lunedì 27 dicembre 2010

GENTE DI TOSCANA - Marco Masini

a cura di memmeghe'

Marco Masini un disperato senza peli sulla lingua che manda a fanculo e da' della brutta stronza anche ad una principessa senza pensarci troppo su' sparando a zero su tutto e tutti e senza chiedere a se stesso " perche lo fai? " sapendo che la verita è che ha paura d'amare;
Marco Masini un personaggio strano che dopo averti mandato in culo ti augura " che l' amore sia con te " aggiungendo che al posto del niente circostante ci vorrebbe il mare per fare in modo che anche tu che non credi ci siano piu le ragazze serie, tu che dici che DIO non C'e un giorno incontrando la persona giusta cambierai idea e di quella persona t' innamorerai e quel giorno anche se cantano i ragazzi che hai sempre detestato tu non li sentirai anzi sentendoti a 23 metri dal cielo come trasportato nel cielo della vergine ti sentirai un piccolo Chopen e pur restando in Italia, pur rimanendo con i problemi di sempre ti sentirai piu' forte e comunque ed in qualsiasi caso malgrado i problemi penserai con gran serenita' " e chi se ne frega "








Marco Masini è nato a Firenze il 18 settembre 1964, sotto il segno della Vergine. A sei anni ricevette la sua prima pianola giocattolo ed appena ci mise le mani sopra suonò ad orecchio la melodia di "White Christmas". Zio Enrico, sentendolo, suggerì ai genitori di Marco di fargli studiare musica perchè il bambino aveva un orecchio straordinario. Così per cinque anni Marco prese lezioni di pianoforte. La musica era già diventata il centro della sua vita e la madre già pensava per Marco ad un possibile futuro come pianista nei concerti di musica classica. Non immaginava che i concerti del figlio sarebbero stati un pò diversi...

Il debutto di Marco avvenne ad appena 11 anni nella piazza di Romola, in provincia di Firenze. Si celebrava la festa del patrono e l'orchestra aveva bisogno di un tastierista. Si presentò allora il piccolo Marco che, assunto, suon davanti a tutto il paese. I genitori, stupiti, si dissero: "Abbiamo creato un mostro..."

Marco entrò presto a far parte del gruppo "Errata corrige" ed a frequentare tutte le sale da ballo di periferia --una vita faticosa, fatta di prove, di montaggio e smontaggio dell'attrezzatura; una vita randagia: la mattina a scuola, il pomeriggio e la sera, e a volte persino la notte, in giro con l' "Errata corrige"--.

Marco dovette così abbandonare a 15 anni l'altra sua grande passione, il calcio: lo chiamò per un provino come portiere la Fiorentina, ma lui, per la musica, rifiutò. Poco dopo abbandonò anche la scuola per dedicarsi esclusivamente ad essa.

Nacquero così forti contrasti con il padre che voleva farne un ragioniere: gli vuol far terminare gli studi: "La via della musica è incerta, meglio un posto sicuro di ragioniere". Per cercare di calmare il padre, Marco fece per un anno il rappresentante.

Poi, nel 1980, i genitori aprirono un bar. Marco, insieme alla sorella Susanna, dava una mano: il giorno al bar, la sera a suonare; ma il conflitto con i genitori, soprattutto col padre, si faceva sempre più aspro.

Improvvisamente i genitori vendettero tutto: la mamma di Marco aveva un tumore. Dopo quattro anni di speranze, il 22 agosto 1984, morì, sorretta da una grande fede: "Muio. Vado da Dio". Marco si sentì perso, tirò il bilancio di una vita vissuta come un randagio tra una scuola non digerita e la musica che non gli faceva intravedere vie di sbocco. Decise perciò di trasferirsi a Modena, perchè Firenze non gli sembrava una città che permettesse a chi avesse talento di sfondare. Rimase a Modena per sei mesi, lavorando come arrangiatore di disco music e come DJ.

Tornato a Firenze cominciò a suonare nei pianobar; il "boss" era Bob Rosati, che lo spinse a cantare:

"Marco, io non ce la faccio più, o impari a cantare o si chiude barracca. Ormai sei un'orchestra completa: ti manca solo di cantare. Uno dotato come te non può avere problemi".

Così Marco a 21 anni cominciò a cantare sul serio, dando il cambio a Bob durante la serata. In Marco nacque allora la voglia matta di cantare, di scrivere canzoni, di dar sfogo a quello che sentiva dentro, alla rabbia accumulata.

A quel tempo conobbe Beppe Dati e, con lui, realizzò alcuni brani basati su un linguaggio profondo, toccando il cuore dei principali problemi dei giovani. Sono anni di delusioni e di porte in faccia, nessuno dà credito a Marco: "Con quel fisico, quella brutta faccia, dove vuoi andare? E poi, non lo senti di cosa parlano le canzoni: sole, mare, belle ragazze. Che vuoi che importi alla gente del tu' babbo?".

Poi conobbe Giancarlo Bigazzi, uno dei più grandi parolieri italiani, che lo ascoltò cantare; Bigazzi apprezzò Masini e così lo presentò ad Umberto Tozzi: "E' un elemento che ti mette a posto l'orchestra e ti rifà gli arrangiamenti. E' affidabile anche come cantante". Marco partì così in tournèe con Tozzi come tastierista.

Nel frattempo avvene la riconciliazione col padre.

Finalmente le case discografiche gli davano un pò di credibilità e sembrava proprio che Masini dovesse partecipare al Festival di Sanremo. Sembrava tutto deciso, ma all'ultimo momento al posto suo ci va un altro.

Marco non si diede per vinto e finalmente nel 1990 arrivò il suo turno. Scrisse la musica di "Disperato" e si mise a lavorare sul testo insieme a Bigazzi e Dati: un testo vero, carico di disperazione realmente e profondamente sentita, comune a quella di tantissimi giovani. Andò quindi a Sanremo, partecipando nella sezione Giovani, sicuro di vincere. E difatti sbaragliò tutti gli altri partecipanti, piazzandosi al primo posto:

"Te lo avevo detto, babbo!", disse per telefono, quasi con tono di rivalsa, al padre che non credeva in una sua possibile riuscita in campo musicale. Anni di lotte e sacrifici ma il successo finalmente è arrivato! Marco Masini è l'evento dell'anno. Realizza il suo primo album "Marco Masini", componendo insieme a Bigazzi e Dati, otto pezzi di grande bellezza e poesia.

L'anno seguente andò di nuovo a Sanremo, ma questa volta tra i Big. Marco decise di affrontare, in maniera ancora piu'diretta, il problema della droga con "Perchè lo fai". Arriva terzo, ma il vero successo è il nuovo vendutissimo album "Malinconoia", termine creato da Marco e finito anche sul dizionario della lingua italiana Devoto-Oli. Marco partì quindi per la sua prima tournée, ottenendo il tutto esaurito ovunque. Poi tentò l'avventura in Spagna e così, nel 1992, realizzò la versione spagnola di nove sue canzoni. L'album fu intitolato semplicemente "Marco Masini", come il primo disco italiano, e raggiunse un buon successo.

Intanto erano già cominciate a piovergli addosso molte critiche: sui giornali scrivevano che Masini era un corruttore di giovani, un perdente, un pessimista, uno che si piange addosso, che dipinge una realtà troppo nera, un cantante che porta chi lo ascolta alla depressione, addirittura al suicidio!! Molti ragazzi avevano cominciato a pensare che Masini era soltanto un lamento.

Poco importavano ai suoi denigratori le lettere che Marco riceveva ogni giorno (e riceve tuttora, naturalmente) da centinaia di fans che gli scrivono come sia loro di sollievo e di aiuto ascoltarlo nei momenti di sconforto. Poco importavano le lettere di molti ragazzi tossicodipendenti che, dopo aver sentito le sue canzoni, gli raccontavano che avevano deciso di reagire, che stavano provando ad uscire dal tunnel della droga.

Dopo due anni di silenzio Marco non potè più contenere il suo fuorore. Ed anche se i suoi collaboratori gli dicevano che avrebbe potuto rovinare la sua immagine, Marco diede pieno sfogo alla sua rabbia trattenuta per troppo tempo con la canzone "Vaffanculo", indirizzata a tutti i suoi denigratori (ma non solo) ed inclusa nel suo nuovo album " T'innamorerai" (1993); canzone che scandalizzò notevolmente i critici. Marco realizzò anche la versione spagnola di questo album.

Poi partì per il tour del 1993 andando in tutta Italia e, questa volta, anche in Europa.

Nel 1995 ha pubblica l'album"Il cielo della vergine", insieme con lo spagnolo " El cielo de Virgo". In Italia sono state molto criticate "Bella stronza", per la sua volgarità, e " Principessa", per la sua crudezza.