sabato 12 marzo 2011

ANCHE NILLA PIZZI ci lascia.....
è morta, all’età di 91, la mitica prima vincitrice del Festival di Sanremo Nilla Pizzi.


Ricoverata in una clinica di Milano per riprendersi dopo un intervento chirurgico subito in questi giorni, la Pizzi non è riuscita a recuperare le condizioni ottimali di salute che i medici si prefissavano e, stamattina, il suo cuore ha smesso di battere

PER APPROFONDIMENTI

http://www.nillapizzi.it/
http://it.wikipedia.org/wiki/Nilla_Pizzi
http://www.archivio.raiuno.rai.it/schede/9026/902615.htm
http://www.wlaciccia.it/famosi/nilla.php
http://www.google.it/search?q=NILLA+PIZZI&hl=it&rlz=1I7ADFA_it&prmd=ivnsuol&tbs=tl:1&tbo=u&ei=XaJ7TazrKoqUOqvtuZYH&sa=X&oi=timeline_result&ct=title&resnum=22&ved=0CLMBEOcCMBU
http://www.storiaradiotv.it/NILLA%20PIZZI.htm

il messaggio del doloroso avvenimento nel suo sito
Questa mattina, sabato 12 Marzo Nilla è mancata all'affetto dei suoi cari e dei suoi fans.
Per mè è stato un grande onore aver lavorato con lei per lunghi anni durante i quali Nilla è stata una grande maestra ed una grande amica.
Nilla, ti ricorderò per sempre con grande gioia ripensando alle tante serate trascorse assieme.
Sarai sempre nel mio cuore
Elia Faustini


C'è qualcuno che non la conosceva ? , anche se legata ad anni lontani i suoi successi e la sua figura sono ben noti agli Italiani , prima vincitrice del primo Sanremo del 1951 ,Nilla era una di quelle donne legate al suo tempo, ad una dignita' della persona che oggi non c'è piu, ad un modo dì essere e di comportarsi che dovrebbe essere da esempio per le giovani d' oggi che ultimamente , almeno a sentire i media, non ambiscono altro che al successo facile magari ottenuto attraverso scorciatoie non meglio precisate , NIlla aveva una voce bella, ben modulata e per questo divenne una delle cantanti piu' in voga nell' Italia degli anni 50/60 . dal carattere brillante e socievole, educata , generosa e gentile lascia di se' un bel ricordo . il ricordo di una brava , simpatica persona da ammirare e a cui fare riferimento.
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Nilla Pizzi (1951) grazie dei fiori

Rose...
rose...
ma le più belle le hai mandate tu
Grazie dei fior
fra tutti gli altri li ho riconosciuti
mi han fatto male eppure li ho graditi
Son rose rosse e parlano d'amor

E grazie ancor
che in questo giorno tu m'hai ricordata
ma se l'amore nostro s'è perduto
perché vuoi tormentare il nostro cuor?
In mezzo a quelle rose
ci sono tante spine
memorie dolorose
di chi ha voluto bene
Son pagine già chiuse
con la parola fine
Grazie dei fior
fra tutti gli altri li ho riconosciuti
mi han fatto male eppure li ho graditi
Son rose rosse e parlano d'amor
Grazie dei fior
e addio...
per sempre addio...
senza...
rancor
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Avril Lavigne - ‘Goodbye Lullaby’ mini-gig



ritornano gli AQUA
How R U Doin? by universalmusicdenmark

pagina facebook del gruppo
http://www.facebook.com/aqua.dk?sk=app_178091127385#close
oltre che su youtube

britney news
EUROPEI, TUFFI: MEDAGLIA D'ORO A TANIA CAGNOTTO

Tania Cagnotto ha vinto la medaglia d'oro nei tuffi dal trampolino di un metro agli Europei di Torino. L'azzurra ha trionfato con 312,05 punti precedendo la russa Nadezhda Bazhina (288,75) e la svedese Anna Lindberg (287,80). ... ecco i suoi 5 bellissimi tuffi

ISOLA DEI FAMOSI : FUORI moGOL E gaRIBALDI
eliminati 2 non famosi, entrano 2 nuovi naufraghi la fidanzata di Kilyan, Anoula Adoniu, ,che per entrare dovra prima pulire la nave della mala suerte ( credici!! ) e il figlio di Adriano PAPPPALARDO Laerte , Adriano in puntata per far entrare il figlio dovra' superare 3 miniprove , l' occasione è buona per rivedere ancora una volta sia la sua VIS SIA COMICA CHE il suo carattere che D' uomo " fuori di testa "

alla fine comunque entrano tutti i nuovi naufraghi proposti




a thiago viene proposto il gioco della mosca cieca , una volta bendato dovra' indovinare col solo tatto ci è la donna a lui avvicinata ogni volta , lui ne approfitta e tasta bene scusandosi poi con un " volevo essere sicuro di non sbagliare " questa frase da' da pensare che abbia gia tastato in precedeb
nza senno come farebbe a capire attraverso la tastazione di una particolare parte del corpo femminile ?

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e0ef7bb1-f4ec-4026-8e90-fd843eeedf01.html

in nomination stavolta sono iti Daniel McVicar e Abigail Bawuah

in settimana qualche screzio tra la Fico E la MOric forse dovuta a THiago " il pensatore "

http://www.isola.rai.it/dl/portali/site/page/Page-ee8df1c3-bc1f-4819-8439-2de5a864b57a.html
BLACK LABEL SOCIETY: a maggio un " nuovo " cd

Il nuovo cd Black Label Society da titolo " The Song Remains Not The Same", verrà pubblicato il 3 maggio, per l' etichetta Entertainment One Music. Il disco conterrà le versioni unplugged di alcune tracce di Order Of The Black + e alcune canzoni registrate sempre durante le stesse sessioni di questo.apparse gia come bonus song nelle edizioni del cd " order of the black " in certi paesi o nei siti internet

tracklist

01 Overlord (Unplugged version)
02. Parade Of The Dead (Unplugged version)
03. Riders Of The Damned (Unplugged version)
04. Darkest Days (Unplugged version)
05. Juniors Eyes
06. Helpless
07. Bridge Over Troubled Water
08. Can't Find My Way Home
09. Darkest Days (featuring John Rich)
10. The First Noel

come i piu' attenti avranno notato tra le canzoni vi è un rifacimento di una canzone meno conosciuta dei BLack sabbath " Junior's Eyes " la versione completamente acustica piano, tastiiere etc è un ottima reinterpretazione del brano , d'altronde Zakk aveva gia fatto un' ottima reintrerpretaziuone di un celebre brano dei BLACK SABBATh in versione acustica dimostrando come sempre un ottimo gusto musicale


la versione originale


la news nel sito madre del gruppo
http://www.blacklabelsociety.com/archives/748

CURIOSITA':

il testo della canzone fu' scritta da Ozzy per la morte del padre JAck, ZAck ha perduto suo padre , un eroe della seconda guerra mondiale recentemente, sapendo questo si capisce meglio la ragione della scelta da parte di Zakk proprio di questa canzone tra le tante possibili del gruppo di cui lui è sempre statao un grande estimatore

This was wrote by Ozzy about the death of his father, Jack. Zakk lost his own father , an WWII hero, this year. Now you understand the reason of choosing this particular Sabbath song for an extra bonus.

venerdì 11 marzo 2011

ANCORA FORTE TERREMOTO stavolta tocca al GIAPPONE

un fortissimo terremoto ha colpito il giappone, molti i morti e i feriti, è ancora tragedia a poco tempo da terremoto in Nuova Zelanda , per non parlare degli altri , la terra s'è mossa arrivando fino ad un magnitudo di 8,9, uno tsunami con onde alte 10 metri è seguito al terremoto , le onde hanno travolto anche una nave passeggeri che trasportava cento persone. Non si sa se la barca sia affondata poiche' le comunicazioni con tutta la zona colpita dal sisma sono molto complicate , evacuate le coste , l'allerta tsunami è stata decretata in tutto il Pacifico tranne che per Stati Uniti e Canada continentali, un intero treno è sparito e non si sa' nulla di dove sia, la situazione è tragica. e stato dichiarato lo stato di emergenza in una delle centrali nucleari Tepco (Tokyo Electric Power company) della provincia di Fukushima. , il Giappone ha richiesto aiuto ai paesi esteri.

:

Il terremoto in Giappone ha spostato l'asse terrestre

Terremoto Giappone. "Risultati preliminari di studi effettuati dall'INGV (Melini-Piersanti) indicano che il terremoto del Giappone di questa mattina avrebbe spostato l'asse di rotazione terrestre di quasi 10 centimetri. L'impatto di questo evento sull'asse di rotazione e' stato molto maggiore anche rispetto a quello del grande terremoto di Sumatra del 2004 e probabilmente secondo solo al terremoto del Cile del 1960". Questo il comunicato emesso dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a seguito del sisma di 8.8 di magnitudo che ha colpito il nord est del Giappone causando un disastroso tsunami.

la notizia nei giornali
previsioni del week.end



ach! mi sa' che " piove governo .... !"


AVVISI: Domenica piogge, neve fino a 700m. Da Mercoledì 16 forte maltempo
Piogge in Liguria, basso Piemonte, nubi in aumento al nordovest, Toscana, Sardegna, Tirreniche, Prealpi, Friuli. Domani peggioramento da ovest, scirocco, piogge su Prealpi, Piemonte, Sardegna, con maltempo dalla sera dal nordovest e Sardegna verso tutta l'Italia entro Domenica con venti da sud. Domenica transita la perturbazione! Neve sulle Alpi a 800m, fino a 600m in Piemonte, 1200/1400m sugli Appennini! Grigio e anche piogge al centronord fino a Martedì. Martedì sera- Mercoledì 16 forte perturbazione con maltempo fino a Giovedì

fonte: vai al sito

giovedì 10 marzo 2011

E FATTELA UNA CANTATA !

rubrica che fornisce il necessario per farsi una cantata in proprio , fare una bella cantata liberatoria ogni tanto distende il sistema nervoso , in questo caso poi esegue anche un test veloce sulla vista, sulle capacita di lettura , sull 'udito ( se qualcuno dall' appartamento di fronte vi bussa urlandovi " e basta !!! " vuol dire che siete o sordo o mezzo umbriaco ) il test si puo' eseguire anche in 2 o piu' persone in tal caso fornisce ulteriori test quali la capacita' di sincronizazzione col prossimo , etc etc
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questo post della serie " e fattela una cantata " è abbinato stavolta anche alla rubrica "originale o rifatta ? ! quindi mettiamo anche la presentazione che caterizza quella serie di post

la versione migliore----------------- - l' originale---------------- la COVER --------------- o la karaokata ? _______________

capisaldi della musica rock etc in versione originale e rifatta qual'è la migliore ? guardate e decidete
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la canzone del post è una pietra miliare della musica JAzz dal titolo " SUMMERTIME " è conosciuta in tutto il continente e bisogna dire che se lo merita

un po' di storia prima di iniziare ad ascoltare o cantare la canzone ..

Summertime è il nome di un'aria composta da George Gershwin per l'opera Porgy and Bess del 1935. Il testo è di DuBose Heyward e Ira Gershwin. La canzone è un popolare standard jazz in modo eolio.

Gershwin disse di aver basato questa canzone su una Ninna nanna di origine Ucraina, Oi Khodyt Son Kolo Vikon (Un Sogno Passa Dalle Finestre), che ascoltò durante una esibizione a New York City del Coro Nazionale Ucraino Oleksander Koshetz.

ma chi è questo George Gershwin
George Gershwin Brooklyn, 26 settembre 1898 - Hollywood, 11 luglio 1937
- Compositore, pianista e direttore d'orchestra statunitense. La sua opera spazia dalla musica classica al jazz. È considerato l'iniziatore del musical americano e le sue composizioni sono usate ancora oggi dagli insegnanti di musica per descrivere l'entrata degli Stati Uniti nel panorama dei grandi compositori mondiali.

le versioni di questa famosa composizione sono molteplici qui ne mettiamo solo alcune per una lista semicompleta basta andare su wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Summertime_(brano_musicale)
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ed e
ccoci arrivati all pezzo vero e proprio sia in versione originale che in alcune delle molte cover che come vedrete dai video sono fatte da nomi altisonanti della musica mondiale provenienti da svariati generi

-------------- SUMMERTIME- una canzone dalle mille interpretazioni e tutte valide --------------------------


karaoke ( janis joplin version ) fai la tua versione chissa magari viene megli di tutte le altre ..o no ?



testo
Summertime (Bosch - Gershwin,G - Gershwin,I - Heyward)

Summertime,
And the livin' is easy
Fish are jumpin'
And the cotton is high

Your daddy's rich
And your mamma's good lookin'
So hush little baby
Don't you cry

One of these mornings
You're going to rise up singing
Then you'll spread your wings
And you'll take to the sky

But till that morning
There's a'nothing can harm you
With daddy and mamma standing by

Summertime,
And the livin' is easy
Fish are jumpin'
And the cotton is high

Your daddy's rich
And your mamma's good lookin'
So hush little baby
Don't you cry

TRADUZIONE
tempo d' estate

Tempo d'estate, tempo, tempo
Bimbo, vivere é facile
i pesci stanno saltando fuori dall'acqua
e il cotone*, Signore
il cotone é alto, Signore, cosi alto

Tuo padre é ricco
e tua madre é splendida, baby
lei é splendida ora
Stai calmo, baby, baby,..
No, no, non piangere
Non piangere

Una di queste mattine
tu ti alzerai, ti alzerai cantando
stenderai le tue ali
Bimbo, toccherai, toccherai il cielo
Signore, il cielo

Ma fino a quel mattino
Dolcezza, niente ti farà del male,
no, no, no, no, no, no, no, no, no
no, no, no, no, no, no, no, no
no, no, no, no,
Non piangere
Piangere

*inteso come pianta di cotone
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ok alla prossima:-)
Goyathly, [ Colui che dormiva ( o che sbadigliava a seconda delle interpretazioni)] meglio conosciuto come Geronimo,


era un Apache Chiricahua. Nacque libero nel giugno del 1829 nel canyon No-Doyohn in Arizona e morì prigioniero di guerra il 17 febbraio 1909 a Fort Sill in Oklahoma. Non gli fu permesso di morire dove era nato.
Geronimo (1829-1909)

Geronimo (No-Doyohn Canyon, oggi Clifton, Arizona 1829 - Fort Sill, Oklahoma 1909), fu il capo
apache della tribù dei chiricahua stanziata nella regione tra gli stati (attuali) New Mexico e Arizona. Dopo lotte feroci coi coloni messicani e statunitensi, si stabilirono in una riserva.
Ma nel 1876 il governo degli Stati Uniti li obbligò a spostarsi a San Carlos -New Mexico- da li, per i successivi dieci anni, Geronimo condusse una serie di scorrerie contro gli insediamenti dei bianchi. Nel 1886 le truppe comandate dal generale Nelson Miles circondarono l’intera area e Geronimo con la sua tribù fu costretto nuovamente a trasferirsi prima in Florida, poi in Alabama, e infine a Fort Sill, in Oklahoma. I chiricahua divennero agricoltori e Geronimo si convertì al cristianesimo. La sua resistenza rappresentò di fatto l’ultimo episodio delle cosiddette guerre indiane.
Geronimo morì nel 1909, tre anni dopo la pubblicazione delle sue memorie.

info dal web ----------------- info dal web ---------------- in fo dal web ------------------- in fo dal web -------------------

http://it.wikipedia.org/wiki/Geronimo_(capo_apache)

L’arresto di Geronimo

Da Brown D., “Lungo le rive del Colorado”

In preparazione della sua campagna contro Geronimo, il generale americano Crook mise San Carlos sotto il controllo militare e trasformò la polizia apache in esploratori da inseguimento.
Per fermare le incursioni apache, Crook studiò un piano per colpire la base di Geronimo, di cui ottenne la localizzazione da un Chiricahua che era tornato alla riserva. Per evitare di violare le leggi internazionali, dovette ottenere dalle autorità messicane il permesso di attraversamento della frontiera per i suoi soldati. Il lento processo di perfezionamento degli accordi e di preparazione della spedizione ritardò l’inizio della stessa fino alla primavera del 1883.
Con una forza di 320 uomini, inclusi 76 civili che si occupavano dei muli e del trasporto dei bagagli, 193 scout apache e un fotografo-giornalista, Crook entrò in Messico all’inizio di maggio. Quando le montagne rallentarono l’avanzata delle colonne, mandò il capitano Crawford con 150 scout in testa al convoglio dei rifornimenti. Il 15 maggio, Crawford accerchiò uno dei gruppi di Geronimo e catturò le donne e i bambini. In pochi giorni diversi guerrieri si arresero per raggiungere le proprie famiglie.
A quel punto Crook con il suo convoglio era arrivato in cima e seppe dai guerrieri che Geronimo voleva parlargli. Il capitano John Bourke, che era con Crook nell’incontro che seguì, affermò che Geronimo e i suoi guerrieri erano agguerritissimi e armati fino ai denti, con fucili Winchester a retrocarica. Geronimo disse a Crook che aveva sempre voluto essere in pace ma che era stato maltrattato a San Carlos e se ne era andato. Promise al generale che se avesse potuto tornare alla riserva e se gli fosse stato garantito il giusto trattamento, sarebbe stato contento di lavorare per la sua sopravvivenza e avrebbe seguito la strada della pace. Crook lasciò Geronimo in sospeso per pochi giorni, poi gli fece riunire la sua banda sparpagliata per la lunga marcia di ritorno a San Carlos.


La colonna si mosse lentamente verso nord, piccoli gruppi di Chiricahua vi si univano ogni giorno, finché furono più di 300 a dover essere nutriti dalle sempre più scarse razioni del convoglio dei rifornimenti. «Tutti i vecchi chiricahua erano ammassati sui muli, gli asini e i pony» disse il capitano Bourke. «Così anche i bambini piccoli, deboli e le donne inferme. La grande maggioranza proseguiva a piedi, quasi tutti indossavano ghirlande di foglie di pioppo per ripararsi dal sole.» Per la maggior parte del tragitto Geronimo si tenne lontano nella retroguardia, tentando di convincere i membri riluttanti della sua banda ad unirsi alla colonna, o cercando quelli che potevano essere a caccia o impegnati in incursioni private.
Appena dopo l’ingresso della colonna in Arizona il 10 giugno, i giornali locali iniziarono a domandare a gran voce la testa di Geronimo e dei suoi guerrieri, chiedendo che fossero giustiziati e che le donne e i bambini venissero esiliati nei Territori indiani. In qualche modo i Chiricahua seppero di queste minacce - forse da ufficiali che si procurarono i giornali e ripeterono queste storie mentre scout apache ascoltavano, e questi poi le riferirono ai Chiricahua - e Geronimo e i suoi luogotenenti sparirono nuovamente sulle montagne.
La colonna principale si mosse comunque verso San Carlos con le donne e i bambini, e passarono dei mesi prima che i guerrieri cautamente li raggiungessero. Crook mandò il tenente Britton Davis con gli scout apache giù alla frontiera per cercare Geronimo e lo assicurò che sarebbe stato al sicuro a San Carlos. Finché nel febbraio 1884 Geronimo apparve improvvisamente alla frontiera. Cavalcava un pony bianco alla testa di una mandria di 350 manzi che aveva rubato ad alcuni allevatori messicani allo scopo di allevare bestiame nella riserva.
Per evitare difficoltà con il Governo messicano, Crook ordinò che il bestiame venisse confiscato appena giunto a San Carlos e autorizzò il pagamento come indennità agli allevatori messicani a cui gli animali erano stati rubati. Anche se la rabbia di Geronimo venne risvegliata dalla confisca, alla fine la sua gente ottenne la sua quota dei manzi, che venne consegnata loro più tardi come provvigioni dell’agenzia. Ma non c’era più bestiame da allevare.
Appena si fu insediato nuovamente a San Carlos, Geronimo presentò a Crook la richiesta di una localizzazione migliore per la sua gente, un posto con molta erba e molta acqua per allevare e coltivare. In particolare voleva spostarsi a Eagle Creek, ma Crook non poteva aiutarlo. Le terre di Eagle Creek erano già state tolte alla riserva e assegnate a coloni bianchi. Alla fine a Geronimo fu concessa un’area lungo il torrente Turkey che andava bene per delle piccole fattorie, ma i burocrati di Washington del Dipartimento degli Affari indiani rifiutarono loro il permesso di allevare animali, insistendo perché adottassero metodi di coltivazione adatti per l’Est ma non praticabili nell’arido Sudovest. Vennero dati loro carri, aratri e finimenti troppo grandi per i loro instancabili pony. «I pony, non abituati a un’andatura lenta, preferivano trottare o galoppare,» osservò il tenente Davis «e i solchi erano più spesso sopra la terra che dentro.»
Malgrado tutto in qualche modo i Chiricahua riuscirono a far crescere piccole pannocchie di mais. Il capitano Crawford riferì che forse il cereale avrebbe potuto ridurre le assegnazioni di cibo del Governo ma gli Apache avevano altri piani. Usarono una parte considerevole del loro mais per produrre segretamente il tiswin, una bevanda alcolica severamente vietata dal generale Crook. Il processo di distillazione era abbastanza semplice. Dopo essere stato inzuppato in erba umida fino a quando non germogliava, il mais veniva macinato e bollito, il liquido risultante sembrava birra che, come disse Geronimo, «aveva il potere di ubriacare ed era molto apprezzata».



Dopo che uno dei capi chiricahua chiamato Kayatennae venne sorpreso a produrre il tiswin, fu arrestato e condannato a tre anni di ferri nella prigione federale di Alcatraz. Non molto dopo che fu portato via iniziò a spargersi la voce che Kayatennae fosse stato impiccato dall’esercito e che poi sarebbe toccato a Gero
nimo. Questo risvegliò tutte le vecchie ansie e le paure di tradimento che perduravano nella mente di Geronimo, e per l’estate del 1885 egli fu anche pieno di risentimento per l’ingiustizia delle regole della riserva. Vide gli ufficiali dell’esercito che alleviavano la noia della loro vita con whisky e altre bevande alcoliche e non poté capire perché vietavano alla sua gente di produrre e bere la loro bevanda preferita.
Il 15 maggio, lo scontento di Geronimo raggiunse il colmo quando si unì a diversi altri capitribù in una dimostrazione fuori della tenda del tenente Davis. I Chiricahua dissero a Davis che avevano accettato la pace con gli americani, ma che niente era stato detto della condotta che avrebbero dovuto tenere tra loro. «Non erano bambini a cui dire come vivere con le proprie mogli e quello che avrebbero dovuto mangiare o bere. Per tutta la vita avevano mangiato e bevuto quello che era sembrato loro giusto... Avevano mantenuto tutto quello che avevano promesso di fare quando parlarono con il generale in Messico; avevano mantenuto la pace e non avevano danneggiato nessuno. Ora erano stati puniti per cose che avevano il diritto di fare dal momento che non danneggiavano nessuno.»
Il tenente Davis disse loro che il tiswin era vietato perché gli indiani ubriachi perdevano il controllo. Anche se Geronimo ebbe una parte minore nella discussione, Davis si rese conto che era adirato, e appena gli Apache se ne andarono mandò un telegramma di avvertimento a Crook. Il messaggio venne archiviato da un ufficiale superiore inetto e Crook non lo ricevette mai. Quarantotto ore dopo, Geronimo con 114 seguaci, inclusi un centinaio di donne e bambini, lasciò la riserva. Questa volta Davis non poté mandare un telegramma perché Geronimo e i suoi guerrieri avevano tagliato le linee in diversi punti, riannodando le rotture con sottili strisce di pelle di daino cosicché non potessero essere trovate facilmente e riparate.
Brown D., “Lungo le rive del Colorado”, Il Giornale, pag. 296

L’ultima fuga di Geronimo
Quest’ultima fuga di Geronimo diede inizio a una delle più lunghe e più pubblicizzate campagne militari delle Guerre indiane, che coinvolse prima di finire migliaia di soldati nell’inseguimento di meno di cinquanta guerrieri e ispirò una moltitudine di storie truculente per i giornali.
«Non me ne andai spontaneamente» disse successivamente Geronimo a Crook, spiegando che era stato informato diverse volte da amici che l’esercito aveva in progetto di arrestarlo e di impiccarlo. «Voglio sapere adesso chi ordinò di arrestarmi. Pregavo la luce e l’oscurità, Dio e il sole, di farmi vivere in pace qui con la mia famiglia. Non so per quale ragione la gente parlasse male di me... Molto spesso ci sono storie sui giornali che dicono che dovrei essere impiccato. Non voglio più che succeda. Quando un uomo prova a comportarsi bene, queste storie non devono essere messe sui giornali.»
Con la sua solita abilità, Geronimo eluse l’inseguimento della cavalleria, attraversò rapidamente la frontiera con il Messico e raggiunse il suo vecchio rifugio nella Sierra Madre. E ancora una volta Crook ordinò al capitano Crawford di dargli la caccia. Questa volta Crawford venne accompagnato da uno spietato pioniere, Tom Horn, come capo degli scout apache. (Nella sua autobiografia, che ha la veridicità di un romanzo da quattro soldi, Horn esagerò il suo ruolo nella campagna e aggiunse il suo nome alla leggenda di Geronimo.) Mentre Crawford e Horn seguivano le tracce fino in Messico, un capo apache chiamato Ulzana aveva guidato incursioni sanguinose in Nuovo Messico e in Arizona, alcune delle quali vennero attribuite dalla stampa a Geronimo.
Crawford non trovò il gruppo di Geronimo prima del 9 gennaio 1886 e due giorni dopo Geronimo con la sua caratteristica padronanza di sé arrivò per un colloquio. Dopo diverse lunghe discussioni accettò di incontrare Crook di lì a due mesi da qualche parte vicino alla frontiera. In questo lasso di tempo una grande squadra di truppe irregolari messicane a caccia di scalpi attaccò gli scout apache, uccidendo Crawford e ferendo lievemente Horn. Geronimo tuttavia mantenne la sua promessa e incontrò Crook il 25 marzo.
Questo incontro proprio sotto la frontiera dell’Arizona a El Cafion de los Embudos si svolse come le scene di un accurato dramma teatrale. Ogni parola del fitto dialogo tra Geronimo e Crook fu annotata dal capitano Bourke, e le immagini dei partecipanti vennero preservate per la storia dal fotografo Camillus S. Fly di Tombstone, Arizona.
Nei suoi discorsi Geronimo provò a spiegare le sue azioni passate, ma Crook rispose dandogli del bugiardo. Quando Geronimo parlò di tornare alla riserva, il generale gli disse schiettamente che aveva solo due possibilità - arrendersi incondizionatamente o rimanere sul sentiero di guerra, nel qual caso sarebbe stato braccato e ucciso. Il terzo giorno degli incontri, Geronimo capì che Crook intendeva farlo prigioniero insieme ai suoi guerrieri e mandarli in qualche posto lontano. Uno a uno i guerrieri si arresero, e poi Geronimo porse la mano a Crook. «Mi metto nelle tue mani, » disse «fa’ di me quello che vuoi. Una volta mi spostavo come il vento... Questo è tutto quello che ho da dire eccetto poche parole. Vorrei che mia moglie e mia figlia venissero a incontrarmi a Fort Bowie. »
Crook promise a Geronimo che la sua famiglia l’avrebbe raggiunto in prigione e poi lasciò il luogo della riunione e tornò a Fort Bowie alla testa della colonna di scout e di Chiricahua arresisi. Inviò un telegramma al generale dell’esercito Philip Sheridan, annunciando la resa di Geronimo. Tre giorni più tardi dovette mandare un altro messaggio per informare Sheridan che Geronimo e quaranta membri della sua banda erano fuggiti un’altra volta nella Sierra Madre in Messico. Sheridan era furioso, accusò Crook di negligenza nel comando e rifiutò di accettare le sue spiegazioni. Crook rassegnò le dimissioni e il 2 aprile il generale Nelson Miles prese il suo posto.



La parte del cattivo in quest’ultima fuga di Geronimo fu svolta da un commerciante e contrabbandiere di whisky agli indiani, Bob Tribolett, che era scivolato oltre la frontiera e di nascosto dagli ufficiali dell’esercito aveva rifornito gli Apache di mescal e altri liquori. Appena gli indiani furono ubriachi, Tribolett iniziò ad accennare loro che sarebbero stati impiccati appena arrivati a Fort Bowie, giocando sul sospetto sempre vivo nelle loro menti.
«Non eravamo sotto sorveglianza in quel momento,» disse poi Geronimo «avevo paura del tradimento e decisi di rimanere in Messico. » Uno dei suoi luogotenenti, Natchez, fu più esplicito nelle sue spiegazioni della fuga: «Temevo che sarei stato portato in un posto che non mi piaceva e che non conoscevo. Pensai che tutti quelli che fossero stati portati via sarebbero morti».
Molti ufficiali dell’esercito, incluso il generale Crook, sospettavano che Tribolett fosse stato mandato dall’Indian Ring dell’Arizona per spaventare Geronimo e costringerlo a continuare la lotta. Appaltatori civili e commercianti avevano tratto profitto dalle lunghe guerre con gli Apache, facendo affari con entrambe le parti e avevano un forte interesse nel mantenimento dei numerosi forti e nella continua presenza dei soldati nei territori. Che l’azione di Tribolett fosse stata pianificata deliberatamente oppure no, sicuramente risultò essere un colpo di fortuna per l’Indian Ring.
Poco dopo aver preso il comando, il pluridecorato e ambizioso generale Miles mise velocemente 5000 soldati (o circa un terzo della forza di combattimento dell’esercito degli Stati Uniti) sul campo. Aveva anche 500 scout apache e molte milizie civili irregolari. Per rendere veloci le comunicazioni organizzò un servizio costoso di eliografi per inviare messaggi avanti e indietro attraverso Arizona e Nuovo Messico. Il nemico che andava sottomesso da questa forza potente consisteva in Geronimo e ventiquattro guerrieri che dall’inizio alla fine di quell’estate erano anche costantemente inseguiti da migliaia di soldati messicani.


Il 23 agosto Geronimo alla fine decise di arrendersi al tenente Charles Gatewood e a due scout apache che lo trovarono in un canyon della Sierra Madre. Geronimo posò il suo fucile e strinse la mano a Gatewood, chiedendogli con calma della sua salute.
E così per quella che sarebbe stata l’ultima volta della sua vita, Geronimo si arrese. Molti abitanti dell’Arizona come il presidente Grover Cleveland volevano impiccare il vecchio guerriero, ma Miles mantenne la sua promessa di mandarlo in Florida, e 1’8 settembre lo mise su un treno alla stazione di Bowie sotto stretta vigilanza. Due giorni più tardi i nemici di Geronimo nel Dipartimento della Guerra di Washington ordinarono di farlo scendere dal treno a San Antonio mentre loro avrebbero discusso del fatto che si fosse arreso o fosse stato catturato. Nel secondo caso l’avrebbero impiccato. Mentre aspettava il suo destino a San Antonio un fotografo lo fece appoggiare a un muro per l’intenso ritratto di un Apache sconfitto, un uomo di sessant’anni solo per metà nel mondo dei bianchi, vestito con un abbigliamento misto fatto di un cappotto di tela di sacco, cappello e stivali sopra ai suoi originari indumenti indiani.
Dopo un mese di dispute burocratiche, l’esercitò lo mandò in Florida. Alla fine nel 1894, i Kiowa e i Comanche, dopo avere appreso della loro situazione, offrirono a questi antichi nemici apache una parte della loro riserva vicino a Fort Sill in Oklahoma. Là, vicino al forte, Geronimo e gli altri sopravvissuti costruirono case e coltivarono piccoli campi. Geronimo iniziò di nuovo a gioire della vita con sua moglie e i figli, orgoglioso del suo podere di cocomeri, e coltivandone abbastanza per venderli al forte. Si adattò rapidamente al sistema economico dell’uomo bianco, e per la sua fama gli fu facile vendere i suoi autografi, o archi e frecce, e anche vecchi cappelli ai visitatori curiosi. Un visitatore nel 1905 lo descrisse come un «indiano sorridente, ben tenuto, alto un metro e 75... vestito con un completo da cittadino, di panno blu ben tagliato».
Fu circa in questo periodo che Stephen M. Barrett, un sovrintendente scolastico nella vicina città di Lawton, chiese a Geronimo di dettare la storia della sua vita, una prova che intraprese volentieri quando gli fu assicurato che sarebbe stato pagato. Il risultato è un resoconto unico della vita indiana raccontato dal punto di vista di un capo guerriero.
Anche se Geronimo era ancora tecnicamente un prigioniero di guerra, l’esercito gli permise di partecipare, sotto sorveglianza, a fiere internazionali ed esposizioni a Omaha, Buffalo e St. Louis. Attirava grandi folle e traeva guadagno dalla vendita di autografi, bottoni, cappelli e sue fotografie. Una domenica, mentre la sua guardia lo portò fuori nella campagna per una corsa in calesse, si persero nei campi di alto mais. La notte cadde prima che trovassero la strada di ritorno alla fiera, e quando tornarono nelle strade della città sentirono gli urli dei ragazzi che vendevano un’edizione straordinaria del giornale locale con titoli che annunciavano che Geronimo era scappato diretto in Arizona. Fu sempre nel mirino di certa stampa sensazionalistica, ma queste storie aiutavano anche a vendere più autografi e fotografie.
Quando il presidente Theodore Roosevelt lo invitò a Washington per una parata inaugurale, gli venne inviato un assegno di 171 dollari per coprire le spese di viaggio. Geronimo portò l’assegno alla sua banca di Lawton e depositò tutto tranne un dollaro, e poi salì sul treno per Washington. Ad ogni fermata firmò autografi per la folla nelle stazioni. Quando si diresse giù per Pennsylvania Avenue con cinque altri capi indiani praticamente rubò la scena a Teddy Roosevelt, e poi tornò a casa in Oklahoma con una grande quantità di vestiti nuovi e le tasche piene di denaro. Non era spilorcio, comunque; elargiva i suoi guadagni agli indiani meno fortunati e mandava il necessario a parenti e amici in Arizona.
Nei suoi ultimi anni Geronimo divenne amante delle automobili, anche se non ne ebbe mai una. Quando aveva il permesso di partecipare a rodei e fiere locali in Oklahoma, correva spesso su una di queste nuove invenzioni mobili dell’uomo bianco, preferendo i modelli rosso brillante con luccicanti rifiniture d’ottone. Partecipando a uno spettacolo sul selvaggio West sparò a un bisonte dal sedile di una macchina da corsa. In una delle ultime apparizioni in pubblico, venne convinto da un fotografo a posare con un cappello nero al volante di una luccicante automobile decappottabile - la perfetta immagine comica dell’indiano americano visto dalla cultura popolare della nazione all’inízío del ventesimo secolo.
Fu una caduta da cavallo a determinare la fine del vecchio chiricahua. In una fredda notte di febbraio del 1909 stava tornando a casa da Lawton, dove aveva venduto alcuni archi e alcune frecce in cambio di whisky. Cadde di sella vicino alla riva di un torrente, e rimase sdraiato lì per diverse ore. Tre giorni più tardi, il 17 febbraio, morì di polmonite. Il suo corpo fu segnato da molte ferite, ma, come si era sempre vantato, nessuna pallottola lo uccise. A ottant’anni, o forse uno o due anni più vecchio, era sopravvissuto alla maggior parte dei suoi contemporanei delle guerre indiane nel West. ___________________________________________________________________________________________________

materiale youtube


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USA: EREDI GERONIMO VOGLIONO TESCHIO, LO RUBO' NONNO BUSH di Alessandra Baldini


NEW YORK - I discendenti di Geronimo rivogliono il teschio del nonno. Nel centesimo anniversario della morte, i discendenti del leggendario guerriero Apache hanno fatto causa al presidente Barack Obama, all'università di Yale e all'Ordine degli Skull and Bones per riavere un cranio conservato da decenni dalla famosa società segreta di cui hanno fatto parte i due

presidenti Bush, potenti senatori, segretari di stato e capitani di industria quando erano studenti. Per Obama è l'ultima eredità 'avvelenata' del suo predecessore: a rubare il teschio dalla tomba di Geronimo a Fort Sill in Oklahoma sarebbero stati, durante una scorreria goliardica alla fine della prima guerra mondiale, un gruppo di studenti di Yale tra cui

Prescott Bush, membro della società segreta. Prescott, futuro senatore degli Stati Uniti, è il padre dell'ex presidente George H. W. Bush e il nonno dell'ex presidente George W. Bush. La

denuncia è stata presentata in un tribunale federale di Washington da Harlyn Geronimo, scultore, attore, reduce del Vietnam, da 16 suoi cugini e da membri della tribù degli Apache

Mescalero. L'obiettivo non è soltanto quello di riottenere le 'reliquie' del celebre antenato, morto a 79 anni di polmonite a Fort Sill in Oklahoma, ma anche di liberarne lo spirito con la

tradizionale cerimonia funebre indiana che a suo tempo gli fu negata. "Geronimo è morto cento anni fa: senza funerale appropriato, questo equivale a cento anni di imprigionamento", ha

spiegato Harlyn ricordando che il suo bisnonno avrebbe voluto essere sepolto dove nacque, nell'attuale New Mexico: "Il suo spirito vaga irrequieto", ha detto Geronimo Jr. che nella querela, assistito dall'ex ministro della giustizia Ramsey Clark, ha citato anche il capo del Pentagono Bob Gates, il ministro dell'Esercito Pete Geren. Harlyn ha detto di aver scritto più

volte all'ex presidente Bush chiedendo la restituzione delle spoglie, sempre senza successo: "Speriamo che stavolta Obama ci prenda sul serio". L'azione ha riacceso la polemica: a

differenza di altri leader tribali, gli eredi di Geronimo prendono come buona una lettera del 1918 scoperta negli archivi di Yale dallo studioso Marc Wortman. Dalla lettera si deduce che

Prescott Bush, il padre del primo presidente George H. W. Bush e il nonno dell'ultimo inquilino della Casa Bianca George, avrebbe rubato il cranio per portarlo al quartier generale della

misteriosa società segreta 'Teschio e Ossa' dove sarebbe diventato parte integrante del rito di iniziazione: leggenda vuole che gli aspiranti 'bonesmen', i giovani adepti alla società debbano baciare il cranio conservato usualmente in una teca di vetro. Ultimo capo pellerossa che si

arrese alle truppe Usa nel 1886, Geronimo è morto il 17 febbraio 1909 dopo esser stato per anni un fenomeno da baraccone, comparendo alle fiere e vendendo fotografie col suo ritratto. Il

fatto che i suoi resti non siano completamente interrati è da anni fonte di angoscia per i suoi discendenti: "A Yale la disputa è rimasta tabù, in parte perché Skull and Bones è una fortezza separata dall'università, ma tra i pellerossa è un motivo costante di dolore", ha detto Kathryn Day Lasilla, direttrice della rivista Yale Alumni Magazine che nel 2006 ha pubblicato la lettera scoperta da Wortman.

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riassumendo

Geronimo, capo degli Apache Chiricahua, fu uno dei più grandi guerrieri indiani della storia del west. Il suo nome divenne presto leggendario. Egli fu maestro della guerriglia e negli ultimi anni riuscì a tenere a bada l'esercito americano con una banda di soli 36 uomini. Divenne così il simbolo del disperato tentativo da parte degli indiani di sopravvivere all'uomo bianco. Il programma introduce alla vita e alla cultura Apache e, attraverso le parole e le incredibili gesta del suo più leggendario capo, Geronimo, ne descrive il lento tramonto, fino alla triste rassegnazione di un'esistenza estranea alla loro cultura nelle Riserve create dall'uomo bianco.


:::->GERONIMO<-:::



Goyathly, meglio conosciuto come Geronimo, era il capo spirituale e guerriero degli Apache Chiricahua, un popolo nomade che viveva di caccia e di raccolta di frutti selvatici nei vasti territori semidesertici fra l'odierno confine fra il Messico e gli Stati Uniti d'America.
Questa popolazione indigena si definiva "IN-DE" ovvero "antico popolo" ma i primi conquistatori spagnoli li chiamarono “Apaches”, come facevano alcune popolazioni che vivevano in territori confinanti: nella loro lingua Apache significava “nemico”.
Gli spagnoli prima ed i messicani poi non si limitarono ad occupare le terre degli Apaches, ma vi costruirono missioni e fortini, per difendersi dagli attacchi e convertire gli indigeni al cristianesimo.
Nel Nuovo Mondo gli spagnoli avevano introdotto i cavalli e le armi da fuoco; in un primo momento questo li fece vincere sugli indigeni, che venivano catturati e fatti schiavi, ma gli Apaches, un popolo guerriero, impararono presto anch’essi a cavalcare e ad utilizzare i fucili, per potersi difendere.
Dopo gli spagnoli arrivarono i messicani e furono proprio loro a sterminare la famiglia di Geronimo, facendo nascere in lui un indomabile odio verso l’uomo bianco.
Nato nel giugno del 1829 nel canyon No-Doyohn in Arizona, alla foce del fiume Gila, Geronimo era un uomo piuttosto basso, con un viso triangolare, una folta capigliatura nera divisa in due da una scriminatura centrale, occhi brillanti e penetranti, sopracciglia costantemente aggrottate, naso piatto, zigomi sporgenti, bocca sottile.
Era rimasto orfano molto giovane e presto era entrato a far parte del consiglio dei guerrieri della sua tribù e si era sposato con Alopé. Aveva poi vissuto tranquillamente nel suo villaggio con la moglie e i tre figli.
Un giorno si era recato al mercato per scambiare i prodotti della caccia con armi e oggetti di prima necessità e quando era tornato, aveva trovato il villaggio indiano devastato dal passaggio di truppe messicane: Alopé e i tre bambini, la sua famiglia, erano stati sgozzati e le ragioni del massacro erano davvero incomprensibili, poiché gli Apaches vivevano tranquilli da molto tempo.
Prima di passare all’offensiva, Geronimo raccolse un vero e proprio esercito, fatto dei migliori guerrieri indiani, astutissimi e con una perfetta conoscenza del territorio.
Quando Geronimo vinceva una battaglia non occupava il territorio conquistato, si limitava a saccheggiarlo, per procurarsi cibo. Proibiva inoltre ai suoi uomini l’uso dell’alcool, di cui facevano provvista in qualche razzia contro i bianchi.
Per sette volte Geronimo venne ferito seriamente, ma quando aveva la vittoria in pugno nessun soldato riusciva a sfuggire alla sua ascia. Gli Apaches, insieme alle tribù dei Sioux, dei Cheyenne, degli Arapaho, opposero una fiera resistenza anche all'esercito statunitense, che dopo gli spagnoli ed i messicani, arrivò nelle loro terre, per colonizzarle.
Geronimo venne per la prima volta a contatto con le autorità americane un giorno in cui i capi indiani vennero da queste convocati per una visita di amicizia; si erano appena seduti sotto la tenda degli ufficiali quando arrivarono alcune sentinelle con il fucile imbracciato. Geronimo ed i suoi uomini compresero immediatamente l’inganno, con un balzo si gettarono sui picchetti della tenda, li strapparono e si dettero ad una fuga precipitosa.
Nel 1874 circa 4000 Apaches furono obbligati dalle autorità statunitensi a stabilirsi nella riserva di San Carlos, un luogo semidesertico nell’Arizona del centro-est. Questo forzato trasferimento venne chiamato ‘cammino delle lacrime’ perché durante il tragitto, di oltre duecento chilometri a piedi, morirono di stenti vecchi, donne e bambini. Gli indiani furono confinati nelle Riserve di San Carlos, White Mountain, Fort Apache.
In questa riserva gli Apaches furono costretti ad americanizzarsi, dimenticando la guerra e la caccia, vivendo di agricoltura. Cominciò anche l’oppressione di questo popolo anche per quanto riguardava l’osservanza delle loro leggi, tradizioni e religioni.
Geronimo ed i suoi non riuscirono a sopportare a lungo questo tipo di vita e nel maggio del 1885 fuggirono dalla riserva e si rifugiarono in Messico, dove ricominciarono i saccheggi e la loro lotta all’uomo bianco. La sua banda arrivava appena a 50 uomini, ma aveva tanto coraggio da affrontare migliaia di militari.
Washington ordinò allora al comandante Croock di sferrare il colpo decisivo non appena se ne fosse presentata l’occasione, che arrivò nel 1886, quando un guerriero indiano offrì agli Americani di condurli nel rifugio dei saccheggiatori.
Una compagnia del 6° Cavalleria, guidata da duecento scouts indiani, penetrò nella Sierra Madre e gli Apaches subirono i primi duri attacchi.
Dopo un mese Geronimo si arrese, sconfitto.
Geronimo dovette accettare per se stesso e per i suoi uomini la deportazione a St. Auguste, Florida, con la promessa dei generali dell'esercito americano di poter fare ritorno nelle loro terre dell'Arizona dopo breve tempo.
Furono invece messi ai lavori forzati, poi trasferiti in Alabama ed infine in Oklahoma, da cui uscirono liberi solamente nel 1913.
Geronimo divenne un personaggio epico, anche grazie ai racconti che si facevano delle sue battaglie, spesso esagerati dai cronisti dell’epoca. Gli ultimi anni di Geronimo non sono quelli di un Capo guerriero, ma quelli di un prigioniero che cerca di sopravvivere adattandosi agli usi ed ai costumi dei suoi carcerieri.
Si convertì infatti alla Chiesa protestante olandese, dalla quale fu poi espulso perché non riusciva a trattenersi dal gioco d’azzardo; molto tempo dopo partecipò alla tournée con lo show di Pawnee Bill, nel 1901 a Washington partecipò alla grande parata organizzata per l’ingresso alla Casa Bianca del presidente Theodore Roosevelt.
Visse gli ultimi anni della sua vita vendendo, grazie ad uno speciale permesso governativo, le sue foto, per 2$ l'una ed alcuni lavori artigianali. Geronimo, ormai vecchio e in punto di morte chiese ai suoi familiari di legare ad un palo vicino alla sua tomba il suo cavallo e tutte le sue cose, perché tre giorni dopo la morte sarebbe tornato a riprenderle, ma dopo che fu spirato, il 17 febbraio 1909, la sua vedova fece seppellire tutto.
Per questo c'è ancora chi aspetta il suo ritorno. Morì nella riserva di Oklahoma, da prigioniero, senza aver mai potuto rivedere la sua terra. Una piccola località del Nuovo Messico porta oggi il suo nome. .

mercoledì 9 marzo 2011

pro ITALIA



PRO ITALIA ?

fuori i meridionali dal corpo degli Alpini ?

la proposta . anche se sembra una trovata, uno scherzo è reale ed è stata presentata dalla lega come proposta concreta da attuare, sempre che pasi , quanto prima. i fautori di tale proposto sono un gruppo di parlamentari del Carroccio, primo firmatario il bellunese Franco Gidoni, hanno presentato una legge per reclutare gli Alpini al nord. Troppi i meridionali tra le penne nere, sarebbe opportuno inserire le quote verdi.

Lo spirito della proposta la spiega al fattoquotidiano .it lo stesso Gidoni, il parlamentare che più di tutti si è impegnato per riportare il nord negli alpini: “Inutile mettere in un bel barattolo la pummarola fatta in Cina. Sbaglio? Bene, come la pummarola sta a Napoli, l’alpino sta alle nostre montagne, quelle del Veneto, del Friuli, Lombardia, Piemonte e, solo in parte, l’appennino tosco emiliano e i rilievi dell’Abruzzo. Il resto – e oggi sono la maggioranza – con le penne nere c’entra poco. Ben vengano, passatemi la battuta, i Salvatore Carmelo, ma la tradizione alpina sta da un’altra parte”.

Il metodo scelto è l’incentivo. Oggi alla divisa si arriva per concorso e il dato anagrafico sulla nascita inciderà sull’aumento del punteggio. Chi è nato a Feltre partirà avvantaggiato rispetto a chi è partito, sacco in spalla, da Ragusa. Bisognerà però vedere se la norma sarà compatibile con la Costituzione italiana.

ecco la spiegazione data dagli esponenti della lega proponitori del tutto

“Non avevamo altra scelta. Oggi su 47.000 solo 5.000 provengono da zone a tradizione alpina. E non può essere tollerato. Anche perché il corpo ha sempre più una funzione di protezione civile e chi è nato in montagna sa arrampicarsi su una parete meglio di chi proviene da una località di mare, questo credo sia oggettivo. Poi c’è una tradizione da rispettare, c’è gente che da quattro, cinque generazioni veste quella divisa e deve continuare a portarla con orgoglio. Se basterà aumentare il punteggio nel concorso? Non credo, ma noi inviteremo i nostri Comuni, le Province e le Regioni anche a mettere in pratica altri tipi di provvedimento, più strettamente economici. Come sgravi fiscali per le reclute del nord o altri provvedimenti di competenza degli enti locali”.

L’idea della Lega, secondo cui il glorioso corpo dell’esercito italiano dovrebbe comprendere non più meridionali ma ragazzi delle regioni del Nord, alpine appunto, ovvero Val d’Aosta, Lombardia, Veneto, Trentino e Friuli (e al massimo Emilia Romagna e Abruzzo), fa discutere, ma è ancora lontana dall’avere successo. La maggioranza è stata infatti battuta, alla Camera, in una richiesta del Pd sostenuta da Idv e Fli di rinviare in commissione la proposta di legge

mha'!!!



Sul cappello che noi portiamo c'è una lunga penna nera che a noi serve da bandiera su pei monti a guerreggiar. Evviva evviva il reggimento evviva evviva il quinto degli Alpin. Evviva evviva il reggimento evviva evviva il quinto degli Alpin. Su pei monti che noi saremo coglieremo stelle alpini per portarle alle bambine farle pianger e sospirar. Evviva evviva il reggimento evviva evviva il quinto degli Alpin. Evviva evviva il reggimento evviva evviva il quinto degli Alpin.



Dai fidi tetti del villaggio i bravi alpini son partiti, mostran la forza ed il coraggio della lor salda gioventù. Sono dell'Alpe i bei cadetti; nella robusta giovinezza dai loro baldi e forti petti spira un'indomita fierezza. Oh valore alpin! Difendi sempre la frontiera! E là sul confin tien sempre alta la bandiera. Sentinella all'erta per il suol nostro italiano dove amor sorride e più benigno irradia il sol.
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pro Italia ?
finalmente un aumento di stipendio per tutti ( solo se parlamentari pero' )

1.100 euro circa. E’ l’aumento di stipendio annuo di ogni Parlamentare. In questi giorni, l'aumento è stato approvato. All'unanimità.
mai come in queste occsasioni i parlamentari si trovano tutti d'accordo e non propongono nessuna obbiezione

se si pensa che è sui 1000 euro che viaggia lo stipendio medio di un lavoratore Italiano la cosa da' un certo fastidio , il cittadino medio si sente defraudato di qualcosa , si sente preso in giro ma loro " i parlamentari " non . loro sono stati eletti per fare quanto di meglio possono per rendere la vita di ogni cittadino piu godibile ed è per questo che ogni anno accettano l' aumento senza colpo ferire, per far vedere a tutti qual' è la strada maestra per vivere meglio," un bell' aumento di stipendio " peccato che pero' con quelle cifre l' aumento valga solo per loro
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pro ITALIA ?

La mafia invade il nord Italia

L’allarme della Direzione Nazionale Antimafia: dopo la Calabria, la Lombardia è il territorio più colonizzato dalla ’ndrangheta. Allarme più volte ignorato e snobbato da cittadini e politici, sopratuttio questi ultimi tendono a minimizzare ma la realta è vche la N'drangheta e la mafia si stanno espandendo in regioni quali ilPiemonte, Liguria, Toscana, Emilia Romagna. e a bloccarla sono in pochi, se il fenomeno non sara' fermato momenti bui aspettano l'Italia
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clip - - - - - hard & easy - clip ------------



Willow Smith ’21st Century Girl’


Nicole Scherzinger performs ‘Don’t Hold Your Breath’ on Dancing On Ice

black label society

MAGAZINE N; !!!...????-o_questa?___c'e' un-numero-stampato_insimil_braille_soloche_non-è-braille.e_nemmeno_un_linguaggio_:_conosciuto;;dice_stanfacendeodelle-.-prove_!!??_ mha'-.-tiriam-innanzi-che.è.meglio

RITORNA MONTALBANO ( finalmente !!)



dopo un numero interminabile di repliche torna finalmente MOntalbano, il celebre personaggio ideato da Andrea Camilleri , ma stavolta con 4 nuovi episodi , si parte lunedi 14 Marzo con l' episodio " il campo del vasaio " in cui, tra gli altri, recita anche BELEN rodriguez



una produzione RAI FICTION realizzata da Palomar in onda su RAI UNO a partire dal 14 marzo 201. Con Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Belen Rodriguez, Isabella Ragonese

http://lucazingaretti.blogspot.com/2011/03/montalbano-2011-conferenza-stampa.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_commissario_Montalbano

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BELEN INSULTATA E MINACCIATA CON UNA PISTOLA ( FINTA )

Davvero una brutta esperienza per la showgirl Belen Rodriguez, che è stata pesantemente insultata durante la conferenza stampa per la presentazione dei nuovi episodi de Il Commissario Montalbano, tenutasi al Cinema Adriano di Roma. Un uomo armato con una pistola finta ha fatto irruzione nella sala, ha preso il microfono e lo ha puntato contro Fabrizio del Noce. L’uomo si è presentato, affermando di essere Vincenzo Terranova, ex dipendente della Rai. Una volta preso in mano il microfono l’uomo ha fatto una chiara domanda: “Con tutte le brave professioniste dello spettacolo che ci sono in circolazione, perché continuate ad offrire lavoro a questa sedicente attrice (riferendosi alla fidanzata di Fabrizio Corona ndr), visto che il nome della signora è pure comparso nelle intercettazioni?”. In sala è calato il silenzio per pochi secondi, poi l’intervento degli uomini della sicurezza della Rai, che hanno portato fuori l’uomo. La giovanissima Belen Rodriguez è rimasta molto scossa dall’episodio, è scoppiata in lacrime ed ha lasciato la conferenza. Un brutto colpo per la showgirl argentina, che effettivamente in Italia si è fatta strada soprattutto grazie ai frequenti gossip di cui è protagonista.

POURFEMME e ( http://www.tvblog.it/ )

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sotto le pistole sequestrate all' assalitore che s'è proclamato un " hzwxlkjtfspkjiul " rifiutando poi di dare qualsiasi risposta o spiegazione ulteriore, le forze dell' ordine stanno cercando di capire l' arcano mistero dietro quell' unica parola pronunciata dallo squilibrato



come è facile intuire l' assalitore avrebbe potuto compiere una strage
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Papa Ratzinger risponderà in Tv durante "A Sua immagine" alle domande dei fedeli


Nella puntata di venerdì 22 aprile su RaiUno alle 14,10, quella del venerdì Santo il Papa rispondera a 3 domande rivoltegli dal pubblico saltando tutti i complessi protocolli che un tale fatto finora comportava

alcuni esempi di domande giunte finora e rifiutate onde evitare di riporle o di porne qualcuna equivalente

1 ) karaplasti ?
2 ) è qui il comun ?
3 ) ha mica 100.000 euro da prestarmi ?

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Il video inedito dell'11 settembre


Kylie Minogue piange ricordando il cancro


sora cesira vs berlusconi

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06/03/2011 Che tempo che fa - Roberto Saviano
fazio il marpione , visto il successo ottenuto assieme a a Saviano pensa bene d' invitarlo a " che tempo fa ?" cosi' e di nuovo successo


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scoperto il mistero dei prosciutti/groviera

è stato scoperto ieri l' altro ancora verso le 15 del pomeriggio il mistero dei prosciutti che da prosciutti diventavano prosciutti/groviera ,, questi prosciutti, chiamati cosi' perche' all' interno e all'esterno erano pieni di buchi, praticamente erano trasformati in prosciutti/groviera da un piccolo ma voracissimo topino che azzannandoli dall' esterno ne sgranocchiava la polpa procedendo per via diretta fino a cascare dall' altro lato, questo spiegherebbe anche gli strani rumori uditi nelle vicinanza , quindi nessun fantasma o ladro almeno umano solo un topino affamato, la ditta produttrice non ha voluto ne smentire ne' confermare la notizia , per quanto riguarda la sorte del topino non v'è da preoucuparsi in quanto la ditta ha fatto sapere che continuera la produzione dell' ormai celebre prosciutto/gruviera quindi se tanto ci da tanto.....

martedì 8 marzo 2011

GLI DEI DEGLI ANTICHI
Odino
(Othin, Wotan)

E' il più potente degli dei, capace di ogni magia guerriera, descritto come bello d'aspetto e capace di essere grandioso in battaglia quanto piacevole in conversazione con individui che egli ritiene amici, nello stesso tempo appare terribile e pericoloso agli avversari.
E' il dio guerriero per eccellenza, porta armi fabbricate espressamente per lui ed ha la caratteristica di parlare sempre in versi. Le sue parole hanno carattere magico , del resto governa le rune , il mitico alfabeto sacro.
Anticamente le rune erano usate dai popoli nordici sia come linguaggio sia come metodo di divinazione, ma anche come strumento magico per scagliare maledizioni o per guarire malattie. I miti nordici narrano che Odino, padre degli dei, trascorse 9 giorni e 9 notti appeso all’albero della vita a testa in giù con il costato trafitto da una lancia. Nell’estasi vide le rune e la raccolse per poi donarle agli uomini affinché potessero comunicare con gli dei. Ma per questo dono agli uomini dovette sacrificare il suo occhio.
Moltissimi, poi, sono i nomi con i quali viene definito Odino: spesso questi servivano anche a celare la sua reale identità, nascondendo, dietro il nome, enormi poteri.
Questa idea di un dio trascendente chiamato “colui di cui non si conosce il nome” la ritroviamo anche in Egitto; è Iside che, con l’inganno, riesce a conoscerne il vero nome acquistando così enormi poteri, come quello di resuscitare i morti. Nelle antiche culture infatti la conoscenza del nome della divinità permetteva di acquistarne i poteri.
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info dal web -----------

info in breve




ODINO, "padre di tutti gli dèi", ed Allföðr ("padre del tutto"). Sgnore della Sapienza, conoscitore delle cose antiche e profonde. Conosce i misteri dei Nove Mondi ma anche il destino degli uomini e il fato stesso dell'Universo. Óðinn è il signore della sapienza, conoscitore delle cose antiche e profonde. Egli ha imparato per primo tutte le arti e in seguito gli uomini le hanno apprese da lui. Se il fuoco arde, Óðinn sa le parole per spegnerlo. Se vi è tempesta in mare, Óð...inn addormenta il mare. Se la tormenta di vento spazza via, Óðinn muta il vento.Se guerriero mi ferisce con radici di un albero, Óðinn userà la terra perchè divori lui. Con i suoi incantesimi, Óðinn sa legare l'animo e la volontà degli uomini. Può sedare l'odio e le contese, acquietare l'angoscia e la tristezza, e... persino guarire le malattie; viceversa sa recare agli uomini la sfortuna, la malattia e la morte; sa togliere il senno o la forza a un uomo per trasferirli a un altro.Óðinn non puo essere corrotto essendo padre di tutti, ha trasmesso questo dono ai sui guerrieri come ricompensa per aver sopportato prove atroci sui campi di battaglia quando essi erano uomini mortali. Óðinn diventa uomo , uccello o animale, pesce o ...serpe, arrivando in un batter d'occhio in terre lontane.



INFO IN LUNGO.....
Odino era una delle principali divinità nella mitologia norrena, era connesso alla guerra, alle battaglie e alla morte, e inoltre alla sapienza, alla magia, alla divinazione, alla vittoria, alla caccia e alla poesia. Si credeva che dimorasse ad Ásgarðr, dove aveva innalzato il proprio palazzo, Válaskjálf. Stava seduto sul trono Hliðskjálf, da cui osservava tutto ciò che accadeva nei Nove Mondi.

La sua arma era una lancia, Gungnir, e in battaglia cavalcava un destriero con otto zampe, Sleipnir, nato dall’unione fra il dio Loki (in quel momento trasformato in giumenta) e il cavallo magico Svaðilfœri.


Odino era figlio di Borr e della gigantessa Bestla, aveva per fratelli Vìli e . La sua sposa era Frigg; da lei ebbe tre figli, il cieco Höðr, Baldr e Hermóðr. Dalla dea della terra, Fjörgyn o Jörð ebbe Meili e Thor, dalla gigantessa Gríðr ebbe Víðarr, da Rindr Vàli e da Gunnlöð Bragi. Inoltre molte famiglie reali vantavano la loro discendenza da Odino attraverso i suoi figli.

Come dio della guerra, il suo compito era quello di portare i guerrieri morti in battaglia, gli einherjar, (spiriti dei combattenti morti molto valorosamente) nel Valhalla; qui presiedeva al loro banchetto.

Origini

Il culto di Odino si può far risalire al paganesimo proto-germanico. Lo storico romano Tacito si riferiva probabilmente ad Odino quando parlava di Mercurio. La ragione è che, come Mercurio, anche Odino era considerato uno psicopompo, ossia avente la funzione di accompagnare le anime dei defunti nell’oltretomba. Dato che Odino era strettamente connesso al cavallo Sleipnir e alla lancia Gungnir, e alla capacità di trasformarsi in forme animali, una teoria alternativa sulla sua origine sostiene che Odino, o almeno alcune delle sue caratteristiche principali, potrebbe essere nato fra il IV e il VI sec. d.C., in Danimarca, sottoforma di un dio dalla forma equina, di cui poi sarebbe rimasto il segno solo nelle otto zampe di Sleipnir. Si ipotizza che dalla Danimarca il culto si sarebbe diffuso nella penisola scandinava, soprattutto in Svezia. Sembra invece che in Islanda Odino non vi venisse adorato e che il dio principale fosse Thor.

Sembrerebbe esistere un parallelismo fra Odino e il dio celtico Lug: entrambi erano dei dell’intelletto, della magia e della poesia. Entrambi avevano corvi e lance come loro attributi. Giulio Cesare (De Bello Gallico, 6.17.1), cita Mercurio come il dio principale della religione celtica. È probabile che la diffusione degli elementi del rituale celtico nella cultura germanica sia dipeso dal popolo dei Catti, che vivevano sul confine celto-germanico, nell’Assia.

Adamo di Brema

Redatta intorno al 1080 d.C., una delle più antiche fonti scritte sulle pratiche religiose della Scandinavia pre-Cristiana è quella delle Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum di Adamo di Brema. In quest’opera egli scrisse delle molte pratiche pagane in Svezia e fece una descrizione dettagliata del tempio di Odino ad Uppsala.

Edda poetica

L’Edda poetica è una raccolta di poemi che sono stati tratti dal manoscritto medievale islandese Codex regius. È una delle opere più importanti che ci fornisce informazioni sulla mitologia norrena, insieme all’Edda in prosa di Snorri Sturluson. Il Codex regius venne compilato probabilmente intorno al XIII sec. d.C., ma del manoscritto non si seppe nulla fino al 1643, quando venne ritrovato dal vescovo Brynjólfur Sveinsson in Islanda. Questo manoscritto però cita leggende molto più antiche rispetto a quando fu scritto. Brynjólfur riteneva che l’Edda poetica fosse stata l’opera dalla quale Snorri Sturluson aveva attinto per le sue citazioni nell’Edda in prosa.

L’Edda Poetica è composta da ventinove canti, i primi dieci di argomento mitologico, descrivono le gesta degli dei; gli altri diciannove riguardano invece le gesta degli eroi.

Nei primi dieci canti vi sono descritti alcuni episodi legati ad Odino. Völuspá, Hávamál, Hárbarðsljóð e Lokasenna sono rispettivamente il primo, il secondo, il sesto e l’ottavo canto dell’opera.

Völuspá

Qui vengono descritti il destino e la fine del mondo. Nel poema una völva, (una maga esperta in divinazione ed oracoli), parla ad Odino di numerosi eventi riguardanti il passato e il futuro, fra cui il suo destino. La völva descrive la creazione, racconta la nascita di Odino dal padre Borr e la madre Bestla e racconta come Odino e i suoi fratelli formarono Midgard (la Terra di Mezzo, uno dei Nove Mondi) dal mare. Essa descrive poi la creazione dei primi esseri umani, Askr ed Embla, da Hœnir, Lóðurr e Odino. Tra i vari eventi la völva cita il coinvolgimento di Odino nella guerra degli Æsir contro i Vanir e di come Odino verrà ucciso dal lupo Fenrir al Ragnarök e di come sarà poi vendicato dal figlio Víðarr, come il mondo scomparirà tra le fiamme e come poi risorgerà dal mare.

Hávamál

Nel Rùnatal, una sezione dell’Hávamál, ad Odino viene attribuita la scoperta delle rune. In un sacrificio a se stesso, il più potente degli dei, egli si impicca all’albero del mondo Yggdrasil per nove giorni e nove notti, trafitto dalla sua stessa lancia, al fine di imparare la saggezza che gli avrebbe dato il potere sui Nove Mondi. Nove era un numero significativo nelle pratiche magiche norrene. Uno dei nomi di Odino era Ygg, e il nome norvegese per l’albero del mondo, Yggdrasil, potrebbe significare “il cavallo di Odino”. Un altro nome di Odino era Hangatýr, il dio degli impiccati. Sacrifici, umani e non, in tempi preistorici venivano comunemente appesi agli alberi, spesso trafitti da lance.

Hárbarðsljóð

In questo poema Odino, mascherato come il traghettatore Hárbarðr, coinvolge suo figlio Thor, ignaro del travestimento, in una lunga discussione. Thor cerca di aggirare un grande lago, ma Hárbarðr si rifiuta di traghettarlo dall’altra parte.

Lokasenna

Nel poema Lokasenna, è riportata una conversazione fra Odino e Loki. Essa inizia con Odino che tenta di difendere Gefjun e termina con la moglie di Odino, Frigg, che tenta di difendere lui. Loki deride Odino per la pratica della stregoneria, lavoro solitamente femminile.

Edda in prosa

L’Edda in prosa fu scritta intorno al 1220 dallo storico islandese Snorri Sturluson ed è un manuale di poetica norrena. Essa è composta da un prologo seguito da tre parti: Fyrirsögn ok Formáli (intestazione e prologo), Gylfaginning (l’inganno di Gylfi), Skáldskaparmál (dialogo sull’arte della poesia), e Háttatal (trattato di metrica).

Odino aveva tre residenze ad Asgard. La prima era Gladsheim (la Grande Sala), una vasta sala dove Odino presiedeva sui dodici giudici, che egli aveva nominato per regolare gli affari di Asgard. La seconda, Valaskjàlf, costruita in argento massiccio, aveva al suo interno un luogo elevato, Hliðskjálf, un trono da cui Odino poteva vedere tutto ciò che accadeva sulla terra. Il terzo era il Valhalla, (la sala dei caduti), dove Odino riceveva le anime dei guerrieri morti in battaglia. Le anime delle donne guerriere, e quelle donne forti e belle che Odino prediligeva, diventavano Valchirie, che radunavano le anime dei guerrieri caduti in battaglia, in quanto questi sarebbero stati necessari nello scontro finale del Ragnarök. Il Valhalla aveva cinquecentoquaranta porte e una vasta sala d’oro, con molti scudi d’oro, lance e cotte di maglia appesi alle pareti.

Odino aveva un certo numero di artefatti magici a lui collegati: la lancia Gungnir, che non mancava mai il bersaglio, un anello d’oro magico (Draupnir), dal quale apparivano otto nuovi anelli ogni nove notti, e due corvi: Huginn e Muninn (pensiero e memoria). Essi volavano intorno alla terra ogni giorno per riferire gli avvenimenti della giornata ad Odino durante la notte. Odino possedeva inoltre Sleipnir, un cavallo magico con otto zampe donatogli da Loki, e la testa mozzata di Mimir, che gli prediceva il futuro. Egli inoltre comandava due lupi chiamati Geri e Freki, ai quali egli dava il suo cibo nel Valhalla dal momento che non mangiava nulla tranne idromele e vino. Dal suo trono, Hliðskjálf, Odino poteva vedere tutto ciò che accadeva nell’universo.

Il Valknut, (nodo del guerriero ucciso), era un simbolo associato ad Odino. Si componeva di tre triangoli intrecciati.

Odino era una divinità ambivalente. Nell’era vichinga esso era connesso alla poesia e all’ispirazione, così come al furore e alla follia. Odino sacrificò uno dei suoi occhi (se il destro o il sinistro non è chiaro) per poter bere alla fonte magica di Mimir, in modo da acquistare la saggezza dei secoli. Odino donava ai poeti degni l’idromele dell’ispirazione, creata dai nani.

Odino era inoltre associato al concetto della Caccia Selvaggia, un rumoroso movimento attraverso il cielo, un corteo notturno con un gran numero di guerrieri uccisi, esseri sovrannaturali, animali, intenti in una violenta battaglia.

Coerentemente con questo, l’Edda in prosa di Snorri Sturluson raffigurava Odino mentre accoglieva nella sala del Valhalla i guerrieri valorosi morti in battaglia. I caduti, gli einherjar, venivano riuniti e intrattenuti da Odino in modo che essi, in cambio, potessero combattere e dare il loro supporto agli dei durante il Ragnarök, la battaglia finale della fine del mondo. Snorri scrisse anche che Freyja riceveva la metà dei caduti nella sua sala Folkvang.

Odino era anche il dio della guerra, egli appare in tutta la mitologia norrena come portatore di vittoria. Nelle saghe norrene, Odino agiva a volte come istigatore di battaglie, ed era capace di dar inizio ad una guerra semplicemente lanciando la sua arma Gungnir, oppure inviando le Valchirie, per influenzare gli scontri e indirizzarli verso la conclusione da lui voluta. Le Valchirie erano belle fanciulle che uscivano sui campi di battaglia, per selezionare e raccogliere i combattenti valorosi che morivano negli scontri. Essi si sedevano poi a banchettare con Odino nel Valhalla in attesa del Ragnarök. Odino poteva anche apparire sul campo di battaglia, in sella al suo destriero Sleipnir con otto zampe e con i suoi due corvi, uno su ogni spalla, Huginn (pensiero) e Muninn (memoria), e i suoi due lupi (Geri e Freki), uno per lato.

Odino veniva anche associato all’astuzia e all’inganno. Infatti in molte saghe, Odino riesce a superare gli ostacoli e i pericoli usando la sua astuzia.

Prologo

Snorri Sturluson cerca di dare un resoconto razionale degli Æsir, (una delle due classi in cui sono divise le divinità), nel prologo. Snorri ipotizzava che Odino e i suoi compagni fossero in origine dei profughi venuti dalla città di Troia e che la parola “Æsir” derivasse dal termine “Asia”.

Gylfaginning

Secondo l’Edda in prosa Odino sarebbe il primo e il più potente fra gli Æsir, figlio di Borr e Bestla e fratello di Vili e Vè. Assieme ai fratelli, Odino prese il gigante del ghiaccio Ymir e creò il mondo dal suo corpo. Dalla carne di Ymir i fratelli crearono la terra, dalle ossa spezzate e i denti crearono le rocce le pietre. Dal sangue di Ymir invece crearono fiumi e laghi. Il cranio di Ymir venne messo nel cielo, fissato ai quattro punti cardinali da quattro nani. Dal cervello vennero create le nuvole, mentre le sue sopracciglia divennero una barriera fra Jotunheim (la casa del gigante) e Midgard (la Terra di Mezzo). Dopo aver creato la terra, i tre fratelli si imbatterono in due tronchi (un frassino e un olmo). Odino diede loro respiro e vita, Vìli un cervello e i sentimenti e Vè l’udito e la vista. Fu così che vennero creati i primi due esseri umani, l’uomo Askr e la donna Embla.

Skáldskaparmál

In questa parte Odino decide di intraprendere un lungo viaggio per ottenere il magico idromele che rende poeti. Questa bevanda era custodita dal gigante Suttungr. Odino, modificando il suo vero aspetto, si recò presso il campo del fratello di Suttungr, Baugi, su cui stavano lavorando nove braccianti. Odino propose loro di affilare i falcetti. La sua proposta venne accettata e Odino affilò talmente bene i falcetti che i lavoratori gli chiesero di poter comprare la sua cote. Allora Odino lanciò in alto la pietra e i lavoratori si spinsero e si sbracciarono talmente tanto per afferrarla al volo che si uccisero a vicenda. Quando Baugi scoprì quello che era accaduto si disperò per la disgrazia, ma Odino con il falso nome di Bölverkr si offrì di sostituire i nove braccianti per tutta l’estate in cambio di tre soli sorsi del magico idromele. Baugi acconsentì, ma quando lo chiese al fratello Suttungr, questi rifiutò. Allora Odino propose a Baugi di rubare la bevanda e costui accettò. Mentre Baugi stava scavando un buco per rubare l’idromele, Odino si trasformò in un serpente e si infilò nel buco; sentendosi tradito, Baugi cercò di infilzarlo ma non vi riuscì. Successivamente Odino giacque per tre notti con la figlia di Suttungr, Gunnlöð. Da lei ebbe il permesso di bere i tre sorsi, ma Odino bevve tutto l’idromele e trasformatosi in un’aquila volò via. Suttungr, trasformatosi anch’esso in un’aquila, inseguì Odino fino ad Ásgarðr, dove giurò vendetta agli dei. Odino vomitò poi l’idromele in una coppa e qualche goccia fuoriuscì da essa: questi scarti sono le fonti di ispirazione per i poeti di basso livello. Da quel momento questo idromele divenne la bevanda che veniva offerta ai guerrieri nel Valhalla.

Saghe degli Islandesi

Saga degli Ynglingar

Scritta anche questa da Snorri Sturluson intorno al 1225. Si tratta di un’opera che parla degli antichi re norvegesi. In questa saga Odino è considerato il secondo re mitologico di Svezia, succeduto a Gylfi e a cui succedette Njörðr. Inoltre il testo descrive come Odino si sia avventurato nella terra dei giganti travestito come Vegtam il vagabondo, con un mantello blu scuro. Per bere nel pozzo della sapienza, Odino dovette sacrificare un suo occhio, che simboleggiava la volontà di acquisire la conoscenza del passato, del presente e del futuro. Come ebbe bevuto dal pozzo, vide tutti i dolori e le difficoltà che sarebbero ricaduti sugli uomini e sugli dei.

Altre saghe

La Njáls saga è probabilmente la più famosa fra quelle islandesi e fu scritta intorno al XIII secolo. Tratta principalmente di faide sanguinose. Hjalti Skeggiason, un islandese da poco convertitosi al cristianesimo cantava qui il suo disprezzo per gli antichi dei. Hjalti venne giudicato colpevole di blasfemia e per questo fuggì in Norvegia. Più tardi, con il supporto di Olaf Tryggvason, Hjalti tornò in Islanda per invitare coloro che si erano riuniti presso l’Alþingi a convertirsi al Cristianesimo (999 d.C.).

Flateyjarbók
Sörla þáttr è un breve racconto tratto da una tarda versione ampliata della saga di Olaf Tryggvason, trovato nel manoscritto Flateyjarbók, che è stato scritto e compilato da due sacerdoti cristiani Jon Thordson e Magnus Thorhalson, fra la fine del XIV sec. e il XV sec. d.C. Freyja era una donna mortale ed era la concubina favorita dal re d’Asia Odino. Quando Freyja decise di comprare una collana d’oro forgiata da quattro nani (Dvalinn, Alfrik, Berling, e Grer), offrì loro oro e argento, ma essi risposero che le avrebbero dato la collana solo se essa avesse passato una notte a turno con ognuno di loro. Freyja accettò; dopo aver ricevuto la collana tornò a casa senza dire una parola. Ma un uomo di nome Loki lo venne a sapere e lo rivelò ad Odino. Allora Odino ordinò a Loki di rubare la collana; Loki si trasformò in una mosca e si intrufolò nella stanza di Freyja rubando il gioiello. Quando Freyja si accorse della sparizione della collana si recò da Odino per lamentarsi. Come condizione per restituirle la collana, Odino impose a Freyja di creare inimicizia fra due sovrani, che sarebbero stati costretti a combattere per l’eternità continuando ad uccidersi e a rinascere a meno che non fosse intervenuto un coraggioso guerriero cristiano che avrebbe fermato l’incantesimo uccidendo i due combattenti. Servendosi della propria magia, Freyja scatenò una guerra tra i due re Högne e Heðinn; iniziò così uno scontro senza fine e Freyja riuscì ad avere di nuovo la sua collana. Ma alla fine intervenne il grande signore cristiano Olaf Tryggvason che assieme ai suoi guerrieri cristiani riuscì a rompere l’incantesimo pagano.

Gesta Danorum

Si tratta di un’opera storica danese scritta nel XII secolo d.C. da Saxo Grammaticus (Grammatico Sassone). Il testo riporta la storia della Danimarca e a grandi linee della Scandinavia dando anche molte informazioni sulla mitologia norrena. In quest’opera però gli dei norreni vengono descritti come degli impostori che ingannarono i popoli nordici facendosi credere dei e offuscando la vera religione, il Cristianesimo.

Blòt

Il Blòt era un antico sacrificio compiuto dalle antiche genti del Nord Europa in onore degli dei norreni e degli elfi. È attestato che durante i blòt avvenissero sacrifici animali ma anche umani in onore di Odino. Adamo di Brema riferisce che ogni nove anni, moltissime genti da tutta la Svezia si radunavano al tempio di Uppsala per un grande sacrificio. Schiavi maschi e maschi di ogni specie venivano sacrificati e pendevano dai rami degli alberi. Dato che gli Svedesi avevano il diritto non solo di eleggere il loro re, ma anche di deporlo, le saghe riferiscono che sia il re Domalde e il re Olof Trätälja furono sacrificati ad Odino dopo anni di carestia.

Si credeva inoltre che uccidere un guerriero in battaglia fosse un modo per rendere un sacrificio ad Odino. A volte venivano fatti sacrifici ad Odino per ottenere dei cambiamenti, come quello del re Vikar riportato sia nella saga di Gautrek che nel racconto di Saxo Grammaticus. Una flotta di marinai portati fuori rotta decise di fare un sorteggio per decidere chi sacrificare ad Odino per cercare di diminuire i venti. Il re Vikar venne sorteggiato e per questo fu impiccato. I sacrifici venivano fatti ad Odino probabilmente anche in primavera, ad Aprile.

Odino, dio della guerra

Odino veniva chiamato Sigrföðr (padre della vittoria) , in quanto aveva il potere di scatenare guerre e di deciderne l’esito e Valföðr (padre dei caduti), perché tutti i guerrieri morti in battaglia divenivano suoi figli adottivi. Egli era una guerriero valoroso e imbattibile, dotato di grandi poteri e di armi portentose come l’elmo d’oro la lancia Gungnir donatagli dai nani. Fu Odino a dare inizio al primo conflitto fra gli dei, gli Æsir e i Vanir.

Odino aveva il potere di gettare terrore sulle truppe, di rendere le armi nemiche inefficaci, di accecare e assordare in battaglia. Egli sceglieva sul campo di battaglia i guerrieri caduti più valorosi per creare il proprio esercito personale che avrebbe combattuto con lui durante il Ragnarök.

Odino, dio della poesia

Secondo la mitologia Odino era il dio che diede inizio alla poesia nel Nord Europa ed era colui che riempiva di ardore poetico i cantori. Sembra che parlasse sempre in versi e quando rubò il magico idromele al gigante Suttungr ne versò una parte sulla terra dando agli uomini il dono del canto.

Odino viandante

Spesso Odino veniva raffigurato come un viandante, con un grande cappello sulla testa e con un mantello, usando spesso la propria lancia come un bastone per appoggiarvisi. Esso vagava per il mondo, modificando il proprio aspetto o nascondendosi per non farsi riconoscere. Poteva chiedere ospitalità per la notte sia a sovrani che a poveri contadini e per questo motivo veniva anche definito Gestr (ospite). Nell’antichità, quando le condizioni lo permettevano, lo straniero veniva accolto in casa perché poteva essere Odino sotto mentite spoglie.

Presso il re Geirrøðr, Odino si presentò col nome di Grìmnir, ma il re essendo sospettoso lo torturò selvaggiamente. Quando il re capì di essere al cospetto di Odino, si affrettò per liberarlo, ma inciampò sulla propria spada e morì infilzato.

In molte saghe Odino appare all’improvviso in diverse situazioni. Nella Saga di Hákon Guttormr e di Ingi, si racconta che Odino apparve ad un fabbro quattro giorni prima della battaglia di Lena (1208) perché voleva ferrare il suo cavallo. Il fabbro però capì di essere al cospetto di un dio e porse molte domande ad Odino. Quando quest’ultimo capì d’essere stato scoperto, fuggì sul suo cavallo saltando un’alta siepe.

Nella Saga di Bárðr, Odino apparve su una nave, trasformato in un uomo guercio con un lungo mantello. Esso cercò di convincere l’equipaggio a convertirsi al paganesimo, ma un prete cristiano a bordo si infuriò e lo colpì con un crocifisso; Odino fuggì e non tornò più.

Nomi

Ad Odino venivano attribuiti più di duecento nomi che si riferiscono a tutti i suoi vari ruoli. Tra gli altri era conosciuto come Yggr “terrore”, Sigfodr “padre della vittoria”, e Alföðr “Padre di tutto”.

Aveva anche diversi epiteti che lo connotavano come padre degli dei: Aldaföðr, “padre degli uomini (o degli anni)”; Herjaföðr, “padre degli eserciti; Sigföðr, “padre della vittoria”; Valföðr, “padre degli uccisi.”
fonte - vai
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link utili
http://www.realdarkdream.com/religione/odino.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Odino
http://www.acam.it/odino.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Odino_(fumetto)

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l' Odinismo

L'Odinismo è un culto neopagano, conosciuto anche con il nome di Ásatrú (parola islandese indicante "Fedeltà agli Dei"), ispirato alle antiche tradizioni mitologico-religiose dei Germani e degli Scandinavi. L'origine di questo culto si fa partire dalla seconda metà del XX secolo, quando nel 1930 Alexander Rud Mills fonda la prima Chiesa anglicana di Odino.
OdinoL'Odinismo è una religione politeista, le cui divinità sono suddivise in due gruppi principali, gli Æsir, divinità celesti preposte all'ordine, alla guerra, alla magia e i Vanir, divinità terrestri, preposte alla fertilità. Le principali divinità sono Wotan (o Odino), il dio supremo, maestro delle rune, magico alfabeto, onorato dai poeti e temuto dai guerrieri; Thor, il dio del tuono protettore dell'ordine umano e divino; Baldr, figlio di Wotan, il più luminoso e invidiato tra gli dei, destinato, con la sua morte, a scatenare il Ragnarök l'ultimo scontro tra il bene e il male, tra le divinità positive, guidate da Wotan e quelle negative, guidate dal dio ingannevole Loki, responsabile della morte di Baldr.
L'Odinismo è anche una religione olistica: gli avvenimenti non hanno alcun riferimento temporale. Gli Odinisti esaltano l'individualismo, collegandolo soltanto al suo ambiente, come la Famiglia, il Popolo, la Stirpe; sono contrari al dogmatismo e quindi non vedono di buon occhio l'imposizione assolutistica delle religioni monoteiste. Riconoscono otto Virtù Nobili: il coraggio, la verità, l'onore, la disciplina, l'ospitalità, l'operosità, la fiducia in sé stessi, la perseveranza.
Per quanto riguarda la cosmologia, secondo l'Odinismo esistono nove mondi diversi, abitati da esseri differenti, in particolare il reame divino è chiamato Ásgarðr, mentre il nostro mondo è il Miðgarðr. Tutti i nove mondi sono collegati tra di loro dallo Yggdrasill, l'albero cosmico che rappresenta l'eterna mutazione, mobilità, rinnovamento, e simboleggia il destino, cui ogni essere deve sottostare. Al Ragnarök seguirà la morte di parte degli dei e la distruzione dell'universo, con la conseguente rinascita di un nuovo cosmo che sarà popolato dagli dei sopravvissuti e da nuovi esseri, umani e divini, secondo una concezione ciclica dell'esistenza.
Oggi la religione viene riconosciuta ufficialmente in Islanda, grazie a Sveinbjörn Beinteinsson, poeta islandese che si è battuto affinché ciò avvenisse, in Norvegia e in Danimarca, ma il culto è presente anche in altri stati come la Gran Bretagna, la Francia, il Belgio, l'Olanda, la Germania, il Nord America. In particolare l'Islanda, rispetto gli altri paesi, ha abbandonato piuttosto tardi il paganesimo, il quale ha resistito alle pressioni cristiane continuando ad essere parte integrante di ristrette cerchie di persone.
Esistono gruppi odinisti anche in Italia, ma questi a differenza degli altri, si rifanno alla religione longobarda, promuovendo, tra l'altro la difesa della natura.



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riassumendo.....
ODINO (Sca.) - La principale divinità del mito scandinavo nonché dei miti di tutti i popoli nordici. È ritenuto il creatore dell'universo, la personificazione del Sole, il padre del Tempo e degli uomini, il genio della poesia che accoglie nel Walhalla lo spirito immortale degli eroi caduti in guerra. Veniva raffigurato con due corvi posati sulle spalle che gli raccontavano ciò che accadeva nel mondo; uno si chiamava Hugia (lo spirito), l'altro Munnia (la memoria). Gli antichi monarchi dell'Europa settentrionale si gloriavano di discendere, più o meno direttamente da Odino e perfino Hitler volle consacrare a questa divinità il valoroso maresciallo Hindenburg, affinchè fosse accolto nel Walhalla. Si pensa che Odino sia vissuto realmente, sia stato un grande guerriero e dopo la sua morte, circondato da un'aureola di leggenda, sia stato assurto a divinità. La leggenda della sua morte, infatti, racconta che egli, dopo mille gloriose spedizioni ed innumerevoli conquiste in Svezia, sentendo avvicinarsi la fine, volle affrontarla con la stessa fermezza dimostrata sui campi di battaglia. Radunati i fedeli, con la punta di una lancia si inferse nove ferite, in cerchio, sul petto; morente, annunciò che andava ad assidersi nel Walhalla, al convito eterno con gli Dei. La sua salma, recata a Sigutna, fu consumata sul rogo degli eroi, divenendo in tal modo Dio supremo, dopo la battaglia tra i figli di Bor ed i Giganti. Egli è anche Dio del vento e, come tale, possiede un cavallo dotato di otto zampe; porta sul capo un elmo d'oro, ha un occhio aperto ed uno chiuso: con quello aperto osserva la realtà, con quello chiuso scruta il mondo occulto per scoprire i segni magici. Il dio delle battaglie, il Sabaoth degli antichi Germani, identico al Wodan Scandinavo. Nell'Edda è il grande eroe ed uno dei creatori dell'uomo. Gli antichi Romani lo consideravano identico ad Hermes o Mercurio (Budha), e di conseguenza l'Orientalismo moderno (Sir W. Jones) lo ha confuso con il Buddha. Nel Pantheon dei Norvegesi egli è il "padre degli dei" e la divina saggezza e, come tale, è naturalmente Hermes o la saggezza creativa. Odino o Wodan nel creare il primo uomo da alcuni alberi - l'Ask (il frassino) e l'Embla (l'ontano) - lo dotò della vita e dell'anima, Honir gli diede l'intelletto e Lodur la forma ed il colore. Odino acquistò la sapienza, il suo potere e la sua scienza, sedendo ai piedi di Mimir, il tre volte saggio Jotun, che trascorreva la sua vita presso la fontana della Saggezza primordiale le cui acque cristalline accrescevano ogni giorno il suo sapere. L'occhio chiuso è quello che diede in pegno per acquistare la conoscenza : è il Sole che illumina e penetra tutte le cose; l'occhio aperto è la Luna, il cui riflesso risplende dal fondo dell'abisso e che, alla fine, quando tramonta, si sprofonda nello oceano. I corvi neri volteggiano intorno alla Dea Saga e le mormorano del passato e del futuro. Odine è detto anche Woden e, come prima accennato, potrebbe essere uno dei trentacinque Buddha che fino ad oggi hanno governato la Terra (forse uno dei primi).
fonte - vai