martedì 16 aprile 2013

speriamo in bene

AMATO il consigliere di CRaxi grazie ai nostri " grandi " politici rischia di diventare il nostro presidente ( più basi di così non si può )


CRAXI, SILURO AD AMATO 'E' COLPEVOLE COME ME'

ROMA " - Quando era ancora presidente del Consiglio, Giuliano Amato andò a parlare alla London School of Economics. E ai giornalisti inglesi che gli chiedevano di Tangentopoli rispose così: "Io ritengo che ben poche persone erano al corrente delle cose che stiamo scoprendo adesso...". Quattro anni sono passati, ma Bettino Craxi non ha dimenticato quella frase. Macché, tuona adesso dal suo rifugio di Hammamet: tu lo sapevi benissimo, caro Giuliano, avevi le mani in pasta come me, pagavi le tue campagne elettorali con i soldi del cassiere di Via del Corso e raccoglievi fondi anche per conto tuo. E giù con una scarica di accuse, una requisitoria che evoca anche nel lessico gli ordini di cattura scritti da Di Pietro ("Egli non poteva non sapere..."), una mitragliata contro il suo ex consigliere più fidato, contro l' uomo che una volta, prima di essere travolto dagli eventi, lui stesso designò come il suo successore alla guida del Psi.
Altri tempi. Allora Craxi comandava a Via del Corso e Amato era ben saldo a Palazzo Chigi. Poi è venuta la grande piena di Mani Pulite, che ha spazzato via i socialisti, comprese le ville, le auto blindate e quel sorriso arrogante che nascondeva la certezza di un potere eterno e crescente. E oggi che la bufera è finita, l' ex leader socialista non riesce a mandar giù il fatto che il destino cinico e baro abbia riservato al suo fedelissimo una sorte così diversa dalla sua. Lui, Bettino, costretto a curarsi i suoi mali tra i palmizi tunisini, con un ordine di arresto che pende sulla sua testa, mentre Giuliano non è stato sfiorato da un solo processo, anzi guida solennemente l' Antitrust, con tutti gli onori, la blindata e la scorta, e sta addirittura per mettere il bollo socialista all' "operazione Cosa 2". Poteva, Craxi, lasciare che il fato continuasse su questa strada biforcuta? Figuratevi. Ha aspettato il momento giusto, la vigilia di quel congresso pidiessino dove gli ex avversari delle Botteghe Oscure stenderanno un tappeto rosso per accogliere il compagno Amato, poi ha affidato all' ultima arma che gli è rimasta - il fax - la sua requisitoria contro l' ex Dottor Sottile. Aggiungendo perfidamente che ci sarà un seguito, non finisce mica qui: "Di tutto ciò si può tornare a parlare più nel dettaglio...". Ma vediamo cosa c' è scritto nel suo atto d' accusa. Nella mente di Craxi, il suo ex braccio destro deve aver commesso il reato di usurpazione di potere.
"Giuliano Amato - scrive Craxi - tutto può fare salvo che ergersi a giudice delle presunte malefatte del Psi, di cui egli, al pari di altri dirigenti, porta semmai per intero la sua parte di responsabilità... Il sottoscritto, per le sue responsabilità di segretario, è trattato alla stregua di un gangster e condannato all' ergastolo... Guarda caso, invece, a Giuliano Amato, vicesegretario vicario del Psi, forte delle sue amicizie e altolocate protezioni, non è toccato nulla di nulla. Buon per lui". Poi vengono gli insulti.
Craxi chiama Amato "becchino del Psi", "trasformista", "voltagabbana", e - citando Cossiga - addirittura "una cosa vomitevole", come "tutti i craxiani che sono diventati anti-craxiani". Un uomo, dice, che "si è impancato a sputar sentenze morali". Non può farlo, lo sferza l' ex segretario, proprio lui che con "le cattive abitudini contratte dal Psi, finanziamento illegale in testa, è stato a contatto quotidiano", come "potrebbe risultare in modo inconfutabile". E qui cominciano le accuse, quella che un magistrato definirebbe una chiamata in correità. "Innanzitutto va ricordato che, dopo aver per intero condiviso avventure e disavventure del craxismo di governo, Giuliano Amato si dedicò interamente al partito. Negli anni in cui io mi occupai delle Nazioni Unite, lavorando per lunghi periodi nel mio ufficio al Palazzo di vetro di New York, Amato era vicesegretario vicario ed era impegnato nella gestione del partito. I suoi rapporti personali con l' amministratore Vincenzo Balzamo erano diretti ed eccellenti...". Da questa premessa Craxi fa discendere cinque capi d' accusa. Primo: sapeva tutto. "Egli era perfettamente al corrente della natura complessiva del finanziamento del partito. Era evidente che egli non poteva non sapere". Secondo: prendeva i soldi anche lui. "Di questi finanziamenti egli si è sempre avvalso naturalmente e personalmente per le sue spese di lavoro politico, per le sue campagne elettorali che furono sempre finanziate dal partito, tanto in sede nazionale che in sede locale. Anche in questo caso non credo che il tutto avvenisse tramite assegni e trasferimenti bancari documentati". Terzo: forse si muoveva anche in proprio. "Resta inoltre da considerare se per far fronte alle spese delle sue campagne elettorali, furono organizzate, come pare, anche raccolte di fondi che non rientravano nel controllo dell' amministrazione centrale". Quarto: collaborava. "E' poi certamente toccato a Giuliano Amato di occuparsi di iniziative, strutture e progetti di interesse del partito e che tuttavia comportavano un interessamento diretto, ed incarichi specifici di collaborazione con l' amministrazione del Psi". Quinto: era consenziente. "Non è mai capitato a mia memoria che Giuliano Amato in incontri personali e confidenziali con il segretario del partito avesse esternato le sue perplessità, le sue preoccupazioni e il suo disappunto per il sistema generale su cui si imperniava il finanziamento del partito, parte del quale, come tutti sapevano, era costituito da forme che si concretavano in aperta e risaputa violazione della legge sul finanziamento dei partiti". La requisitoria finisce qui, con l' inquietante accenno a quei "dettagli" di cui "si può tornare a parlare". Amato, che i suoi collaboratori definiscono "addolorato" dalla bordata craxiana, è amareggiato ma non sorpreso. Sapeva da tempo di essere, come gli dicevano i suoi amici, "sotto impeachment craxiano". Già quattro mesi fa aveva ricevuto la prima avvisaglia, leggendo un' intervista in cui Craxi lo accostava a Martelli e a Formica per dire: "Potrei fare una lunga lista di traditori e vigliacchi. C' è perfino chi si impanca a moralizzatore. Parola di Giuda". Conoscendo bene Bettino, Giuliano Amato capì che quello era solo l' inizio. Non si sbagliava.
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E AMATO (31 MILA EURO DI PENSIONE AL MESE) DICE AI GIOVANI: VOI AVRETE UNA PENSIONE DA FAME…

L’ultima di Amato. Incontra i giovani e dice loro: “Avrete un vitalizio miserabile, sarete costretti a dormire in auto”. Ci vuole una bella faccia tosta. Perché se i giovani avranno un vitalizio miserabile la colpa di chi è? Forse di chi in questi anni è stato due volte presidente del Consiglio, due volte ministro del Tesoro, una volta ministro dell’Interno, presidente dell’Authority e sottosegretario alla presidenza del Consiglio  fin dai tempi di Craxi. E che,per aver ridotto così il Paese, mentre tagliava e distruggeva le pensioni altrui, si è assicurato un doppio vitalizio per un totale di 31mila euro lordi al mese (22mila euro pensione Inpdap più 9mila euro di vitalizio da ex parlamentare). Se uno così diventa presidente della Repubblica io chiedo asilo politico in Bangladesh.

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http://www.glialtrionline.it/2012/05/16/giuliano-amato-il-socialista-lo-statista-luomo-il-topo/
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eppure qualcosa non torna