giovedì 12 maggio 2011

SIEPI E PIANTE VARIE: LO OIDIO COMUNEMENTE DETTO " MAL BIANCO "

molti che hanno un giardino con siepi, rose etc purtroppo vengono a conoscenza dell' esistenza di un fungo che attacca una folta varieta' di piante soprattutto tra Aprile e MAggio, Il primo che ci fa capire che la/e nostre pianta/e sono state colpite dal malefico fungo è lo scolorimento delle parti colpite; sopratutto nelle foglie ( ma non solo ) piano piano si crea uno strato di feltro bianco, come una polvere; le parti colpite si deformano, il loro sviluppo si ferma. Se non si interviene, fiori e foglie si disseccano, la pianta deperisce e, se si tratta di una pianta erbacea, può rischiare addirittura di morire! Oltretutto, in certi casi l’oidio provoca delle spaccature che possono facilitare l’attacco di altre malattie fungine, peggiorando ulteriormente la salute della pianta colpita, cosa possiamo intervenire noi poveri mortali che lavoriamo tutti i santi giorni e che faremo volentieri a meno di questi ulteriori problemi ?

all' agraria ci consigliano un prodotto a base di zolfo da dare alle piante ogni tot giorni questo è l 'uinico rimedio veramente valido, d'altronde io ho anche visto che annaffiando abbondamtenmente la pianta in oggetto in varie ore della giornata alla fine s'e' ripresa , forse perche alla fine lo oidio che è poi un fungo alla fine come tutti i funchi viene soprafatto dalla troppa umidita' o forse solo per un gran culo cominque vediamo che dice il web ( internet )

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L'oidio è una malattia, conosciuta anche con il nome di mal bianco, che sicuramente riduce moltissimo la bellezza di una siepe. Il lauroceraso è una delle piante da siepe maggiormente colpite.


Foglie di Lauroceraso colpite da oidio

Questa malattia si sviluppa dalla metà di aprile alla metà di maggio, perché trova in quel periodo le c
ondizioni ideali di umidità e di temperatura. Infatti le condizioni favorevoli per lo sviluppo di questa malattia sono date da alte temperature e umidità. Si ha lo sviluppo dell'infezione anche solo con elevata umidità ambientale, senza il verificarsi di piogge. La sua prima manifestazione è costituita da una lieve deformazione delle foglioline dei germogli. Le foglioline colpite arresteranno la loro crescita. Già ai primi sintomi possiamo subito stabilire con sicurezza che questa malattia è l'oidio, perché, osservando la pagina inferiore delle foglioline, noteremo una "polverina" biancastra. Avvicinando una fogliolina con quei sintomi al naso, avvertiremo chiaramente un profumo di fungo. In breve tempo la deformazione delle foglioline sarà sempre più accentuata. La loro superficie apparirà bollosa e bucherellata, perché, nei punti in cui si è insediato il fungo, il tessuto fogliare andrà incontro a necrosi, seccando successivamente e distaccandosi dal resto della fogliolina, che rimarrà verde ed integra.
I germogli e le giovani foglie deformandosi si ricopriranno di questa "polvere" biancastra, necrotizzando successivamente e portando la foglia a cadere.
Le foglie adulte posseggono una certa consistenza e questo le rende meno soggette a venire colpite dal fungo. Però nelle annate durante le quali si verificano le condizioni ottimali per lo sviluppo del fungo, anche le foglie adulte presenteranno le bucherellature. Dato che l'infezione è più concentrata sui giovani germogli e sulle foglioline che sulle foglie adulte, le siepi che subiscono frequenti potature saranno più soggette ad essere colpite dal fungo. Infatti, le siepi di lauroceraso più soggette a questa malattia sono quelle che vengono spesso potate e che hanno dunque una vegetazione costituita da nuovi germogli. Durante la stagione avversa il fungo si annida nelle perule delle gemme, "risvegliandosi" soltanto quando si verificano le condizioni ottimali di sviluppo, ovvero quando ci sarà il clima caldo umido; così sarà assicurata la propagazione della malattia.
La lotta a questa malattia può essere di natura preventiva o chimica. Le pratiche agrarie preventive riducono l'incidenza della malattia; infatti per limitare questa malattia bisogna evitare che si verifichino ristagni d'acqua nel terreno, ovvero bisogna garantire un buon drenaggio, le irrigazioni devono essere fatte in modo tale da evitare di bagnare la vegetazione nel periodo precedente all'apparire dei primi sintomi (che si hanno in aprile-maggio), bisogna ridurre il numero delle potature ed evitare quelle troppo drastiche, non abbondare nella somministrazione di concimi azotati, i quali favoriscono l'insorgenza della malattia, ma somministrare concimi organici nella stagione autunnale.
Per quanto riguarda i rimedi chimici, il miglior risultato si ottiene con la somministrazione di zolfo. Si interviene all'apparire dei primi sintomi e i trattamenti vanno ripetuti per circa tre volte, con un intervallo i tempo di dieci giorni tra un trattamento e l'altro. Gli interventi chimici possono essere preventivi, e in tal caso si effettuano quando il lauroceraso comincia a germogliare, oppure curativi, quando si manifestano i primi sintomi.
Anche altre piante sono colpite dall'oidio o mal bianco, come ad esempio la maonia, il leccio, il berberis, la fotinia, ginestra, il biancospino ecc.

http://www.rivistadiagraria.org/riviste/vedi.php?news_id=69&cat_id=29

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terapie dosi e impiego


1) zolfo bagnabile impiegabile nei mesi primaverili (oltre i 30 °C risulta fitossico);

2) antioidici di sintesi appartenenti al gruppo degli I.B.E. (Inibitori della Sintesi degli Ergosteroli), che poi sono quelli commercialmente più diffusi per il gardening (penconazolo et simili), impiegabili non più di 2-3 volte all'anno causa rischio di selezione di popolazioni resistenti del fungo;

3) antioidici di sintesi tradizionali, in particolare dodemorf, da alterarsi ad es. con gli I.B.E. in quanto non dà luogo al fenomeno della resistenza incrociata;

4) nuovi principi attivi appartenenti alla famiglia delle strobilurine (in particolare azoxistrobin: non è registrato per le rose, io lo sto provando però sulle mie: l'ho dato pochi giorni fà e posso intanto dire che non ho osservato fitotossicità), le quali agiscono anche contro peronospora e ticchiolatura; altro ancor più nuovo p.a. testato su rosa, ma registrato per fruttiferi e vite, il boscalid; valgono le raccomandazione fatte per gli I.B.E.;

5) sali e prodotti naturali:
- fosfato monopotassico (dose max 0,5%);
- bicarbonato di potassio o di sodio (il secondo tende ad essere fitotossico e meno efficace; dose 3 mg/l)
-aceto di vino (efficace ma anch'esso alquanto fitotossico, dose max 5%);
-miscele di olii essenziali
-estratto idroalcolico secco di drupe di pepe (14 mg/l);

6) lotta biologica mediante il fungo iperparassita Ampelomyces quisqualis

Strategie
L'abbondanza e l'efficacia di prodotti alternativi consente il ricorso ad una lotta integrata. Laddove la pressione del mal bianco sia particolarmente forte, si può dunque intervenire in via preventiva con trattamenti a cadenza di 7-10 gg (almeno nei periodi più critici per l'insorgenza di questa malattia) ruotando un prodotto di sintesi con due o tre prodotti alternativi.
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pareri sul campo e rimedi caserecci

E' da un bel po' che lotto contro l'oidio del lauroceraso e quindi mi sono fatto una certa esperienza. Il fungo colpisce prevalentemente i getti giovani quando le foglie sono ancora tenere. Quando queste diventano coriacee e' piu' difficile che vengano attaccate. Il trattamento va fatto con zolfo bagnabile che ho sperimentato esere efficace e non molto costoso soprattutto se si hanno molti metri di siepe da trattare. Io comincio il trattamento in primavera quando si vedono le prime foglioline ma non sono ancora completamente aperte. Ripeto il trattamento ogni 15 giorni fino a che la consistenza delle foglie e' diventata coriacea. Non bisogna trattare quando si vedono i sintomi del fungo altrimenti si riesce a salvare le foglie ma quando si aprono restano deformate. Il prodotto va dato preferibilmente di sera e non subito prima di piogge abbondanti ( devono passare almeno due giorni senza pioggia perche' faccia un buon effetto). Secondo me due trattamenti all'anno sono insufficienti a prevenire questo tipo di fungo.



Mal bianco o Muffa grigia

Metodo già sperimentato, ma da utilizzare con molta attenzione:

sciogliere un cucchiaino di bicarbonato in un litro d’acqua. Spruzzare il composto di sera, solo sulle parti colpite della piante. Attenzione: Una miscela più concentrata oppure l’utilizzo su foglie particolarmente giovani o delicate potrebbe creare delle bruciature.

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come si legge il " mal bianco " è diffuso un pò dappertutto la prassi per combatterlo è testata e neanche troppo costosa quindi basta " armarsi " delle giuste " armi " e combattere fiduciosi nella vittoria finale contro questo fungo che oltre ad attaccare le nostre amate piante ci fa danni anche al portafolglio oltre che farci perdere del tempo libero.. accidenti a lui!

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materiale youtube