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domenica 8 novembre 2009
stornelli da osteria
la fenomenologia dello stornello da osteria è una pratica di poesia estemporanea e canto popolare radicata nell'Italia centro-meridionale (con particolare fulcro a Roma).
Nata come valvola di sfogo e forma di aggregazione spontanea, si basa sull'improvvisazione e sul "rimbalzo" della voce tra cantori nei luoghi di ristoro.
Struttura e MetricaLa
Strofa: Composta solitamente da tre versi.
Il primo è un endecasillabo che enuncia il tema (spesso il nome di un fiore), mentre gli altri due sono ottonari in rima o assonanza con il secondo.
Il Meccanismo "A Storno":
Il canto procede "di rimbalzo", come il volo dello storno.
Un cantore (o un tavolo) lancia una provocazione o un motto di spirito, e l'avversario deve rispondere immediatamente con un altro stornello che riprenda la rima o il tema dell'avversario.
Contenuti e Funzioni
Satira e Critica Sociale: Le osterie erano arene in cui la parola era libera.
Si sbeffeggiavano i potenti, le autorità, e si faceva cronaca locale e politica.
Il Contrasto Amoroso:
Gran parte del repertorio si basa su botta e risposta tra uomini e donne, caratterizzati da sberleffi, schermaglie sentimentali e toni pungenti.
Aggregazione: Il canto serviva a cementare la comunità, accompagnato da vino, stornelli a dispetto e gestualità tipiche dell'osteria romana.
Origini e Sviluppo
Etimologia: Il termine deriva dal verbo stornare (girare, mandare indietro) o direttamente dal volatile, per via del canto spezzato e brioso.
Evoluzione Storica: Da pratica orale e rurale, lo stornello è entrato nei repertori della canzone popolare, diventando una colonna sonora della cultura da osteria documentata in saggi storici e analisi antropologiche.
Gli stornelli storici famosi si dividono principalmente tra la tradizione romana (il cuore pulsante dell'osteria) e quella toscana (incentrata sul rispetto e sull'ottava rima)
.Ecco i testi e i temi dei più celebri e cantati:1.
La Tradizione Romana (I più famosi da Osteria)
Fiori de Zucca (L'archetipo del fiore)
"Fiore de zucca,ci ho una ragazza che si chiama Lucca,e quando parla lei par che ce ruzza."
Perché è famoso: È la struttura classica dello stornello romano "a fiore". Il primo verso nomina un vegetale, gli altri due creano il contrasto o il complimento.
La Società dei Magnaccioni (L'inno dell'osteria)
"Fatece largo che passamo noi,sti giovanotti de sta Roma bella...Ma che ce frega, ma che ce importa,se l'oste ar vino ci ha messo l'acqua..."
Perché è famoso: Pur essendo diventato un brano strutturato (reso celebre da Gabriella Ferri e Lando Fiorini), nasce direttamente dallo spirito comunitario delle osterie: celebra il cibo, il vino e la strafottenza romana verso i problemi.
Stornelli a Dispetto (La disfida)
Cantore 1: "Fiore de pepe, quante finestre ci ha San Pietro in Cielu, quante ne fate voi brutte megeru..."
Cantore 2: "Fiore de zucca, tu guardi a me che c'ho la faccia brutta, tu guardati la tua che sembra asciutta..."
Perché è famoso: Rappresenta la vera essenza del "rimbalzo".
Erano improvvisati sul momento per insultarsi ironicamente tra tavoli diversi.
2. La Tradizione Toscana (I "Rispetti")
Fior di Ginestra"Fior di ginestra,la vostra mamma vi tiene alla finestra,per far vedere che siete una maestra."
Perché è famoso: Rispetto alla tradizione romana, lo stornello toscano è spesso più lirico, cortese e focalizzato sul corteggiamento galante, anche se non mancano le varianti satiriche.
3. Gli Stornelli di Carcere e Malavita
Le Mantellate (Er Carcere de Regina Coeli)"
Le mantellate vanno a San Francesco,ma le povere donne vanno a Regina Coeli...A rinfrescà la memoria a chi sta dentro."Perché è famoso: Canto drammatico da osteria che racconta la solidarietà popolare verso i carcerati.
Le "mantellate" erano le suore, ma il canto descrive il dolore delle madri e delle mogli fuori dalle mura del carcere romano.
significato dei doppi sensi nascosti in questi testi.
I doppi sensi negli stornelli da osteria non erano semplici volgarità, ma una vera e propria strategia comunicativa.
Servivano a superare la censura delle autorità e il senso del pudore dell'epoca, permettendo ai cantori di esprimere concetti erotici, politici o satirici in pubblico senza subire ripercussioni immediate.
Ecco i principali significati nascosti e i codici utilizzati:
1. La metafora botanica e alimentare (L'erotismo camuffato)Il richiamo iniziale al "fiore" o a un ortaggio non era mai casuale.
La scelta del vegetale attivava un codice simbolico immediato per il pubblico dell'osteria:
Il "Fiore de zucca" o "di fava":
Nella tradizione contadina e romana, i fiori a imbuto o allungati erano esplicite allusioni agli organi genitali maschili o femminili.
La "Fica d'India" o la "Frutta":
Usati per descrivere la disponibilità o il rifiuto sessuale di una donna. Dire "quel frutto è acerbo" significava che la ragazza era troppo giovane o non incline al corteggiamento; dire "è maturo" indicava il contrario.
Il "Carosello" (o finocchio):
Usato storicamente negli stornelli per deridere l'omosessualità o la mancanza di virilità dell'avversario nella disfida.
2. Il codice del vino e della fame (La critica sociale)
Nello stornello "Ma che ce frega, ma che ce importa, se l'oste ar vino ci ha messo l'acqua", il doppio senso è di natura politica e sociale:
L'Acqua nel vino: Non era solo la lamentela per la truffa del ristoratore.
Rappresentava la rassegnazione allegra del popolo davanti ai soprusi dei potenti (lo Stato o il Papa).
Il messaggio nascosto era: "Ci togliete tutto, ci fregate sui beni primari, ma non riuscirete a toglierci l'allegria e la dignità".
I "Magnaccioni":
Il termine oggi indica chi mangia a sbafo, ma storicamente identificava anche una fiera attitudine alla sopravvivenza.
Dichiararsi "magnaccioni" significava rivendicare il diritto alla fame e al godimento della vita in faccia a una nobiltà o a una borghesia che affamava il popolo.
3. I doppi sensi carcerari e di sfida (La malavita)
Negli stornelli di malavita e di carcere (come quelli sulle Mantellate o su Regina Coeli), il linguaggio si faceva ancora più gergale:La "Giustizia" e la "Spia":
Spesso nascoste dietro metafore animali. Il "gatto" o la "civetta" indicavano le guardie o i delatori. Cantare di una civetta che canta sul tetto era un avvertimento criptico all'interno dell'osteria per segnalare la presenza di un barone, di una guardia in borghese o di un traditore.
La "Cravatta" o il "Colletto": Negli stornelli a dispetto, augurare a qualcuno una "bella cravatta" o un "colletto stretto" non era un complimento d'abbigliamento, ma un augurio di finire sulla forca o di essere ghigliottinato.
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