Kabbalah: l'egoismo umano rappresenta l'inclinazione al male
Aviram Sadeh
Negli anni trenta del secolo scorso il Kabbalista Rabbi Yehuda Ashlag ( il Baal HaSulam) ha pubblicato una serie di articoli riguardanti lo stato del popolo di Israele e lo stato del mondo. In questi articoli egli ha delineato i principi con i quali egli credeva che la società avrebbe avuto successo. Gli articoli brevi nella sezione Guida Spirituale saranno basati principalmente sui suoi scritti e quelli di suo figlio e suo successore Rabbi Baruch Ashlag
La base della natura umana è l'egoismo. Questo è difficilmente un segreto. In effetti la Bibbia ammette questa condizione quasi all'inizio: "…il cuore dell'uomo è male fin dalla sua fanciullezza" (Genesi 8,21), e i Kabbalisti spiegano che il nostro egoismo è l'inclinazione al male. La domanda che questo porta alla mente è: "Se l'egoismo è così cattivo, perché il Creatore lo ha collocato in noi e ci ha fatto cattivi dalla nostra fanciullezza"?
Praticamente ogni religione e ogni insegnamento affronta la sfida dell'egoismo. Le religioni in generale ci dicono di sopprimerlo, e le filosofie orientali ci dicono che dobbiamo diminuirlo. Nelle parole del famoso filosofo cinese Lao-tzu "Mostra pienezza; abbraccia la semplicità; riduci l'egoismo; abbi pochi desideri" (La strada di Lao-tzu)
Questi modi di lottare con l'inclinazione umana verso l'egoismo ha funzionato bene per molti anni. Ma oggi esso si sta elevando verso livelli senza precedenti, e per molte persone, non sembrano funzionare i modi familiari di lottare con esso.
Questo non sarebbe un problema se ne fossero colpiti solo pochi. Ma quando accade in gradi quantità e in molti paesi in modo simultaneo abbiamo una sfida globale. In uno stato tale abbiamo bisogno di un modo diverso di pensare, uno che riconosca il fatto che non possiamo sconfiggere il nostro egoismo dato che è la nostra vera natura. Abbiamo bisogno quindi di trovare un modo per usarlo a nostro beneficio, piuttosto che abolirlo. Nel suo articolo "La Pace nel Mondo" il Baal HaSulam usa la sezione "Usare la Natura della singolarità come soggetto dell'evoluzione nel collettivo e nell'individuale" per introdurre la soluzione che egli crede che funzionerà. Il suo metodo è davvero abbastanza semplice e molto pratico, egli suggerisce che dato che noi siamo già individualisti, non dovremmo cercare di cambiare questo, ma invece usare le nostre abilità personali e le capacità per il bene comune.
In altre parole egli dice che noi non possiamo e non dovremmo cambiare la nostra natura individuale. Invece dovremmo usare le nostra abilità personali, svilupparle al massimo, e lavorare con esse nel modo che beneficia la società intera. Se noi usiamo i nostri desideri per contribuire alla società, e chiunque altro usasse le sue abilità per contribuire ognuno con l'altro, la Terra diventerebbe velocemente niente di meno che il Paradiso.
Al momento, spiega il Baal HaSulam, stiamo usando le nostre abilità per due scopi: sviluppare noi stessi e impedire lo sviluppo degli altri. Questo potrebbe non essere facile da intravedere a livello personale dato che noi siamo naturalmente riluttanti ad esaminare noi stessi in modo obiettivo; ma possiamo vederlo accadere tra le nazioni, così come tra i gruppi etnici rivali all'interno delle nazioni. Il risultato è che stiamo spendendo grandi quantità di tempo, energia e soldi proprio per distruggere ciò che gli altri stanno facendo.
Immaginate i tipi di ottenimento che potremmo ricevere se solo, invece, usassimo queste risorse per incoraggiare il nostro sviluppo. Meglio ancora, immaginate se ogni persona che adesso sta usando le sue risorse per impedire il progresso degli altri, le usasse per aiutare l'altro e per promuovere lo sviluppo degli altri in ogni modo possibile. I concetti negativi che sono così comuni nelle relazioni internazionali, finanziarie e ahimè personali di oggi, cesserebbero semplicemente di esistere. Essi diventerebbero sovrabbondanti. Il sospetto, l'occultamento dell'informazione, la diffidenza svanirebbe tutta, e trasformeremmo la nostra energia in strade produttive. Sentiremmo che noi vogliamo contribuire a chiunque, e chiunque sentirebbe di voler contribuire per ogni altro. E in quello stato l'umanità intera sarebbe davvero una sola e grande famiglia.
Articolo dell'Associazione Bnei Baruch - www.kabbalah.info/it
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