lunedì 17 gennaio 2011

IL LIBRO DEI FATTI parte 7 per 2750 fratto 0,437 alla quarta meno 9,01 che riportavo il tutto elevatoa alla -077 diviso 2 e aggiunto al numero custodito al louvre sotto la cornice di uno dei quadri esposti

La signora in azzurro

Gli annali dei miracoli riconosciuti dalla Chiesa abbondano di rapporti storici documentati che sono di particolare interesse per gli studiosi di parapsicologia. Tuttavia, poche carriere spirituali possono competere, con quella dell'umile Signora in Azzurro, Suor Maria Coronel de Agreda. A quanto lei stessa sosteneva, Suor Maria aveva il dono della bilocazione, ossia compariva in due posti diversi nello stesso tempo, e questo avvenne in circa cinquecento occasioni fra il 1620 e il 1630.

Nata in Spagna nel 1602 in una famiglia religiosa della borghesia, Suor Maria ebbe fin da bambina intense visioni. Da ragazza cadeva facilmente in trance estatiche. Entrò in giovane età nel convento francescano dell'Immacolata Concezione di Agreda.

Qui scelse e s'impose un regime che comprendeva lunghi periodi di digiuno, privazione del sonno e autoflagellazioni. Fra i miracoli che le furono attribuiti in questa fase della sua vita ci fu l'inquietante capacità di rispondere ai pensieri inespressi di altre persone e di far levitare il suo fragile corpo al di sopra del pavimento del convento. Ma Suor Maria era nota soprattutto per la sua stupefacente facoltà di bilocazione. Le sue proiezioni astrali, a quanto si racconta, la sbalzavano attraverso l'Oceano Atlantico fino alle zone desertiche del Texas occidentale del diciassettesimo secolo, dove provvedeva alle necessità fisiche e spirituali di pellirosse seminudi.

Di tutte le tribù indiane che popolavano il sud ovest americano prima della venuta dei Conquistadores, la meno nota è quella dei poveri Jumanos, che erano stanziati lungo il Rio Grande nei dintorni dell'odierna Presidio, nel Texas. Agli inizi della migrazione spagnola dal Messico i Jumanos furono contattati da Padre Alonzo de Benavides, un francescano.

Con sua grande sorpresa, egli trovò questi indiani, in prevalenza cacciatori e raccoglitori, già convertiti al cristianesimo. Cosa ancora più stupefacente, essi sostenevano che a indirizzarli a quell'incontro era stata una misteriosa "donna in azzurro" la stessa anima gentile che aveva dato loro i rosari, aveva curato le ferite e fatto conoscere il messaggio di Gesù Cristo.

Sbalordito quanto turbato, Padre Benavides chiese immediatamente per via epistolare sia a papa Urbano VIII sia a re Filippo IV di Spagna chi l'avesse preceduto nel suo ministero. Non ricevette risposta fino al 1630, al suo rientro in Spagna, dove venne a conoscenza dei miracoli di Suor Maria; andò a trovarla in convento e vide che l'abito del suo ordine era di colore azzurro.

Nell'occhio dei ciclone

La natura può presentare numerosi spettacoli di estrema violenza, ma pochi possono essere paragonati, per potere distruttivo e intensità, a un tornado, dove venti centrifughi possono raggiungere la velocità di 320 chilometri orari.

Nonostante esista una gran quantità di fotografie e riprese televisive, sono scarsi i resoconti di testimoni oculari. Un'osservazione estremamente rara dell'"interno" di un tornado fu compiuta in seguito a una bufera che imperversò su McKinney, nel Texas, a nord di Dallas, il 3 maggio 1943. "L'occhio del ciclone si trovava a circa sei metri dal suolo" dichiarò, sconvolto, Roy Hall, dopo che la sua casa era appena stata distrutta da un tornado. "L'interno del tornado era vuoto e l'orlo del fondo dell’imbuto di per sé non sembrava spesso più di tre metri e, forse per via della luce interna, appariva perfettamente opaco. Le sue pareti erano così lisce e uniformi da somigliare all'interno di un tubo rivestito di vetro." L'orlo esterno vorticava davanti agli occhi di Hall con tale velocità da ferire la vista.

"Mi sono abbassato sostenendomi col gomito sinistro, per proteggere mio figlio piccolo, e ho alzato lo sguardo", continuò, "è possibile che in quel momento i miei occhi doloranti abbiano contemplato qualcosa che pochi altri hanno visto vivendo poi abbastanza a lungo da poterlo raccontare? Stavo guardando fino in fondo l'interno del grande imbuto di un tornado! Si sviluppava verso il cielo per oltre tre chilometri e ondeggiava lievemente... curvandosi lentamente in direzione sud est. Sembrava in parte pieno di una nube splendente, che tremolava come una luce al neon. Questa nube sfolgorante si trovava nel mezzo dell'imbuto, e non ne toccava le pareti."

Si conosce soltanto un'altra descrizione dell'interno di un tornado: è stata fatta da Will Keller, un agricoltore di Greensburg, nel Kansas, che assistette allo spettacolo grandioso e terrificante del tremendo vortice che scavalcava il rifugio dove aveva cercato scampo il 22 giugno 1928. L'aria circostante, riferì Keller, era immobile come la morte. L'interno della tromba d'aria era illuminato, con saette che crepitavano da un lato all'altro. Dall'orlo sfrangiato, sul fondo dell'imbuto, tornado più piccoli si formavano e si allontanavano turbinando. L'interno conteneva anche una nube simile a quella osservata da Hall.

Nessuno dei due testimoni poteva trarre vantaggi da una storia inventata. Se le loro descrizioni fossero autentiche, dovremmo rivedere le nostre conoscenze circa i tornado, soprattutto perché l'attuale teoria non spiega una struttura interna così complicata, e in particolare la presenza all'interno di nubi e fulmini.