sabato 13 marzo 2010

mela par condicio ?




Le probabilita' di trovare una mela cosi' sono 1 su un milione pero' si puo imbrogliare tingendone una con colori alimentari oppure tagliando una mela in due ed escavandone la polpa dall' interno facendo cura a non romperne la buccia, poi si puo incollare la buccia rimasta ad una' altra mela , facendo attenzione che quest' ultima non sia del solito colore ma bensi' di colore differente , con una colla alimentare

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animali estinti per colpa dell' uomo

IL DODO


Il dodo o dronte era un uccello dell’isola di Mauritius.

Era incapace di volare, si nutriva di frutti e faceva il suo nido a terra. Si estinse rapidamente nel XVII secolo a causa dell’arrivo sull’isola prima dei portoghesi e poi degli olandesi.

Il dodo arrivò a Mauritius volando, differenziandosi da un progenitore localizzato nell’Africa Centrale grazie ad alcuni resti fossili. Grazie al confronto col suo progenitore più prossimo, si può affermare che, giunto alle Mauritius, doveva essere lungo circa 35 cm, fruttivoro, ed ovviamente capace di volare.

L’ambiente favorevole, la scarsità di predatori abituali e il clima, che offriva la possibilità di limitare spostamenti e migrazioni, favorirono una progressiva atrofizzazione delle ali, oltre al cambiamento delle abitudini alimentari verso un’alimentazione “a terra”.

Le modifiche strutturali selettive interessarono anche le dimensioni dell’animale che aumentarono dai 35 cm di lunghezza ai 50 cm e oltre di quando furono registrati gli ultimi esemplari. Il peso di questi animali si attestò attorno ai 25-30 kg. Le dimensioni notevoli lo resero un uccello perlopiù stazionario, legato molto al suo ambiente; elementi che avvalorano la tesi che identifica la rapida distruzione dell’habitat come uno dei fattori determinanti nell’estinzione.

Il mito secondo cui l’estinzione sarebbe stata dovuta alla caccia da parte dei marinai pare infondato; fonti portoghesi e olandesi descrivono la carne del dodo come poco appetibile. Se il termine deriva dal portoghese doudo, per “sempliciotto”, inteso forse come “preda facile” probabilmente per l’impacciato movimento sulla terra ferma, il termine olandese walgvogel significa “uccello disgustoso”.

La tesi più accreditata è che il dodo si sia estinto in seguito alla distruzione del suo habitat da parte dei coloni, che condannarono il dodo disboscando l’isola e introducendo specie animali antagoniste come cani, maiali, ratti e scimmie. È però doveroso ricordare un altro probabile fattore contribuente all’estinzione della specie, la scarsa difendibilità della prole, dovuta alla nidificazione a terra e alla scarsa mobilità.

Sebbene infatti il sapore delle carni di questo uccello non fosse particolarmente gradito ai coloni, le uova erano comunque commestibili oltre che per l’uomo anche per alcune delle sopracitate specie antagoniste.

Secondo alcune fonti, l’ultimo dodo fu avvistato nel 1662; altre riportano il 1681 come anno dell’estinzione.

Negli ultimi anni del 1900, in seguito all’estinzione del dodo, si notò che sull’isola il numero delle Calvaria major, un albero assai diffuso nel luogo, si era drasticamente abbassato e che le loro età erano decisamente avanzate, facendo risalire la nascita degli alberi rimasti a 300 anni prima, periodo in cui si sono visti gli ultimi dodo.

Questo ha portato ad ipotizzare che albero ed uccello fossero in qualche modo uniti in un legame di dipendenza, vivendo in simbiosi. Tale ipotesi ha fatto pensare, che all’estinzione del dodo sia conseguito l’annullamento di nascite di nuove Calvaria e, di conseguenza, la futura estinzione dell’albero. Inoltre, si è determinato che l’uccello si nutriva dei frutti della Calvaria che inizialmente avrebbe cercato di non far mangiare i suoi frutti, per cui ha indurito la scorza degli stessi facendole raggiungere uno spessore di un centimetro.Ma così facendo, si è resa dipendente dallo stesso uccello, poiché era l’unico animale con il gozzo abbastanza forte da diminuire lo spessore della scorza e rendere possibile la nascita di un nuovo albero.

Fonte: http://www.sdamy.com/il-dodo-2772.htmL