giovedì 20 gennaio 2011

SCIENZA O FOLLIA ?

Creato il topo che cinguetta

I ricercatori dell’Università di Osaka hanno creato un topo geneticamente modificato che è capace di cinguettare come un uccellino. Il topo, chiamato Twitter, è stato creato nell’ambito dell’Evolved Mouse Project. Con questo esperimento i ricercatori vogliono cercare di capire come si evolvono le lingue. La notizia è stata riportata nei giorni scorsi dal Daily Mail. (Fonte: Agi)


Twitter, il topo da laboratorio che cinguetta

Non ha nulla a che vedere con il social network Twitter a parte il nome ed una caratteristica che, se paragonata agli altri della sua specie, ne fà un pezzo unico o quasi... Twitter è un topolino da laboratorio, una cavia per intenderci, che è stato ottenuto incrociando cavie modificate geneticamente: la sua peculiarità è quella di cantare e cinguettare invece di squittire, quasi fosse un uccellino. Ecco il perchè del nome, scelto dagli stessi ricercatori dell'Università di Osaka (in Giappone) nell'ambito del progetto Evolved Mouse. La scoperta avvenuta per caso è stata fatta osservando cosa accadeva incrociando tra loro generazioni di topi geneticamente modificati. La cosa singolare, è che la caratteristica di Twitter è trasmissibile ai discendenti, cosicchè allo stato attuale esistono circa 100 roditori che cinguettano come uccellini: il sogno è quello di riuscire a far parlare agli animali un linguaggio del tutto simile a quello umano, una specie di Dottor Dolittle al contrario!

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Il progetto di un gruppo di scienziati dell’Università di Kyoto


«Cloniamo il Dna» così il mammut può rinascere


Negli Usa arriva Lyuba, cucciolo di Mammuth ancora intatto. Il piccolo, perfettamente conservato, esposto in New JerseY

Dal dna di una carcassa conservata in Siberia, usando un elefante femmina come madre surrogato

Il mammut studiato al museo di Chicago (Afp)

MILANO - Il progetto è ambizioso, ma in caso di successo riporterebbe in vita un esemplare di mammut 8mila anni dopo la sua estinzione. L’idea è di un gruppo di scienziati dell'Università di Kyoto che, sfruttando la clonazione di un campione di Dna intatto, che preleveranno dalla carcassa di un mammut conservata nel centro di ricerca di Yakutsk, in Siberia, e usando un elefante femmina come madre surrogato (il parente più prossimo del preistorico animale), sperano di far nascere nel giro dei prossimi cinque anni (ci vogliono 600 giorni o giù di lì per una gravidanza) il primo esemplare di mammut dell’era moderna.


IL PROGETTO - Stando a quanto scrive il quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun, il processo di «rinascita» prevede di iniettare il Dna del pachiderma estinto in un ovulo di elefante privo del nucleo originario; a quel punto, l’embrione verrò fatto maturare qualche giorno in laboratorio, prima di essere inserito nell’utero della femmina di elefante, che agirà come madre surrogato, nella speranza che riesca a portare a termine la gravidanza. Già negli anni scorsi alcuni scienziati avevano provato ad usare campioni di pelo congelati del gigante siberiano per ricrearne il codice genetico, ma l’esperimento era fallito perché i nuclei delle cellule erano risultati danneggiati. La svolta è, però, arrivata nel 2008, quando un altro scienziato giapponese, questa volta dell’Università di Kobe, riuscì a clonare un topo che era morto ed era stato congelato per 16 anni. Vero, anche allora non fu un esperimento facile (ci vollero 1.100 tentativi per far nascere 7 esemplari sani), ma ora gli scienziati sono ottimisti sul buon esito del progetto baby-mammut che, se davvero riuscisse, potrebbe permettere di far luce sulle reali cause che portarono all’estinzione dei pachidermi (fra le possibilità già studiate, l’avvento dell’uomo e i cambiamenti climatici). Restano, però, i dubbi di natura etica, come ha spiegato il professor Akira Iritani: «Se si potrà creare un embrione clonato – si legge sul Daily Mail – prima di trasferirlo nell’utero bisognerà però discutere su come farlo nascere e se eventualmente mostrarlo in pubblico».