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venerdì 19 giugno 2026

o quanti cacciaviti ci vuole ?

 🔧 Tipi di cacciaviti: piccoli strumenti, grande precisione

Ogni vite ha la sua forma, e ogni forma richiede il cacciavite giusto per lavorare in modo efficace e senza danneggiare il materiale. Conoscere le differenze aiuta a ottenere risultati più puliti e professionali.

🟊 Torx: garantisce una presa stabile e riduce lo slittamento

➖ Piatto: semplice e classico, ideale per utilizzi di base

✚ Phillips: molto diffuso, perfetto per lavori quotidiani

✳️ Pozidriv (PZ2): maggiore precisione e resistenza rispetto al Phillips

⬡ Esagonale: utilizzato per fissaggi robusti e tecnici

Scegliere il cacciavite corretto non è solo una questione di comodità, ma di precisione, sicurezza e qualità del lavoro finale ✨ 


chi ha inventato il cacciavite ?

Il cacciavite non ha un singolo inventore. L'evoluzione è divisa in due fasi principali:

Vite a taglio: i primi cacciaviti apparvero in Europa nel XV secolo per i fabbri, evolvendosi poi con l'avvento dell'industrializzazione e dei torni meccanici.

Vite a croce: il modello moderno fu brevettato negli anni '30 dallo statunitense Henry F. Phillips

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Lo sapevi che il cacciavite è stato inventato nel 15° secolo? ⚒️ I primi modelli erano usati per stringere le viti delle armature medievali. 

mercoledì 11 novembre 2020

RITORNO ALLE ORIGINI - COME FARE UN MESTOLINO DI LEGNO

 IL MESTOLINO anche detto " cucchiaione di legno " è un attrezzo usato in cucina fino a pochi anni fa quando le regole dell'haccp " lo hanno classificato come "non adatto /nocivo )








mentre nelle cucine professionali questo utensile così usato è stato sostituito da sue repliche in metallo , perlopiù in acciaio, in casa propria lo possiamo sempre usare , lo dimostra il fatto che questi mestoli in legno di varie misure si trovano ovunque in vendita nei mercati etc.

per farsene uno in proprio non occorrono tante cose, basta avere la voglia necessaria dopodichè il resto verrà da se


per prima cosa bisogna fare una " dima " ovvero una copia cartacea del mestolo che vogliamo utilizzare poi bisogna procurarsi il legno giusto;  tra i legni più facile da reperire troviamo il frassino, il faggio, l'acero etc






il più frequente e il più  da trovare è il faggio almeno dalle mie parti ( che è anche quello meno costoso  ) è il  più usato per fare i mestoli che troviamo in vendita 

bisogna prendere un ramo o pezzo di legno ( asse o altro ) che abbia lo spessore necessario , una volta preso bisognerà porvi sopra la dima ( ovvero la forma guida del futuro mestolo ) quindi con con una matita un oggetto incisore etc traferire la forma data alla dima nel legno basico

si andrà poi a tagliare la forma formatasi che poi rifineremo con attrezzi atti all'uopo sia nella parte incavata , sia nel manico etc

potremo lavorare il legno con olio di lino o altro ma che sia di origine naturale ma la meglio sarebbe il lasciarlo così com'è 

alla stessa maniera di cui sopra potremo creare altri numerosi utensili da cucina e non . basta averne la voglia e dopo tutto si rende possibile

simple-hand-tools

guida-passo-passo-per-intagliare-un-cucchiaio-di-legno/

lunedì 1 ottobre 2012

Batterie automobili etc. tutto quello che c'e' da sapere...


Batterie tutto quello che c'e' da sapere...


La batteria per l'avviamento motore
Le batterie di avviamento sono costituite da piastre molto sottili vicinissime tra loro in grado di sopportare le forti correnti dell’avviamento anche per più avviamenti consecutivi, ma non tollerano scariche profonde.

Vengono identificate con una scritta del tipo 12V – 55 Ah – 420A. La prima cifra indica la tensione della batteria, la seconda la capacità della batteria in 20 ore (C20), la terza la corrente di spunto, cioè la massima corrente che possono erogare all’avviamento per 30 secondi prima di scendere a 7.2 Volt.

Cosa si intende per "capacità" di una batteria?

Il valore di capacità "C20" si ottiene moltiplicando la quantità di corrente che la batteria può erogare continuamente per 20 (ore) prima di scendere a 10.5 Volt (valore convenzionale di batteria completamente scarica).
Nel caso di una batteria con 100Ah (C20), vuol dire che la corrente che si può erogare per 20 ore prima di scendere a 10.50 V è di 5 Ampere (5A x 20h = 100 Ah).

Può capitare che la capacità non venga espressa su 20 ore (C20), ma su cinque (C5) o su cento (C100) ore; in questo caso occorre tenere presente che i due valori non sono direttamente confrontabili, infatti la stessa batteria ha un valore di C20 di 90Ah ed un valore di C5 di 70 Ah.

Le batterie di avviamento non sopportano di essere scaricate oltre il 25-30% della capacità nominale per più di 10 volte: sono state costruite per l’avviamento dove il consumo per ogni messa in moto è di circa 5 Ah.

Quando completamente carica una batteria riesce a fornire la corrente accumulata in un intervallo di tempo più o meno lungo a seconda della capacità per cui è stata progettata. Ad esempio, una batteria 12V-60 Ampere/Ora (Ah) riesce a fornire 60 Ampere per un ora (oppure 30A per due ore o 120A per mezz'ora ecc..), dopodiché la sua tensione scende sotto i 12V e bisogna caricarla.

Queste considerazioni sono vere in teoria mentre in pratica sono progettate per fornire bene e continuativamente una corrente che è il 10-20% della loro capacità massima.

Diverso è il concetto di corrente di spunto. Questa può essere anche maggiore di 6 volte la capacità indicata (es. 60Ah=360Ampere), ma solo per pochi istanti necessari, ad esempio, a far girare un motorino d'avviamento.

Il processo di scarica, durante un normale utilizzo avviene con tempi molto più lunghi, infatti questi alti assorbimenti si verificano solo in fase di accensione del motore. Nell'istante in cui il motorino d'avviamento riceve la corrente scorrono molte decine di Ampere, ma appunto solo per pochi istanti. In quel momento la batteria viene fortemente utilizzata, ma come il motorino inizia a girare la corrente cala vistosamente e se il motore parte subito l'assorbimento diviene bassissimo fino praticamente a terminare nel momento in cui si rilascia lo starter. Da questo momento la batteria comincia ad essere ricaricata dall'apposito circuito di carica che provvede a restituire l'energia persa e quella che verrà successivamente consumata dalle varie utenze. Tra queste la principale è rappresentata dalle lampadine dei fari anabbaglianti e di posizione.

Se l'auto viene utilizzata per un periodo sufficientemente lungo da permettere un bilancio positivo tra la corrente consumata dai circuiti e quella ripristinata dal movimento, in teoria la batteria non ha bisogno di nessuna carica aggiuntiva. La sua carica viene infatti continuamente ripristinata. Se invece i tragitti sono sempre di breve durata, la batteria tenderà inevitabilmente a scaricarsi.

Avviene inoltre anche un normale processo di scarica che lentamente fa scendere la tensione degli elementi e questo è inevitabile e del tutto normale. Questo processo riduce la carica circa dello 0,5-1% giornalmente quindi se si lascia la moto inutilizzata per un periodo molto lungo è bene provvedere con qualche accorgimento per evitare che la batteria si rovini. Controlli periodici sullo stato della batteria poi sono del tutto consigliati in generale per aumentarne la vita.

Mantenere sempre carica la batteria quindi ne aumenta la vita e l'efficienza generale






Come provvedere ad una corretta carica.

Le batterie vengono vendute precaricate, ma è buona norma, prima di utilizzarle, applicare un ciclo di ricarica a bassa corrente per riportarla al 100% della carica.

Il processo di carica consente alle celle che formano l'accumulatore di immagazzinare lentamente la corrente fornita. Questa corrente di norma deve essere il 10% della capacità indicata della batteria. Quindi una batteria da 60 Ah deve essere caricata con una corrente di 6 Ampere per un tempo massimo di 10-12 ore.

All'inizio la tensione sarà sui 12.6-13 V, poi questa tensione salirà molto lentamente. Quando arriva a 13.5-13.6 V significa che la batteria è quasi completamente carica.
La batteria infatti internamente è formata da 6 elementi di 2,1 Volt l'uno. Per mantenerla carica bisogna fornire almeno 2,3V ad elemento, ottenendo una carica lenta di mantenimento. Questa carica può essere portata a 2,5V per elemento se la batteria viene normalmente utilizzata, con i normali cicli di carica/scarica. Evitare di andare oltre i 15Volt e quindi di fornire molta corrente per abbreviare i tempi di carica.

Così facendo si va incontro al fenomeno detto di solfatazione. Si tratta di un fenomeno sgradito e dannoso che consiste nella formazione all'interno degli elementi, di cristalli di solfato di piombo. Con una carica violenta questi cristalli aumentano e si legano tra loro formando uno spessore sulle piastre interne e conseguente perdita di efficienza ed erogazione. Evitare dunque i carica batterie rapidi che spesso forniscono troppa corrente di carica.


Indicativamente questi sono i valori per una normale ricarica di una decina di ore:
Batteria normale: 13.4 - 13. 8 Volt

Il fenomeno della solfatazione colpisce la batteria anche quando questa si scarica senza mai ricaricarla. Più si scarica più il fenomeno aumenta fino a rovinare del tutto la batteria. Un'altra causa di solfatazione si verifica quando le piastre della batteria, a causa del basso livello dell’elettrolita, vengono esposte all’aria. Per questo motivo alle batterie a liquido bisogna anche controllare periodicamente il livello dell'elettrolita.

Questo ci dà lo spunto per parlare della densità dell’elettrolito e del Densimetro, lo strumento appunto per misurare la densità delle batterie tradizionali.

Il liquido contenuto nella batteria è una soluzione acida composta di acqua distillata e acido solforico. In una batteria carica la densità a 27°C è maggiore di 1.260 Kg/l. Quando è inferiore a 1.120 la batteria è completamente scarica.

La densità è indicata in Kg/l o Kg/dm3 in certi casi anche in gradi Baumè (scritto Bè)
  • Densità 1,265 Kg/l - Bè 30,23 - Carica al 100%
  • Densità 1,225 Kg/l - Bè 26,51 - Carica al 75%
  • Densità 1,190 Kg/l - Bè 23,04 - Carica al 50%
  • Densità 1,155 Kg/l - Bè 19,37 - Carica al 25%
  • Densità 1,120 Kg/l - Bè 15,46 - Completamente scarica

Per misurare questi livelli si utilizza un semplice densimetro per batterie che è solitamente formato da una ampolla di vetro e una pompetta per aspirare il liquido. Dentro l'ampolla c'è un peso con un'asta graduata che si alza a seconda della densità del liquido all'interno dell'ampolla. I modelli più semplici sono colorati di rosso e di verde quelli più precisi anche di altri colori. I valori indicati dai colori corrispondono ai vari livelli di densità e quindi di carica. Il verde rappresenta la condizione di carica il rosso di scarica. Le due condizioni si verificano perché, quando la batteria è completamente carica l'acido solforico è in soluzione con l'acqua, quindi l'elettrolito è più denso.

Quando invece è completamente scarica l'acido solforico aderisce alle placche e quindi la soluzione diviene acquosa con conseguente densità e peso minore.

Per concludere un breve cenno sul caricabatterie. In commercio se ne trovano di ottima qualità. Preferite quelli dotati di uno strumento che indichi la tensione e la corrente di carica in modo da poter monitorare l'andamento del processo. Inoltre esiste una categoria di caricabatterie detti automatici. Questi sono l'ideale per le batterie che rimangono inutilizzate per lunghi periodi, in quanto mantengono costantemente la carica fornendo tensione solo quando necessario.

Per riassumere i processi di carica e manutenzione:

  • Mantenete la batteria sempre carica. Se non utilizzata ricaricatela ogni 2 settimane o utilizzate un caricabatterie automatico
  • Controllate, dove possibile, il livello e la densità dell’elettrolito per controllare che tutto sia normale
  • Mantenetela pulita, controllate i morsetti e se necessario dopo averli serrati ingrassateli con vaselina.
  • Caricate con 1/10 della corrente indicata dal costruttore (60Ah=6A)
  • Evitate ricariche violente per ridurre i tempi previsti ma al contrario preferire ricariche lente.

Avviamento con auto di soccorso...

  • a motori spenti collegare mediante il cavo i poli positivi delle due batterie.
  • avviare il motore dell'auto di soccorso
  • collegare il secondo cavo prima al negativo della batteria dell'auto di 

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  • soccorso, poi alla carrozzeria dell'auto in panne, magari vicino al motorino di avviamento (comunque lontano da sostanze infiammabili: potrebbe nascere qualche scintilla)
  • avviare il motore dell'auto in panne, con l'altro motore un pò su di giri. Lasciare stabilizzare il motore appena avviato
  • staccare i cavi in ordine rigorosamente inverso: prima il negativo dalla carrozzeria dell'auto ricevente, poi il cavo positivo
Riguardo l'avviamento tra due auto è opportuno far notare che:

  • anche se eseguito correttamente presenta sempre una piccola parte di rischio specialmente sulle vetture con molta elettronica, pertanto è preferibile, semprechè possibile, farlo con un booster oppure con una batteria scollegata dall'altra macchina (nel secondo caso, ovviamente, deve essere di amperaggio almeno al pari di quella della vettura da far partire);
  • particolare attenzione và prestata alla qualità e dimensione dei cavi: per vetture a benzina fino 2000cc e diesel sotto i 1500cc si consigliano cavi di sezione da 15mm²; per vetture di motorizzazioni superiori sono consigliati, invece, cavi di sezione da 25mm²
originariamente scritto da : da ottobre_rosso » 22/12/2008, 13:40
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Quanto dura la garanzia di una batteria per auto?
la batteria come tutto il resto se acquistata da un privato per uso privato dura 2 anni , se al contrario è acquistata da una ditta, libero professionista etc, insomma persona etc dotata di partita iva la garanzia dura 1 anno solamente, se nell'arco dei 2 anni la batteria presenta malfunzionamenti non dovuti a incuria o azioni eseguite dal proprietario o altro verrà cambiata la nuova batteria non avrà pero altri 2 anni di garanzia ma continuerà ad usufruire del tempo rimasto alla batteria originale 
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fonti etc: 

venerdì 31 agosto 2012

ritorno alle origini. farsi un bicchiere in legno

RITORNO ALLE ORIGINI : COME FARSI UN BICCHIERE DI LEGNO


ormai da tempo i bicchieri in uso in quasi tutte le case del mondo sono fatti di vetro, è molto raro imbattersi in famiglie che ne usino di fatti in altro materiale,, eppure un tempo era tutto differente e i bicchieri, boccali etc erano fatti perlopiù in legno oppure in metallo

farsi un bicchiere in legno non è proprio facile ma neanche così difficile basta averne voglia e la giusta convinzione per riuscirne a farne di ottimi o almeno passabili anche da soli

per prima cosa e non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo occorre un pezzo di legno . va bene un legno di qualsiasi albero ( tranne poche eccezioni ) basta che abbia il diametro giusto per il lavoro che si andrà a fare. quindi procurarsi un pezzo di legno da qualche platano, faggio, quercia, castagno etc che abbia il diametro occorrente
una volta in possesso del pezzo di legno si può procedere in 2 modi , manualmente o aiutandosi con strumentazione ad hoc, se abbiamo un tornio e una sgorbia siamo già un bel passo avanti visto che don un po di esperienza riusciremo a fare un bel bicchiere in legno in pochi minuti, non  ci credete ? guardate il video sotto allora e poi ne riparliamo .....

come fare un bicchiere in 3 minuti con l'aiuto del tornio ed una sgorbia



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Se invece non avete un tornio e non intendete comprarne uno ne usarne un'altro di altrui proprietà non resta che farsi il bicchiere di legno a mano
per farselo partiremo dal soliti  pezzo di legno solo che lo lavoreremo con i vari utensili atti a lavorare il legno senza l'ausilio di un qualche strumento elettrico o meccanico ma usando solo l' utensile e le nostre mani

qui non  diamo nessuna spiegazione perché il bello del farsi un bicchiere in legno manualmente è proprio farselo da se , senza aiuti ne altro alla fine saremo contenti lo stesso anche se poi a ben vedere il nostro bicchiere non sara proprio così bello come noi lo vediamo in quel  momento

buon lavoro e alla prossima !

sabato 18 agosto 2012

L'ITALIA DI DOMANI

L'ITALIA DI DOMANI - come adattarsi alla crisi infinita e sopravvivere

in questa serie di post nuovi di zecca suggeriremo a quegli ITALIANi che ne hanno bisogno prodotti, idee di svariati generi  e cose varie sul come vivere lo stesso in maniera degna in tempi di crisi, quindi qui troverete un pò di tutto tranne una aiuto concreto
a cura di I.O.
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prima di iniziare ( ovvero il discorso di rito che un 2 palle così era un po che un ci venivano ... )

la crisi che non c'era, iniziata come forse ricorderete nel 2009 circa,  alla fine l'abbiamo importata anche noi solo che a noi avevano detto che sarebbe passata di striscio e finita in un anno o poco più, le cose invece ormai sappiamo non stavano così e la crisi alla fine ci ha colpito duramente e con l'aiuto di poteri non meglio definiti ci colpisce ancora cercando anzi di darci la botta finale il cosidetto taglio finale
L' ITALIA non è certo nuova a crisi d' ogni sorta e compagnia bella  e sicuramente supererà anche questo periodo buio, è nel suo D.N.A. non cedere oltre un certo limite , rinascere da se stessa prima dell' ultima fuocata, l' ha fatto per millenni e lo farà ancora, la sua storia parla da se, non c'è bisogno di commentarla , basta conoscerla per capire la gente ITALICA di nascita o adozione come'è fatta e come agisce di fronte alle grandi avversità

già in molti han studiato piani per continuare a vivere in modo degno anche nel caso  di un  futuro un pò più povero, già in molti continuano a studiare, a tirare fuori idee fattibili e reali con cui continuare a fare quel che l' ITALICA gente ha  sempre fatto: meravigliare il mondo, sorprenderlo,dimostrare che la classe non è acqua e che alla fine si potrà si  copiare., imbrogliare, fare tranelli e inventare modi macchiavellici per surclassare un popolo leggendario tenendo ben presente però che mai si potrà essere uguali all' originale, mai si potrà cancellare i millenni di storia che pulsano  nell' ITALICO sangue, mai si potrà essere ITALIANI sul serio come i veri ITALIANI sono , quelli pieni d'inventiva ,, d'estro, di capacità. quelli che se debitamente motivati trovano sempre una soluzione per rimanere sempre in piedi e possibilmente ai primi posti del mondo ( alla faccia del bicarbonato di sodio!! )

ECCO IL PRIMO DEI SUGGERIMENTI ANTICRISI  ( da completare in proprio )

LA LAVATRICE A PEDALI

con l'energia elettrica sempre più cara usare spesso la lavatrice è diventato un problema , questo perché la stessa per funzionare al meglio consuma un po troppa corrente andando ad incidere sul portafoglio in maniera pesante.
se analizziamo il problema dettagliatamente e se già possediamo una lavatrice il problema costi è dovuto a 2  fattori, l'energia elettrica e il sapone . sopperire al secondo è problematico in quanto farsi un sapone da soli non è da tutti mentre per quanto riguarda l'energia elettrica. che poi è quella che fa funzionare la lavatrice dando l'energia necessaria a che il girello della vasca  giri e l'acqua si scaldi, qualcosa si puo fare.
che cosa ?
intanto bisogna dire che operazione che andremo a suggerire non è alla portata di tutti e che necessita per essere fatta in maniera tangibile di una certa forza unita ad un tempo dedicato in maniera univoca lungo quanto occorre ad ogni singola lavatrice da fare

il progetto è di mettere alla vasca girevole due pedali tipo una bicicletta attraverso i quali faremo girare la vasca stessa portando avanti tutti i vari programmi centrifuga compresa, in abbinamento verrà collegato alla lavatrice  un boiler a legna o bruciatutto con cui apportare acqua calda alla lavatrice stessa ( sempre che occorra acqua calda s'intende )
tra l'altro una volta fatto la modifica " pedali " ogni lavatrice fatta comporterà per forza di cose una bella pedalata . altroché cyclette etc, qui sì che si dimagrirà e si lavorerà sul serio di fasce muscolari alle gambe culo etc, ciò apporterà sicuramente beneficio al corpo e se poi uno pagava una retta a qualche palestra per fare ginnastica. pesistica etc un certo risparmio in quanto con questo ed altri esercizi che sveleremo man mano che i post al riguardo aumenteranno  l'andare in palestra potrà essere tranquillamente dimenticato in quanto non più necessario

occorrente a costo zero

molti pezzi necessari alla modifica potranno essere reperiti ai bidoni o presso una discarica, i pedali ad esempio basta prenderli da una bicicletta ( o affine ) buttata via avendo l'accortezza di prenderne un paio non  troppo arrugginiti ( che sennò si rompono subito ) oppure si possono autocostruire con del ferraccio trovato sempre nei posti pre-detti saldati assieme ( è si almeno la strumentazione di base bisogna averla ) o comunque uniti tra loro con viti o fil di ferro etc
la vasca potrà esser tolta da una vecchia lavatrice, . il telaio etc potrà essere fatto con un bidone o altro materiale assemblato in maniera tale che possa ospitare i vari pezzi senza inefficiare il funzionamento di ognuno

in base a quanto trovato dovremo fare un piccolo progetto del tutto e quindi eseguirlo, si raccomanda di provarlo e riprovarlo prima di dire " ecco fatto! " che molte volte una volta finito il tutto alla prima pedalata s'e smontato ognicò!

il " carburante "
per il " carburante " occorrente al boiler con caldaia " bruciatutto " il problema non sussiste in quanto da quando c'è la raccolta differenziata dei rifiuti basterà andare nell' apposito contenitore e prendere quanto abbisogna ( seggiole rotte, pezzi di assi, vecchi utensili, cartone pressato, scatole di scarpe, scarpe e scarponi etc etc ) ed immetterlo mano a mano che occorra nella caldaia del boiler

nell suggerimento dato finora ampia libertà d'idee è lasciato all' utente finale se poi qualcuno abbisogna di un aiuto un po più marcato potrà sempre rivolgersi a chi sappiamo per ricevere sicuramente i relativi aiuti
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per i più pigri o incapaci a fare quasi tutto tanto meno una lavatrice a pedali

sembrerà strano ma al mondo molte persone non sono capaci di farsi un alcunchè di autocostruito quand'esso fosse anche di basica difficoltà, per loro qui sara sicuramente una buona novella il sapere che esiste già al mondo una ditta che costruisce lavatrici a pedali quindi se proprio non riescono a costruirsene una in proprio usando pezzi riciclati o comunque di fortuna e neanche intendono farsene fare una da un artigiano abile nel suo lavoro consiglieremo di comprarsi una giradora la prima lavatrice a pedali a breve in distribuzione commerciale in grandi numeri anche se per ora solo in paesi poveri più di noi

la lavatrici a pedali GIRADORA costa 40 dollari circa 30 euri e quindi si puo dire che è alla portata di tutti e forse merita di essere comprata da chi ne necessita evitando così tutto il lavore occcorrente per costruirsene una da soli

http://www.behance.net/gallery/GiraDora-human-powered-washer-spin-dryer/4519945
noi comunque siamo per autocostruirsela oppure adattare una vecchia lavatrice magari collegandola ad una bicicletta da corsa intera e via così discorrendo



come si vede dalle foto basta usare l 'ingegno e la soluzione si trova















fine prima parte ( continua ... )

giovedì 9 agosto 2012

RITORNO ALLE ORIGINI : come fare un bastone da montagna

RITORNO ALLE ORIGINI :  come fare un bastone da montagna o " della vecchiaia " in quattro e quattr' otto ( più il tempo occorrente .-) )

a cura di I.O.
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una volta chi viveva in montagna, collina etc. ma anche chi ci andava spesso o  meno spesso era d'uso dotarsi d' un legno apposito denominato il " bastone da montagna "  molto simile a quello da passeggio usato in città dai signorotti anche se più spartano e usato per scopi molto pratici, il bastone da montagna veniva usato per cercare i funghi tra le frasche ( naturalmente quando era la loro epoca ) ,come " appoggio "  un taluni momenti, come " testatore di terreno "  specialmente lungo gli impervi viottoli di taluni monti dove l'erba alta a volte nasconde strapiombi o " vuoti " improvvisi  e ancora  come " picchiante " ovvero battuto sul terreno onde far scappare eventuali serpenti nelle vicinanze, come " terza gamba " specialmente nelle ripide salite o negli scalini fatti chissà da chi e quando in maniera grossolana ed irregolare e via così discorrendo insomma il bastone di montagna era ed in molti luoghi ancora è un " compagno " di sempre a cui ci si affidava con grande fiducia.

e quanto costava sto prezioso BASTONE DI MONTAGNA ?

forse vi chiederete,  la risposta vi sorprenderà, infatti in quasi la totalità dei casi il costo del suddetto bastone era irrisorio praticamente nullo, il suo valore era quasi solo puramente affettivo e molte volte valeva solo per il suo padrone del quale in certi casi era stato compagno di una vita e in altri era stato consegnato/tramandato da genitori o avi

costruirlo era semplice e in quelle epoche non così poi tanto lontane chiunque sapeva farsene uno
bastava scegliere il ramo giusto ( o un " butto " etc ) e il più era fatto; la maniera più semplice è diffusa per fargli il manico era quella di scaldarlo quindi piegarlo pian piano fermandolo con un fil di ferro, legaccio etc nella posizione voluta e quindi fatto seccare così , alcuni più " chic " si auto costruivano una dima apposita da usare per piegare il bastone come volevano e farne copie sempre uguali a se stesse nel numero da loro stessi deciso ( per chi non lo sapesse la " dima " non è altro che uno stampo/sagoma/guida etc avente forma variabile a seconda dell' uso finale a cui è destinata e per cui è stata creata , un esempio che forse avrete visto in  qualche cantiere è la dima che i muratori usano per fare gli archi delle porte essa è  costruita in legno farà si che il risultato finale sarà perfetto)

ecco la spiegazione veloce del metodo più diffuso ( anche detto " senza tante manfrine " )

scegliere il ramo o meglio ancora il butto da un albero possibilmente con "fibra lunga " quindi Castagno, Bosso, Frassino, Nocciolo, Sambuco, ginepro, Tasso, Cipresso, l' indistruttibile Corniolo etc. ( attenzione che alcuni di essi ora è proibito tagliarli ... si rischia un' ammenda se non la galera ) quindi tagliarlo almeno una cinquantina di cm più lungo di quello che poi diverrà una volta finito, la meglio cosa sarebbe fin da subito dargli un minimo di piegatura legandola con un fil di fero dopo , quando avremo acceso un fuoco basterà scaldarlo quel tanto che basti a che il legno diventi umido e lavorabile sarà quello il momento per tirare il tirante che avrete messo al fil di ferro iniziale o comunque di piegare piano piano il legno . ogni volta che avrete piegato un pò dovrete fermarlo . la meglio cosa sarebbe fare il lavoro gradualmente senza sottoporre a sforzi eccessivi il legno che potrebbe spezzarsi, comunque buona parte del gioco la fa " l' occhio " ottenuta dall'esperienza acquisita sbagliando e risbagliando, nei casi in cui il legno risulti abbastanza elastico da poter fare tutto in un unica sessione basterà scaldare e piegare, scaldare e piegare fino a raggiungere la piegatura voluta, quindi messo il  "  fermo " che impedirà il ritorno del bastone alla sua vecchia forma.
di qui in avanti è tutta stagionatura e null' altro,
una volta pronto il legno potrà essere lavorato più o meno artisticamente o dotato di un puntale ,parti in metallo etc . il vero bastone pero è quello in legno reso unico dal suo padrone mediante piccoli lavori di cesellatura ornamentale.

altri metodi

un' altro metodo è quello di bollire la parte da curvare, con questo metodo tutto il lavoro diventa più facile, meglio di questo metodo però è la tecnica del vapore . con questa tecnica il' intero bastone viene inserita in una camera chiusa  in cui viene continuamente immesso vapore acqueo che entrando da una parte della camera ne uscirà esattamente dalla parte opposta o comunque distante  dal foro entrata , dopo un tempo variabile a seconda della  circonferenza e del tipo di legno usato,  il legno diventerà malleabilissimo . una volta tolto dalla camera esso dovrà essere lavorato in maniera velocissima questo per  evitare che si raffreddi perdendo le proprietà appena acquisite , quindi messo nella dima o curvato a mano e " bloccato  " con un apposito fermo che sia esso un legaccio o altra cosa il resto anche qui è tutta stagionatura anche se pure quella si può forzare e ridurre nei tempi in natura occorrenti
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memorabilia



io il bastone da montagna me lo sarò fatto mille volte senza tanto cacio e pure senza manico curvo, a volte se avevo fortuna trovavo un butto già " ammanicato " sennò era lo stesso, lo lavoravo incidendo la corteccia e tagliandolo alla mia misura dopo di che iniziavo ad usarlo per gli usi consentiti e no

un bastone che ricordo in particolare è quello di mia nonna da noi in famiglia chiamato " il bastone della vecchiaia " ricordo che mia nonna lo usava sempre per camminare ma anche come sostegno per il fagotto di roba che si faceva ogni volta che voleva andare da qualche parte con la sua roba, dopo la sua dipartita il bastone della vecchiaia è rimasto in casa e spesso rispuntava fuori e qualcuno lo maneggiava ricordando i tempi andati, poi dopo varie " faccende della vita " del bastone si perse traccia, c'è chi dice " l'avrà preso quello , c'è chi dice " l' avrà preso quell'altro ! " ma nessuno dice di averlo e io son sicuro che è ancora in casa,che un giorno risortirà fuori e che se anche io arriverò alla vecchiaia  non dico come mia nonna ma almeno alla pensione lo userò come lei lo usava perché seppur di semplicissima fattura e di bassissimo valore per me ha un valore altissimo , per la nostra famiglia non è un bastone qualsiasi ma " IL BASTONE " quello della  della vecchiaia   una volta dell' ARMIDA e un domani di ..........

http://www.regione.piemonte.it/parchi/riv_archivio/2002/120ott02/bastoni.htm

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ATTENZIONE !!!!! ATTENZIONE !!!!! ATTENZIONE !!!!! ATTENZIONE !!!!! ATTENZIONE !!!!! 
 la canzone che sentite proviene dal player sotto se volete interromperla cliccate il tasto stop sul player stesso sennò aspettate che venga eseguita un unica volta dopo di che si stopperà da sé ( questo ogni volta che viene aperta l' intera pagina web dove questo post si trova oppure questo singolo post


martedì 24 luglio 2012

come svitare una vite che non si svita neanche a scoppià!!!!

 molte volte quando si va a svitare una vite avvitata da molto tempo ( ma a volte anche da poco ) essa non si svita. malgrado i nostri sforzi e il nostro impegno profuso in maniera esponenziale essa non si svita anzi,,
da quando nel mercato poi sono arrivate le vite etc " made in China " la cosa è diventata drammatica

cosa si può fare quando ci si trova davanti una vite che non si  svita o una spanata prima di andare in sclerosi e commettere atti di cui poi ci vergogneremo?

guardiamo alcune soluzioni


in questa piccola guida si dà per scontato che si siano già usati prodotti quali Svitol, WD40, SCREW GRAB o altri prodotti similari

1 - la prima cosa da provare è quella di dare qualche colpo di martello ( senza esagerare sulla forza immessa nel colpo ) sulla capocchia dell bullone o vite , a volte questo piccolo trucco  sblocca la vite o bullone che magari s'era quasi " SALDATA " col materiale in cui era avvitata magari causa ossidazione, ruggine o altro

2 - provare a scaldare la vite dandogli anche qualche colpetto come indicato al punto 1 , usare a questo scopo un cannello da idraulico ( a gas ) o un saldatore a stagno professionale che superi i 400°

3 - usare chiavi inglesi, pappagalli etc e cacciaviti ( giraviti ) dell' appropriata misura, molto spesso usando utensili di misura inferiore o superiore o ancora scadenti ( vi ricordate il made in China ? ) si ottiene il risultato opposto a quello sperato questo nel caso dei cacciaviti e di utensili quali pappagalli etc nel caso delle chiavi inglesi o similari semplicemente con misure maggiori o minori semplicemente non si otterrà un bel nulla












4 - in casi limite si  possono usare metodi empirici da scegliere tra i vari possibili a seconda di quali tra questi risulti il più adatto. ad esempio in caso di bulloni saldarci un ferro da ambo i lati da usare poi come superficie su cui fare presa , oppure incidere con un seghetto facendo un taglio in cui si possa infilare un cacciavite e attraverso quello provare a svitare, la stessa cosa si possono fare su alcune viti, sopratutto nel caso di viti in cui la testa si è spanata ovverosia la sede in cui andrebbe inserito l' utensile appropriato si sia allargata o comunque non sia pi+ quella originale, nel caso di viti sporgenti si può provare a svitare usando pinze etc

5 - usare un estrattore conico ( per viti ) un estrattore conico non è altro che una punta con filettatura inversa a quella della vite da svitare ( ne esistono destrorsi e sinistrorsi  ) basterà fare un buco con una punta apposita stando attenti forare perfettamente al centro la vite bloccata quindi avvitarne l' estrattore conico  , l' unica accortezza da rispettare è di usare una punta da trapano e estrattore conico la cui misura non superi il 50/60% della vite da svitare
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6 - usare un estrattore speciale autoforante.

 questi estrattori sono più facili da usare  di quelli di cui sopra anche se più costosi semplicemente perché sono il connubio dei 2 prodotti usati nel caso di cui prima praticamente bisognerà avvitare l'estrattore speciale nel trapano poi avvitare in senso antiorario quindi avvitare il dado posto nella punta che innesterà la parte che funge da estrattore quindi svitare
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7 - usare gli speciali cacciaviti a percussione


questi speciali cacciaviti a percussione hanno un funzionamento facilissimo da abbinare obbligatoriamente ad un martello o attrezzo similare
basterà colpire la parte posteriore del cacciavite , ad ogni colpo la punte del cacciavite compierà una rotazione col vantaggio di evitare che il cacciavite fuoriesca dalla sua sede e al contempo sfruti una forza non ottenibile con la semplice forza umana
http://it.wikipedia.org/wiki/Cacciavite

8 - nei casi impossibili si dovrà ricorrere alla distruzione materiale della vite etc con un trapano, possibilmente a colonna , e una morsa che tenga fermamente bloccato  il tutto,si monterà una punta leggermente inferiore al diametro della vite bloccata quindi si procederà alla distruzione fisica  della stessa , se il lavoro risulterò ben fatto cioè la punta del trapano sia stata messa perfettamente allineata alla vite bloccata rimarrà in sede solo una piccola parte della vite che leveremo via pulendo l'avvitatura dai rimasugli rimasti, comunque sia  se nel fare tale operazione si rovinerà anche il passo della vite ( nei casi ove essa esista ) il più delle volte basterà un passaggio con un maschio la filettatura

9 - far fare tutto il lavoro necessario ad altra persona magari pagata coì in caso di insuccesso non avremo colpe e potremo dare la colpa ad altri
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metodi sconsigliati

1 -  non provare a svitare le vite sbloccate ( o i bulloni etc )  coi denti rischierete di rompervene alcuni a proprio danno

2 - non usare come gas per scaldare viti etc il gas prodotto dalle scoregge anche se di più culi abbinati e in sincrono tra loro , il calore risultante sarebbe sempre troppo poco e rischierete di bruciarvi le palle oltre che le chiappe

3 - non usare dinamite, bombe a mano, lanciafiamme etc questi mezzi estremi sono altamente sconsigliati in quanto forse sbloccheranno anche vitie buloni  ma al contempo però distruggerebbe gli stessi oltre che il  supporto etc etc

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link utili
http://www.mtb-forum.it/viti-spanate-come-rimuoverle/
http://tecnica.transalp.it/faidate.php?id=118
materiale youtube
http://www.mtb-forum.it/viti-spanate-come-rimuoverle/

venerdì 22 giugno 2012

come farsi un ACCIARINO per accendere IL FUOCO


RITORNO ALLE ORIGINI : come farsi un ACCIARINO per accendere IL FUOCO

oggi accendersi un fuoco è alla portata di tutti talmente tanti sono i mezzi disponibili, ma una volta quando non c'erano neanche i fiammiferi e tanto meno accendini etc come si faceva ad accendere un fuoco o altro ?

tralasciando i metodi preistorici fin dal' epoca dei Romani l' uomo aveva inventato un accessorio atto al' uopo il nome di tale accessorio era ed è acciarino, esso era semplicemente un pezzo di ferro lavorato ,forgiato e temprato solo parzialmente ed in maniera apposita nella sola parte destinata al' uso a cui l'acciarino era dedicato ; ha corredo  dell' acciarino vi era una roccia dura tipo selce, quarzite. quarzo diaspro, porfidi, graniti  etc e un esca composta da erbe secche , cotone, lino o canapa carbonizzata, funghi essiccati ( eccellenti quelli di pioppo )  magari arricchiti con salnitro o olio di canapa et similari etc


il kit era alla portata di tutti e il suo uso era facilissimo , praticamente si sfregava l' acciarino sulla pietra dura dove era appoggiata anche l'esca .l'acciaio così sfregato rilasciava delle scintille che andavano ad incendiare l'esca , bastava quindi soffiarci delicatamente per allargare la brace dell' esca quindi aggiungerla alle foglie e rametti secchi nel caso di un fuoco o ad altri oggetti adatti al' uso  finale a cui s'era pensato ( accensione pipa od altro )


- oggi è molto facile farsi un acciarino partendo semplicemente da una barretta di acciaio c70 o superiore esso sfregato su una qualsiasi roccia dura e ruvida produrrà scintille senza sforzo,a questo proposito chiedo ad esempio chi , magari da piccolo, non ha sfregato pezzi di molle di alcuni giocattoli rotti contro il muro per vedere le scintille che lo sfregamento produceva ? , non so voi ma io lo facevo spesso anche se non ci accendevo fuochi o altro e voi ?m bene quel pezzo di molla se ci pemsate bene era un ottimo acciarino che se abbinato ad un " esca " giusta l' avrebbe facilmente accesa

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FAI DA TE 

per auto costruirsi un acciarino alla fine occorrono una barretta di ferro , meglio se di acciaio c70 ( minimo ) che partendo dal ferro il tutto si complica, una forgia, dell' acqua o olio, un martello, un incudine e voglia di lavorare + tempo a disposizione , per la lavorazione vi rimando ai video presi da youtube, che come rende l 'idea vedere una cosa fatta sotto i propri occhi non la rende nient' altro.


se vi applicherete in poco tempo riuscirete a produrre acciarini in tutto e per tutto uguali a quelli in uso fino a poco tempo fa, se poi vorrete potrete abbellirli con parti di altro materiale tipo rame , ottone etc nella parte posteriore quella cioè che usando l' acciarino andremo ad agguantare

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galleria fotografica













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tracce da internet ********* stralci di discussioni in tema rintracciati su internet ***** cosa ne dicono sul web 

...... ci serve un buon acciaio tempErabile tipo C70 oppure un pezzo di una vecchia lima.


....... è meglio un C70 o una vecchia lima che dovrebbe essere un C90 o C100. l'acciaio al carbonio si tempra a una temperatura di circa 850° che corrispondono ad un colore rosso ciliegia vivo.

il giallo è per gli acciai inox che è oltre i 1000°

..... Io per i miei uso del C70 che va benissimo, lo porto al colore giallo e tempro solo la parte interessata, quindi immergendolo di 1 cm circa nell'olio dalla parte che si userà per produrre le scintille, senza rinvenimento.

Ho notato che temprandolo completamente si rompeva molto facilmente.

Una volta temprato carteggio appena la superficie che dovrà fare scintille così da togliere il nero superficiale che di scintille ne fa fare poche.

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Miglior risposta - Scelta dai votanti ( da yahoo answer )


Bella domanda, ti risponderò in duplice veste, sia come appassionato del settore, sia dal punto di vista professionale.

Tutto l'insieme è formato da 3 importantissimi elementi:
- pietra dura (tipicamente "selce")
- acciarino
- esca d'accensione.
Il funzionamento è molto semplice: si sfrega la pietra contro la superfice dell'acciarino in modo da generare intense e generose scintille, tali da accendere l'esca. Senza entrare nei dettagli della preparazione dell'esca (anch'essa molto importante), il cuore di tutto l'insieme è appunto l'acciarino e contrariamente a quanto si possa credere, le scintille sono generate dall'acciaio e non dalla pietra.
Il funzionamento dell'acciarino non è così ovvio, lo sfregamento della pierta dura contro l'acciarino genera temperature sufficienti da fondere piccolissime particelle di acciaio le quali bruceranno in presenza d'ossigeno, trasformandosi in ossido di ferro e dando luogo alla "scintilla". Occorre perciò che la superfice dell'acciaio sia particolarmente dura, altrimenti non è possibile raggiungere temperature elevate e tali da generare scintille.
L'acciaio è una lega ferro-carbonio e la sua durezza superficiale è conferita dalla "tempra", ovvero si porta l'acciaio all'incandescenza (più precisamente alla temperatura di tempra) e lo si raffredda violentemente in acqua oppure olio in modo da cristallizzare il reticolo atomico nella forma "martensitica". La martensite è estremamente dura ed è ciò che ci occorre per realizzare un acciarino.
Senza scomodare gli acciai "martensitici", possiamo partire da un acciaio da bonifica particolarmente ricco di carbonio (es. un C70 o un C90), lo lavoriamo fino alla forma desiderata (in rete ci sono tantissime foto), lo portiamo alla temperatura di tempra con una forgia o con un cannello (colorazione "rosso ciliegia") e successivamente lo raffreddiamo violentemente in acqua. Se la tempra è stata eseguita bene dovremo ottenere uno strato martensitico di spessore di poco inferiore ad 1 mm con durezza superficiale di circa 800 Vickers; tale durezza è sufficiente per generare scintille adatte allo scopo prefissato.
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materiale youtube










link utili

http://www.funsci.com/fun3_it/fuoco/fuoco.htm

http://www.riproduzionistoriche.com/riproduzioni/miscellanea.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Acciarino_da_tasca
http://www.missione-avventura.it/ManualeForum/tabid/637/forumid/115/postid/176/scope/posts/Default.aspx
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fiori e linguaggio dei fiori