mercoledì 14 aprile 2010

Signa - città della paglia e non solo

( all' interno un post/memorabilia riguardo quello che una volta era  l' istituto Croff per bambini orfani  voluto dai conti  Angelina e Aldo Croff  )

La Storia di Signa, Città della Paglia
Estratto da "Signa Itinerario Storico Artistico"

Testi del Gruppo Archeologico Signese


Si può collegare la storia geologica del territorio di Signa, con quella del bacino lacustre di Firenze: una conca pianeggiante, racchiusa da un anello continuo di colline, formatosi in epoca plioquartenaria, attraversata dal fiume Arno che vi s’immetteva e ne usciva attraverso due stretti passaggi: ad est la stretta fenditura dell'Incisa e ad ovest la gola della Gonfolina. Quale sia stato il livello delle acque raggiunto dal lago ed il suo svuotamento attraverso la Gonfolina è del tutto sconosciuto. Sull'argomento tante ipotesi sono state formulate: da vicende naturali avvenute in età preistorica a quelle create dalla mano dell'uomo, con picconi e scalpelli, come dice il Villani.

Venendo alla parte veramente storica sappiamo come proprio attraverso il fiume Arno arrivarono dapprima gli Etruschi, insediatisi nella vicina Artimino, ed in seguito i Romani. Infatti reperti di queste due civiltà sono stati ritrovati durante le escavazioni di materiali per l'edilizia dai Renai di Signa.

La nascita di Signa ed il suo nome sono da collocarsi in epoca assai antica. Alcuni storici ritengono che il nome sia di origine etrusca, considerando che la località si trova al centro di insediamenti etruschi, come quelli di Artimino e di Sesto. Si ipotizzano, quindi, nomi come Aisinal, Esii, Esinius; altri si rifanno a derivazioni latine come Exinea o "Signando colonias", riferendosi a Lucio Cornelio Silla che assegnò le colonie ai suoi legionari proprio in questi luoghi.

La "Lex Julia", emanata da Giulio Cesare nel 59 a.C., assegnava ai legionari dopo le imprese belliche un appezzamento di terreno incolto da bonificare.

La "centuriazione" della piana fiorentina si stendeva da Ripoli a Signa, ed è proprio a questo che si deve il ritrovamento nella zona dei Renai dei reperti romani, quali monete di varie epoche, punte di lancia, spade, un grande frammento di bronzo di una statua e, in altri luoghi, un dischetto con incisioni etrusche, un coperchio di urna cineraria etrusca, un frammento di lapide sepolcrale con caratteri romani, a conferma della presenza delle due civiltà.
Il primo documento in cui si parla di Signa risale al 964, riguardante la donazione della Pieve di Signa al Capitolo fiorentino da parte di Rambaldo, vescovo di Firenze. Nel 978 la contessa Willa fa dono della chiesa posta nel Castello di Signa, unitamente ai suoi possedimenti, alla Badia fiorentina.

La costituzione, avanti il "mille" del piviere di Signa, uno dei più grandi del contado, attesta l'importanza di questo luogo.

Si sa per certo che Signa, "terra" del contado fiorentino, già nel 1252 aveva un'amministrazione pubblica autonoma, che eleggeva dodici consiglieri, come ci informa un documento notarile, redatto sotto "il portico della chiesa di Santa Maria in Castello".

Il ponte sull'Arno costituiva l'elemento peculiare di questa comunità, servendo da punto nodale per itinerari e viaggi che collegavano varie e importanti aree. La tradizione vuole che la prima costruzione del ponte, che risale al 1120, sia dovuta all'iniziativa di Sant'Alluccio. Questo ponte aveva determinante importanza, essendo l'unico, per molto tempo, tra Firenze e Pisa.

Il congiungimento delle due sponde fu anche una conquista economica per Signa: lo scambio delle merci con l'interno e quello legato al nascente porto fluviale, che univa la marinara Pisa con l'entroterra, dette vita a un centro commerciale di grande importanza tantoché, già nel 1149, Signa era sede di mercato, come si rileva da un contratto di "beni fondiari" stipulato in quell'anno "in mercato Signe kalendis octobris".

Nell'anno 1326, come racconta Giovanni Villani nella sua Cronica, Castruccio con tutta la sua oste "venne a Lecore nel contado fiorentino e pose il suo campo sui colli di Signa, e più a dispetto dei fiorentini fece battere moneta picciola in Signa, con l'impronta dello 'mperadore Otto, e chiamarsi castruccini." Il 28 febbraio 1327 "raccolta sua gente fece ardere Signa e tagliare il ponte sopra l'Amo, e abbandonò la terra". Insieme al castello della Repubblica fiorentina, nell'anno 1327, venne ricostruito il ponte dopo le distruzioni operate da Castruccio Castracani che, seppur con qualche modifica, ha retto il traffico fino al 12 agosto 1944, quando le mine delle truppe tedesche in ritirata non lo distrussero definitivamente.

Il ponte è stato adottato da sempre come stemma della comunità di Signa, e un ponte (come riferisce il Manni) era impresso su una campana della chiesa di Santa Maria in Castello, fusa nell'anno 1266. Un altro stemma. scolpito nel 1393, si trova sull'architrave dell'antica porta maggiore della Pieve di San Giovanni Battista, e rappresenta un ponte a sette archi con una torre merlata sopra la quale campeggia il giglio fiorentino. Un altro ancora fu dipinto da Pietro da Gambassi, nell'anno 1437, sull'antica cassa che contenne il corpo della Beata Giovanna. Ancora il Manni, nel suo libro dei sigilli antichi, riporta quello relativo al comune di Signa, anch'esso con sette archi e la torre col giglio in un campo di fiordalisi.
Al 1397 risale un importante evento, l'assedio al castello di Signa da parte delle milizie del Duca di Milano, Giangaleazzo Visconti. L'assedio durò due giorni, il 24 e il 25 di marzo, e Signa seppe resistervi vittoriosamente. Questo evento bellico è stato descritto in maniera particolareggiata alla Rubrica XLVII dello Statuto di Signa riguardante il periodo dal 1399 al 1528. Il documento è conservato nell'Archivio di Stato di Firenze, trascritto e pubblicato dal Gruppo Archeologico Signese
nel XIV secolo l'attività del porto fluviale era notevolmente intensa, come è attestato da numerosa corrispondenza e lettere di vettura "dal porto a Signa" e destinate ai "fondachi" del mercante pratese Francesco di Marco Datini. Attività, quella del porto, che è continuata fino alla costruzione della ferrovia Firenze - Livorno "Leopolda"
Dal punto di vista commerciale Signa ha visto due importanti iniziative che, più di altre, hanno lasciato una profonda impronta sul tessuto economico e sociale del territorio.

Negli anni che seguirono il 1714, il bolognese Domenico Michelacci, con successo, sperimentò, nelle piagge della "Bianca", un nuovo modo di coltivare e lavorare la paglia da intreccio. Nacquero allora i famosi cappelli detti "di paglia di Firenze", apprezzati in tutto il mondo per la finezza della lavorazione.

L'altra attività che caratterizzò la vita del paese risale al periodo compreso tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX. Fu allora che la "Manifattura di Signa", sorta per iniziativa della famiglia Bondi, cominciò a riprodurre in terracotta le opere dei grandi maestri: statue, busti, medaglie, bassorilievi, eccetera che, grazie ad uno speciale tipo di patinatura, mai più riprodotta, potevano reggere il confronto con gli illustri originali.
FONTE (dove troverete il resto della storia e molto di piu )

_http://www.comune.signa.fi.it/categorie/La-citta/la-storia-e-l-arte/copy_of_index_html
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varie ed eventuali
Garibaldi a Signa. Fra mito e storia di Ceccuti Cosimo - Fossi Giampier

Dettagli del Libro:
Autori: Ceccuti Cosimo Fossi Giampiero
Editore: Masso delle Fate
Genere: storia d'europa
Argomento: garibaldi, giuseppe
Collana: Signa nel ventesimo secolo
Pagine: 64
ISBN: 8860391113
ISBN-13: 9788860391117

Descrizione:

Castelletti, 24 maggio 1867. "La nazione Italiana ha quasi ottenuto la sua unificazione, ma perché essa possa sedersi a fianco delle colte nazioni d'Europa manca molto. Io ormai conosco questa mia terra, ed i mille capaci di grandi cose, voi li troverete sempre in ogni provincia ma i milioni che costituiscono la maggioranza della Nazione, per colpa dei Governi passati e presenti, hanno bisogno d'esser rigenerati, migliorati nel fisico e nel morale. Ospite oggi dell'istituto Castelletti, vicino a Signa ed a poche miglia da Firenze, io sono testimonio oculare di quanto può patriottismo di un uomo per farei il bene del suo simile. In quest'istituto agrario filantropico, fondato dal benemerito Cavalcanti, deputato al Parlamento, diretto da lui, diretto con ingenti spese sue proprie, ho veduto il modesto figlio del contadino, nutrito, educato, accanto a quello del milionario, trattati colla stessa amorevolezza, istruiti anche alle virili discipline che portano l'uomo vicino al perfezionamento a cui lo destinò la Provvidenza, col lavoro, e l'istruzione". (G. Garibaldi) _______________________________________________________________________________________
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istituto Croff per bambini orfani  - Signa ( Firenze )  voluto dai conti  Angelina e Aldo Croff 
post a cura di A. 1. 

perche s'è parlato di Signa? ........... per questo :

http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Castellettiletti

ma non per quello che è oggi ma quello che era negli anni sessanta/settanta quando era un orfanotrofio, stranamente non c'e' traccia di questo periodo nel sito odierno della villa che da luogo di beneficienza s'e' trasformato in un impresa commerciale, ma i molti ospiti della villa in quell' epoca non possono scordare
ANGELINA E ALDO CROFF e tutte le persone che vivevano, lavoravano etc in quel piccolo mondo a sè che era Castelletti in quel periodo.

e cosi' come dimenticare la sig, Brazzini , maestra d'asilo piu comunemente chiamata Anna, o la sig. Luciani maestra elementare e direttrice, la sig Loris maestra elementare, la Tosca e l' Elisa le cuoche, la sig. Rosanna , Carolina, BRunero il giardiniere factotum e tutte le altre persone che li' lavoravano ? , come dimenticare i compagni di classe o anche tutti gli altri con cui giornalmente avevi a che fare , eppoi le partite a pallone, i giochi del tempo e quelli inventati, le vacanze a Lavagna o ai monti al confine tra la Toscana e L' Emilia, come dimenticare gli anni dell' infanzia li' trascorsi almeno in parte ?, come dimenticarli se, malgrado la tragedia a monte, ogni bimbo li' ospitato in quel periodo, almeno credo, non puo' che averne un ricordo sereno, bello, soave, quasi incredibile , forse mitologico?

..... non si puo' e quindi un grazie veramente di cuore a tutte le persone di Castelletti ante 80 per quello che avete fatto , per l' aiuto che avete dato a tutti quei bambini la cui sorte aveva duramente segnato la vita, sicuramente Castelletti oggi sara' un bel posto , sicuramente avra' nuova vita , nuove persone che l' animeranno e anche bene, ma per quei bambini oggi uomini fatti Castelletti rimarra' quello di un tempo, un mondo a se', irripetibile.

nel web non si trovano tracce di questa loro opera, si trovano riferimenti vari di loro donazioni ad istututi , fondazioni o altro ( il piu' citato è questo http://www.croff.it/ ) e non a questa fase che se non maggiore è perlomeno paritaria alle altre come valore e dignità

con la loro dipartita un ciclo si è chiuso per sempre , si sa' il tempo cancella tutto , fatti, parole, intenzioni e opere, a meno che non siano eccezionali, pian piano si dimenticano o vengono surclassati da altro ma non puo' cancellare i ricordi, i sentimenti intimi di quelli che restano e hanno vissuto quei periodi.

http://www.bollettinodarte.beniculturali.it/opencms/multimedia/BollettinoArteIt/documents/1259836472699_comunicato_carracci_de_chirico_novembre__09.pdf

p.s.

a distanza di tempo uno dei siti di villa Castelletti è stato aggionato. ho notato con piacere che è stata aggiunta qualche riga riguardante i coniugi CRoff di questo sono contento e se magari ( chissa? ) nel mio piccolo ho contribuito a che cio' avenisse ne sono fiero , ancora una volta m' inchino dinnanzi a 2 persone che, senza clamore han fatto molto di piu di tanti che straparlano ai 4 venti promettendo chissa chè senza poi , magari, attuare ,se non in minima parte o per niente, quanto professato

http://www.bastardworkshop.com/castelletti/la-location/

ancora un Grazie di cuore

per chi è interessato a scambiare qualche ricordo o semplicemente leggere o vedere foto o altro del tempo ....
http://www.facebook.com/group.php?gid=113659241999940

http://www.facebook.com/profile.php?id=100001689041179
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villa Castelletti negli anni 70 quando era un istituto per orfani voluto dai conti Angelina e Aldo Croff chiamati dai loro " bambini " mamma Angelina e papa Aldo



villa Castelletti oggi




il ritratto di Aldo Croff nella Quadreria dell'Ospedale Maggiore di Milano eseguito dal pittore  Mario Donizetti

http://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/3n050-00191/
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aggiornamenti vari

La Fondazione Guelpa ospita i nipoti di Croff

IVREA.  Sala Cupola affollata per la presentazione del volume “La Collezione Croff”. Importante, dopo il saluto del sindaco Grijuela, presidente della Fondazione Guelpa che ha commissionato l’opera, l’intervento del vicepresidente Ettore Morezzi che ha sottolineato come tutte le iniziative realizzate in questi anni dalla Fondazione siano state finanziate attingendo ai soli interessi del patrimonio finanziario Guelpa. «Al termine del mandato del sindaco Grijuela - ha spiegato Morezzi - siamo lieti di consegnare intatto a chi ci succederà il capitale trasmesso in eredità al Comune dalla signora Lucia Guelpa, nel maggio 2003».
 La presentazione è stata impreziosita dalla presenza di Aldo e Wally Martinengo, nipoti di Abdone Croff, l’industriale che negli anni Quaranta compose la Collezione oggi gestita dalla Fondazione eporediese. «E’ come se Lucia Guelpa, col suo lascito, avesse confermato quell’attenzione alla beneficenza che è tradizione della nostra famiglia, muovendosi nella direzione che avrebbe certamente imboccato anche lo zio Abdone se non fosse scomparso con moglie e figlio nell’incidente automobilistico occorsogli nel 1946» ha commentato Aldo Martinengo, figlio della sorella di Abdone.
 Quindi ha ricordato anche i meriti dell’altro zio, il conte Aldo Croff (fratello minore di Abdone), cui si devono l’Istituto Croff di Signa per bambini orfani e bisognosi e la creazione del Padiglione “Angelina e Aldo Croff” presso il Policlinico di Milano (UO di Nefrologia), ancora oggi in piena attività e ulteriormente ampliato negli anni Ottanta, grazie a un ultimo, generoso lascito.
fr.fa.

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