluvio; tuttavia, il Messaggero degli dei riferì ai due che Zeus li aveva presi a cuore, poiché erano gli unici rimasti giusti e devoti tra gli uomini corrotti. Per questo, sarebbero stati risparmiati dalla catastrofe.

Deucalione e Pirra, sotto indicazione degli dei, costruirono quindi una grande imbarcazione di legno sopra la quale salvarsi.

Il diluvio investì tutto il mondo conosciuto per nove giorni e nove notti, distruggendo tutti gli uomini e le loro opere.

Al termine del nono giorno, la catastrofe cessò, così Deucalione e Pirra approdarono in Tessaglia, dove ancora si trovavano le rovine del tempio della titanide Temi, dea dell'ordine e della giustizia. Non sapendo come agire, i due sposi entrarono nel tempio e invocarono la dea chiedendo il suo aiuto. Temi apparve, dando loro questo responso: "Raccogliete le ossa dell'Antica Madre e lanciatele alle vostre spalle".

Per diversi giorni, i due rimasero a rimuginare sul significato di quelle parole, finché Deucalione non capì: l'Antica Madre non era altro che la Terra, Gea, quindi le sue ossa non erano altro che le pietre del suolo. I due le raccolsero e le lanciarono alle loro spalle: da quelle di Deucalione nacquero gli uomini, da quelle di Pirra le donne. Il mondo sarebbe stato di nuovo ripopolato e dalla loro discendenza sarebbero nati grandi Eroi.

~ Baldassarre Peruzzi, "Deucalione e Pirra", 1517-1518 ~

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https://it.wikipedia.org/wiki/Deucalione_e_Pirra




Il mito di Deucalione e Pirra v2

Deucalione, il figlio di Prometeo, aveva sposato Pirra, figlia di suo zio Epimèteo.La loro residenza coniugale si trovava a Ftia, localizzata nei pressi del Monte Parnaso. I due coniugi cercarono di regnare al meglio a Ftia, con l’obiettivo di garantire il benessere dei loro sudditi. Avendo però gli uomini primitivi ottenuto una grande conquista, ovvero l’utilizzo del fuoco per l’illuminazione, iniziarono a comportarsi come se fossero al pari degli dei, dimenticando con fare altero i loro obblighi di natura religiosa.


In seguito alla scoperta del fuoco gli uomini iniziarono a scontrarsi tra di loro, mostrando tutta la loro superbia e arroganza; iniziarono ad affrontarsi a viso aperto scontrandosi in vere e proprie battaglie, che portarono alla rovina di tantissime città.
L’intervento di Zeus
A questo punto il dio Zeus decise di intervenire sommergendo il genere umano nel Diluvio Universale per punirlo a causa della sua arroganza e presunzione. Con questa iniziativa tutto il genere umano non sopravvisse all’ira del dio; soltanto Deucalione e Pirra sopravvissero perché erano l’uomo e la donna regnanti sulla terra più savi e fedeli degni di rimanere in vita. Zeus li fece salire su una barca sotto il Diluvio Universale: dopo nove giorni trascorsi sull’imbarcazione, i due coniugi riuscirono ad approdare sulla vetta del Monte Parnaso, dove si stabilirono diventando gli unici esseri viventi del genere umano rimasti sulla terra. Deucalione e Pirra trovarono davanti a loro rovine, uno scenario di totale desolazione e camminando incessantemente trovarono poi davanti a loro un tempio che avevano riconosciuto per via dell’oracolo della dea della giustizia Temi che decisero dunque di consultare.

chi sono i principali dei dell'Olimpo

Il responso dell’oracolo fu il seguente: “Uscite dal tempio e gettate dietro le vostre spalle le ossa della Gran Madre". Inizialmente i due non capirono il significato del responso in questione, poi ragionando per un bel po’ Deucalione capì che le ossa della Gran Madre altro non erano che le pietre della terra. Pertanto sia lui che Pirra decisero di gettarle per terra. Ciò che avvenne fu sorprendente: le pietre gettate da Deucalione divennero uomini, quelle gettate da Pirra delle donne. Quest’atto portò dunque al ripopolamento della terra.


Si racconta che un giorno Zeus ne ebbe abbastanza della malvagità e dell’empietà degli uomini. Così decise di sterminarli con il diluvio.
Prometeo riuscì a ottenere che il figlio Deucalione e la nuora Pirra, umani di miglior fattura di quelli destinati a scomparire per il loro carattere perverso ed empio, fossero risparmiati.
Su consiglio di Prometeo, Deucalione costruì una nave, che rimase nove giorni e nove notti in balia dei flutti.
Alla fine l’arca li depose sulle montagne della Tessaglia (Grecia del Nord, poco lontano dall’Olimpo).
Quando uscirono dall’arca, erano soli sulla terra, gli unici scampati al disastro. Tramite Ermes, il suo messaggero, Zeus espresse la volontà di adempiere ai loro desideri più cari. Deucalione dichiarò di desiderare dei compagni per rompere la solitudine. Zeus disse allora a entrambi di gettare oltre le proprie spalle «le ossa della madre».

Deucalione comprese che si trattava della Terra-Madre, le cui ossa sono pietre. Velandosi il viso in segno di rispetto, Deucalione e Pirra raccolsero le ossa-pietre e le gettarono dietro le spalle senza voltarsi..
«Così in breve tempo, per volontà degli dei, le pietre lanciate dalla mano dell’uomo presero forma d’uomo, e dalle pietre lanciate dalla donna nacque di nuovo la donna. E da allora siamo una razza resistente, a prova di fatica, e mostriamo in modo probante da quale origine proveniamo» (Le metamorfosi, Ovidio). (*)

in seguito, in un altro modo, il più banale, Deucalione e Pirra ebbero altri figli, notoriamente Doro ed Eolo, e dei nipoti, Acheo e Iono. Sotto questi nomi si lasciano intravedere le grandi divisioni del popolo greco.

Per richiamarli alla memoria:

Gli Eolici: i più «antichi» abitanti della Grecia.
Gli Ionici: popolo indo-europeo, i «primi Greci» (II millennio). Colonizzarono la costa (lidica) dell’Asia Minore (Ionia), anche detta la Grecia d’Asia.
La Ionia è d’altronde la patria di Omero e dei filosofi presocratici. Atene divenne la metropoli del mondo ionico, del suo classicismo e della sua lingua (attica).
Gli Achei: popolo indo-europeo, la cui epoca di gloria fu la civiltà micenaica (1600-1200). Durante la guerra di Troia tutti i Greci che parteciparono alla guerra contro i Troiani sono chiamati da Omero Achei.
I Dori: ultima ondata d’immigrazione indo-europea in Grecia (verso il 1200). Distruggono Micene, respingono gli Achei. Sparta simbolizza in qualche modo lo spirito dorico.



fonte = web

giovedì 9 giugno 2022

mitologia degli alberi - . l'acacia v1

 


🌿 L’acacia è un albero che appare spesso nel paesaggio africano, e per gli antichi egizi era una delle piante maggiormente sacre. La dea Iusaaset, controparte femminile del dio solare Atum, colei che, in alcune versioni del mito, lo aiutò a generare le prime divinità, è connessa proprio all’acacia.

🌿 Queste piante s’innalzavano come verdi colonne nei pressi del suo tempio, a Iunu, e si riteneva che proprio sotto queste fronde fossero nati Shu e Tefnut, che sono tra le divinità primordiali dell’antico Egitto.

🌿 Di legno d’acacia era anche la barca sacra che trasportava la mummia di Osiride durante il rito chiamato Grano delle Mummie. Si creava un fantoccio di fango e terra che poi veniva coperto di bende, per rappresentare il dio, e al suo interno erano sistemati dei semi.

🌿 La barca funebre attraversava il fiume, e i semi germogliavano, facendo fuoriuscire dalle bende delle spighe di grano fecondo. Questo rito metteva in scena la morte e rinascita di Osiride, signore della natura verdeggiante.

🌿 In Polinesia vi è una specie di acacia chiamata Koa, che nelle isole Tonga viene considerata il pilastro cosmico, l’albero attraverso cui il dio Tangaloa discese nel mondo e trovò moglie. Suo figlio divenne il capostipite di una grande stirpe di re.

🌿 Secondo gli aborigeni australiani, l’acacia pycnantha conterrebbe la cosiddetta Molecola degli Spiriti, utilizzata dagli sciamani per compiere i loro viaggi nel mondo degli spiriti. Questa pianta è così importante in Australia da essere rappresentata persino sullo stemma ufficiale, assieme al canguro e all’emù.

Queste sono solo alcune storie legate all’acacia, un albero che vanta varie specie in tutta l’Africa e nelle isole lontane.

mercoledì 6 aprile 2022

mitologia - Tyrfing la spada maledetta


 ⚔ Tyrfing è una spada leggendaria che compare nell’Hervararkviða e nella Saga di Hervarar. 

Era così affilata da fendere persino la roccia, ma su di lei gravava una terribile maledizione: una volta estratta dal fodero, si sarebbe placata solo con il sangue.

⚔ Svafrlami, re dei Rus’ di Kiev, costrinse i nani Dvalinn e Durinn a forgiare per lui una spada senza pari, e questi obbedirono, maledicendo però la lama.

⚔ Ben presto, il re venne ucciso in battaglia, e l’arma gli fu sottratta da un avversario che a sua volta perì per mano di Angantyr, un potente berserker che venne infine seppellito con la spada in pugno sull’isola di  Samsø, che rimase infestata dal suo spirito in cerca di vendetta.

⚔ Nessuno osava avvicinarsi a quelle sponde, ma quando sua figlia Hervor, cresciuta ignara di tutto, seppe del padre e di Tyrfing, si mise in viaggio per reclamare la sua eredità. Con coraggio attraversò l’isola infestata di spiriti e affrontò suo padre, impugnando infine la tanto agognata spada.

⚔ Hervor diede poi Tyrfing a uno dei suoi figli, che la usò per uccidere il fratello. Infine, la spada passò nelle mani di suo nipote, chiamato a sua volta Angantyr, che divenne il re dei Goti e brandì la lama maledetta combattendo contro gli Unni, guidati dal suo fratellastro. 

⚔ Ancora una volta Tyrfing fu placata solo con il sangue, perché Angantyr la usò per uccidere il fratello e compiere un tale massacro di nemici da riempire di corpi i fiumi, fino a farli esondare. 

La sua storia è narrata nel libro “Saghe Vichinghe: Spade, Valchirie e grandi eroi”

https://it.wikipedia.org/wiki/Tyrfing

domenica 3 aprile 2022

La caccia al Cinghiale Calidonio

 La caccia al Cinghiale Calidonio



C'era un tempo in cui a Calidone regnavano Eneo e la sua sposa Altea, i quali ebbero numerosi figli. Tra questi, ce ne era uno che in futuro avrebbe acquistato grande fama, in quel tempo in cui l'Ellade era colma di grandi eroi. Il suo nome era Meleagro, e alcuni sostenevano che fosse addirittura il figlio di Ares, dio della guerra.

Quando il bambino ebbe compiuto sette anni, le Moire apparvero e profetizzarono il suo destino: egli sarebbe morto quando il tizzone che ardeva nel focolare si fosse completamente consumato. La madre Altea, spaventata per la sorte di Meleagro, prese quel tizzone e lo nascose in una cassa, salvaguardando l'incolumità dell'amato figlio.

Il bambino crebbe e divenne un ragazzo sano, forte e con l'animo nobile e presto si sarebbe imbattuto in una grande e rischiosa impresa: suo padre Eneo, nonché il re, compì tutti i sacrifici annuali per accaparrarsi il favore degli dei, ma commise un grave errore, ovvero quello di dimenticarsi della sola Artemide. La dea non tardò molto a mostrare la sua collera e a vendicarsi, infatti inviò un enorme e potentissimo cinghiale a devastare tutto il territorio e a uccidere qualunque sventurato che si fosse imbattuto in lui. Calidone rischiava di sprofondare nel baratro, così Eneo ricorse a una drastica decisione: mandò a chiamare tutti i più grandi eroi dell'Ellade per combattere quel pericolo, e questi risposero alla chiamata. Colui che sarebbe riuscito ad uccidere per primo la belva, ne avrebbe avuto in premio la pelle.

Tra tutti questi uomini valorosi, ve ne erano molti che in futuro sarebbero diventati noti in tutto il mondo, come lo stesso Meleagro, figlio del re Eneo, Driante, Ida, Linceo, Castore e Polluce, Teseo, Admeto, Anceo e Cefeo, Giasone, Ificle, Piritoo, Peleo, Telamone, Euritione, Anfiarao, Nestore e infine Atalanta.

Eneo diede ospitalità a tutti gli eroi, ma tra di loro cominciò ad esserci dissenso per il fatto che alla caccia avrebbe partecipato anche una donna, ovvero Atalanta. Meleagro però accettò di buon grado la presenza della bella fanciulla, con la quale avrebbe voluto avere dei figli, nonostante fosse già sposato con Cleopatra, così fece tacere coloro che si lamentavano, compresi i suoi stessi zii, i quali cominciarono a nutrire forte antipatia per la ragazza.

Finalmente giunse il giorno della caccia: gli eroi erano armati di giavellotti, spade e asce ma Anfiarao e Atalanta di arco e frecce. Avanzarono in formazione di mezzaluna verso la tana del cinghiale fino a circondarlo, così questo balzò fuori e cominciò a correre contro gli eroi, che provavano a colpirlo mancando il bersaglio. La bestia caricò con forza Ileo e Anceo, che morirono all'istante, mentre Euritione venne trafitto erroneamente dalla lancia di Peleo, il quale aveva provato a scagliarla contro la bestia, mancandola. Atalanta incoccò una freccia e la scagliò contro il Cinghiale, riuscendo a colpirlo sulla schiena, aggiudicandosi così il primo sangue e poco dopo anche Anfiarao scoccò una freccia colpendolo in mezzo alla fronte, accecandolo. Il Cinghiale cominciò a correre a vuoto caricando con furia, e Teseo sarebbe stato travolto se non fosse intervenuto Meleagro che riuscì a conficcare la propria lancia nel ventre dell'animale, abbattendolo.

Tutti quanti erano esultanti ed acclamavano Meleagro, ma quest'ultimo fece una cosa inaspettata: scuoiò la pelle del Cinghiale e la donò ad Atalanta, sostenendo che fosse lei a meritarsela per avere versato il primo sangue.

Tutti quanti si dimostrarono indignati e contrariati per questa decisione, soprattutto gli zii di Meleagro, i quali rubarono la pelle ad Atalanta sostenendo che se non avesse voluto reclamarla per se stesso, sarebbe comunque appartenuta alla famiglia. Infuriato, Meleagro li uccise, scatenando una guerra tra la città di Calidone e i figli di Testio, ovvero gli altri due fratelli di sua madre. 

La guerra fu sanguinosa e ci furono molti morti anche tra donne e bambini, ma Meleagro riuscì ad uccidere entrambi gli zii uscendone ancora una volta vincitore. La madre Altea, disperata per la morte di tutti i suoi fratelli, maledisse il figlio e prese il tizzone custodito nella cassa per poi gettarlo tra le fiamme. Meleagro cominciò a sentire un bruciore sempre più forte dentro al corpo e, come avevano previsto le Moire tanti anni prima, morì mentre il tizzone finiva di consumarsi nel fuoco.

Si dice che sua madre Altea, subito dopo, si fosse impiccata, addolorata per tutte quelle perdite; lo stesso, probabilmente, fece anche la moglie Cleopatra.

Gli altri eroi sopravvissuti, invece, avrebbero compiuto tante altre imprese, come la spedizione degli Argonauti capeggiata da Giasone, mentre Nestore sarebbe vissuto tanto a lungo da partecipare egli stesso alla Guerra di Troia, insieme ai giovani figli dei suoi compagni di caccia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cinghiale_calidonio


martedì 22 marzo 2022

simbolismo - lì occhio di Dio

 


Facciamo chiarezza su questo simbolo. 

Cerchio e triangolo simbolo di Dio Trino ed unico. 

Triangolo e occhio, o occhio con raggi a triangolo, è detto occhio della Provvidenza.

Compasso e squadra, simbolo per eccellenza massonico. 

Il triangolo è stato da sempre un simbolo di molte antiche civiltà, così come lo è stato l'occultismo.

Ha avuto sempre come simbolo basilare, la divinità, l'armonia e la proporzione.

Il triangolo rettangolo rappresenta l'acqua.Per gli egizi, è il triangolo sacro, ad esso si ispira Pitagora, Iside la base, Osiride l'altezza, Horus l'ipotenusa.

L'isoscele, con la punta verso l'alto simboleggia il maschile, il fuoco, il divino. Con la punta in basso simboleggia il femminile, l'acqua, l'umano. Questo simbolismo viene ripreso anche dalla cultura greca e ne fa una lettera dell'alfabeto, delta.

Lo scaleno rappresenta l'aria. 

Nella cultura celtica, la triquetra, simboleggia la parte femminile del divino, ciò che dona la vita. 

Nell ebraismo lo troviamo nella cosiddetta stella di Davide che simboleggia l'unione tra Dio e l'uomo.

Il cristianesimo adotterà questa simbologia ebraica. Con la punta in alto la divinità di Gesù , con la punta in basso l'umanità di Gesù.

Racchiuso in un cerchio simboleggia la Trinità, l'unicità e l'eternità di Dio. Il triangolo con la croce simboleggia la passione di Cristo che implica tutto il mistero trinitario. 

Il triangolo con l'occhio all'interno, simpoleggia Dio in forma antromomorfa, la sua essenza è conoscenza.

Questo occhio è detto della Provvidenza, usato spesso nell'araldica, e simboleggia la protezione di Dio.

Questo simbolo fu adottato dalla massoneria nel 1797 e significa che Dio tutto vede, un massone sapeva di essere osservato in tutto da Dio. Nulla a che veder con la fondazione dello stemma degli Stati Uniti, nato prima che la massoneria prendesse questo simbolo. Suggerito già nel 1776, da Pierre Eugene Simitiere, con la scritta "Egli approva le nostre decisione", su di una piramide con 13 gradoni a simboleggiare le 13 colonie dello stato.

Il simbolo della massoneria è la squadra col Compasso. La squadra simboleggia la rettitudine del massone, il Compasso rappresenta l'abilità di mantenere la propria condotta, la forza di volontà.


lì occhio di Horus , simbolo di rinascita


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Chiesa della Maddalena, Venezia. Il cerchio ha la forma di un serpente che si morde la coda, rappresenta la ciclicità del tempo, l'eternità.

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Occhio della Provvidenza

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Simbolo massonico, con la G (God) in un occhio

LA "G"  POSTA AL CENTRO POTREBBE ANCHE SIGNIFICARE GEOMETRIA OPPURE GHEMATRIA ( La gematria, anche ghimatriah, ghematriah o ghematria è una scienza teologica dell'ebraismo che studia le parole scritte in lingua ebraica e assegna loro valori numerici ... )
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Squadra e compasso, simbolo massonico.





Il Mito degli Androgini

 Il Mito degli Androgini – Platone, Simposio

In origine, la natura umana era ben diversa da quella che noi tutti conosciamo. Nei tempi antichi, infatti, non esistevano solo due generi, bensì tre: Il maschio, la femmina e l’androgino; quest’ultimo aveva caratteristiche simili ad entrambi i sessi, tuttavia ne resta solo il nome, poiché non esiste più da tempo.

La forma degli androgini era questa: erano rotondi nella schiena e nei fianchi e possedevano una sola testa su due volti rivolti nel senso opposto, quattro braccia e quattro gambe e tutto il resto analogamente. Inoltre, ogni androgino era di entrambi i sessi.

Camminavano ritti come noi, ma quando si mettevano a correre erano simili a saltimbanchi che facevano capriole levando le gambe verso l’alto.

Dunque i sessi erano tre: quello maschile discendeva dal Sole, quello femminile dalla Terra e infine l’androgino, partecipe di entrambi, dalla Luna, esattamente come la Luna è partecipe del Sole e della Terra. Di forma e di andatura erano roteanti, poiché somigliavano del tutto ai loro genitori.

Erano dotati di forza e vigore eccezionali, ma erano anche terribilmente superbi e blasfemi nei confronti degli dei.


Zeus e gli altri dei erano, pertanto, indecisi sul da farsi: nonostante lo desiderassero, non avrebbero potuto farli sparire, fulminandoli, come avevano fatto con i Giganti, perché così non avrebbero più ricevuto sacrifici da parte degli umani. Ma non potevano nemmeno continuare ad accettare la loro insolenza.

Zeus, pensando e ripensando, trovò infine la soluzione: non li avrebbe uccisi, ma li avrebbe tagliati in due. Così facendo, avrebbe dimezzato la loro forza e il loro vigore, ma al contempo ne avrebbe aumentato il numero, cosa che gli avrebbe permesso di ricevere più sacrifici. Avrebbero camminato ritti su due gambe, e qualora gli fosse passato per la testa di comportarsi con arroganza e blasfemia,  Zeus li avrebbe tagliati una seconda volta, rendendoli zoppi.

Il Padre degli dei cominciò quindi a dividerli e nel frattempo ordinò ad Apollo di torcere il loro viso e la metà del collo dalla parte del taglio: così facendo, gli umani avrebbero sempre avuto sott’occhio quella ferita, il cui ricordo li avrebbe mantenuti tranquilli. Apollo rimediò anche a tutte le altre ferite e, tirata da tutte le parti la pelle verso il punto che oggi chiamiamo ventre, la legava poi stretta formando una piccola apertura nel mezzo, che oggi chiamiamo “Ombelico”.

Non si curò di togliere da quella zona grinze e imperfezioni, in modo che il ricordo di quella punizione fosse permanente.

Così, una volta divisa in due, la natura umana era sempre vogliosa della propria metà. Si gettavano continuamente le braccia intorno avvinghiandosi, con la brama di fondersi come erano prima di venire separati, e per questo morivano di fame e di inazione, non volendo fare nulla da separati.

Ogni qual volta una delle due metà moriva e l’altra restava sola, quest’ultima andava alla ricerca di un’altra metà a cui avvolgere le braccia intorno, sia che fosse di sesso femminile che di sesso maschile; Zeus, impietosito da ciò, ricorse ad un altro stratagemma: mise i genitali di entrambi i sessi davanti, rendendo possibile la fecondazione tra di essi, attraverso il sesso maschile e quello femminile. Infatti, prima di ciò, gli umani avevano i genitali nella parte esterna e non si riproducevano tra loro, ma con la Terra, come le cicale.

Quest’opera avrebbe avuto lo scopo che, se un uomo e una donna si fossero incontrati e uniti tra loro, avrebbero generato un figlio, riproducendo la specie. Ma se si fossero incontrati un maschio con un altro maschio, avrebbero avuto sazietà da quell’accoppiamento, cosa che li avrebbe resi tranquilli e propensi a tornare alle loro occupazioni della vita, provvedendo così ai bisogni della loro esistenza.

Ed ecco come, evidentemente, da quei tempi lontani, è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, poiché siamo alla continua ricerca della nostra antica natura: due esseri in uno solo.

dal web




https://it.wikipedia.org/wiki/Mito_di_Aristofane_o_dell%27androgino 

gramellini-spiega-il-simposio/

mito-androgino/

platone-mito-androgini-anima-gemella/

filosofia-antica/platone-mito-androgino.html

venerdì 11 febbraio 2022

Miti - Pigmalione e Galatea

 Il mito di Pigmalione e Galatea.



Nelle sue Metamorfosi, Ovidio, ci racconta questo bellissimo mito.  Pigmalione, avendo visto le donne condurre una vita dissoluta, disgustato dei molteplici vizi che la natura ha dato loro, viveva da solo, senza una sposa. Un giorno, si mise a scolpire dell’avorio bianco come neve e gli diede la  forma di una donna, così bella e perfetta, che  se ne innamorò.Pigmalione non riusciva a staccarsi dalla sua creatura, dormiva accanto ad essa sperando che un giorno si animasse. Così decise di recarsi nel Tempio di Afrodite in occasione delle festività dedicate alla dea. La pregò di trasformare la sua statua in una vera donna in modo da poterla prendere in moglie. Afrodite (Venere) acconsentì. Rientrato a casa, Pigmalione vide la statua animarsi pian piano e iniziare a respirare.La dea assistette alle nozze  lei stessa  permesse. E dopo che per nove volte la falce della luna si richiuse in un disco pieno, la sposa generò Pafo,da cui l’isola omonima prende nome. Esistono moltissime rappresentazioni di questo mito in pittura e scultura.Una delle versioni è quella di Jean-Baptiste Regnault. Nel dipinto, particolare insolito, appaiono solamente Pigmalione e Galatea, mentre nei soggetti mitologi di quel periodo,vi era la presenza di Venere, i puttini o altri personaggi. Nella scena, lo scultore è immobile,e guarda completamente assorto la sua opera d’arte, tenendo una mano sollevata in un gesto di supplica. Galatea, siede su di un piedistallo ornato da bassorilievi e vasi classici e nelle sue mani, Pigmalione ha posto una colomba come simbolo di sacrificio. Nella penombra ,alle spalle della statua e la cupola dello studio,un'intensa nube di incenso fuorisce da un’urna votiva decorata che sembra quasi avvolgerla...                                      

Jean-Baptiste Regnault si afferma intorno al 1780 come uno dei principali rivali di David. Mostra grandi doti nella pittura storica,ma la sua reputazione è dovuta  principalmente  grazie al suo virtuosismo nei soggetti aggraziati e nel nudo femminile. In opposizione alla modernità radicale di David, Regnault incarna la continuazione di una tradizione mitologica che risale al Correggio e ai maestri bolognesi del Seicento.

(T.Pace)

riferimenti ...

opera pittorica - L'origine della scultura  o Pigmalione ,  Jean-Baptiste Regnault (1754–1829)

Olio su tela 120 x 140 cm Anno  1786  Castello di Versailles- Versailles -Francia

https://it.wikipedia.org/wiki/Pigmalione

lunedì 31 gennaio 2022

Il mito del carciofo + varie ed eventuali

 Il carciofo 



La storia del carciofo è legata ad una antica leggenda  dell’antica Grecia, da dove nasce poi un grazioso mito. Il carciofo, infatti, secondo la mitologia è uno dei tanti desideri amorosi avuti da Zeus... Una leggenda greca racconta che Zeus, il re degli dei, un giorno si innamorò della ninfa Cynara. Come si sa le ninfe erano considerate delle divinità minori legate alla natura, superiori agli uomini, ma inferiori agli dei. Tra loro vi era anche la bellissima Cynara. 


Ella aveva un volto luminoso dalla pelle rosata e occhi verdi dalle rarissime sfumature viola. I suoi lunghi capelli erano color cenere e proprio per questo le era stato dato il nome di Cynara (che significava, appunto, cenere). 


Pur avendo un animo buono e un cuore gentile Cynara era una fanciulla orgogliosa e volubile. Così quando Zeus cominciò a farle la corte, lei lo rifiutò. Dopo numerosi tentativi Zeus comprese però che Cynara non avrebbe mai ceduto alle sue lusinghe; allora, ritenendo inaccettabile che una ninfa rifiutasse il corteggiamento del re degli dei, in un moto d'ira decise di trasformare la fanciulla in un vegetale che in qualche modo le somigliasse. 

Esso avrebbe dovuto essere verde, spinoso e rigido all'esterno, come era stato il carattere orgoglioso e volubile di Cynara, ma dentro doveva custodire un cuore tenero e dolce, come l'animo della ragazza, e doveva avere un color viola, come i suoi occhi...

Cosi nacque così il carciofo.




 

 ALCUNE RICETTE
 

giovedì 27 gennaio 2022

il mito di Fillide e Arcamante

 



Un’antichissima leggenda greca, narra che l'albero di mandorlo nacque da una delle vicende amore più commoventi e sfortunate che ci sia stata tramandata: la storia tra Fillide e Arcamante un eroe greco. 

Mentre viaggiava verso Troia, si fermò qualche giorno in Tracia dove conobbe la principessa Fillide e, non appena i loro sguardi si incrociarono, Cupido scoccò la sua freccia e fu subito amore. Ma il destino di Acamante era segnato dalla guerra di Troia: la principessa attese l’innamorato per dieci anni e, venuta a conoscenza della caduta di Troia, non vedendo alcuna nave all’orizzonte, immaginò che l’amato fosse morto e si lasciò morire di dolore.

La dea Atena, impietosita dalla struggente storia d’amore, tramutò Fillide in un mandorlo. Quando al giovane giunse la notizia, si recò nel luogo dove sorgeva l’albero e, colmo di amore e dolore, lo abbracciò. Fillide, in cambio di quell’abbraccio, fece spuntare piccoli fiori bianchi dai nudi rami. Ancora oggi, l’abbraccio fra i due innamorati è visibile in primavera, quando i rami dei mandorli fioriscono, a testimoniare l’amore eterno dei due giovani. I fiori di mandorlo sono i primi a sbocciare in primavera, e certe volte a fine inverno, per questo simboleggiano la speranza, oltre che il ritorno in vita della Natura ma, sfiorendo nell’arco di un breve lasso di tempo, rappresentano anche la delicatezza e la fragilità.



martedì 11 gennaio 2022

L'Oracolo di Delphi

 L'Oracolo di Delphi



Quante volte si legge nei vari miti Greci: "Prima di fare ciò, l'eroe/il re/la fanciulla ecc. andò a consultare L'Oracolo di Delphi"? Esatto, perché prima di buttarsi in una qualunque impresa o avventura, un buon eroe doveva ricercare il consenso divino. Ma la cosa non riguardava solo i miti e le leggende, infatti quello di Delphi era uno degli oracoli più rinomati anche nella storia di tutta l'antica Grecia e rimase tale anche durante il periodo Romano, prima di venire oscurato dall'avvento del Cristianesimo.
In tutto il mondo Panellenico, prima di prendere qualunque decisione (come la fondazione di colonie, decisioni politiche, responsi di guerra), chiunque era solito consultate la pizia di Delphi, la quale parlava tramite il dio Apollo in persona, per avere una previsione che desse buoni auspici. Ma l'esistenza di questo Oracolo affonda le proprie radici in epoche ancora più antiche.
Questo Oracolo venne infatti eretto, nella Focide, già in epoca Micenea, ma a quei tempi non era dedicato al dio Apollo, bensì alla madre Terra, Gea e la località non si chiamava ancora Delphi, bensì "Pito" (come si può leggere in Omero).
Il mito racconta che, in quel tempo, l'Oracolo era custodito da un mostro di nome Pitone (da cui proviene il nome stesso della località), figlio di Gea (nato dal fango di quest'ultima dopo il diluvio universale) e dalla sua compagna Delfine; erano entrambi dei grossi serpenti/draghi.
Pitone si era reso colpevole di avere perseguitato Latona mentre questa era incinta di Apollo e Artemide. Ma quando Apollo finalmente nacque, decise di vendicare la madre e andò così a uccidere Pitone per poi prendere possesso del suo Oracolo, ove mise di guardia Delfine, dalla quale il luogo avrebbe preso il nome (Questo cambio di culto, molto probabilmente, rappresenta un'antica guerra combattuta per il dominio di quel luogo, in molti dicono causata dalla scesa dei Dori in Grecia).
In onore della vittoria di Apollo su Pitone, da quel momento in poi, il dio sarebbe stato conosciuto anche come Apollo Pito e avrebbe fondato i Giochi Pitici (giochi Panellenici la cui importanza era seconda solo a quella delle Olimpiadi). Anche le sacerdotesse di quel luogo vennero denominate in onore della vittoria di Apollo su Pitone, infatti, esse, si chiamavano Pizie. Queste sacerdotesse venivano scelte tra le fanciulle di Delphi e sarebbero dovute rimanere caste per tutta la vita.
Esse, parlando per bocca di Apollo stesso, erano delle profetesse, ed erano in molti a recarsi da loro per avere qualunque responso o previsione del futuro. Infatti, per questo motivo, il tempio di Delphi si arricchì notevolmente nel corso dei secoli.
Le profetesse pronunciavano le loro profezie sedute su un tripode, dopo avere mangiato delle foglie di Alloro (pianta sacra ad Apollo). Si racconta che sul terreno sotto di loro ci fossero delle spaccature dalle quali fuoriuscivano vapori e gas inebrianti che mandavano in estasi le sacerdotesse. Quello stato di alterazione, le avrebbe momentaneamente congiunte ad Apollo. Le Pizie quindi pronunciavano parole poco chiare e apparentemente senza senso, che venivano raccolte da altri sacerdoti lì presenti che le avrebbero interpretate, per poi ripronunciarle in esametri. Anche così, tuttavia, il responso era sempre divagante e poco chiaro e questa cosa venne utilizzata spesso anche per adempiere ai propri interessi politici o militari, manipolando anche le parole dell'Oracolo stesso: qualora il responso non si fosse avverato, la cosa sarebbe stata giustificata come un errore di interpretazione, cosa che avrebbe impedito a chiunque di mettere in dubbio il potere divinatorio di quel luogo.
L'Oracolo di Delphi, in minor parte, era dedicato anche al dio Dioniso, ed era anche considerato l'Ombelico del mondo: secondo il mito, Zeus aveva fatto partire un'aquila da Oriente e una da Occidente, e queste si sarebbero poi incontrate a Delphi, ovvero il centro dell'Universo. Per consolidare quel luogo come tale, venne messa anche una pietra chiamata Omphalos.
All'entrata del Tempio, era stata messa una frase che diceva: "Conosci te stesso", frase che un filosofo di nome Socrate avrebbe successivamente fatto sua nella propria filosofia.



Il ruolo dell'Oracolo di Delphi nelle Guerre Persiane
Quando nel V secolo a.C. subentrò la minaccia Persiana, i Greci consultarono più volte l'Oracolo per sapere del loro destino in quella guerra impossibile. Dapprima andarono gli Ateniesi, e il primo responso della pizia fu questo:
"Ora le tue statue sono in piedi e versano sudore. Rabbrividiscono di terrore. Il sangue nero gocciola dai tetti più alti. Hanno visto la necessità del male. Esci, esci dal mio santuario e annega i tuoi spiriti di dolore".
Sconsolati da questo infausto destino, gli Ateniesi tuttavia non demorsero e tornarono il giorno dopo. In quel caso, L'Oracolo diede un barlume di speranza:
"Quando sarà preso tutto ciò che racchiudono il monte di Cecrope
E i recessi del Citerone divino,
Zeus dall’ampio sguardo concede alla Tritogenia che rimanga inviolato
Il muro di legno soltanto, che te salverà e i tuoi figli.
Oh divina Salamina, farai perire figli di donne
o quando si semina o quando si raccoglie il frutto di Demetra".
Atene venne così evacuata dai suoi abitanti e tutti si ritirarono a Salamina. Là, il comandante Temistocle, escogitò uno stratagemma che attirò le navi Persiane in uno corridoio stretto che avrebbe annullato la loro superiorità numerica: la flotta Ateniese infatti vinse la battaglia grazie al "Muro di Legno", composto dalle loro stesse navi.
Nel frattempo, anche gli Spartani avevano consultato l'Oracolo, che disse loro:
"Ascoltate il vostro destino, o abitanti di Sparta degli ampi spazi;
O la tua famosa città deve essere saccheggiata dai figli di Perseo,
O, se così non fosse, l'intera terra Lacedemone
Piangi la morte di un re della casa di Eracle,
Perché non la forza di leoni o di tori li terrà
Forza contro forza; poiché hanno il potere di Zeus,
E non saranno controllati fino a quando uno di questi due ne verrà consumato".
Quando poi venne chiesto all'Oracolo come si sarebbero potuti sconfiggere i Persiani, la risposta fu:
"Pregate i venti. Si dimostreranno potenti alleati della Grecia".
Gli Spartani marciarono così con un contingente di trecento uomini alle Termopili, capitanati da uno dei loro due re, ovvero Leonida. Là, insieme a atri settemila Greci, resistettero per tre giorni, ma alla fine vennero spazzati via dalla superiorità dei Persiani. Ma quella battaglia trasformò gli sconfitti in grandi Eroi. Come aveva predetto l'Oracolo, Sparta pianse uno dei suoi due re.
La flotta Persiana si imbattè poi in una terribile tempesta nei pressi di Capo Artemisio. Tantissime delle loro navi vennero disintegrate dai forti venti alleati della Grecia, come ancora una volta aveva predetto l'Oracolo di Delphi.

articolo tratto dal web






sabato 27 novembre 2021

Vlad Dracula il conte

Vlad Dracula


Era il 26 novembre del 1476 quando Vlad l'Impalatore, conosciuto anche come Vlad Dracula, si risollevò dalla rovina per la terza volta di seguito, liberandosi dalla prigionia e dichiarando l'inizio del suo nuovo regno.

🔥 Per tre volte infatti aveva perso il titolo di voivoda della Valacchia, ma un personaggio tanto ardito e sanguinario non poteva restare nell'ombra troppo a lungo, e riuscì sempre a tornare al potere.

🔥 La sua storia è divenuta leggenda, e Vlad è famoso per la sua crudeltà, per il timore che instillava negli animi dei suoi nemici, nonché per la sua abitudine di impalare coloro che faceva prigionieri.

🔥 Nelle sue biografie, tuttavia, non vi sono collegamenti diretti con il vampirismo, e fu Bram Stoker che, prendendo spunto dalla fama di quest'uomo sanguinario, assai popolare nella tradizione rumena, e attingendo a elementi del folklore slavo, creò il connubio che avrà grande fortuna nella letteratura e nell'immaginario collettivo.

🔥 I vampiri, conosciuti nel folklore slavo come upyr, erano dei veri e propri morti viventi: di notte tornavano a infestare i villaggi o andavano alla ricerca di amanti o di sangue, mentre di giorno tornavano nella loro tomba. Per debellarli una volta per tutte, era necessario decapitarli o piantar loro nel cuore un paletto di biancospino.

🔥 Venivano talvolta confusi con i vulkodlak, i lupi mannari, o con i vedomci, stregoni che combattevano in determinati momenti stagionali, cercando di far trionfare le forze delle tenebre e dell'inverno.

🔥 Malgrado ci venga quasi spontaneo collegare il personaggio di Dracula ai vampiri, teniamo presente che Vlad fu un uomo temibile e sanguinario, ma che non venne ritenuto un essere sovrannaturale fino alla pubblicazione del romanzo di Bram Stoker, al contrario di numerosi personaggi del folklore slavo, che le cronache descrivono come in grado di tramutarsi in lupi, in falchi o in altri animali, o persino temere i raggi del sole al punto da restarne inceneriti.

mercoledì 24 novembre 2021

Freyja - mitologia Norrena

  LA LEGGENDA DI FREYA

Freya (o Freyja, detta anche Vanadìs) era una famosa dea germanica e scandinava che, assieme al fratello Freyr o Frey, era figlia del leggendario dio del mare Njörd (in tedesco “Njördr” e in norreno “Njörðr”).

Come suo fratello, era la personificazione della bellezza e dell’amore. Non solo, ma proprio come Freyr, veniva spesso rappresentata con un aspetto selvaggio, silvestre, indossando un abito fatto di fiori o a volte di colore verde, e circondata da animali.

FREYA_by_C._E._Doepler

“Freya”, illustrazione di C.E. Doepler – Wägner, Wilhelm, 1882. Pubblicato su “Nordisch-germanische Götter und Helden”. Otto Spamer, Leipzig & Berlin. Pagina 214.

Di lei si diceva che avesse un aspetto bellissimo e lunghi capelli dorati. Infatti, essendo figli di Njörd, – dio del mare, ma soprattutto della ricchezza – Freya e Freyr erano spesso associati all’oro, che era presente anche nella cucitura dei loro vestiti e nelle loro lacrime, ed è molto probabile che fossero due gemelli.


Tuttavia, Njörd non era un Asi (una divinità maggiore), ma un altro tipo di divinità: un Vanir. I Vanir, nella mitologia nordica, erano considerati divinità di minore importanza, talvolta simili a giganti, ma divenuti alleati degli Asi o Aesir (abitanti di Asgard) dopo una lunga ed estenuante guerra. La leggenda vuole che Njörd avesse ceduto a Odino, capo di tutti gli dèi, i suoi due figlioletti per far sì che la guerra tra Asi e Vanir terminasse, e che Odino li avesse accolti di buon grado ad Asgard trasformandoli così in Asi.



Njörd aveva poi sposato la dea Skadi (in norreno: Skaði), da cui è probabile che derivi la parola “sci” (in inglese e in tedesco: “ski “) poiché questa era una divinità invernale, metà dea e metà gigantessa, che viveva sulle montagne cacciando con l’arco e muovendosi con gli sci, proprio come il dio Ullr. Secondo alcuni, quando nacque la leggenda Skadi era una divinità maschile mentre Njörðr una divinità femminile, e solo in seguito i loro ruoli furono invertiti.

La cosa certa è che il loro matrimonio non fu felice: innanzitutto, Skadi avrebbe preferito sposare il dio Baldr, ma aveva scelto Njördr poiché raggirata dagli Asi, che le avevano offerto il matrimonio con una divinità a condizione che scegliesse il suo sposo basandosi solo sulla bellezza dei suoi piedi e senza guardarlo in volto, come forma di indennizzo per la morte di suo padre, il gigante Thiazi, giustiziato per aver rapito la dea Idunn. Skadi aveva così scelto per errore il dio del mare ma, dopo il matrimonio, la gigantessa aveva imposto al novello marito di lasciare le sue spiagge e di andare a vivere a giorni alterni sulle montagne, procurandogli così mille rimpianti. Il mito vuole che, alla fine, i due dèi si fossero separati definitivamente e fossero tornati ciascuno ai propri luoghi familiari.


Freya aveva invece sposato il dio Odr (in norreno: Óðr), con cui viveva nel palazzo di Folkvang (detto anche “Fólkvangr” in norreno, cioè “campo della gente” o “corridoio del popolo“, a volte tradotto come “campo di battaglia“) dove ogni giorno si suonavano e cantavano canzoni d’amore; ma possedeva anche un altro palazzo chiamato Sessrúmnir, dove aveva il compito di ricevere le anime dei caduti in guerra (vai alla pagina sul VALHALLA per saperne di più). Freya era infatti una dea battagliera, nonostante l’aspetto elegante e raffinato: era coraggiosa, agguerrita, molto determinata ed appartenente alla tipologia delle vachirie.

Non è certo se il giorno del venerdì (in tedesco “Freitag” e in inglese “Friday“) potesse essere dedicato a questa dea e a suo fratello Freyr oppure alla dea Frigg, la sposa di Odino. Con la dea Frigg, tuttavia, Freya presentava una serie infinita di caratteristiche in comune: ad esempio la capacità di procurare mariti alle giovani fanciulle (o anche solo nuovi amori) e di essere la protettrice delle spose e del matrimonio. Era inoltre una dea molto potente, dotata quasi degli stessi poteri di Odino, lo sposo di Frigg, il cui nome ricorda quello di “Odr“, talvolta chiamato “Od“, cioè lo sposo di Freya. In alcune versioni della leggenda, Frigg non esiste e la sposa di Odino è appunto Freya.

FREYA DEA DELL'AMORE



Non solo, ma queste due dee possedevano entrambe il dono della divinazione, e uno degli animali simbolo di Freya era proprio il gatto – rappresentazione della femminilità ma anche della sessualità – uno degli stessi simboli di Frigg. Entrambe avevano il potere di viaggiare nel cielo su un carro trainato da due gatti, ma qualche volta la dea Freya era invece rappresentata su un carro trainato dal cinghiale Gullinbursti, uno dei simboli di Freyr, forgiato con setole d’oro dai nani Eitri e Brokkr. La mitologia nordica indica talvolta questo cinghiale con l’altro nome di Hildisvíni in lingua norrena, ma non è chiaro se sia lo stesso animale oppure un altro, identico a quello di Freyr.

Le analogie con Frigg non finiscono qui: si pensa che lo stesso nome “Freya”  – letteralmente “signora” – possa derivare da quello di “Frigg“, che è incerto se significhi “sposa, moglie” oppure “amata, diletta“; ma è possibile che voglia dire anch’esso “signora” poiché la regina degli Asi era appunto chiamata “signora degli dèi” o “signora del cielo”.

Entrambe erano inoltre due dee guerriere (valchirie) incaricate di raccogliere le anime dei caduti in battaglia e di portarle nel Valhalla, il paradiso degli Asi. A Odino spettava la metà delle anime raccolte, mentre l’altra metà, secondo le varie versioni, spettava o a Frigg o a Freya, altro dato in comune tra le due. Freya, inoltre, veniva talvolta raffigurata con indosso un mantello di piume di falco che le dava il potere di volare nel cielo, proprio come si dice che possedessero Frigg e la sua ancella Hlín. 

FREYA

“Freya, la dea tiene una mano sul suo scudo” illustrazione di Johannes Gehrts (1901).

Per tutte queste ragioni, le due divinità venivano spesso confuse o considerate l’una la derivazione dell’altra. In alcuni poemi non vengono neppure distinte, e si pensa che le loro storie possano essere state scritte in parallelo, cioè siano la stessa storia raccontata prima dal punto di vista degli Asi e poi dal punto di vista dei Vanir.

Altri simboli di Freya erano il corvo – uno dei simboli delle Valchirie – e la rosa, ma l’oggetto più famoso attribuito a questa dea era la collana Brisingamen (pronuncia: Brìsingamen)  – in norreno “Collana dei Brisinghi “- forgiata dall’oro per lei da tre nani appartenenti alla suddetta stirpe, dopo una lunga contrattazione durante la quale la dea aveva dovuto cedere alle loro avances per ottenere il prezioso gioiello.

Si racconta che tale collana le fu rubata un giorno dal perfido dio Loki, che successivamente aveva dovuto scontrarsi con l’ira del dio Heimdallr, trasformato in una foca nelle acque di un fiume. Il duello era stato vinto da Heimdallr, che aveva restituito la collana a Freya, ma molte altre avventure vedono protagonista questa dea dell’animo capriccioso, testardo e talvolta anche egoista ed aggressivo (si ricorda il suo rapimento da parte dei giganti, dai quali fu salvata dal dio Thor).

HEIMDALLR RIPORTA BRISINGAMEN A FREYA

“Heimdallr riporta Brisingamen a Freya”, dipinto di Nils Blommér (1845)

Il suo matrimonio con Odr veniva detto essere molto felice, sebbene questi dovesse spesso assentarsi da casa lasciando la sua sposa in lacrime, che erano fatte d’oro (oltre a “chioma di Sif“, un modo con cui le antiche popolazioni nordiche chiamavano l’oro era appunto “lacrime di Freya“). Anche questo dato può far indurre a sospettare che Freya sia appunto Frigg, la moglie di Odino, il quale era chiamato “il dio viandante” perché sempre in giro per il mondo a tramandare la sua conoscenza ai mortali.

Non è certo, però, se Freya gli fosse fedele, dal momento che gli altri dèi – soprattutto Loki – le rinfacciavano spesso di essere una lussuriosa. E’ possibile che questo corrispondesse al vero, sia perché Freya viene descritta come tale in numerosi poemi epici, sia perché il suo aspetto selvaggio soleva spesso indicare che non fosse scevra da alcuni comportamenti bestiali.

Le due figlie di Freya e Odr, Görsimi (in norreno “gioiello”) e Hnoss (in norreno “tesoro”), erano la personificazione della ricchezza e venivano descritte come due giovani bellissime, talora rappresentate con fattezze molto simili alla madre.

(Tutte le immagini contenute in questa pagina sono di pubblico dominio. Le informazioni qui contenute sono tratte dagli Edda in prosa e in poesia scritti nel XIII secolo e da http://lefigliedellanticareligione.blogspot.it/2013/12/freyja.html e https://storiaefantasydotcom1.wordpress.com/category/miti-e-leggende/).

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Freyja è una dea dalle molte sfaccettature, legata alla natura e alla fecondità, al raccolto e alla bella stagione, ma anche alla ricchezza, alla magia e alla battaglia.

🦌 Avendo tutti questi aspetti, viene conosciuta con molti nomi all'interno della tradizione norrena:

🦌 Talvolta è Gefn, Colei che dona, coperta d'oro e talmente ricca da far invidia gli altri dèi.

🦌 Altre è Mardöll, Colei che rende splendente il mare, enfatizzando il suo aspetto scintillante e connesso alla luce.

🦌 Viene chiamata anche Skjálf, Colei che scuote. Questo nome appartiene anche alla figlia di un re finlandese che, dopo aver visto la sua famiglia uccisa da un re vichingo e dopo essere stata costretta a divenire sua moglie, riuscì a vendicarsi, impiccandolo per mezzo di una collana. Freyja è famosa in quanto detentrice di Brisingamen, la splendida collana creata dai nani che desta invidie in tutta Asgard, e per questo motivo le due figure sono legate.

🦌 Può sembrare strano vederla chiamata anche Sýr, cinghiale femmina, ma in fondo questo nome ribadisce il suo legame con la fertilità e la natura, oltre ad associarla al fratello gemello Freyr, che aveva come cavalcatura proprio un cinghiale.

🦌 Uno dei nomi più noti è Valfreyja, La Signora della Battaglia, e in questo aspetto cavalcava assieme alle sue Valchirie, scegliendo metà delle anime più coraggiose per portarle a Folkvangr.

Edda: il Canto di Odino -


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FREYA

Un'immagine di Freya tratta da https://www.runos.pusIapiai.lt/index.php?tekstoid=8
Altre immagini alla pagina Immagini di Freya

 Benedetta sia la dea dell’Aurora scintillante
 Freyja, la Bellissima,
 La piu Appassionata delle Regine.
 Insegnimi i misteri dell’autentica passione del cuore.
 Mostrami i segreti del wyrd.
 Cammina con me nella luce delle stelle.
 Io accendo questa candela
 in una ardente offerta a Te,
 Freya, dea del fuoco etereo.

Freya è probabilmente la più nota e più amata delle dee nordiche oggi. Il suo nome significa semplicemente "la Signora" e una volta era un titolo piuttosto che il suo nome originale. Freya è la donna selvaggia fra le divinità del nord.

Il giorno Venerdì in inglese (Friday) prende il nome da lei.

Figlia di Njordhr e Skadhi, (massima divinità dei Vani e signore dei naviganti), sorella di Freyr e sposa di Od.
Famosa per la sua bellezza, è la dea dell'amore soprattutto sessuale,della fertilità. È considerata un dea oltre che di amore, di profezia e di magia. Ha l'aspetto di una guerriera, è dunque anche una dea di guerra, infatti le spettano la metà dei caduti in battaglia, che ella riceve nel suo palazzo chiamato "Sessruminr" (Ricco di Seggi).

Freya vive nel bel palazzo Folkvang (" campo della gente "), un posto in cui le canzoni di amore vengono cantate.

Del suo abbigliamento è famosa Brisingamfn "Collana dei Brisinghi", forgiata dai nani della stirpe brisinga - il mito viene raccontano più sotto in dettaglio - I nani le regalarono anche Hildsuin "Cinghiale da Battaglia" dotato di setole d'oro.

Freya fu in eterno conflitto con Hundia, una vecchia megera che dimorava con gli Asi, e che spinta dalla gelosia nei confronti della bellissima dea, raccontava in giro i particolari della vita sessuale di quest'ultima. Era ancge avversata dai giganti che in alcune storie la rapiscono.

Freya è anche la musa ispiratrice della Mausong un genere di poesia a tema amoroso vietata dalla legge nordica.

Freya si festeggia il 27 Dicembre e il 10 gennaio e il mese di marzo

Aspetto di Freya
Freya è una delle più alte divinità di Asgard, una figura di potere e rispetto anche fra le Walkirie e gli Aesir. Come Dea dell’amore e della fertilità, ella assume una forma che verrebbe considerata bella nella maggior parte del mondo - occhi blu-chiaro, capelli dorati lunghi che cadono oltre la vita e una carnagione perfetta che metterebbe Venere stessa in ombra. Il suo costume può anche essere considerato insolito, consistendo di un vestito di un pezzo stretto, che cade eppena sopra le anche, come pure una coppia di manicotti stacati dal vestito e stivali che salgono fino alle sue ginocchia. Tutto il suo abbigliamento è dello stesso tessuto di verde foresta, ricamato in oro.
Sulla sua testa sta una mitra verde e bianca, lunga un pò sui lati, con una larga striscia verde e due strisce bianche intorno ai lati. Un bordo in oro inoltre copre questa mitra.
Possiede anche un mantello di piume di falco che le permette di volare fra i mondi.



Carattere di Freya
Come uno dei capi principali dell’Aesir, Freya ha la forza della volontà di un comandante - e l'autostima e un senso della propria identità in grado di sostenere il suo volere. Di mente veloce e intelligente, Freya possiede un alto grado di ostinazione e una sicurezza del suo potere e della sua autorità che può sull'occasione condurla ignorare i suggerimenti e la saggezza degli esseri inferiori (siano essi dei o mortali). Freya ad è molto dedicata all’Asgard e all’Aesir e a Odino in particolare, ed è a disposta a combattere fino alla morte e a distruggere chiunque abbia minacciato la sua casa e la sua famiglia. Ciò la rende molto spietata verso il nemico - e verso chiunque ella veda come una minaccia.

Dinamica, impulsiva, altamente estroversa. Appassionata una volta risvegiata sia in amore che per una giusta causa. Aggressiva. Sempre nell’azione e sulla via. Esigenza di una causa e di sfide in cui lanciarsi. Si annoia facilmente. Molto immaginativo ma a volte poco centrata, impaziente ma coraggiosa.

La sua storia
Tradizionalmente, Freya era la figlia del dio Njord di Vanir e ha vissuto fra i Vanir nello Joutenheim per la prima parte della sua vita. Tuttavia, tutto il questo cambiò con linizio della prima guerra fra Aesir e Vanir.
Njord lasciò i Vanir dopo la guerra e andò ad Asgard per offrire i suoi bambini, Freya e Frey, come ostaggi agli Aesir in modo che la guerra non venisse continuata.

Odin fu d’accordo e Njord, Freya e Frey vennero transformati in in Aesir. Freya ha insegnato gli dei molto di quello che sanno su rimedi, pozioni e rune - quelle parti di conoscenza che Odin non aveva avuto quando aveva perso uno dei suoi occhi e si era appeso dal Yggdrasil.
Col tempo Freya è entrata nel ruolo di dea di potere e ha indossato il manto di dea della vita e della morte. Esercita un potere pari a quello di Odino stesso e come tributo prende la metà di tutti i guerrieri che muoiono nella battaglia, mentre gli altri vanno con Odin al Valhalla. Ma sia Freya che Odino sono dedicati alla conservazione del mondo e quando il momento verrà, combatteranno insieme. È Freya che dirige le Valkyrie nella loro missione di raccogliere le anime dei guerrieri morti.

Il suo sposo era Od secondo alcune versioni, Odino per altre (in tal caso Freya viene a sovrapporsi con la dea Friggs moglie di Odino). Un mito racconte che, non trovando più il suo sposo Od, pianse a lungo lacrime di ambra.
Non c’è molto di scritto su Od. Alcuni storici sostengono che Od è un semplicemente altro nome per Odino. La confusione qui sembra ancora girare intorno se Frig e Freya sono la stesso dea.   Possiamo supporre che i miti ci abbiano detto che Odino abbia avuto il suoi mondo e sua moglie da cui tornare e Freya ha avuto i suoi impegni con i Vanir. Freya Cerca Od disperatamente, pur sapendo che non può trovarlo perché è diventato Odino e piange le sue lacrime di ambra.
Od, identificato solitamente come Odino, può essere un'introduzione un po'successiva per questioni morali, sarebbe cioé stato introdotto per sostituire il suo consorte originale che sarebbe stato il suo fratello Frey.

Freya a volte è vista come dea di fertilità, ma non ci sono fonti che suggeriscono che sia stata invitata portare la produttività ai campi
Piuttosto, è una dea di ricchezze, le cui lacrime sono oro e le cui figlie sono oggetti preziosi.

Animali totemici
Il falco, i gatti (Freya ha due gatti alati che tirano il suo carro Betulla; si dice che dopo sette anni i gatti venissero liberati e trasformati in streghe), le farfalle, gli uccelli, particolarmente falchi, anche il cuculo Alcuni dicono anche i cavalli (per alcuni neri, cioé diabolici, il che rientra nella demonizzazione di Freya avvenuta colcristianesimo)).
L'albero che è sacro a Freyja è il sambuco. La Rosa sarebbe il suo fiore. Il suo metallo favorito è naturalmente l’oro. La sua pietra è l’ambra.

Freyja ed il Brisingamen
Come Freyja ha ricevuto il Brisingamen nei miti è una storia piuttosto interessante ed unica. Da fonti diverse si trova che Freyja ha volato una notte al regno dei nani. Quattro nani, Alfrigg, Berling, Grerr e Dvalin avevano fatto una collan bellissima. Era la più bella collana che Freyja avesse mai visto e la volle più di ogni altra cosa mai voluta prima di allora. (questa collana d’oro è detta da qualcuno rappresentare la pienezza del suo potere) Freyja ha cominciato a contrattare con i quattro nani che desideravano soltanto una cosa, che ciascuno la avesse per una notte. Per l'unica volta nella sua esistenza Freya si è presentata ai desideri altrui (di solito si occupava esclusivamente dei propri).

Ora ci sono due versioni di che cosa accade dopo questo. Uno è che Loki ruba la collana e dice a Odino a che cosa ha fatto e Odino monta su tutte le furie ed il prezzo affinchè lei lo ottenga indietro è che gli esseri umani facciano la guerra fra di loro. Questo è probabilmente un'aggiunta cristiana più tarda. L'altro è quella in cui Od sparisce per un giorno e lei lo cerca e versa le lacrime di ambra dappertutto mentre lo cerca.


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fiori e linguaggio dei fiori