lunedì 30 agosto 2010

La cornea artificiale ridona la vista


.Successo per il primo trapianto umano della lente biosintetica. Si apre una speranza per milioni di persone in attesa di donatore.

SALUTE – La pionieristica sperimentazione è stata condotta su dieci pazienti. Sono stati i primi al mondo a ricevere un trapianto di cornea artificiale, costruita interamente in laboratorio, e sono tornati a vedere il mondo con i loro occhi. In dieci illuminano il futuro di 8 milioni di persone cieche o ipovedenti, in attesa del trapianto di cornea. A siglare il traguardo, un’équipe di ricercatori canadesi e svedesi che ha affidato alla rivista Science Translational Medicine una pietra miliare della medicina rigenerativa.
“È uno studio importante – dice May Griffith dell’Ottawa Hospital Research Institute, l’autrice principale – perché è il primo a mostrare che una cornea costruita artificialmente può integrarsi con l’occhio umano e stimolare la rigenerazione della vista, anche se la tecnica deve ancora essere perfezionata”.

Griffith ha avviato gli studi sulla cornea “in provetta” circa dieci anni fa, arrivando nel 2007 a realizzare la prima cornea completamente biosintetica, senza ricorso a materiale plastico come altri colleghi avevano tentato in precedenza con risultati deludenti. Questa cornea artificiale è un sottilissimo strato composto esclusivamente da fibre di collagene umano, plasmate in modo da ottenere la curvatura del bulbo oculare. Dopo approfonditi test di laboratorio, il team di Griffith in collaborazione con il chirurgo oculista Per Fagerholm, della Linköping University in Svezia, ha compiuto il grande passo verso la sperimentazione umana.

Il primo trial clinico ha coinvolto dieci pazienti affetti da cheratocono avanzato, una grave malattia corneale che porta progressivamente alla cecità. I pazienti sono stati sottoposti a un intervento chirurgico per estrarre la componente danneggiata e sostituirla con la cornea artificiale. Dopo due anni, i ricercatori hanno verificato che la nuova cornea aveva attecchito bene ed era stata “accettata”. Le cellule e i nervi dell’occhio erano cresciuti attorno al nuovo impianto, dando come risultato una cornea rigenerata con i tessuti sani.

Nessuno dei pazienti ha avuto fenomeni di di rigetto, nè ha avuto bisogno di assumere terapie immunosoppressive, effetti collaterali che si riscontrano nei trapianti di cornea da donatore. Con il passare del tempo la cornea artificiale è diventata sensibile e ha iniziato a produrre lacrimazione, funzione fondamentalie per la lubrificazione e l’ossigenazione dell’occhio. In sei dei dieci pazienti è migliorata la vista e negli altri, grazie all’impiego di lenti a contatto, la vista è diventata comparabile a quella ottenibile con il trapianto di cornea da donatore umano. In un caso, si è addirittura raggiunta la soglia dei 20/20.

“Si tratta di un lavoro promettente – è stato il commento di Emilio Balestrazzi, direttore della Clinica Oculistica del Policlinico Gemelli di Roma e presidente della Società italiana trapianto di cornea (Sitrac) – ma dai risultati ancora tutti da perfezionare”. La cornea è la principale lente dell’occhio, insieme al cristallino, con la funzione di mettere a fuoco la luce e proteggere dalle infezioni. I danni a livello di questa struttura rappresentano la principale causa di cecità nel mondo e i donatori per i trapianti scarseggiano.

“Siamo entusiasti dei risultati ottenuti e del grande potenziale delle cornee biosintetiche”, ha detto il professor Fagerholm. “Stiamo lavorando per migliorare il biomateriale e la tecnica chirurgica, ed estendere le applicazioni a una gamma più ampia di patologie”. Certo, la cornea artificiale non è ancora una soluzione a portata di mano. Ma la strada sembra segnata: nei prossimi 10 anni, Griffith ne è convinta, l’uso diffuso delle cornee biosintetiche per i trapianti sarà la realtà.